Dal Tibet all'India
La realtà di due paesi nel silenzio delle "democrazie" occidentali
In questo post vi propongo due articoli postati dall'ottimo
www.promiseland.it che si dimostra ancora una volta un contenitore eccezionale di notizie ed idee che non passano attraverso i media tradizionali.
Il primo riguarda l'esperienza di un monaco Tibetano tenuto prigioniero per trent'anni. Un monaco che ha portato la sua testimonianza anche all'Onu, dimostrando quanto,grazie
al diritto di veto ed agli interessi economici degli Stati principali che lo compongono, questa organizzazione sia impotente di fronte a ciò che accade. Vi riporto qui un paio
di stralci dell'articolo (di repubblica.it) che troverete a questo link.
Le sue caviglie. "Questa è la cicatrice dei ceppi". I suoi polsi. "Qui ho il segno delle manette a denti di lupo. Le chiamano così perché, se ti muovi, hanno dei chiodini che si conficcano nelle vene". La sua bocca. "Le scosse elettriche mi hanno fatto cadere tutti i denti. Per fortuna, la prima volta che sono andato a testimoniare alle Nazioni Unite mi hanno regalato una dentiera".
Mi sfidavano, gridando "Bod rangzen", Tibet libero. E poi mi urinavano addosso. Quando le guardie carcerarie volevano riposarsi - perché la tortura doveva comunque essere un lavoro faticoso - ci terrorizzavano con le proiezioni dei filmati. Ricordo quello di un monaco che veniva crocefisso vivo, poi ucciso a colpi di pistola e carbonizzato. Alle monache invece bisognava togliere la verginità donata alla religione. Il Partito comunista non voleva che vi fossero contatti sessuali con i detenuti, ed era una regola abbastanza rispettata. Così, le monache venivano penetrate con i famigerati bastoni elettrici. O con altri oggetti".
il secondo invece è il pensiero di Vandana Shiva che nel suo libro "il bene comune della terra" confuta le idee neoliberiste occidentali raccontando quelli che sono gli effetti della globalizzazione sul popolo indiano, partendo dal colonialismo britannico, sino a giungere agli abusi delle multinazionali quali la "Coca Cola".
l'articolo completo (tratto da www.rivistaonline.com) lo trovate a questo link.
"Mediante le licenze utilizzate dall'impresa, i pozzi d'acqua vengono progressivamente impiegati e prosciugati. Nella comunità di Kerala, famosa per la vittoria ottenuta dalle donne per lo smantellamento di uno stabilimento d'imbottigliamento di proprietà della multinazionale, le quantità d'acqua estratte erano così elevate al punto che il livello freatico del sottosuolo si era abbassato fino 150 metri sotto terra prosciugando i pozzi d'acqua presenti nelle vicinanze e consumando l'acqua potabile disponibile per l'uso domestico e l'irrigazione dei campi.
Alcuni rifiuti abbandonati all'interno dello stabilimento avevano tra l'altro inquinato i campi coltivati circostanti, rovinando i raccolti e inquinando i corsi d'acqua. A quel punto, le autorità locali avevano dichiarato l'acqua di Kerala non potabile, cosa di cui le donne erano perfettamente a conoscenza ma ci vollero anni di manifestazioni, petizioni e sit in di protesta per autorizzare la chiusura dello stabilimento.
Quest'ultimo, dice Vandana Shiva, è solo uno dei 76 che la Coca Cola possiede disseminati in tutta l'India e chissà quanti altri ancora in giro per il mondo." Vandana Shiva.
La cosa che più sconcerta è che di tutto questo i media non parlano. Dell'india non si sa nulla; del tibet conosciamo le proteste, ma nessuno osa mostrare al mondo le motivazioni di tali proteste.
































