Sherwood | Musica e impegno sociale

Sherwood

la favola di Robin Hood cucita sull'incubo Italia

by Angelo Primavera

Mi sconcerta quanto possa risultare profetico, alla luce delle elezioni di ieri questo brano. Nello scrivere Sherwood ho voluto adattare i personaggi della celebre fiaba di Robin Hood all'attuale realtà italiana.

Il testo da solo mostra una delle realtà più tragiche di questo paese, ovvero la nostra incapacità di impegnarci in un cambiamento se questo comporta l'azione in prima persona. Deleghiamo sempre con due pessime abitudini: attendere il martirio di chi si batte per qualcosa di giusto, prima di riconoscergli dei meriti; permettere, mentre adoriamo i caduti di cause precedenti precedenti, che i pochi che si espongono (a voi decidere se son eroi o idioti) vengano fatti a pezzi e distrutti.

L'Italia ha necessità, prima di tutto di mutare la sua mentalità. L'Italiano deve smetterla di pensare al suo mulo, ai suoi stracci, per quanto possano esser preziosi e deve iniziare a lottare per qualcosa che porti, attraverso il bene comune, maggior giustizia, libertà e soprattutto dignità. Ciò che però è emerso dalle urne mi fa temere che ormai il mio pensiero sia un pensiero in estinzione...o forse troppo innovativo per esser compreso; di certo decisamente impopolare.




SHERWOOD

Robin Hood danza in silenzio nell’aria
E sorride senza un pensiero
Lontano da frecce, spade e battaglie
Lui è già su di un altro sentiero
Ed il Principe Giovanni sorride sul trono
Con lo sceriffo, il fido scudiero
La verità giace ancora dalla sua forca
Con la benedizione del popolo intero.

Intanto nella foresta vicina
Non si ode più nulla
Non un albero, un filo d’erba si muove
Sherwood rimane muta
Lei madre di tante battaglie,
di tante conquiste di tanti dolori
Osserva la gente adorare i suoi martiri
Mentre la vita, uccide gli eroi.

   E Lady Marian è persa nel vuoto
   Nei suoi occhi il dolore
   Di quel giorno in cui Robin tentò la sommossa
   Per giustizia ed amore
   Ma la gente al primo suono di spada
   Pensò che non conveniva
   Che in fondo anche se era schiava
   Possedeva un mulo, una casa, due
   stracci…una vita.

“Robin Hood era uno come tanti
Ma con l’arco di certo il più bravo
Il sedere del Principe Giovanni
Il suo bersaglio preferito.
Lui rubava ai ricchi signori
Ma era un albero la sua dimora…”
Ora lo cantan gli stessi
Che applaudiron quel giorno
Mentre pendeva.

 

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