Apocalisse Abruzzo
Sanità, Lavoro, Acqua, Ambiente, Pensioni...l'emergenza è totale!
E' una situazione veramente critica. Le elezioni a cui ci accingiamo avvengono in uno scenario veramente tragico. L'Abruzzo nei prossimi anni potrebbe definitivamente
collassare e la guida politica del prossimo quinquiennio sarà decisiva per le sorti di questa regione.
In attesa che la crisi dei mercati e delle banche si rifletta sull'economia reale con previsioni che i più ottimisti definiscono drammatiche, l'Italia parla di Federalismo
fiscale.
In questa congiuntura "astrale" si inserisce un Abruzzo con le gambe già falciate da circa 2 miliardi di debito sanitario.
Un debito che frena tutta l'economia regionale, impedisce incentivi, di finanziare le imprese e dunque il lavoro.
La sanità e dunque la sicurezza dei cittadini ad essa legata è precaria a causa di un riassetto gestito in maniera certamente oscena, quantomeno nella provincia di
Chieti. Gli alibi, per quanto giusti di un debito sanitario e di un'urgenza di rientro per evitare il commissariamento, non riescono a giustificare un qualcosa che è stato
definito "piano" ma che è apparso, per tutto il periodo di governo della giunta Del Turco, un'improvvisazione.
Il centro-sinistra ha cercato di elaborare una soluzione in corsa, affidando ai manager il compito di risolvere un problema che oggi rappresenta
l'handicap maggiore per noi. Ma è stato fatto tutto di fretta, in alcuni casi forse in buona fede, ma certamente in altri seguendo la logica dei clientelismi e delle
convenienze personali e politiche.
Il centro-destra, che oggi sa di poter vincere quasi a mani basse, specula sulle defezioni conseguenti ad azioni che mai si sarebbero potute
verificare, se non vi fosse stato proprio il danno del governo Pace. Senza 1.760.000.000 di debito, non ci sarebbe stato alcun riassetto o quantomeno, non sarebbe
stato certamente fatto con le logiche come quelle che possiamo intuire; logiche discutibili in alcuni casi o inesistenti in altri.
Quel debito iniziale è e rimane la causa di tutti i nostri problemi, oltre che essere, nella maniera in cui è stato maturato, un emblema di irresponsabilità e malsana gestione
del rapporto pubblico-privato.
Ma la sanità ed il debito sanitario, pur rappresentando il problema principale per il quale nessuno sino ad ora ha ancora trovato delle soluzioni concrete, se non tagliando, non è
l'unico problema di questa martoriata Regione.
Abbiamo un'emergenza demografica, con un invecchiamento della popolazione maggiore di quasi tutte le altre regioni; abbiamo una disoccupazione
crescente con disoccupati di lunga data che si attestano al 49% negli ultimi 10 anni, sintomo che è sempre più difficile trovare lavoro; nell'ultimo anno
un aumento del 17% dei disoccupati più giovani e il tasso di disoccupazione totale è incrementato di quasi un punto percentuale. Abbiamo una precarizzazione
massiccia del lavoro che elimina ogni stabilità e limita il potere di acquisto di salari medi che sono già tra i più bassi d'Italia, 850 euro circa.
Il 20% delle famiglie vive sotto o a ridosso della soglia di povertà; la media delle pensioni è di 540 euro, anch'esse tra le più basse d'Italia.
E' un Abruzzo il cui PIL negli ultimi dieci anni ha perso il 19%.
Ma non si conclude con l'economia. Inquinamento diffuso, avvelenamento di interi corsi d'acqua e tubazioni fatiscenti sono alla base di una carenza idrica sempre più
preoccupante della quale si parla poco e male. Il processo di privatizzazione, con l'appalto a società private per la distribuzione dell'acqua ha una regolamentazione che per
i più è un enigma, resa confusa forse per rendere più complicato stabilire le responsabilità.
Inquinamento e scarsità dell'acqua sono problemi enormi per una regione che, almeno sulla carta, vuole investire sul turismo ambientale, oltre che per un settore agricolo abbandonato
nel dimenticatoio.
Per non parlare dell'ambiente in se. I rifiuti, la differenziata a singhiozzo, le discariche stracolme, il pericolo di una nuova emergenza che darebbe il via libera,
ad un governo nazionale, per piazzare inceneritori ovunque, malgrado due terzi degli studi dimostrino che essi, oltre ad essere energeticamente sconvenienti,
provocano danni ingenti alla salute della popolazione.
Il centro Petroli, o centro Olii che minaccia la costa ortonese, l'ambiente, l'agricoltura e l'economia ad esse legate è l'emblema di una regione in mano ai gruppi di
potere.
L'Abruzzo è in una fase drammatica e la crisi non è ancora arrivata. Se il governo, come sembra intenzionato a fare in accordo con un po' tutti gli altri, deciderà
seriamente di ricorre ad aiuti di Stato, aumentando ulteriormente il debito pubblico e di conseguenza diminuendo le risorse disponibili, la nostra regione rischia il
fallimento, la bancarotta.
Mi auguro che questo quadro generale sia utile ai cittadini in vista delle prossime elezioni. Chi non si presenta con un programma pronto a fronteggiare tutto questo, partendo
dal deficit sanitario in poi, è conveniente che lo si lasci a raccontar balle in piazza. Perché con i conti regionali in queste condizioni (mi riferisco al bilancio 2007) e
con questa situazione strutturale emerge uno scenario apocalittico. Se quel che vi diranno non prevederà una politica per fronteggiare questa crisi in ogni suo aspetto, non potrà
trattarsi d'altro che di balle.
La fonte dei miei dati, che spero di aver riportato correttamente è una ricerca dell'IRES-CGIL, (riportati in questo
articolo) per la parte riguardante PIL, pensioni, stipendi e disoccupazione. Il resto è storia e spero oggettivamente parlando, realismo. Ed a chiunque dovesse dire che non è il
caso di creare allarmismi con un simile scenario, ditegli pure di andare a...zappar la terra se trova lavoro.
































