Cibo come carburante per le macchine | Musica e impegno sociale

Cibo come carburante per le macchine

Fidel Castro lancia l'allarme globale.

by Angelo Primavera

Fidel Castro come ogni dittatore non gode certo della mia stima e di sicuro ci penso mille volte a prender per oro colato ciò che dice. Ma ormai persino lui può permettersi il lusso di avere ragione, in uno scenario internazionale che noi non conosciamo perchè siamo troppo impegnati con il bullismo a scuola (come se i bulli non ci fossero mai stati) e con gli alunni sospesi perchè riprendono un prof mentre fuma in classe.

In questo panorama denso di contenuti essenziali per il cittadino, che così può associare una nuova paura al mazzo già enorme che la politica crea in base alle necessità del momento (vedi la coincidenza della Lega presto al governo ed il ritorno improvviso alla ribalta delle cronache dei crimini ad opera di extracomunitari), di certo non può trovar spazio una denuncia di quelle che sono le politiche americane per il futuro in campo energetico ed automobilistico.

Mentre noi parliamo di Vendola e del suo tentativo di rivoluzione eco-industriale in Puglia, i grandi della terra non si sognano neanche di prendere idrogeno e solare come possibili energie alternative pulite. George W. Bush infatti, dopo un incontro con i nr.1 di Ford, General Motors e Crysler, pare abbia esortato il congresso ad approvare una legge che regolamenterebbe la materia dei biocarburanti. Cosa sono?

Semplice. Etanolo prodotto da alimenti. I signori della terra non ci stanno a staccarsi dal seno la gente e dunque si inventano un nuovo modo per sottomettere i popoli del pianeta. Un metodo che oltre ad essere decisamente assurdo, dato che una semplice conversione di massa al solare ed ai motori elettrici risolverebbe tutti i problemi energetici ed ambientali del pianeta, ha un risvolto drammatico.

Infatti l'etanolo verrà prodotto in pincipal modo dai cereali (ufficialmente si parla di segatura ed erba, ma i cereali ed il mais rendono di più). Ci hanno detto che i paesi in via di sviluppo iniziano a mangiare e per questo si alza il costo dei cereali. Probabilmente è una balla, perchè ora che i cereali ed il mais vengon fuori come possibili fonti di carburante, il valore di questi prodotti (con la crisi petrolifera in atto) aumenta in maniera vertiginosa.

Dunque ricapitoliamo: Non si produrranno più cereali per sfamare i popoli della terra, ma per mettere carburante nelle macchine dei pochi privilegiati che potranno permetterselo. Quindi miliardi di persone seguiteranno a morire di fame per far si che noi si possa viaggiare a 200 su una Mecedes

Se questo poi non bastasse si parla ancora di acqua che ormai è definita l'oro azzurro. Si calcola che circa tra dieci anni saranno 3,5 miliardi le persone che vivranno in condizioni di carenza idrica (1 mc/giorno) e questo è tanto vero che le Nazioni Unite proporranno un summit ed una giornata mondiale dedicata esclusivamente a questo tema.

Il cibo alimenterà le macchine e l'acqua diverrà motivo di guerre quanto lo è stato il petrolio in quest'ultimo secolo. Il futuro rischia di essere veramente nero e le guerre, con i mezzi odierni che sono a dir poco terrificanti di esser la quotidianeità anche del secolo avvenire. La speranza persiste, ma è certo che se non iniziamo a muoverci veramente e ad ostacolare concretamente il silenzio riguardo questi temi e gli affari di questo sistema che va distrutto e riedificato totalmente anche lei, prima o poi, morirà di fame e di sete.

Leggi l'intervento di Fidel Castro.

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Danilo

2008-04-22 13:51:00

L'ultimo a scagliarsi contro la produzione di biocarburanti è stato l'inviato dell'Onu per il diritto al cibo Jean Ziegler, che ha detto: «È un crimine contro l'umanità, un omicidio di massa silenzioso». Quelli che negli ultimi anni avevano cominciato ad affermarsi come potenziali mitigatori dei problemi economici ed ecologici derivanti dal petrolio sono ormai diventati gli imputati primari della crisi alimentare mondiale.

«Anche le noci delle Foresta amazzonica hanno contribuito alla realizzazione del primo volo commerciale al mondo alimentato in parte da energia rinnovabile. Un Jumbo della Virgin Atlantic Airways ha volato da Londra ad Amsterdam con uno dei suoi serbatoi dotato di benzina bio, realizzata anche con olio di babassu (una specie particolare di olio di palma - nell'immagine la palma da cui deriva) e cocco. Si tratta di un mix che contiene il 20% di carburante biologico e l'80% di benzina convenzionale».

«Il bio carburante, visto dai suoi sostenitori - continua il succitato blog -, è come un modo per tagliare i gas responsabili dell'effetto serra e ridurre la dipendenza dal carburante fossile. Tuttavia, se da un lato il bio carburante inquina meno del kerosene, dall'altro costa di più: negli Stati Uniti le raffinerie di eco-carburanti ricevono incentivi che vanno da 50 centesimi a un dollaro per gallone, ma sono allo studio nuove alternative che in futuro contribuiscano a rendere il biofuel economicamente più allettante».

«Attualmente il carburante biologico più popolare è l'etanolo. Derivato perlopiù dal mais, possiede solo due terzi del potenziale energetico del petrolio e sono necessari notevoli risorse per la sua produzione». Al di là dei costi, tuttavia, c'è chi, al riguardo, lancia più seri allarmi. «Coloro che hanno promosso questi carburanti sono bene intenzionati, ma in errore - dichiara lo studioso George Monbiot -. Sono in errore perché il mondo è finito. Se i carburanti ecologici decollano, essi causeranno un disastro umanitario mondiale».

«L'impatto sulla disponibilità di cibo mondiale sarà catastrofico, argomenta in sintesi Monbiot: grande abbastanza da invertire il bilancio mondiale da una netta eccedenza ad un netto deficit. Se, come richiesto da alcuni ambientalisti, questo si dovesse verificare a livello mondiale, la maggior parte delle superfici coltivabili del pianeta sarebbero impiegate per produrre cibo per le auto, non per la gente».

E mentre l'Occidente pensa a come sfruttare i prodotti agricoli per rendersi indipendenti dal petrolio, i Paesi del Terzo Mondo sono sempre più poveri: «Se il cosiddetto Nord del mondo non cambierà modello di sviluppo - denuncia il direttore generale della Fao Jacques Diouf -, la bolletta per i cereali nei Paesi poveri continuerà a crescere e le rivolte popolari e sociali che oggi colpiscono Egitto, Tunisia, Senegal, Burkina Faso, Camerun, Guinea, Haiti e tanti altri Paesi poveri, dilagheranno»

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