Inceneritori; un pericolo da non dimenticare
il potere somministra la supposta quando guardi altrove.
Gli inceneritori sembrano essere il sogno nel cassetto della politica di casa nostra. Da destra a sinistra i cosiddetti "termovalorizzatori" attraggono come sirene ogni dirigenza
politica, a prescindere dal colore politico o da un'ideologia d'appartenenza, nel momento in cui si trova al governo di una regione, parla di inceneritori.
Stando ad un post pubblicato sul sito di Beppe Grillo giorni fa, anche la "rinnovabile" Puglia è orgogliosa di questa politica con
i suoi 5 nuovi impianti. Si dice alla gente che quegli impianti servono per smaltire il rimanente di ciò che non può essere differenziato, ma ovunque siano sorti inceneritori, la
raccolta differenziata sembra svanire.
Questo perché agli inceneritori servono una quantità costante (ed enorme) di rifiuti per produrre energia e quindi divenire fonte di guadagno per chi li produce. Anche in Abruzzo,
Franco Caramanico voleva costruire ben quattro inceneritori, "più piccoli".
Potrebbe sembrare una scelta sensata quella dell'ex Assessore Regionale all'ambiente, ma l'Italia purtroppo ci ha insegnato che dove c'è profitto (vedi la sanità) li si instaura il
malaffare. Infatti se l'idea di farne quattro piccoli piuttosto che uno o due grandi in teoiria permetterebbe di spegnerne alcuni quando i rifiuti diminuiscono, vi sono due grandi
dubbi in proposito: perché spendere soldi per realizzare impianti che forse non funzioneranno? Ma soprattutto, perché chi li gestisce dovrebbe accettarne lo spegnimento vedendo calare
il suo profitto?
Ovviamente, il nostro sistema basato su clientele ed interessi forti in grado di orientare il voto, impiegherebbe poco a trovar qualche politico dedito a disincentivare la raccolta
differenziata per mantenere il proprio impianto e continuare a guadagnare. Il che porterebbe, a mio modo di vedere ad un abbandono di questa politica che comunque, in abruzzo, in
diverse zone è ancora carente.
Ovviamente, senza ripetermi nei particolari, gli inceneritori sono risultati, dalla maggior parte degli studi effettuati a livello internazionale, nocivi per la salute dei cittadini
che vivono in prossimità (ma anche fino a 300 Km) dagli impianti. Basta pensare ce i residui di cenere, quelli filtrati (perché una buona parte, essendo micropolveri sottilissime, non
hanno alcun filtro in grado di trattenerle), devono essere smaltiti in apposite discariche per rifiuti pericolosi, tossici e nocivi.
Oltretutto, come insegna il caso dell'Inceneritore Marcegaglia sequestrato in provincia di Bari dalla procura, spesso questi impianti neanche rispettano le norme di tutela ambientale
e della salute che, seppur insufficienti a garantire entrambe, esistono al momento. Naturalmente, mentre Travaglio è stato uno scoop giornalistico sensazionale per la sua condanna a
causa di una citazione dalle deposizioni di un processo senza aver sottolineato che Previti c'era ma non partecipò (ma neanche che partecipò), della questione dell'inceneritore della
regina di Confindustra, non si è parlato. Perché è ovvio che oggi si punti su Nucleare e Termovalorizzazione in Italia.
Con questa politica di "riforma" energetica, tra qualche decennio l'Italia sarà un paese composto da discariche di rifiuti radioattivi e discariche di rifiuti tossici. Oltretutto,
visti i precedenti in Campania dove le aziende di mezza Italia sversavano rifiuti tossici illegalmente per mezzo della Camorra, sarà anche piena di discariche abusive ed intere zone
contaminate.
Naturalmente, ora come ora, abbiamo problemi più importanti di cui occuparci, ma è necessario non dimenticare queste cose, perché in genere il potere agisce sempre così: crea il
diversivo e ti somministra la supposta mentre sei distratto a vedere altrove.
































