Artigiani "di un altro pianeta".
Concerto di Primavera - Parte terza
L'ultimo post lo dedico incece alla nostra esperienza individuale nella sua parte riguardante quello che definisco il nostro personale "successo". Infatti spesso si confonde la condivisione con un appiattimento dei valori messi in campo dagli individui quando si esprimono non mossi da un ideale di competizione figlio di una mentalità che ha trasformato tutto, persino gli esseri umani, in un mercato, ma invece dalla voglia di fare la propria parte sfruttando il proprio talento per ottenere un cambiamento utile a tutti.
Non è affatto vero che un individuo che si esprime all'interno della comunità non per fini personali, ma per fini condivisi sia un individuo che da senza aver nulla per se. Al di la della soddisfazione di aver contribuito alla riuscita dell'evento, c'è stato un apprezzamento, espresso nel dialogo tra palco e pubblico e nei commenti del dopo, che ha valorizzato anche il nostro lavoro individuale.
Quando un'artigiano fa qualcosa di bello lo sa, perchè un artigiano soprattutto ha la cultura del bello. Ma seppure la bellezza delle sue opere siano per lui evidenti, il confronto con la realtà che lo circonda è necessario per dargli un riscontro rispetto alla percezione che ne hanno gli altri.
Il nostro premio è stato in due ragazze che finita l'esibizione hanno chiesto a Gan e Simone di chi erano i primi due pezzi che avevamo eseguito così da poterli scaricare, rimanendo "deluse" dall'apprendere che i brani erano nostri e che al momento non sono scaricabili.
In pratica, almeno per due persone, ma da quello che abbiamo saputo, anche da altri compresi quelli del service, i nostri brani non sono stati percepiti come i brani inediti di uno dei tanti gruppi che affollano l'odierna scena musicale emergente, ma come brani di uno spessore diverso, per citarne uno "di un altro pianeta!".
Non dico questo per vantarci. Come artigiani però non possiamo che essere felici che una nostra opera espressa in un contesto anti-competitivo e di condivisione si sia distinta. Così come molti altri si sono distinti ai nostri occhi per l'intensità e l'emozione che hanno saputo donare alle loro interpretazioni.
Noi non faremo mai nulla per imporci, perchè, detto in parole povere, non ce ne frega nulla. Siamo felici però che questa qualità sia messa al servizio di qualcosa di più importante e possa contribuire alla creazione di qualcosa di più grande di noi.
Siamo felici, forse come non mai e scrivo questo post semplicemente per sbatterlo in faccia a tutti quelli che credono che per avere un qualsivoglia successo bisogna calpestare o battere il prossimo. Il mondo non ha bisogno di vincitori e vinti, ma solo di vincenti e se si lavora in un'ottica d'insieme e non di competizione, nell'interesse comune, producendo ciò che oltre a darci un ruolo all'interno di una comunità, regala anche al prossimo una possibilità, non si può che ottenere una società di vincitori.
Ieri i Menestrelli sono stati bravi, ma non lo sarebbero mai stati fuori da quel contesto e da quello spirito. A vincere ieri non siamo stati noi ne tutti i singoli che hanno ricevuto, ne sono certo, attestati di stima ed ammirazione; e soprattutto non ci sono stati perdenti. A vincere è stato l'insieme che ha dato a tutti e qundi anche a noi l'energia e la forza di emozionare a livello individuale.
































