Il "Lodo" Ratzinger e l'immunità morale.
nel 2005 il "Santo" Padre si salvò da un processo negli Usa grazie all'immunità.
In questi giorni si è parlato spesso qui in Italia del Lodo Alfano e dell'impunibilità dei potenti, del loro esser sempre al di sopra della legge, di una legge che non è mai uguale per tutti, anche se un principio fondamentale per l'effettiva esistenza della democrazia è che lo sia.
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Genchi: "quelli che mi attaccano oggi sono gli stessi di via D'Amelio!"
Le dichiarazioni di Genchi descrivono un'Italia ben oltre la P2
"...l'attacco che viene fatto nei miei confronti parte esattamente dagli stessi soggetti che io avevo identificato la sera del diciannove luglio del 1992 dopo la strage di via D'Amelio, mentre vedevo ancora il cadavere di Paolo Borsellino che bruciava e la povera Emanuela Loi che cadeva a pezzi dalle mura di via D'Amelio numero diciannove dov'è scoppiata la bomba, le stesse persone, gli stessi soggetti, la stessa vicenda che io trovai allora la trovo adesso!
Ancora nessuno ha detto che io sono folle. Anzi, sarò pericoloso, terribile ma che sono folle non l'ha detto nessuno. Bene allora quello che io dico non è la parola di un folle perché io dimostrerò tutte queste cose. E questa è l'occasione perché ci sia una resa dei conti in Italia. A cominciare dalle stragi di via D'Amelio alla strage di Capaci. Perché queste collusioni fra apparati dello Stato servizi segreti, gente del malaffare e gente della politica, è bene che gli italiani comincino a sapere cosa è stata."
Innanzitutto prendetevi dieci minuti per ascoltare tutta l'intervista. Se non possedete un'ADSL il testo completo dell'intervista di Genchi è disponibile sul sito di Antonio di Pietro.
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Decreto ronde e giustizia "fai da te!"
nulla di nuovo tranne i pericoli.
Non potranno girare armati. Potranno solamente pattugliare in gruppi il territorio e segnalare alle forze dell'ordine eventuali situazioni a rischio. In pratica si potrà fare ciò che si è sempre potuto fare e nulla di più, almeno sulla carta. Ecco le novità del "decreto ronde"
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Riforma del Codice penale.
Da Pubblici Ministeri a Poveri Menomati.
Il testo punta all'obiettivo di garantire il giusto processo con la perfetta parità tra accusa e difesa
In un'Italia dove il presidente del consiglio è "costretto" a rendersi immune dai processi per potersi salvare da essi, il porre in perfetta parità accusa e difesa dell'indifendibile non può non passare dalla menomazione invalidante dei Pm. Perché alla fine è a questo che si riduce la riforma del processo penale del governo: Se un imputato è indifendibile, eliminare ogni strumento che possa dimostrare la sua colpevolezza.
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La lettera del Pm di Salerno Nuzzi al Presidente dell'ANM
"il sistema, ancora una volta, ha dimostrato di saper funzionare. "
Anch'io riporto, come fatto dal blog voglioscendere, la Lettera del PM di Salerno, Gabriella Nuzzi ha inviato al presidente dell'ANM per dimettersi dal "sindacato" dei Magistrati. Una lettera che in maniera chiara e limpida esprime la diagnosi di un cancro e riporta d'attualità il concetto di "sistema", richiamando questa parola ai suoi più oscuri significati.
A noi che siamo scossi perché ci vediamo privati di diritti come la salute. A noi che viviamo da anni richiamando i nostri politici ad una vera condotta democratica, questa lettera deve far riflettere. Siamo forse nel momento più cupo della Repubblica italiana e dobbiamo comprendere che la democrazia si sta sbriciolando anche nella sua forma illusoria che abbiamo conosciuto in passato. Presto non ci rimarrà nulla e sarà l'ingiustizia l'unica eredità che lasceremo alle prossime generazioni. Un'ingiustizia con contorno di territori morenti, climi compromessi, debiti mai estinguibili che la Storia, se mai con onestà verrà scritta, firmerà con i nostri nomi.
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Luciano D'Alfonso: Il Sindaco Azzeccagarbugli.
Per la democrazia ennesimo funerale senza lacrime
Luciano D'Alfonso passerà alla storia come il Sindaco Azzeccagarbugli. Con una mossa, degna della scaltrezza e della furbizia di un pricipe del foro, ha messo in scacco matto non solo la magistratura (le cui indagini lo avrebbero costretto alle dimissioni) e la sua opposizione politica, ma l'intero sistema democratico. Botte piena e moglie ubriaca, stipendi sicuri fino a giugno e possibilità per un Consiglio Comunale che per opportunità politica dovrebbe esser sciolto, di tenere saldamente in mano le redini della città (e dei suoi appalti) fino a giugno.
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Guerra tra procure: l'epilogo.
Vince la "sempiterna Italia dei furbi e dei servi"
(ANSA) - ROMA, 9 GEN -Angelino Alfano ha chiesto per sei magistrati di Salerno e Catanzaro il trasferimento di sede e funzione dopo lo scontro tra procure. Ancora, ha chiesto la sospensione del procuratore di Salerno Luigi Apicella di cui il pg della Cassazione aveva gia' chiesto trasferimento cautelare, sospensione dalle funzioni e stipendio.Il ministro della Giustizia inviera' le richieste domani in via d'urgenza alla sezione disciplinare del Csm.
La guerra tra procure, un'invenzione mediatica mai esistita dato che era obbligo di legge, per la procura di Salerno, indagare a seguito delle denunce presentate da De Magistris riguardo i colleghi di Catanzaro, si avvia alla conclusione che i pochi informati e svegli speravano non ci sarebbe stata ma che in qualche modo si attendevano.
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Garantismo natalizio.
il caso D'Alfonso per legittimare una riforma pericolosa.
Come era logico attendersi, la divergenza d'opinione tra Gip e Pm nell'inchiesta che ha come imputato principale Luciano D'Alfonso e soprattutto sui suoi arresti, viene cavalcata dal
Pdl per far cadere le ultime residue sacche di resistenza alla riforma della giustizia che il premier vuole.
Quagliarello parla di garantismo ad intermittenza del PD. Al limite, se le indagini e tutti i riscontri dovessero dar ragione alla tesi che oggi va per la maggiore, ovvero sull'errore
da parte di chi ha firmato l'ordinanza di custodia cautelare, si potrebbe parlare di un "errore" nel richiedere tale misura, un eccesso, ma decisamente il constatarlo non può
eliminare tutti i fatti che già sono emersi e che l'indagine (ancora in corso) potrebbe far emergere.
Il garantismo sta divenendo un feticcio politico, uno scudo mediatico attraverso il quale difendere un sistema marcio al midollo. Il garantismo riguarda la singola persona, ma la
politica, spinta da centro-destra e sempre meno ostacolata da centro-sinistra, vuole farne una bandiera per giustificare l'impunibilità di un'intera casta, cristallizzando di fatto il
potere nelle sue mani.
Dobbiamo star molto attenti ai media ed ai giornali. Ricordarci che se il "garantismo" inteso come lo intende la politica di oggi per riformare la giustizia, fosse in essere, oggi,
Del Turco sarebbe ancora Governatore dell'Abruzzo e noi, di sanitopoli, quanto di tutti gli scandali che nella nostra martoriata regione si sono succeduti, non sapremmo nulla.
Non facciamoci fregare e per quanto riguarda D'Alfonso, è bene aspettare prima di scagionarlo ed issarlo a vittima di un sistema della giustizia perverso.
Berlusconi: no ad intercettazioni per reati con pene sotto i 15 anni
Re Silvio tenta l'affondo finale.
(ASCA) - Roma, 18 dic - ''Abbiamo pronta una riforma sulla giustizia penale che incide sia sulle indagini che sulle intercettazioni. Per quanto riguarda queste ultime saranno consentite solo per atti di terrorismo internazionale, per atti relativi ad associazioni di stampo mafioso e per delitti gravi oltre 15 anni''
(Silvio Berlusconi)
Non so come faccia Ghedini a difendere in aula Silvio Berlusconi; forse ci riesce perché Re Silvio in aula non si presenta mai. Ieri lui, Ghedini, era ad Anno Zero a smentire,
davanti a milioni di italiani che esistesse un provvedimento già pronto riguardo la giustizia ed anche l'intenzione di restringere la possibilità di intercettazioni
per reati sotto i 15 anni. Oggi, come avete potuto leggere nell'estratto, Berlusconi invece ribadisce entrambe le cose smentite dal suo avvocato.
Il PD è in bambola ed il quartino di tappo invecchiato 72 anni in botte di Arcore ne approfitta. Sa che in questo preciso momento il Partito Democratico non può
urlare allo scandalo, dato che è egli stesso uno scandalo e quindi cerca di andare oltre quello che era già un testo scandaloso in precedenza. Di fatto, se questa
riforma passasse nelle modalità indicate dal premier, si blinderebbe il potere non solo politico, ma anche economico. Basti pensare ai reati ambientali commessi da
imprenditori senza scrupoli, ai reati finanziari. Si potrebbe tranquillamente discutere al telefono di qualunque cosa senza il minimo timore d'esser
intercettati.
La cosa bella è che se oggi si facesse un sondaggio, dubito fortemente che gli italiani, vorrebbero, a maggior ragione dato ciò che è emerso anche nel PD, una limitazione
delle intercettazioni. Dire ad un popolo truffato a ripetizione che da domani lo si potrà truffare meglio ed in tutta sicurezza non porterebbe
consenso.
Ma non si può sottovalutare neanche il lavoro che sta facendo il Cavaliere mascherato e smascherato più volte nell'eterno carnevale della politica italiana. Attraverso i Media si
sta elevando a garantista dell'intera politica aumentando, grazie anche agli interventi insensati ed irresponsabili del CSM e di Napolitano nella
questione delle procure di Salerno e Catanzaro, la percezione che i magistrati siano pericolosi attentatori della volontà popolare.
Se questa "deforma" della giustizia passasse, non vi sarebbe modo di tornare indietro. Blinderebbe non solo la politica da ogni pericolo, ma anche la mala politica da un
ipotetico tentativo di moralizzazione interna, magari portato avanti dai nuovi. Sarebbe un cristallizzare, in logica Pidduista, il sistema che diverrebbe
feudale ed ereditario più di quanto non lo sia già oggi.
La storia in Italia cammina al contrario. Dal possibile rinascimento di Mani Pulite, siamo sprofondati nel medioevo.
La politica dei feudatari. Non si può scegliere questa strada, neanche se il Re fosse, cosa che non è, persona illuminata e lungimirante come Carlo Magno. Purtroppo,
ciò che credo abbia compreso bene il governo è che se fa una cosa alla volta è più difficile difendersi da attacchi mirati. Per questo emette più provvedimenti scandalosi in
tempi ravvicinati, cosicchè, chiunque protestasse per più cause, o organizzasse proteste ad ampio spettro, possa esser tacciato di qualunquismo e di
antiberlusconismo.
E' stato eliminato il confronto parlamentare; è stata eliminata la divisione dei poteri tra parlamento ed esecutivo (si ritiene più importante
dividere giudici e pm); verrà eliminato il diritto di raccontare i fatti e verranno eliminate, probabilmente, anche le possibilità di protestare.
Anche perché, se i reati non intercettabili pur prevedessero i reati contro la pubblica amministrazione, dare ordine via telefono direttamente a polizia e carabinieri di
pestare e/o arrestare i manifestanti potrebbe esser fatto senza il timore che qualcuno, dall'altra parte, possa far qualcosa per punire il fatto.
Io mi chiedo quand'è che in Italia ci si sveglierà e ci si renderà conto che questa non è una democrazia.
"Indagar politici in Italia è reato!"
La Camera nega l'autorizzazione per Margiotta.
«La prima cosa che potrei fare è invocare il fumus persecutionis, perché non è la prima volta che Woodcock si occupa di me e della mia famiglia, soprattutto di mia moglie ex capo della squadra mobile nonché sua stretta collaboratrice». Salvatore Margiotta.
Una cosa che Margiotta, deputato PD potrebbe fare è quella di farsi processare. Ma ormai la Sindrome di Berlusconi ha invaso tutto il parlamento e
così oggi tutti quanti si sentono perseguitati, o meglio, fingono di sentirsi tali.
La giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera ha detto no agli arresti per il politico democratico. Un qualcosa di facilmente prevedibile che la dice lunga
sul come si vuole risolvere la questione morale nel Partito di Veltroni: eliminando la morale!
Nel PD vengono fuori voci di complotti da parte della magistratura che in pochi mesi ha colpito 8 volte sempre lo stesso partito. Che sia un partito marcio al
midollo non viene in mente a nessuno. Sono i magistrati che fanno politica a colpi di indagini. I magistrati: questi criminali!
E' una tristezza senza fine e se il PD ha deciso di adottare la linea PDL ormai siamo veramente vicini al partito unico. Mai come ora le riforme potrebbero essere più
condivise, è un'opportunità storica. Infatti a parte il giustizialista Di Pietro, che se gli scovano qualche mela marcia, lui preferisce farla processare ed
ovviamente, in caso di condanna, buttarla via, PDL PD ed UDC, ben più di 2/3 del parlamento, sono ormai d'accordo: "in Italia indagar politici è
reato!"
Il Partito Defunto
indagini, lotte di potere, affari sporchi: il PD è già al tramonto.
Quello che sta accadendo in tutta Italia al PD ha del clamoroso. Il 2008 ha rivelato, come se qualcuno ne dubitasse, quanto sia inutile ridipingere la facciata di un palazzo
che sta crollando. Una cancrena inarrestabile fatta di lotte interne di potere, di indagati in aumento continuo, di affari sporchi. E' un PD che era nato
morto probabilmente e che solo grazie ad una serie di effetti speciali, quali le primarie farlocche e gli slogan scippati ad Obama, è riuscito a nascondere
il suo stesso cadavere.
E' di ieri la notizia dell'arresto di Luciano D'Alfonso, Segretario Regionale del PD
abruzzese e sindaco di Pescara. Le accuse per lui sono diverse tra le quali spiccano: associazione per delinquere, concussione, abuso, falso ideologico e
truffa.
D'Alfonso è in compagnia del consigliere comunale di Pescara Guido Dezio ed in uno dei filoni d'inchiesta tra gli indagati figura anche Carlo Toto,
il Patron di Air One, uno dei paladini che con CAI hanno rilevato la parte sana di Alitalia, lasciando agli italiani il
debito.
Secondo l'accusa Toto e il figlio avrebbero fornito al sindaco di Pescara un'auto con autista per tre anni, dal settembre 2004 al gennaio 2007, per ottenere appalti.
Dalle indagini, inoltre, sarebbero state trovate tracce di tangenti in denaro, concessione di voli gratis sulla compagnia area Air One,
pranzi e cene per circa 11 mila euro. I Toto, sempre secondo le accuse, avrebbero anche versato finanziamenti a società ed enti ricollegabili in qualche modo a
D'Alfonso." (Repubblica.it)
Prima ancora a Firenze le indagini sulla giunta comunale PD che vede due assessori coinvolti, uno Gianni
Biagi dimessosi e l'altro, Graziano Cioni, più noto come "Lo sceriffo" per via del provvedimento sui lavavetri, che dalla poltrona non si stacca. In questo
caso le accuse sono di corruzione nell'ambito dell'inchiesta sui terreni di Fondiaria-Sai a Castello, un affare da circa 1 miliardo
di euro.
Senza dimenticare Napoli e la Campania, con Bassolino e le indagini riguardo la gestione dell'emergenza rifiuti, è di oggi la notizia di altri arresti in seno al PD,
questa volta in Basilicata.
Il Pm di Potenza, l'ormai celeberrimo Henry John Woodcock, ha chiesto l'arresto per il deputato del Pd,
Salvatore Margiotta, vicepresidente della commissione ambiente di Montecitorio. Le indagini riguardano un fantasma che noi Abruzzesi avvertiamo aleggiare
sul nostro territorio da un po' di tempo, ovvero gli appalti petroliferi. L'inchiesta riguarda un progetto denominato "Tempa Rossa", in uno dei giacimenti più ricchi della Basilicata
dove erano previsti pozzi, oleodotti ed un impianto di lavorazione del petrolio (tutto molto simile a quello che accade da noi nell'ortonese). Insieme a Margiotta
(per ora in attesa dell'autorizzazione del parlamento) ed al Sindaco di Gorgoglione in Provincia di Matera, sono finiti in manette diversi imprenditori e l'amministratore
delegato di Total Italia Lionel Levha.
Insomma, a prescindere dal tonfo elettorale abruzzese, il PD si sta dimostrando affetto da una cancrena morale che, per un partito presentatosi come innovatore e
cultore della legalità significa di fatto la fine.
Il PD non è più credibile a nessun livello e salvo miracoli, la mole di putridume che sta rivelando probabilmente lo seppellirà e purtroppo con esso le
speranze di milioni di italiani che magari, allo spot del "we can!", del cambiamento, della democrazia dal basso, della riscoperta morale, avevano ingenuamente creduto.
All'indomani del voto abruzzese intanto, metà PD predica l'isolamento di Di Pietro e dell'Italia dei Valori affibbiando a lui le cause della sconfitta elettorale. A parte che
probabilmente a Di Pietro ed a Costantini si dovrebbero solo ringraziamenti per aver arginato in qualche modo la disfatta, a mio avviso, se ciò avvenisse,
sarebbe solamente un bene per il partito dell'ex Pm di mani pulite. Perché come si dice: "meglio soli, che mal accompagnati!"
D'Alfonso Arrestato
No Comment!
Il sindaco di Pescara e segretario regionale del Pd, Luciano D'Alfonso, è stato arrestato stasera e si trova agli arresti domiciliari. L'inchiesta riguarda la
gestione dei servizi cimiteriali.
Ve la servo così, a crudo e senza commenti. Si commenta da se un PD che oggi pomeriggio già dava la colpa a Di Pietro per aver perso le elezioni. In serata vede
finire un'altro pezzo da novanta abruzzese in manette. Ma tanto, se ormai in libertà è rimasto solo Franco Marini è comunque colpa di Di Pietro.
Veltroni può essere così stupido? "Yes, he can!!!"
Il dialogo sulla giustizia con Berlusconi è una follia.
L'abbiamo visto in occasione del Lodo Alfano. Berlusconi propone una porcata provocatoria, Veltroni mangia la foglia ed in nome del "dialogo"
consente al premier di farsi la legge ad personam incostituzionale per salvarsi dai processi.
Uno pensa: Ok, Veltroni ha fatto la figura del pollo, ma questa volta l'ha capita ed in futuro non ci casca più. Invece:
Berlusconi vuole cambiare la Costituzione per fare la riforma della giustizia. Noi diciamo che la riforma va fatta e allora proponiamo ciò che abbiamo sempre detto: una commissione tra maggioranza e opposizione con la presenza di magistrati e avvocati che duri sessanta giorni [...]Berlusconi vuole impedire ai magistrati le intercettazioni. Noi diciamo, invece, che possono effettuarle per scoprire i reati, anche quelli di corruzione. Altra cosa è affermare che le intercettazioni devono essere utilizzate nelle aule dei tribunali e non sui giornali". Walter Veltroni.
Ovviamente, leggendo queste dichiarazioni l'ipotesi che sia stupido è quella più magnanima e meno offensiva. Perché, almeno a me, verrebbe da sospettare che se il
controllo della magistratura, per un fatto di immagine e di maschere nell'eterno carnevale della politica, debba esser per forza di cose rifiutato dal PD, quello di impedire la
divulgazione di intercettazioni politicamente e/o penalmente rilevanti, pare essere un feticcio bipartizan, un interesse contiguo della grande
fetta di un parlamento a sabotare gli ultimi resti del diritto costituzionale all'informazione.
Non esiste democrazia senza libera informazione e già oggi possiamo tranquillamente vederci fuori dalla schiera dei paesi più democratici. Un Partito che sceglie come
definizione di se "democratico" dovrebbe agire e tendere ad una politica inversa.
Su questo tema invito soprattutto gli esponenti del PD locale ad esprimersi. A mio avviso, l'esser pro o contro questo genere di limitazioni mirate è uno dei modi più
chiari per comprendere a quale genere di politica si vuol tendere.
Vilipendio
Lettera a Giorgio Napolitano
Napolitano si sveglia dal suo sonno presidenziale, ma come già accaduto durante il governo di Centro-sinistra, per il motivo sbagliato e con
provvedimenti a mio avviso più che discutibili.
Il suo richiedere i fascicoli d'inchiesta alla Procura di Salerno in quello che tutti cercano di far passare per uno scontro tra procure, è una grave interferenza
sull'attività legittima dei magistrati campani che sono competenti per quanto riguarda le indagini sulla procura di Catanzaro.
Non esiste alcuna guerra. Esiste una procura (quella di Salerno) che per via dell'obbligatorietà dell'azione penale, su denuncia dell'ex Pm di Catanzaro Luigi De
Magistris, costretta a verificare le accuse di quest'ultimo ed avendone trovato riscontri, decide di indagare
dei magistrati svolgendo semplicemente il suo lavoro.
Le indagini si riferiscono a fatti penalmente rilevanti di cui la Procura di Salerno, senza essere stata minimamente ascoltata, aveva già portato alla luce
alcuni elementi quando fu sentita dal CSM a gennaio riguardo il procedimento disciplinare che è costato il trasferimento e la perdita delle funzioni da PM di De
Magistris.
Il CSM sapeva dunque di ciò che avveniva in Calbria, sapeva che Salerno aveva trovato riscontri alla tesi di De Magistris, secondo il quale, era in atto a Catanzaro
un complotto all'interno della magistratura per farlo fuori ed insebbiare le sue indagini. Sapendo questo, il CSM sapeva anche che prima o poi la Procura di Salerno, che
aveva richiesto ben 7 volte i fascicoli delle inchieste di De Magistris per far luce su ciò che era accaduto senza ottenerli, sarebbe stata COSTRETTA
DALLA LEGGE ad indagare i magistrati calabresi.
Dunque il provvedimento disciplinare del CSM che stabilisce il trasferimento dei due vertici delle procure di Salerno e Catanzaro, non solo non ha motivo di esistere per il
primo, ma appare evidentemente come l'ennesima intromissione per cercare di bloccare le inchieste dell'ex Pm De Magistris.
Cosa stava appurando De Magistris?
Le indagini sono tre:
Toghe Lucane: una sorta di massoneria che vedeva coinvolti giudici, avvocati, giornalisti e che andava a toccare anche alte cariche dello Stato fino al
CSM
Poseidone: indagine sui fondi della Comunità Europea destinati a depuratori mai costruiti e spariti. Indagine tolta a De Magistris quando
nell'elenco degli Indagati è finito il socio del figlio della convivente del Procuratore Capo di Catanzaro.
Why not?: Un indagine che gira intorno ad un personaggio di spicco dell'imprenditoria ovvero Saladino e che dipinge il rapporto malato
tra la politica, l'imprenditoria e le mafie. Quest'ultima, fece scattare il procedimento che ha portato al trasferimento di De Magistris quando, dopo aver inserito
Prodi nel registro degli indagati, fu inserito anche l'ex Ministro di disgrazia ed ingiustizia Mastella.
Dunque a mio avviso, questo risveglio di Napolitano per bloccare quest'azione della Procura di Salerno, unito al silenzio sulle propagande xenofobe di alcuni partiti,
alla firma sulle leggi ad personam ed incostituzionali come il Lodo Alfano, al sonno su censure ed attacchi all'informazione (il giornalista del
corriere Claudio Vulpio è
l'ultima vittima dato che è stato appena esonerato dal suo direttore Mieli proprio a causa del suo ottimo lavoro sui casi riguardanti De Magistris e le sue indagini) ed
alla magistratura da parte della Politica, meritano un richiamo importante.
Napolitano ha come primo compito nel suo mandato la tutela della Costituzione e dunque del popolo italiano. La sua presidenza, almeno a mio avviso, passerà alla
storia come una delle peggiori, se non la peggiore in assoluto, nei sessant'anni di Repubblica Italiana.
Da qui l'esigenza di scrivergli e dedicargli il brano (in versione non ultimata) che potete ascoltare nel video caricato qui sopra. Essendo assai irriverente e senza
troppi peli sulla lingua, il titolo "Vilipendio" è una provocazione (ripetuta anche durante la canzone) a chi parlerà di vilipendio dinanzi ad una critica più
che legittima sull'operato del Capo dello Stato. Anche perché, se il popolo è sovrano, lui è pur sempre un servitore.
L'Abruzzo tossico
sequestrato un impianto di trattamento rifiuti a Chieti Scalo.
ABRUZZO, 5 ARRESTI - I carabinieri liguri hanno agito in accordo con i colleghi del Noe di Pescara che hanno disarticolato un’organizzazione dedita allo smaltimento illecito di rifiuti con base in Abruzzo e diramazioni in diverse regioni. Le persone denunciate all’autorità giudiziaria sono 36 per associazione a delinquere, attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti, truffa, falso in attestazioni analitiche e certificazioni ambientali e frode processuale. Il gip ha anche emesso 5 ordinanze di custodia. L'indagine, durata quasi due anni, ha svelato un imponente traffico illecito di rifiuti speciali pericolosi, che venivano smaltiti illecitamente in compiacenti discariche nazionali, con la cooperazione di trasportatori, impianti di gestione di rifiuti, intermediari, laboratori analitici e produttori. I responsabili del traffico, attraverso il simulato trattamento chimico-fisico dei rifiuti e la falsificazione dei documenti analitici e di trasporto, per anni hanno illecitamente smaltito ingenti quantitativi di rifiuti speciali pericolosi caratterizzati dalla presenza di inquinanti nocivi per l'ambiente e la salute umana, tra cui sostanze irritanti, cancerogene, tossiche, nocive, mutagene, diossina, mercurio, cadmio, piombo. L'operazione ha portato anche al sequestro dell'impianto di trattamento rifiuti di Chieti Scalo.
www.corriere.it
La notizia fa venire la pelle d'oca, ma inizia a dar conferma a chi, come il sottoscritto, crede che la discarica di Bussi non sia un evento isolato e che l'Abruzzo celi non pochi segreti
oscuri riguardo lo smaltimento illegale di rifiuti nocivi.
L'Abruzzo è a rischio ambientale serio. Lo è per i progetti petroliferi; lo è per le discariche; lo è per gli impianti di trattamento dei
rifiuti e lo sarà per gli inceneritori di cui, statene certi, se la vittoria (che credo tutt'altro che scontata) di Chiodi si consumerà, si tornerà a
parlare.
Questa indagine ci dimostra che non siamo dinanzi a fatti isolati. L'Abruzzo è una regione da mettere al setaccio perchè il silenzio in cui sino ad ora è stata
immersa certamente potrebbe celare un'emergenza, riguardo soprattutto lo smaltimento di rifiuti speciali e tossici, molto simile a quella riscontrata in Campania.
In più, nel fatto specifico di cui parla l'articolo, la nostra regione sarebbe anche punto di partenza per lo smaltimento illegale di rifiuti speciali e tossici in
altre regioni.
Non so se si possa perlare di collegamenti tra questi fenomeni e le mafie tradizionali. Certo è che in una regione dove la Politica non è affatto lontana da sospetti
nei due principali affari "legali" che interessano malavita organizzata (Sanità ed ambiente), qualcosa in questa regione, di fortemente preoccupante sotto questo
profilo c'è.
Vedremo che sviluppi avrà nel futuro prossimo questa vicenda. Per ora non ci resta che tenere gli occhi aperti e da cittadini segnalare ogni fatto che ci sembra
strano sia alle autorità, sia alle associazioni che si occupano di tutela ambientale.
Alfano crea il diversivo e D'Alema passa inosservato.
La Boiata del guardasigilli fa passare in secondo piano il no del Parlamento Europeo sull'autorizzazione a procedere per D'Alema.
La controfigura del premier, una delle tante, quella più alta, sistemata alla Giustizia con l'espressione intelligente quanto quella di un pupazzo dei Muppets; quella per inteso messa
li a far da prestanome a Lodi incostituzionali (se il principio di uguaglianza dinanzi alla legge è costituzionale come sembra leggendo l'art.3) se ne è uscita con una tale boiata che
la sua stessa maggioranza sta raccogliendo saliva da utilizzare al momento opportuno quando lo incontra.
Alfano, durante la campagna mediatica pluriennale basata sullo spulciare tutte le agenzie e pescare reati violenti da parte di immigrati ed ultras, era forse troppo impegnato a
trovarsi casualmente ed a sua insaputa a matrimoni di mafia, per accorgersi che il centro-destra il suo consenso l'ha ottenuto sulla promessa di manette e manganello. Ora, dopo che il
manganello fa il suo dovere liberamente, lui sbadatamente presenta un disegno di legge che elimina completamente anche solo l'ipotesi delle manette per tutti i reati sotto i quattro
anni.
Il problema ovviamente non è che tutti pensano sia una follia più che mai unica, un modo differente di riproporre quello stesso indulto che pur votato da quasi tutti, da quasi tutti è
stato disconosciuto. Il problema è che Angelino Alfano ha pensato ed ha proposto.
La Russa e Maroni sono insorti. Loro avevano avuto precise garanzie dal Cavaliere che Alfano fosse incapace di gesti così arditi quali pensare (chiamiamolo pensare!) e proporre.
La controfigura più secca ed alta del premier, che in matematica deve aver stracciato il mio record del voto più basso mai preso (0,5!!!), dato che ha raccontato la favola dei milioni
di Italiani intercettati telefonicamente, di costi per le intercettazioni pari ad un terzo (se non di più, ora non ricordo bene) del bilancio della giustizia, quando le
intercettazioni erano poche migliaia ed i costi decisamente risibili a fronte dell'utilità dello strumento, non si deve esser fatto il conto delle migliaia (forse milioni) di soggetti
che neanche andrebbero in giudizio grazie ad un simile obrobrio.
Si è difeso aggiungendo un'altra balla, dicendo che aveva ripreso una proposta dell'IdV. Si sa, è sempre colpa di Di Pietro, roba da rivisitare il noto brano di Vasco Rossi, "Colpa
d'Alfredo!". La porcata la propone il centro destra? Alla fine la colpa è di Di Pietro che strumentalizza; la propone Veltroni? Alla fine è colpa di Di Pietro che fa opposizione
all'ombra dell'opposizione. Comunque, per la cronaca, Di Pietro ha precisato una differenza sottile quanto Platinette: la proposta dell'Idv era per quei reati con sentenza definitiva
della cassazione e si limitava a 3 anni. La proposta del prestanome che non si sa quanto a nome proprio l'ha sparata grossa, è applicabile a chiunque sia accusato per reati fino a 4
anni. In pratica non si farebbe più il processo.
Lo so cosa state pensando. L'ho pensato anch'io: andiamo a vedere la lista di quelli che rischiano fino a quattro anni di carcere (che tra patteggiamenti, attenuanti generiche, varie
ed eventuali, in pratica racchiudono una gran parte dei reati finanziari).
Ad ogni modo, per adesso, l'unica opposizione al governo (Kriptonite Di Pietro a parte), ovvero il governo stesso (si ricordi Tremonti sul decreto sava bancarottieri) ha bloccato il
tutto.
Nel frattempo il parlamento europeo, sede delle speranze italiane di processare qualcuno dei nostri ormai sempre più disonorevoli intoccabili, su intesa guidata dai capogruppo di ogni
schieramento italiano (compresi quelli della sinistra radicale, con esclusione di qualche fumatore di Marjuana come Pannella che deve aver confuso i tasti e di qualche altro che a
fine mandato non ha ancora capito bene a che serve quel parlamento pagato per non legiferare, ma solo per consigliare) ha votato contro l'autorizzazione a procedere per il reato
d'agiotaggio ipotizzato per Massimo D'Alema a seguito dell'intercettazione con Consorte nella quale, nel mezzo di una scalata ritenuta illegale dai PM ovvero quella Unipol, in pratica
diceva d'aver fatto la sua parte. Poi nel frattempo hanno anche traferito la Forleo, ormai dipinta come una pazza per il solo aver chiesto di poter indagare il baffuto bicamerale,
bipartizan ma più dalla parte di chi governa, del PD, quindi tutti avranno pensato che non avrebbe avuto senso dato che chi ha fatto la richiesta è stato trasferito su ordine del Csm
che ne aveva sentenziato incapacità ed incompatibilità prima ancora di vedere le carte.
Ecco: questi sono spaccati quotidiani che dovrebbero far drizzare i capelli. Eppure la cosa più tremenda è che ormai, nel leggere di queste vergogne, l'unico sentimento che prevale è
la noia. La noia di veder un paese in cui si ripete in eterno sempre lo stesso copione: da un lato si sparano cazzate, mentre dall'altro si insabbiano indagini serie, il tutto con il
beneplacido di una popolazione ben anestetizzata da televisioni abusive (rete 4 comunque oggi e se non fosse per San Bettino ai tempi della Prima Repubblica, tutta Mediaset), giornali
che sanno essere "Wach Dog" come il mio bastardino, che abbaia solo quando il ladro suona alla porta (insomma quando non si tratta di un ladro), artisti e gran parte del mondo
intellettuale, troppo impegnati a parlar d'altro.
Lo specchio di un paese che ha venduto l'anima al digitale terrestre ed affittato il sedere, con concessione ormai ventennale, ad uso e consumo (sodomita) del Cavaliere che quel già
obsoleto sistema l'ha incentivato con i soldi pubblici per inventarsi una legge con la quale salvare il suo gruppo ed attraverso premium, perché no, guadagnarci ancor di più. Una
volta dicevano nel mondo che gli italiani sono "furbi". Ora cosa dicono di noi meglio non ripeterlo per non turbare l'animo di chi è troppo suscettibile.
Meglio attendere le motivazioni della sentenza sul G8
Dal Passaparola di Travaglio una riflessione di buon senso ed una lezione di giornalismo.
In questi giorni anche questo blog, e nello specifico il sottoscritto, sulla scia di articoli di giornale letti un po' ovunque è caduto nel commentare il dispositivo in cui si
annunciavano la sentenze sulla Mattanza alla Diaz, prima che la sentenza con le realtive motivazioni venisse scritta. Non rimangio quanto detto li se non per il titolo che è errato e
per le responsabilità date anzitempo alla magistratura su un avallo di simili metodi da parte delle forze dell'ordine, di chi le dirige e di chi dirige loro (politicamente
parlando).
Perché questo mio dietrofront. Ascoltando oggi il Passaparola di Marco Travaglio (che nasce ed è il miglior cronista giudiziario della seconda repubblica), tutte le posizioni prese in
merito a questa sentenza sino ad ora risultano essere speculari. Di fatto il dispositivo annunciato privato delle sue motivazioni, non dice altro che: per chi si sono trovate prove
sufficienti per giungere ad una condanna (ai sensi delle leggi vigenti) ed a quanto ammonta la condanna; si dice solo che per altri c'è assoluzione, ma non il perché.
Travaglio riflette su questo punto in quanto si rifà ad una cosa che ricordo diceva anche Borsellino: "non è detto che chi è assolto sia onesto; significa solo che non ci sono prove
sufficienti per condannarlo!". Nella sua riflessione fa tutto un ventaglio di possibili conclusioni che potrebbero essere assolutamente in controtendenza con i dispositivi emessi, i
quali però si devono attenere ad un numero di prove necessarie per giungere ad una condanna. Di fatto i giudici potrebbero dire che i superiori non potevano non sapere, ma che non ci
sono prove per stabilire quali di loro hanno dato ordini, avallato le azioni e/o depistato le indagini.
Quindi è il caso di limitarci, contrariamente a quanto fatto in passato, alla considerazione che le pene inflitte, per ora, son ben misera cosa e poi, uscite le motivazioni (entro tre
mesi) commentare con cognizione di causa il giudizio e le conclusioni tratte dalla magistratura.
In tutto questo ragionamento mi sento di inserire una riflessione. Ci sta che io o altri in questi casi prendiamo l'abbaglio di saltare a conclusioni affrettate e ci sta anche il
gioco delle speculazioni politiche imposte dai partiti. Ciò che è grave è che in questo teatrino, nessun giornalista di nessuna testata è intervenuto a riportare il buon senso con
queste semplici constatazioni. Non ci sta perché per quanto una simile sentenza non viene a capo di quelli che anche a mio avviso siano i responsabili veri di ciò che accadde alla
Diaz, per ora, non può essere neanche letta come l'avallo al macello che i giornali hanno lasciato percepire a chi sa, perché si è informato sui fatti, o perché ha vissuto quei giorni
d'inferno, cosa accadde a Genova quella notte di Luglio del 2001.
G8: la sentenza sulla Diaz da l'avallo ai pestaggi sistematici.
In attesa delle motivazioni, le prime riflessioni su una sentenza scioccante.
Non ci resta che attendere le motivazioni di una sentanza che ha lasciato
sgomenta mezza Italia riguardo le responsabilità per i fatti del G8 relativi all'assalto alla scuola Diaz ed alla mattanza gratuita che le forze dell'ordine hanno fatto in
quell'occasione.
Dopo la sentenza sui fatti del Bolzaneto,
dove tutto sommato i colpevoli se la sono cavata con poco o niente, grazie anche alla totale assenza del reato di tortura nel nostro ordinamento giuridico, le condanne risibili, 35
anni e sette mesi, di cui 32 anni e sei mesi condonati, mentre l''accusa aveva chiesto condanne per un totale di oltre 108 anni, in questo caso non
valgono solo come una semplice assoluzione.
Di fatto i vertici della polizia non hanno subito alcuna conseguenza senza neanche parlare della commissione parlamentare che doveva trovare i presunti
responsabili politici di quel che avvenne a Genova.
Il messaggio che ne viene fuori è inquietante. La Polizia ha diritto di mattanza ed un poliziotto, se pesta gratuitamente qualcuno, se è sotto ordine di un superiore,
che non viene punito, in pratica non subisce alcuna pena. Ordinare mattanze simili o esserne a conoscenza e non far nulla per impedirle, all'evidenza dei
fatti non costituisce reato. Anzi, facile che si venga promossi(Giovanni Luperi, attuale capo del Dipartimento di analisi dell'Aisi (ex Sisde), nel 2001 vice direttore
dell'Ucigos, e per Francesco Gratteri, attuale capo dell'Anticrimine, all'epoca dei fatti direttore dello Sco, e Gilberto Calderozzi, oggi capo dello Sco). Se un cittadino aggredisce
un agente di polizia invece finisce al gabbio e senza troppi problemi, quasi per direttissima.
In Italia dunque si è sancito il sacrosanto diritto per il regime di utilizzare la polizia a piacimento dato che quest'ultima, al cui interno non mancano certo
teste calde ansiose di pestare qualche "comunista" e/o manifestante, non subisce conseguenze serie.
E' un fatto che unito ai recenti provvedimenti del Governo Berlusconi, alla eliminazione della divisione tra i poteri legislativo ed esecutivo, dato che la maggioranza di
parlamento è nominata, come tutto il governo, dal primo ministro, ci porta alla luce uno stato di dittatura pressoché assoluta. Resiste, ma si pensa
ancora per poco, un settore della magistratura indipendente (e quindi "comunista", o toghe rosse) che rimane l'unico baluardo istituzionale contro il potere assoluto
del Premier Berlusconi e della SUA maggioranza. Quest'ultimo poi, grazie al Lodo Alfano, può commettere qualsiasi tipo di reato sapendo di essere
improcessabile. In più con le apposite leggi bavaglio sulla stampa e la censura del 90% dei blog, lo scenario globale non differisce proprio da quella Cina
"comunista" o da quell'URSS Stalinista che sono stati sempre i principali finti nemici da combattere per Berlusconi.
Popolo delle libertà, a voi mi rivolgo: dov'è la libertà in tutto questo, oggi che molti di voi, a causa della crisi, neanche son più liberi di comprare ciò che la
televisione gli impone di comprare?
Di fatto, il potere secondo Berlusconi sta applicando logiche sovversive in calco al Piano di Rinascita Democratica della P2 permettendosi talvolta anche di andar oltre;
l'allievo (o meglio l'apprendista massone Silvio Berlusconi) ha superato il (venerabile???) Maestro Licio Gelli. Rimane solo una parvenza di democrazia creata attraverso il
mezzo televisivo. Ma quanti di voi, "popolo sovrano" hanno la reale sensazione che il proprio pensiero, il proprio volere, il proprio interesse, i propri diritti
abbiano una qualche valenza in questo paese?
130 Miliardi di Fatturato Annuo: La mafia è più ricca dello Stato.
La sola lotta reale alla mafia consentirebbe di annullare la crisi.
Mentre il Governo Berlusconi da la caccia ai Graffitari, si appresta a sferrare un attacco decisivo ai Blog, imbavaglia la stampa,
torna tramite Dell'Utri a definire Mangano eroico e l'antimafia uno spreco di forze e denaro, azzera la scuola con la riforma Gelmini, minaccia
l'università, regala aziende statali quali Alitalia al CAI (Cordata amici imprenditori), dichiara guerra agli immigrati e ci fa anche fare figure
imbarazzanti definendo il nuovo presidente degli USA "abbronzato" o la sua elezione un motivo di festa per il terrorismo, qualcuno prova a dare i numeri del
vero fenomeno che in Italia uccide l'economia ed i merito: le mafie.
Secondo un rapporto di SOS IMPRESA il fatturato delle mafie è di 130 miliardi di euro, con un
utile netto che si aggira intorno ai 70 miliardi. Per fare un semplice paragone, in un'anno le mafie fatturano l'equivalente di quasi 5 finanziarie. Un'intera
legislatura di tagli e tasse.
Questi dati danno la misura di come oggi all'Italia forse non servano economisti alla Tremonti. Serve "solo" un governo che al primo punto abbia la lotta alle mafie e
che la applichi veramente.
Con il "semplice" recupero di capitali mafiosi (basterebbe un 30% annuo) e dell'evasione fiscale si potrebbero finanziare lo stato sociale, aumentare salari e pensioni,
risanare parte del debito pubblico, incentivare le imprese ed il tutto senza neanche sfiorare le tasche degli italiani.
Si parla tanto di merito ogni volta che viene fuori un nuovo decreto da giustificare in qualche modo. Si parla spirito imprenditoriale, di sostegno alle imprese, di costo del lavoro.
Ma sono tutte scuse per non affrontare mai il nodo centrale, il vero problema che rende il nostro paese poco competitivo ovvero le mafie. La presenza stessa delle mafie e
delle dinamiche mafiosi nell'imprenditoria e nella finanza italiana annullano il merito.
Oltretutto, dal rapporto SOS IMPRESA le mafie ormai hanno ingenti fette di mercato "legale" e questo da a loro sempre maggiore potere politico. Di fatto oggi, le
mafie non sono più realtà territoriali del sud legate al pizzo, ma sempre più Lobby economico-finanziarie che esercitano pressioni politiche sulle istituzioni
contando sul bacino elettorale ed economico che controllano.
L'Italia intera stà diventando un luogo di riciclaggio di denaro sporco. Già oggi non possiamo sapere con certezza quanti e quali prodotti e servizi vengono
controllati dalle Mafie. Questo significa che anche da semplici cittadini potremmo assecondare il traffico di droga comprando una retina d'arance, o un chilo di
pesce, o buttando la spazzatura.
Ciò che lascia sgomenti è che questi allarmi restano inascoltati da parlamenti che hanno al loro interno alcuni personaggi legati alle mafie tradizionali ed altri
legati alle mafie "legalizzate". C'è da guardare con sospetto ogni appalto imposto da Roma. Infatti, mentre in Giappone presto saranno realtà le città
energeticamente autosufficienti a pannelli solari, ed è realtà la prima città a rifiuti
zero, il nostro governo punta sulla scelta delle centrali nucleari, dei termovalorizzatori. Oltre che essere scelte errate da un punto di vista ambientale ed economico rispetto ad
altre scelte energetiche, sono le uniche che promettono grandi affari a rischio zero per le mafie. Di fatto, aggiudicandosi appalti attraverso società pulite che
siano controllate o amiche, le mafie potrebbero aumentare i loro utili attraverso questi nuovi investimenti.
Se dunque non si combattono realmente i fenomeni mafiosi, qualsiasi investimento statale potrebbe divenire un finanziamento alle mafie, un alimentare ed ingrandire un
cancro che ci divora. In Italia la crisi economica porterà milioni di disoccupati e centinaia di migliaia di aziende a chiudere. La mafia ha da parte un bottino in grado di
far sopravvivere ed espandere il suo impero. Restare inermi dinanzi ad essa significa esserne complici, così come lo sono stati quasi tutti (se non tutti) i governi della
Prima e della Seconda Repubblica Italiana.
Il Regime attacca i Blog
Sulla base della Levi-Prodi allo studio la legge per mettere la museruola al diritto d'opinione.
Articolo 2 - Definizione di prodotto editoriale.
1. Ai fini della presente legge, per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione o di intrattenimento e destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.
Qualsiasi blog rientra in questa definizione.
Art. 8 - Attività editoriale sulla rete internet.
1. L'iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale sulla rete internet rileva anche ai fini dell'applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa.
3. Sono esclusi dall'obbligo dell'iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione i soggetti che accedono alla rete internet o che operano sulla stessa in forme o con prodotti, quali i siti personali o a uso collettivo, che non costituiscono il frutto di un'organizzazione imprenditoriale del lavoro.”
Questi gli articoli del nuovo provvedimento di legge sui blog al lavoro attualmente e denunciato dal sito di Antonio Di Pietro che si precipita ad offrire: "tutta
l’assistenza legale a chi verrà perseguito per la sua violazione."
In pratica qualunque blog che abbia anche una sola pubblicità (tutti i blog gratuiti disponibili in rete!) essendo parte di un'organizzazione imprenditoriale del
lavoro (il portale che concede lo spazio), non sarà più libero di divulgare informazioni e commentare con le proprie opinioni la realtà politica e le vicende giudiziarie
nonché i fatti di cronaca.
Di fatto, dopo il fallimento della Levi Prodi, in Italia si cerca nuovamente di mettere il bavaglio alle uniche voci libere rimaste. Questo blog
(seppure probabilmente non rientra in quel genere di blog colpiti da questo provvedimento in quanto non ha spazi pubblicitari di alcun genere e non è parte di alcun portale)
farà disobbedienza civile qualora questo provvedimento passasse, farà obiezione di costituzionalità del provvedimento qualora venga chiamato a
rispondere di reati da esso stabiliti e promuoverà quasiasi campagna atta a contrastare questa norma assurda ideata al solo scopo di colpire ciò che rimane del diritto
d'informazione e del diritto d'opinione.
Infiltrato a Piazza Navona? Il video scompare da youtube.
Dalle immagini il sospetto è molto forte!
Il video pubblicato dal blog di Grillo che ritraeva un ragazzo in maglietta azzurra e che mostrava un fermo immagine in cui lui è tranquillamente in piedi dentro alla camionetta
mentre fa spazio ai poliziotti che vi rientrano è sparito da youtube. Ho appena fatto in tempo a vederlo, volevo postarlo, ma è svanito nel nulla.
Spero che nei prossimi giorni si capisca il motivo di questo fatto. Il sito dice che il video è stato rimosso dall'utente: per quale motivo non ci è dato saperlo, ma in effetti, gli
atteggiamenti del ragazzo (esponente del "Blocco Studentesco" di estrema destra) sono a dir poco sospetti e si può vedere tranquillamente verso la fine di questo filmato (circa verso
01:43) che interviene dicendo "ragazzi fermi", mentre i polizziotti manganellavano uno dei sessanta. Al G8, come in tutte gli scontri tra manifestanti e polizia, l'agente non si
ferma, neanche ti guarda in faccia...le da anche a te e basta! In questo caso, come per magia, tutto cessa, il "manifestante" è salvo.
Se lui sia o meno parte della polizia a mio modo di vedere alla luce di questo filmato, dei racconti del giornalista Curzio Maltese e del filmato sparito da youtube, conta poco. Lui
sembra, in quella baraonda, godere di privilegi incredibili e di un rapporto amichevole con poliziotti che non dovrebbero far alcuna distinzione e soprattutto, dovrebbero reprimere
coloro che hanno attaccato la manifestazione. Ma mentre i suoi compari vengono fatti sistemare a terra, lui rimane tranquillamente in piedi; conversa più volte con dei poliziotti. Non
sarà un'agente, ma sanno chi è, lo conoscono, ed è facile presumere che sia d'accordo già da prima.
I giornali ovviamente se la prendono con Grillo che ha subito indicato lui come un'infiltrato. Non credo si tratti di un'infiltrato. Quel commando è stato a mio modo di vedere
"assoldato" in blocco, magari in cambio di una lavatina della fedina penale.
Oltretutto non ho ancora avuto notizia di arresti, tant'è che il signor Alberto Palladino detto Zippo (il nome di questo "sospetto") ha potuto anche rilasciare una dichiarazione di
risposta alle accuse di Grillo dicendo che lui non è affatto un poliziotto infiltrato.
Intanto, da queste prime immagini giudicate un po' voi, poi, se verrà reinserito il filmato che è stato rimosso, vedremo anche il resto.
Scontri di Piazza Navona: Racconto allucinante
Già anticipato in parte ieri nel video, il racconto di Curzio Maltese
Questo è un paese senza democrazia, senza giustizia. Non esistono tribunali (ed il G8 l'ha dimostrato) per processare le "divise"; non esistono tribunali (ed il Lodo Alfano, la lentezza della giustizia ecc.ecc.ecc.) per processare i "mandanti politici".
Non bisogna arrendersi. Questa volta i pacifici a mani alzate in piazza erano qualche migliaio...la prossima volta dovranno essere milioni. Dovranno unirsi operai, artigiani, commercianti e tutti gli uomini e le donne che vogliono essere liberi perché qui non si fanno scelte politiche, qui si sta prendendo il potere. Dunque la prossima volta bisogna essere milioni...Che sia la polizia a tremare, Non deve essere il popolo a temere un governo...ma il governo a temere il proprio popolo.
Vi lascio al racconto del giornalista di "La Repubblica"...diffondetelo. Tutti sappiano!
"AVEVA l'aria di una mattina tranquilla nel centro di Roma. Nulla a che vedere con gli anni Settanta. Negozi aperti, comitive di turisti, il mercatino di Campo dè Fiori colmo di
gente. Certo, c'era la manifestazione degli studenti a bloccare il traffico. "Ma ormai siamo abituati, va avanti da due settimane" sospira un vigile. Alle 11 si sentono le urla,
in pochi minuti un'onda di ragazzini in fuga da Piazza Navona invade le bancarelle di Campo dè Fiori. Sono piccoli, quattordici anni al massimo, spaventati,
paonazzi.
Davanti al Senato è partita la prima carica degli studenti di destra. Sono arrivati con un camion carico di spranghe e bastoni, misteriosamente ignorato dai cordoni di
polizia. Si sono messi alla testa del corteo, menando cinghiate e bastonate intorno. Circondano un ragazzino di tredici o quattordici anni e lo riempiono di mazzate.
La polizia, a due passi, non si muove.
Sono una sessantina, hanno caschi e passamontagna, lunghi e grossi bastoni, spesso manici di picconi, ricoperti di adesivo nero e avvolti nei tricolori. Urlano "Duce, duce". "La
scuola è bonificata". Dicono di essere studenti del Blocco Studentesco, un piccolo movimento di destra. Hanno fra i venti e i trent'anni, ma
quello che ha l'aria di essere il capo è uno sulla quarantina, con un berretto da baseball. Sono ben organizzati, da gruppo paramilitare, attaccano a ondate.
Un'altra carica colpisce un gruppo di liceali del Virgilio, del liceo artistico De Chirico e dell'università di Roma Tre. Un ragazzino di un istituto tecnico, Alessandro, viene
colpito alla testa, cade e gli tirano calci. "Basta, basta, andiamo dalla polizia!" dicono le professoresse.
Seguo il drappello che si dirige davanti al Senato e incontra il funzionario capo. "Non potete stare fermi mentre picchiano i miei studenti!" protesta una
signora coi capelli bianchi. Una studentessa alza la voce: "E ditelo che li proteggete, che volete gli scontri!". Il funzionario urla: "Impara l'educazione,
bambina!". La professoressa incalza: "Fate il vostro mestiere, fermate i violenti". Risposta del funzionario: "Ma quelli che fanno violenza sono
quelli di sinistra". C'è un'insurrezione del drappello: "Di sinistra? Con le svastiche?". La professoressa coi capelli bianchi esibisce un grande
crocifisso che porta al collo: "Io sono cattolica. Insegno da 32 anni e non ho mai visto un'azione di violenza da parte dei miei studenti. C'è gente con le spranghe che
picchia ragazzi indifesi. Che c'entra se sono di destra o di sinistra? È un reato e voi dovete intervenire".
Il funzionario nel frattempo ha adocchiato una telecamera e il taccuino: "Io non ho mai detto: quelli sono di sinistra". Monica, studentessa di Roma Tre:
"Ma l'hanno appena sentito tutti! Chi crede d'essere, Berlusconi?". "Lo vede come rispondono?" mi dice Laura, di Economia. "Vogliono fare passare
l'equazione studenti uguali facinorosi di sinistra". La professoressa si chiama Rosa Raciti, insegna al liceo artistico De Chirico, è angosciata: "Mi sento responsabile. Non
volevo venire, poi gli studenti mi hanno chiesto di accompagnarli. Massì, ho detto scherzando, che voi non sapete nemmeno dov'è il Senato. Mi sembravano una buona cosa, finalmente
parlano di problemi seri. Molti non erano mai stati in una manifestazione, mi sembrava un battesimo civile. Altro che civile! Era stato un corteo allegro, pacifico, finché non
sono arrivati quelli con i caschi e i bastoni. Sotto gli occhi della polizia. Una cosa da far vomitare. Dovete scriverlo. Anche se, dico la verità, se
non l'avessi visto, ma soltanto letto sul giornale, non ci avrei mai creduto".
Alle undici e tre quarti partono altre urla davanti al Senato. Sta uscendo Francesco Cossiga. "È contento, eh?" gli urla in faccia un anziano professore. Lunedì
scorso, il presidente emerito aveva dato la linea, in un intervista al Quotidiano Nazionale: "Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno (...)
Infiltrare il movimento con agenti pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino le città. Dopo di che, forti del consenso
popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto della polizia. Le forze dell'ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli
tutti all'ospedale. Picchiare a sangue, tutti, anche i docenti che li fomentano. Magari non gli anziani, ma le maestre ragazzine sì".
È quasi mezzogiorno, una ventina di caschi neri rimane isolata dagli altri, negli scontri. Per riunirsi ai camerati compie un'azione singolare, esce dal lato di piazza Navona,
attraversa bastoni alla mano il cordone di polizia, indisturbato, e rientra in piazza da via Agonale. Decido di seguirli ma vengo fermato da un poliziotto. "Lei dove va?".
Realizzo di essere sprovvisto di spranga, quindi sospetto. Mentre controlla il tesserino da giornalista, osservo che sono appena passati in venti. La battuta del
poliziotto è memorabile: "Non li abbiamo notati".
Dal gruppo dei funzionari parte un segnale. Un poliziotto fa a un altro: "Arrivano quei pezzi di merda di comunisti!". L'altro risponde: "Allora si va in piazza a
proteggere i nostri?". "Sì, ma non subito". Passa il vice questore: "Poche chiacchiere, giù le visiere!". Calano le visiere e aspettano. Cinque minuti. Cinque
minuti in cui in piazza accade il finimondo. Un gruppo di quattrocento di sinistra, misto di studenti della Sapienza e gente dei centri sociali, irrompe in piazza Navona e si
dirige contro il manipolo di Blocco Studentesco, concentrato in fondo alla piazza. Nel percorso prendono le sedie e i tavolini dei bar, che abbassano le saracinesche, e li scagliano
contro quelli di destra.
Soltanto a questo punto, dopo cinque minuti di botte, e cinque minuti di scontri non sono pochi, s'affaccia la polizia. Fa cordone intorno ai sessanta di
Blocco Studentesco, respinge l'assalto degli studenti di sinistra. Alla fine ferma una quindicina di neofascisti, che stavano riprendendo a sprangare i ragazzi a tiro. Un
gruppo di studenti s'avvicina ai poliziotti per chiedere ragione dello strano comportamento. Hanno le braccia alzate, non hanno né caschi né bottiglie. Il
primo studente, Stefano, uno dell'Onda di scienze politiche, viene colpito con una manganellata alla nuca (finirà in ospedale) e la pacifica protesta si
ritrae.
A mezzogiorno e mezzo sul campo di battaglia sono rimasti due ragazzini con la testa fra le mani, sporche di sangue, sedie sfasciate, un tavolino zoppo e un grande
Pinocchio di legno senza più una gamba, preso dalla vetrina di un negozio di giocattoli e usato come arma. Duccio, uno studente di Fisica che ho conosciuto all'occupazione, s'aggira
teso alla ricerca del fratello più piccolo. "Mi sa che è finita, oggi è finita. E se non oggi, domani. Hai voglia a organizzare proteste pacifiche, a farti venire idee, le
lezioni in piazza, le fiaccolate, i sit in da figli dei fiori. Hai voglia a rifiutare le strumentalizzazioni politiche, a voler ragionare sulle cose concrete. Da stasera ai
telegiornali si parlerà soltanto degli incidenti, giorno dopo giorno passerà l'idea che comunque gli studenti vogliono il casino. È il metodo Cossiga. Ci
stanno fottendo".
30 ottobre 2008 - Curzio Maltese,
La Repubblica.itRingraziando i pettegoli...vi racconto il mio sogno!
è ora di far qualche chiarimento!
Innanzitutto parto con il ringraziare chiunque abbia "riferito" a mio padre che "adesso mi sono messo con la sinistra". Veramente lo ringrazio. Non so se passa di qui, ma dato che "mi
hanno visto!" penso si riferiscano, questi ben informati, al mio conversare di politica e di fatti con Danilo Zulli, con Nicola Tinari, con Gianluca Primavera o, ma cosa abbastanza
recente al termine del confronto sulla Riforma Gelmini, con Angelo Orlando.
Ringrazio dunque chi, da centro-destra suppongo, ha capito tutto di quel che faccio e di quel che scrivo, di ciò che mi spinge e di ciò che mi motiva.
Che le mie idee siano "di sinistra" è un qualcosa che era evidente sempre. Che io appartenga alla sinistra partidica un po' meno. Che io possa riflettere sull'entrare nel partito la
cui ideologia si avvicina più alla mia, con l'obbiettivo di cambiare il partito stesso è un qualcosa di reale; il fatto che io ormai ne faccia parte ed abbia sposato una causa,
ripudiato le mie perplessità e differenze di pensiero per una bandiera o una tessera è una colossale idiozia.
Ai bene informati, che hanno stabilito ciò dal mio "cambio" di valutazione sul movimento di Micucci do per l'ultima volta una spiegazione. Io ho smesso di scrivere per Micucci ed il
suo giornale fondamentalmente per una serie di "coincidenze", quali ritardi di pubblicazione (sul primo articolo critico nei confronti del centro-destra) e tempistica sparizione della
mia rubrica (che io non aggiornavo da mesi ma eliminata senza neanche una e-mail per annunciarmelo, o per chiedermi conferma del mio non voler proseguire) dalla home page di
qualcosaincomune, esattamente nel momento in cui ho avuto uno scontro a distanza con il Sindaco di F.San Martino e Consigliere Provinciale di An, Antonio Tavani. Coincidenze che
sommate alla tempistica calcolata dell'interesse ad informare sulla questione ospedale solo in determinati periodi e la mancanza di proposte concrete (Di Stefano, meglio di me ha
dimostrato come il Centro-destra non approverà mai l'iniziativa populista dei Sindaci, progettando una Asl unica, invece che aggiungere, com'era assurdo, economicamente parlando, una
Asl montana alle preesistenti) mi hanno fatto riflettere sulla strumentalizzazione che io ritengo assolutamente concreta di quanto è accaduto e sta accadendo al nostro ospedale.
Fu "l'ipotesi" (usiamo un termine più dolce stavolta) di querela da parte di Tavani per il mio pezzo su Fara S.Martino a spingere Nicola Tinari (consigliere di Rifondazione che non
conoscevo e probabilmente ora non conoscerei) ad incontrarmi per spiegarmi che il Sindaco di F.S.M gli aveva fatto leggere il mio Post e che valutava di sporgere querela. Tinari lo
dissuase da quest'intenzione e mi propose un incontro chiesto da Tavani, che prima o poi ci sarà, ma che in tutta onestà, non ho mai valutato come un confronto vero e proprio perché
anche tra incivili, prima ci si confronta e poi si ipotizzano querele, o le si fanno e basta se proprio.
Gianluca Primavera, per chi ne fosse all'oscuro, è stato mio allenatore, compagno di squadra, dirigente ed amico nell'handball club di Guardiagrele. Unico, tra tutti gli esponenti
locali di partito ad incontrarmi per strada ed a congratularsi per l'idea di questo sito, muovendo successivamente obbiezioni per ciò che scrivevo, circostanziandole e quindi cercando
un confronto diretto con me.
Danilo Zulli è il padre di Simone. Simone Zulli è il bassista de I menestrelli di Graelion, è il web desiner di questo sito e l'amministratore dello stesso. Danilo scrive dei pezzi su
questo blog, non perché è privilegiato, ma perché è l'unico che in qualche modo si sta proponendo. Ho più volte e pubblicamente invitato tutti a scrivere tramite la mail dei post,
tramite commenti, o a denunciare avvenimenti, ad esprimere pareri diversi, perché, in un'Italia dove la democrazia è svanita anche come concetto, io VOGLIO che questo blog sia luogo
democratico ed aperto a tutti, in cui tutti possono dire la propria, a patto che non si degeneri in propaganda di basso livello.
In più, Danilo quando scrive su questo spazio, si preoccupa di circostanziare sempre ciò che dice prendendo spunto dai giornali. A differenza di me che di tanto in tanto prendo un
abbaglio (cercando in rete notizie "censurate" sulla stampa ufficiale ma che se si rivelano "false" o inesatte poi rettifico sia sul post errato, che su un post successivo in modo che
l'errore sia evidente a tutti, perché essendo io in buona fede, i miei errori non ho motivo di nasconderli), Danilo espone fatti concreti e sempre verificati aggiungendo la sua
opinione. CHIUNQUE VOGLIA FARLO, DI DESTRA O DI SINISTRA E' INVITATO A PROPORSI ED ESPORSI.
Se il Sindaco mi fermasse per strada e mi sollevasse obiezioni in merito a ciò che scrivo su di lui, io sarei contento di ascoltarlo, per poi dirgli che ciò che ha detto a me lo deve
render noto ai cittadini attraverso guardiagrelesociale.it e/o attraverso il mio di sito, perché le obiezioni di uno danno modo di risolvere i dubbi di molti. Micucci mi ha invitato a
prendere un caffè per dei chiarimenti e per parlarmi della sua proposta, ma alla riunione organizzativa della manifestazione del 12 mi disse chiaramente che se non ero li per
appoggiare una manifestazione (senza conoscere la proposta) date le idee (scomode) che scrivevo potevo andarmene. Quella era una occasione di confronto, non è stata colta ed ora ve ne
sarà un'altra quando sarò più libero.
Le altre forze politiche o snobbano o temono che questo sito possa prender piede perché è l'unico che quasi quotidianamente propone temi e riflessioni su ciò che riguarda la politica
locale e IL LORO OPERATO, che ne evidenzia le CONTRADDIZIONI, che mette sotto alla lente di ingrandimento ogni cosa che dicono e/o fanno. Ma il continuo aumento di visite e
soprattutto di pagine lette e di tempo trascorso sul sito che registriamo è indice del fatto che il nostro "lavoro" è sempre più apprezzato.
Io mi auguro che Guardiagrele e la politica locale abbia un cambio generazionale e di mentalità che porti ad una svolta democratica e meritocratica del sistema. Ma se da questo sito
ho più volte espresso come unica soluzione quella di invadere i partiti e mutarli agendo attraverso una base che si oppone qualora i vertici facciano cose non gradite, ovvero
deleggittimandoli politicamente dall'interno, la possibilità che presto o tardi inizi a rompere le scatole oltre che da questo blog anche in politica c'è. Ma il mio intento iniziale è
quello di risvegliare gli unici che possono, a Guardiagrele come in ogni parte d'Italia, produrre il cambiamento creando una politica che non viene più a compromessi con il potere
consolidato: ovvero i giovani.
Io attacco il movimento di Micucci perché a quel movimento ho provato a dare fiducia, ma è un movimento che nel momento in cui si trovava a dover denunciare i vertici dei partiti che
lo sostengono "implicati" nello scandalo della sanità, a denunciare i nomi di Pace, Dominici, Conga, Masciarelli e tanti altri ha taciuto. Se oggi vedo le "crociate" di Micucci in
maniera strumentale è perché lui in piazza non ha fatto quei nomi, non ha preso le distanze da quella politica e con lui non l'ha fatto Tavani e nessun'altro, attaccando invece
Caramanico e Maresca che hanno responsabilità gravi sulle scelte effettuate ma non certo sul danno globale fatto alla sanità dai precedenti nomi.
Se ho "appoggiato" Rifondazione sino ad ora è perché rifondazione ho scoperto (carte alla mano) esser stato il primo partito a denunciare i problemi ed i pericoli per il SS
Immacolata; Io li ho criticati ampiamente per l'esser stati poco attivi sulla questione ospedale negli ultimi anni, ma loro che potevano, carte alla mano, mi hanno dimostrato che non
è così, mostrandomi una bacheca in cui sono riportate, anno dopo anno tutte le iniziative a partire dal 2001. Li "appoggio" perché è l'unico partito che vuole trattare del problema
dell'acqua che ci hanno letteralmente scippato, con una SASI che è un parcheggio di clientele che si preoccupa di bilancio e riscossione bollette, ma non di garantire, attraverso una
manutenzione e sostituzione delle tubature e/o ricerche per nuovi approvigionamenti, la fornitura effettiva. Li "appoggio" perché è l'unico partito che ha proposto confronti e
discussioni su questi temi e da ultimo (decreti alla mano e non chiacchiere) sulla Riforma Gelmini.
Quindi, a chi ha da parlare perché è in buona fede e teme una nuova "fregatura" riguardo quello che legge qui, le risposte dei "perché" e dei "come" le ho date e certamente risponderò
a qualsiasi domanda in proposito. A chi inizia a speculare su questo sito o sui miei propositi, dico che se vuole aver paura è bene che ce l'abbia, perché rivolterò questo posto sino
all'ultimo documento utile...ma non deve temere che Rifondazione Comunista muova la mia mano...deve temere il mio spirito, tatuato sulle canzoni che scrivo da una vita. Deve temere il
fantasma dei valori e degli ideali che le forze politiche si sono affrettate a seppellire; deve temere "L'Idea che è dietro a questa maschera"(citazione di V per Vendetta) che da
sempre mi muove.
La pacchia in poche parole finisce qui. Chi vuole un confronto vero si faccia avanti, gli altri inizino a tremare. Ogni speculazione sarà per me un incentivo a continuare e ad essere
sempre più motivato nella mia azione. Oggi è il blog, domani saranno incontri e concerti, dopo domani saranno proposte create da una "costituente" di giovani guardiesi che, se
vorranno, faranno le loro proposte riguardo il paese, non al fine di creare un partito, ma di creare un documento che sia espressione democratica delle loro idee. Questo è il
progetto.
Io ho un sogno ed è un sogno ereditato dai nonni, dai padri, che sono morti ed hanno combattuto, che si sono confrontati per quel sogno che hanno dipinto in una carta chiamata
Costituzione. Carta che io voglio difendere con denti ed unghia fino alla fine perché è scritta contro ogni tentativo di rendere un italiano, succube o schiavo di un'altro, contro
ogni tentativo di sovvertire la sovranità popolare e che per questo motivo non solo non è mai stata applicata integralmente, ma oggi è anche sotto un attacco quasi globale da parte
della politica. Io ho un sogno che in sessant'anni di partiti collusi con la mafia, con le banche, con le massonerie e con gli interessi forti non è mai stato realtà, ne qui, ne in
nessun'altro paese al mondo. Io ho un sogno e si chiama Democrazia. Me ne frego se il mondo va in direzione opposta. Io ho un sogno e viaggerò sempre in direzione ostinata e contraria
se non altro ottenendo il più che mai raro privilegio di vivere secondo principi che mi permetteranno "di consegnare alla morte una goccia di splendore, di umanità, di verità."
(citazione F.De Andrè)
"e così disse al Potere: 'è la mia rivoluzione
e nessuno di voi la fermerà
avanzò mani in alto sino al plotone
gridando forte ai potenti del mondo...
...LIBERTA'!"
(tratto da: La Rivoluzione di Marco - IMDG)
Questo era un uomo, tu ne hai fatto uno schiavo
ma speranza non mollerà
finché giunga il giorno, senza mestieri o bandiere
in cui ognuno VIVENDO griderà
io non baratto la mia libertà
per una spiaggia di quiete e ignoranza!
io non baratto la mia dignità
con gli avanzi di una minoranza!"
(tratto da: Signor Speranza - IMDG)
Sarà con canzoni come questa; sarà con articoli di giornale e pezzi sul blog; sarà con pubblicazioni, con volantini, con confronti. "A canzoni non si fan rivoluzioni" dice Francesco Guccini nel brano "L'Avvelenata"...ma le si può mettere sempre al servizio di un cambiamento, al servizio delle idee.
Passa la Gelmini. Unica speranza il referendum
Italia sempre più a rischio dittatura.
E' passata! Il triangolo delle Bermuda in cui spariranno nei prossimi anni 8 miliardi di euro di finanziamenti per la scuola, 47 mila insenganti, un 100.000 tra operatori ed ausiliari
e che apre la strada alla riforma vera e propria, quella del disegno di legge Aprea, che ha come obbiettivo aziendalizzare e dunque controllare scuole e formazione, è realtà.
Ma se questo governo conta di andar avanti a suon di fiducia sulle leggi "impopolari", ignorando piazze ed opposizione, vorrà dire che saranno i referendum a far a pezzi
quest'ennesimo obrobrio.
L'Italia è davanti ad una presa del potere. Berlusconi vaneggia anche sulla legge elettorale europea, vuole esser lui a nominare chi ci va, vuole che siano i partiti a scegliere i
rappresentanti in ogni dove e dati i risultati che sta ottenendo, con il suo parlamento scelto per gran parte da lui, che vota sempre "SI" ai suoi decreti, diesegni ed altro, c'era da
attenderselo.
Berlusconi poi punta alla riforma della giustizia. Se ci riesce, mettendo a capo dell'organo di governo della magistratura un potere politico di fatto, la democrazia sarà
ufficiosamente eliminata.
Infatti noi tutti a scuola abbiamo studiato che la nostra democrazia si fonda sulla divisione dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, indipendenti l'uno dall'altro.
L'indipendenza di ogni funzione e dei tre organi che le svolgono, rispettivamente Parlamento, Governo e Magitratura, fanno si che nessuno possa avere il sopravvento ed instaurare una
dittatura di qualsiasi natura.
Attraverso l'eliminazione delle preferenze e quindi con la nomina dall'alto dei parlamentari che vengono eletti dal capo dello schieramento e dunque dal capo del governo, il
parlamento smette di essere l'organo legislativo. Infatti, lo stiamo vedendo, attraverso lo strumento della fiducia, il Parlamento sta divenendo sempre più un organo di consulenza e
formale approvazione di leggi pensate e disposte dal governo. Le opposizioni non possono che prendere atto, gli emendamenti vengono bocciati ad oltranza. In poche parole: Berlusconi
decide da solo le leggi, le propone, le fa votare a chi lui ha nominato e le approva...QUESTA NON E' DEMOCRAZIA.
Con la riforma della Giustizia, che nel silenzio si sta studiando, si vuole inserire il controllo politico del Parlamento (nominato in maggioranza dal Premier ovvero colui che
possiede già di fatto, seppur non formalmente, il potere legislativo ed esecutivo) nell'organo di autogoverno della magistratura, ovvero il CSM. Il parlamento dovrebbe fare le nomine
dei giudici. Con quest'ultimo pezzo del Puzzle si aggiungono: la legge per proibire la pubblicazione di atti giudiziari ed intercettazioni anche se non più coperte da segreto, ovvero
il bavaglio definitivo al diritto d'informazione; la nuova salva rete4 che toglierà frequenze a RAI 1 per far rimanere l'abusiva televisione del premier in Onda, Fede a fare da
ammaestratore di anziani (non a caso, il palinsesto televisivo pomeridiano di retequattro propone tutti classici molto datati che attirano tanti anziani nostalgici, per poi servire la
propaganda di Fede subito dopo!)...la riforma Gelmini (primo passo del "progetto APREA") attacca l'autonomia dell'insegnamento ed assoggetta i contenuti al nulla osta dei
privati.
Della democrazia rimangono solo i Referendum abrogativi, ultima arma difensiva del popolo italiano contro il potere totalitario di un elite che ormai controlla tutto. O si reagisce
ora, oppure per l'ennesima volta nella storia, il sogno della democrazia è finito. Ed in un periodo in cui c'è scarsità di risorse naturali, alla vigilia delle prime "guerre" per
l'acqua, il sistema non democratico è quasi una garanzia di rivivere gli orrori del passato e forse anche di peggio.
L'ennesima "Salva-Geronzi!"
il PDL ci riprova...
Il post apparso oggi sul blog di Di Pietro non fa una grinza. Ve ne ripropongo un pezzetto premettendo,
che nel lato omesso, si spiega come Geronzi sia a capo della stessa Mediobanca in cui partecipa anche Mediaset e da qui (oltre che da altri affari) l'interesse
privilegiato per il Cesarone nazionale!
Che dire: non si riposano proprio mai!
"è stato depositato, sempre dal governo Berlusconi, un disegno di legge che è già stato messo in calendario – manco fanno in tempo a depositarlo che già lo mettono in
discussione, mentre quello sulla non candidabilità dei condannati se lo scordano sempre – che prevede la riforma dei reati fallimentari.
Non è una riforma, ma una delega in bianco che si da al governo: il Parlamento deve approvare una legge che dice “caro governo, io non riesco a farla. Fai tu la legge
sui reati fallimentari”. La norma si chiama “norma in bianco”, però in questa inserisce una clausola: “mi raccomando governo, quando fai il reato di bancarotta prevedi una
pena che va nel massimo dagli 8 ai 10 anni”. Uno si chiede perché è stata messa. Molto semplice, perché attualmente è fino a 10 anni, se lo mette da 8 a 10 si da la
possibilità al governo, cioè a Berlusconi, di decidere pure di metterla a 9 anni.
Sapete qual'è la differenza fra avere una pena a 9 anni e una a 10 anni? Se hai una pena a 10 anni, come massimo edittale, la prescrizione scade dopo 15 anni. Se hai una pena
anche di un giorno meno a 10 anni, come per esempio 9 anni, allora la prescrizione scade dopo 10 anni, e non 15.
In definitiva cosa hanno fatto? Hanno previsto un nuovo reato di bancarotta con una pena ridotta in modo che la prescrizione sia minore. E allora?
E' vero o non è vero che Geronzi di Mediobanca è sotto processo per la vicenda Parmalat? Si.
E' vero o non è vero che scade nel 2011? Si.
E' vero o non è vero che siamo ancora alle fasi preliminari del dibattimento di primo grado? Si.
E' vero o non è vero che con questa giustizia che non può funzionare in tempo al 2011, che è dietro le porte, arriva in prescrizione? Si.
Berlusconi non avrà preso questa decisione sulla bancarotta per salvare il suo amico Geronzi? Ai posteri la sentenza, ma voi non aspettate i posteri: agite adesso."
(A. Di Pietro)
Il governo regala l'acqua alle multinazionali?
una legge approvata in agosto minaccia il bene più prezioso.
Signore e signori, vi porto la prova di come agisce questo Governo e di come la democrazia e la libertà siano veramente in pericolo. A seguito di una mail mandata da
Danilo ho fatto le mie verifiche ed ho scoperto quanto segue.
Il 25 giugno 2008 il viene approvato il DL (decreto legislativo) nr 112/2008. Attraverso il link, andate alla fine
dell'articolo 23 "Modifiche alla disciplina del contratto di apprendistato" e potrete notare come è seguito subito dall'articolo 24.
Il 5 agosto 2008 (mentre tutti pensavano alle ferie, Grillo e Travaglio compresi) il Parlamento approva il decreto che diventa
legge L 133/2008. Ma spulciandolo, qualcuno si è accorto che nel frattempo, in questo decreto è stato aggiunto un articolo: l'articolo 23 bis.
l'articolo 23 bis porta il seguente titolo: "Servizi pubblici locali di rilevanza economica"
In quest'articolo si impone la privatizzazione di tutte le risorse pubbliche, in particolare dell'acqua, sulla base delle regole di mercato. Il che significa, non
prevedendo ostacolo di alcun tipo, che si apre il mercato alle multinazionali per il controllo dell'erogazione di acqua.
Il testo rimanda alle Regioni la decisione delle modalità contrattuali sulla gestione delle reti, ma non esplicita "alcun onere" dei privati riguardo la manutenzione
ed il ripristino della rete di distribuzione, che resta pubblica proprio per far ricadere tutti i costi sulla collettività e garantire ai privati esclusivamente
l'utile.
Data la nostra realtà, l'incredibile situazione in cui versa il nostro territorio, stiamo sperimentando in questi mesi cosa significa affidare ad un privato (SASI nel nostro caso) la
sola gestione della distribuzione senza alcun tipo di onere riguardante la manutenzione dell'impianto. Siamo a novembre ed a causa di tubature fallate ovunque e di
una mancanza totale di investimenti pubblici o privati per garantire nuovi approvigionamenti idrici, non abbiamo che poche ore d'acqua al giorno. Le bollette comunque
le paghiamo, le tariffe si alzano ogni anno e paghiamo anche l'aria che passando ad ogni ripristino del flusso attraverso i condotti viene conteggiata come
acqua! (quant'aria avremo pagato come acqua da giugno ad ora?)
Ma sebbene questa realtà della privatizzazione sia già un qualcosa in essere (non v'è novità in questo), con questa legge non solo si fa obbligo d'affidamento a privati della
gestione della risorsa, ma si specifica anche che questo deve avvenire secondo le sole regole (quali? Proprio Tremonti parla di una mancanza totale di regole
nel mercato!) di mercato e quindi si apre all'assalto delle multinazionali che mentre il mondo è ancora ossessionato dal prezzo del petrolio, sono già avanti ed
intendono mettere le mani sull'oro azzurro.
L'acqua permette la vita. Controllare l'acqua significa avere un potere assoluto su ogni popolazione. Le multinazionali, o comunque i privati, possono gestire
(garantendo un minimo non definito e quindi "suscettibile" a stime di quantità simili a quelle del petrolio) la risorsa più scarsa ed importante del pianeta come preferiscono ed
oltretutto non vengono messi limiti riguardo la "commercializzazione" del bene. In pratica si parla solo di "distribuzione" e per distribuzione si può intendere anche
'imbottigliamento. Le speculazioni che abbiamo visto sul prezzo del Greggio sono state nulla in confronto a quelle che vedremo sull'acqua, con la differenza che se la
benzina sale, magari troviamo il modo di farne a meno quando non è indispensabile la macchina o troviamo mezzi e forme di energia alternativa; se sale il prezzo dell'acqua,
alternative non ne esistono ed a noi non resterà che pagare.
Prego, chi un po' se ne intende di esaminare con cura questo Art. 23 bis e valutare se le mie considerazioni sono in qualche modo errate. Resta il fatto che,
se i bene informati definiscono l'affare "SASI" una sorta di truffa, questo articolo, per come è scritto, potrebbe rivelarsi una rapina, ben nascosta in un "innocuo"
decreto legge che nessuno si è degnato di rileggere prima dell'approvazione o il cui art 23 bis è stato considerato poco importante.
Questo è comunque il governo della libertà, della trasparenza, del nuovo che avanza! Che inserisce articoli a tradimento in decreti apparentemente innocui o che trattano di tutt'altra questione, per far passare inosservato un provvedimento "impopolare" ed evitare il dibattito parlamentare su ogni questione "delicata". Lo hanno fatto con la scuola, l'hanno provato a fare con le leggi salva-premier (articolo nel decreto sui rifiuti però scoperto) e lo fanno in ogni cosa che potrebbe toccare la loro "immagine". Privatizzano tutto, così da comprare tutto ed aver potere su tutto, senza scrupoli, per il solo lucro dell'elite di cui sono rappresentanti ed esponenti. Vanno fermati e subito.
WAKE UP!!!
Gli sproloqui di Cossiga.
Gli "intoccabili" possono permettersi questo ed altro...stiamo attenti!
«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interni. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Le forze dell’ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì»
E' passata quasi inosservata questa esternazione di Francesco Cossiga, Presidente emerito della Repubblica Italiana. Una dichiarazione che va censurata in tutto e per tutto se rapportata al presente e sulla quale bisogna riflettere riguardo al passato.
Io non so come possa essere tollerata una cosa del genere in un paese democratico come dichiara d'esser il nostro. Spesso mi si è voluto far intendere che il "diritto d'opinione" ha un limite per quello che io scrivo, ma con simili esempi si dimostra chiaramente che ogni opinione è lecita, purché si abbia il potere per esprimerla e nel caso di Cossiga, farla diventare (come da sua ammissione) realtà. E' la confessione spontanea di un crimine gravissimo che oltretutto, attraverso un giornale, si sprona l'attuale governo a ripetere.
Ho voluto riportarla perché merità di non esser dimenticata. Ho voluto riportarla perché sia un esempio del cosa si può arrivare a pensare e fare. Quando e se ci saranno scontri, ricordiamole queste parole, perché Cossiga le ha dette in quanto non esercitando alcun potere effettivo e non rappresentando altri che se stesso, non ha interessi o logiche di partito da tutelare. Ma è bene comprendere che facilmente, dietro ad episodi come quelli della Diaz e del Bolzaneto, giusto per citarne due recenti, esiste questa mentalità e la stessa strategia d'azione del Governo. Devono dunque star molto attenti gli universitari, essere vigili sui partecipanti alle proteste.
Quando vedrete scontri, quando vedrete manganellate, quando vedrete locali o quartieri in fiamme o quando vi inquadreranno "manifestanti" facinorosi che provocano danni e guerriglia, non dimenticate queste parole. Perché chi ha interesse a mantenere il potere non le dice, le smentisce, talvolta le condanna...ma spesse volte le riconosce legittime all'atto pratico.
Porta a Porta: Tre mele ed una biblioteca per spiegare Sanitopoli?
E se fosse tutto un piano diabolico?
Stasera a Porta a Porta ci hanno fatto due...mele così! Anzi, tre! Per fortuna, o per sfortuna, Di Pietro sta sulle scatole a tanti ma quando si
mette a fare il Di Pietro a volte, involontariamente forse, fa saltar fuori delle cose che sono indicative e danno il la a ragionamenti veramente inquietanti.
Noi abbiamo sentito la storia delle mele, come dicevo prima, e della biblioteca dove Angelini dice di aver sempre lasciato i soldi. L'hanno sviscerata in ogni maniera
possibile ed immaginabile per dire che era una accusa assurda. Ora, dopo averci fatto diventare tutti fruttivendoli e bibliotecari, Vespa si lascia sfuggire di aver letto gli
atti del processo, o quantomeno dice d'esserne in possesso lasciando intendere (come imporrebbe la professione per cui è pagato) di averli letti.
E' una cosa molto importante a mio modo di vedere. Perché se Vespa ha letto tutti gli atti ed ha scelto questi aneddoti per rappresentare quello che viene dipinto come un teorema
accusatorio basato sul nulla, ci sono solo due possibilità:
O la magistratura ha veramente compiuto un atto criminale, ha costituito una associazione a delinquere ed ha decapitato (senza il sostegno d'alcuna prova) la giunta regionale
abruzzese, cosa tra l'altro che Vespa sottolinea più volte come sua maggiore preoccupazione quasi a volerla evidenziare; o Vespa ha raggiunto l'apoteosi del suo
"servilismo", ed nel prossimo Piano Sanitario Regionale percepirà anch'egli dei rimborsi per "Porta a Porta" come clinica riabilitativa.
Perché, a mio modo di vedere è quantomeno allucinante che uno che si sia letto decine e decine di pagine di indagini, riesca a trovare solamente, per fare domande, 3 mele, i
libri, e scemenze simili. Se poi gli atti sono limitati a questo, trovo altresì assurdo, per quanto possa essere messo male il nostro giornalismo regionale, che nessun
cronista giudiziario li abbia letti ed abbia detto: "qui ci sono solo 3 mele e la biblioteca e le chiacchiere di Angelini: di concreto non c'è assolutamente nulla!"
Trovo inaccettabile, secondo logica, tutto questo. Trovo inaccettabile che di intercettazioni, rilievi, riscontri, testimonianze ecc. non si sia parlato. Perché,
seppur volessimo avvalorare la tesi di un complotto, i magistrati stessi non sono mica tanto idioti da poggiarlo su tre mele, una biblioteca ed i racconti di un
corruttore.
Si è parlato e stra-parlato del caso Tortora creando un'associazione nel telespettatore (tecnica elementare di comunicazione e marketing), come se questa situazione
fosse analoga a quella. A farlo è stato un parlamentare del Pdl il quale non ha letto mezza riga degli atti (almeno a suo dire). Un Onorevole che sfruttava la sua
posizione di parlamentare per andare a trovare l'imputato in carcere, facendo di una concessione che serve ai parlamentari per valutare le condizioni delle carceri e dei
detenuti in modo da poter legiferare a riguardo (come giustamente sottolinea Di Pietro), un privilegio personale.
Nulla giustificava quella visita a Del Turco e direi che, dato che il parlamentare del Pdl non si è nemmeno degnato di inventare una scusa, siamo dinanzi ad un abuso,
a mio modo di vedere, della sua posizione di parlamentare per scopi privati. Un qualcosa che in qualsiasi altro paese democratico, sarebbe costata uno scandalo incredibile per il
politico in questione, perché a nessuno di noi, per nessun motivo, è concesso di visitare un amico in isolamento. Ma che la legge sia più uguale per alcuni, piuttosto
che per altri in Italia lo sappiamo bene ed il Lodo Schifani prima ed il Lodo Alfano adesso servono solamente per convincere di ciò solo gli ultimi romantici ancora aggrappati a
quella che è una scritta che nei tribunali ormai ha valore puramente ornamentale.
A questo punto, rovesciando l'ipotesi dei magistrati uniti in una organizzazione a delinquere volta al decapitare una Giunta Regionale ed in qualche modo a favorire (perché Angelini
certamente avrà dei benefici giudiziari per la sua collaborazione) un reo-ammesso corruttore, ci troveremmo dinanzi ad un giornalista veramente fazioso, che abdica al
suo compito di informare ( che novità!) per servire un interesse più alto. Ma quale sarebbe?
Mi sento in qualche modo come l'ispettore Finch in "V per Vendetta" quando nel momento cruciale del film dice la frase: "ho cominciato a notare uno strano concatenamento di eventi che
partono da...fino ad arrivare a...".
L'ipotesi, che sottolineo è frutto della mia fantasia, è la seguente:
Il centro-destra, o meglio Berlusconi, ha necessità di inserire un uomo di fiducia in seno alla Corte Costituzionale in vista del suo pronunciamento sul Lodo Alfano. Il suo candidato,
Pecorella, trova il veto del PD, un veto di costrizione, imposto da un'Italia dei Valori che di certo, per il suo spirito di opposizione garante della legalità, nega
ad oltranza. A questo punto, per convincere il PD sul secondo candidato, che comunque è legato a doppio filo con l'avvocato Cesare Previti e dunque con Berlusconi, si propone
una riabilitazione di Del Turco (già in atto da tempo per altri scopi) in Abruzzo che ha un duplice scopo: il primo (vantaggioso per il Partito Democratico) di riabilitare il
lavoro di Del Turco, facendo insinuare il dubbio della sua totale innocienza e di un buon lavoro come governatore della regione così da riportare una parte di
voti al PD (mentre dall'interno, come abbiamo visto anche noi in piazza, il Pdl è ben lontano dalle linee "garantiste" dei suoi vertici, almeno in questa fase e comunque basa
il consenso nel contrapporre ai conti, un bilancio dei servizi disastroso); il secondo, vantaggioso per il Centro-destra, di trovare qualcuno che funga da esempio
"insospettabile" per confermare la necessità di una riforma della giustizia definitiva, che distrugga ogni residuo strumento di indagine sul potere da parte dei
magistrati.
Un'ipotesi che poi, proprio nella visita abbastanza inusuale di un vecchio amico in forza al Pdl che con Del Turco non si vedeva da anni, potrebbe trovare il momento d'incontro
attraverso il quale si convince l'ex governatore a collaborare al progetto, che ovviamente era pregresso e limitato solo al secondo punto, ovvero quello di riabilitare un
accusato della fazione opposta, abbandonato dal PD e trasformare non tanto Angelini, che è criminale per sua stessa ammissione, ma i magistrati in un pericolo per il paese,
l'esempio di un cancro da estirpare. "Noi ti riabilitiamo e ti garantiamo un futuro visto che i tuoi amici ti hanno mollato e tu ci aiuti a dimostrare, o quantomeno a far credere alla
gente, che i magistrati che ti accusano vanno fermati con una riforma."
Per di più, a somma e sostegno di tutta questa teoria fanta-politica, c'è la dichiarazione di Del Turco di voler continuare la sua carriera politica in una forza riformista e
le parole di Craxi (quello vivo) che lo invitano a tornare all'ovile ovvero nel nuovo PSI. Un ovile decisamente vicino al Pdl che fa
di tutto per riabilitare l'ex leader Bettino Craxi socialita condannato e morto da latitante ad Hamamet e grande amico e benefattore di Berlusconi tra la metà degli anni '80 e Mani
pulite.
Il Pdl quindi offre riparo e sostegno per una ripresa della carriera politica a Del Turco ed in cambio ottiene un ex-presidente della Regione Abruzzo, che in
televisione snocciola dati di bilancio positivi ottenuti dalla giunta e che in "assenza di prove" concrete è stato massacrato da magistrati criminali. In più offre
all'ombra d'opposizione targata "Veltroni" la possibilità di difendersi dalla strabordante emorragia di voti che in Abruzzo non sembra arrestarsi, perché se le cose vengono percepite
in questo modo, il PD riacquista credibilità sulla sua azione di governo quantomeno dal punto di vista dell'azione di riforma della sanità. Voti
recuperati che andavano ad arricchire per lo più, l'Idv che nei sondaggi è data in enorme crescita e che se il PD accettasse la candidatura proposta dal partito di Di Pietro
come leader vedrebbe, in Abruzzo, un cambio di leadership sul fronte dell'opposizione sino ad un anno fa impensabile, con il rischio addirittura di
un appoggio a quel punto anche di parte della sinistra Radicale; un'alleanza questa che sarebbe forse in grado di ribaltare persino un risultato elettorale che oggi appare quasi
scontato.
Ma per un partito come il PD che sogna insieme al Pdl un ideale sistema bipartidico, nel quale si porrebbe (facendo una forzatissima analogia con le democrazie
anglosassoni) come partito laburista in contrapposizione ad un'unica entità conservatrice ovvero il PDL, sarebbe probabilmente la fine. Per non parlare del Pdl, che
si troverebbe al timone di una regione che ora come ora sembra impossibile perdere, a governare la sua Kriptonite politica ovvero l'IdV di Di Pietro.
Non a caso, sempre per straordinario tempismo, è di ieri (l'altro quando leggerete questo post) la dichiarazione di rottura tra PD ed IdV sul fronte dell'alleanza
all'opposizione.
Quindi cosa accadrebbe secondo questo disegno?
Berlusconi finalmente rompe il veto del PD, con qualche lusinga convince un certamente non ostile UDC e riesce finalmente a piazzare il suo uomo all'interno
della Corte Costituzionale. Vince le elezioni in Abruzzo, grazie alla campagna elettorale di piazza esattamente opposta a quella mediatica, senza parlare di
debito, attaccando il PD solo ed esclusivamente sui servizi, allontanando così lo spettro consistente nell'ascesa inaspettata di Di Pietro nei sondaggi.
Il PD vede in parte restituita una credibilità in Abruzzo, recupera parte dei consensi finiti nel bacino di voti di Di Pietro, si conferma come prima
forza di opposizione anche in Abruzzo e magari strappa anche la presidenza della commissione di vigilanza RAI
Del Turco vede riabilitato il suo nome e se nessuno va a spulciare nelle carte del processo trovando qualcosa di più di tre mele, una biblioteca ed il racconto di un
reo-ammesso corruttore, riesce persino a farsi eleggere nelle file del nuovo PSI come parlamentare europeo (dato che lui è un garantista che vuole fare politica
finché non arriva al terzo grado di giudizio ed ha anche il coraggio di definire Vespa come "poco garantista") ripulendosi in attesa di entrare in parlamento nella
prossima legislatura, magari nel Team ufficiale, ovvero il PDL.
E vissero tutti felici e contenti...tutti naturalmente tranne gli abruzzesi.
Rifletteteci.
Condanna a Travaglio: precisazioni.
I fatti che hanno portato alla sentenza.
Siccome qua tutti scrivono di Travaglio e dalle prime letture ho compreso di non averci capito na mazza (grazie soprattutto a tutti quelli che scrivono di Travaglio), ho deciso di
rileggermi il pezzo di travaglio e sulla base della "prova"
cercare di comprendere il perché reale della condanna. Dopo averlo letto posso dire che gli altri articoli da cui ho preso spunto per il pezzo precedente, che lascio
solo perché comunque contiene delle riflessioni che ritengo tutt'ora valide, sono monnezza, nel senso che, a mio avviso, sono lo sfogo di tutta quella parte
di stampa a cui Travaglio aveva fatto venire il complesso d'inferiorità.
Altro che "caporali", come spara il Tempo. Altro che diffamazione intesa in opinione eccessiva. La storia è un'altra, almeno dalla mia analisi.
Le cose stanno così: Travaglio cita testualmente delle deposizioni dell'ex Comandante Michele Riccio in un articolo che sottolineava i legami tra Cosa Nostra e Forza
Italia attraverso Dell'Utri (condannato poi per concorso esterno in associazione mafiosa).
Ora nello scrivere il pezzo, Travaglio cosa fa: evidenzia la presenza di Cesare Previti nello studio dell'avvocato Taormina quando Riccio va li ad un incontro con Dell'Utri, Taormina
ed il Tenente Carmelo Natale (sotto processo anch'egli). In quella riunione a Riccio viene chiesto di testimoniare il falso riguardo Dell'Utri in cambio di una sua (di Riccio)
riammissione nell'arma. Previti non prende parte alla discussione, ma all'epoca era tuttavia rilevante sottolineare anche la sua presenza (seppur ininfulente ed estranea ai
fatti) in quello studio, dato ciò che in quello studio facevano Taormina e Dell'Utri.
Travaglio non ha detto il falso ne espresso opinioni improprie. Ha solo aggiunto <<In quell'occasione, come in altre presso quello studio era presente anche
l'On. Previti>> che comunque è nella testimonianza di Riccio. In pratica, questo aggiungere quella riga in più, senza citare tutta la deposizione che dal punto in cui l'ha
interrotta arrivava al punto in cui Riccio citava Previti, è stato visto dal giudice come un inserire una verità in un contesto diffamante.
Travaglio avrebbe dovuto omettere la parte di deposizione in cui si citava Previti oppure avrebbe dovuto citare tutta la deposizione in maniera tale che si comprendesse, senza
dubbi, che Previti non avesse preso parte alla discussione, cosa che, tagliando in quel modo, poteva esser intesa da chi leggeva.
Questo mancato chiarimento, l'ambiguità del ruolo di Previti in cui Travaglio lascia l'allora onorevole di Forza Italia, è il motivo della condanna. Se un qualsiasi altro giornalista
fosse stato condannato per motivi anche più gravi, dubito che se ne sarebbe parlato. Il problema è che Travaglio ha stroncato mezza Italia, attaccando tutti ed ora
che dopo almeno 15 anni ed una decina di libri scritti, per l'ammontare di migliaia di pagine, qualcuno riesce a trovare il cavillo di una frase per farlo condannare, quella
mezza Italia di cui parlavo prima fatta per lo più di politici e giornalisti che confondono l'oggettività con l'omissione (o la diffamazione vera e propria, in cui si diffondono
notizie FALSE) ovviamente festeggia e lo fa sputtanandolo. Perché sarebbe forse controproducente parlare di gogna mediatica per difenderlo dopo una condanna, ma qui parliamo
di una frase ambigua e nulla di più.
Spero solo che l'altra metà d'Italia non dimentichi, per una frase, il resto di quelle migliaia di pagine che comunque restano come testimonianze di uno spaccato d'Italia
marcio e corrotto che senza Marco Travaglio non sarebbe mai venuto alla luce. Marco Travaglio è e resta una delle voci fondamentali del giornalismo italiano, un uomo libero
ed a mio modo di vedere comunque onesto. Forse, se un appunto gli se lo può muovere, che è credo anche la causa di questo errore commesso, è che nel suo desiderio di smascherare
personaggi come Previti (condannato in via definitiva), Dell'Utri (condannato in 1 e 2 grado), Berlusconi (Pluriprescritto) e tutti coloro che hanno e/o continuano a fare e disfare a
loro piacimento utilizzando i mezzi del potere politico ed economico senza alcun rispetto per le leggi, la foga lo abbia fatto inciampare. E' per questo che gli do atto quando dice
che "prima o poi capita a tutti i giornalisti"...ma quelli veri. Gli altri, che si limitano a fornire le verità ufficiali, senza indagare ne dar fastidio, magari non
inciampano, anche perché è difficile quando si striscia.
Marco Travaglio: diffamazione o reato d'opinione?
Condannato in primo grado per aver scritto il vero ma aver esagerato nel farlo.
"Prima o poi si sbaglia tutti" ed ora il sempre assolto Marco Travaglio si trova a prendere la sua prima condanna (in 1 grado) per diffamazione dell'avvocato Cesare Previti (ammesso
che sia possibile diffamare Previti come sottolinea lo stesso Travaglio). Ovviamente, contrariamente a quanto accade quando viene condannato un politico, o quando si scoprono i
fattacci di qualche grande imprenditore/manager che attraverso le sue malefatte vanno a colpire l'interesse pubblico, molti giornali ieri hanno riportato la notizia in rilievo.
"Chi di sentenze ferisce di sentenze perisce" sghignazzeranno i potenti per questa sentenza che in un paese normale significherebbe, (dato che i fatti sono veri) che ha "esagerato"
traendo conclusioni che all'occhio del giudice monocratico sono risultate diffamatorie. Travaglio si difende dicendo che i giornali che hanno dato risalto a questa notizia, dovrebbero
pubblicare l'elenco di tutti i giornalisti che hanno nelle loro redazioni (a partire dalla RAI) già condannati (anche in via definitiva dalla cassazione) per diffamazione. Dice che in
qualche modo ogni giornalista sa che prima o poi arriva per tutti una condanna e ricorda come Montanelli, condannato per aver definito "Padrino" De Mita, "si appese quella condanna al
petto mostrandola con orgoglio".
Sicuramente, da ora in avanti, la prima obiezione che si solleverà nei confronti di Marco Travaglio ogni volta che scriverà o dirà qualcosa di poco simpatico ai signori del potere, è
che lui non è attendibile perché condannato per diffamazione. Si solleverà sempre l'obiezione che se secondo lui un banchiere non può fare il nr1 di mediobanca perché colpevole in
primo grado di bancarotta fraudolenta (ovviamente si parla di Geronzi), neanche un giornalista può fare il giornalista perché ha un precedente per aver diffamato qualcuno.
Ovviamente, per chi è sano di mente, il fatto che Travaglio venga condannato perché un giudice ritiene che abbia passato il segno è un qualcosa di molto soggettivo e comunque
Travaglio non amministra soldi pubblici, ne è responsabile dei risparmi della gente, ne tantomeno è seduto in parlamento. Certo, se questa condanna divenisse definitiva, Travaglio
perderebbe la poltrona di ministro della giustizia nel governo immaginario ed ideale di Beppe Grillo, in quanto sarebbe pregiudicato. Ma c'è sempre Peter Gomez o Lirio Abate, o
Saviano. Per fortuna siamo ancora "coperti" in quel campo.
Questo però è il rischio della politica a mio modo di vedere. Le tutele, di cui i nostri politici abusano per evitare d'esser processati per abusi d'ufficio, per favoreggiamenti in
una scalata illegale, per la loro politica clientelare al limite delle tangenti ecc.ecc. dovebbero servire solo per difendere i parlamentari dai "reati d'opinione". Non a caso,
proprio Travaglio, a differenza di Grillo, ha sempre fatto dei distinguo per quanto riguarda l'accesso dei "pregiudicati" in parlamento ed ha più volte spiegato il senso storico dei
privilegi di cui godono, figlio dell'esperienza sotto il fascismo in cui si usavano i tribunali per far tacere e sparire ogni voce contraria al regime. L'autorizzazione a procedere
sarebbe una garanzia e non un privilegio.
Io nell'Italia di oggi sono del parere che in qualche modo, specie gli opinionisti come Travaglio, debbano essere considerati dei politici, ma non nel senso classico che noi
attribuiamo al termine e neanche nel senso "anti-politico" che tutti cercano di affibbiar loro. Io stesso faccio in qualche modo politica attraverso questo blog ed attraverso ciò che
scrivo nelle mie canzoni. Travaglio va considerato politico perché il giornalismo, per quanto non sia formalmente scritto, ha una sua funzione politica. Senza essere ipocriti, le
notizie e le opinioni dei giornalisti influenzano, oggi più che mai, le scelte politiche della gente, che nell'era della globalizzazione, degli effetti a catena, per comprendere la
realtà, si affida all'informazione. E' così che in anni di martellamenti riguardo rapine e stupri da parte degli immigrati, si è creato il clima xenofobo che si respira oggi,
alimentando il consenso per il centro-destra. E' così che schiere di economisti hanno bollato come impossibile sostenere il sistema di tassazione del Governo Prodi (che però garantiva
un minimo di wellfare) ed ora tacciono sul fatto che Berlusconi le tasse non le stia tagliando, occupandosi solo dei fatti suoi e di distruggere tutto ciò che di pubblico esiste per
il business dei privati.
Alla luce di ciò, se venisse condannato in via definitiva (in cassazione cioé) Marco Travaglio, non avendo fornito fatti falsi, ma avendo solamente "esagerato" nelle sue conclusioni
tratte da esse, a mio avviso rientra, (per la funzione che nel tempo si è ritagliato all'interno del sistema dell'informazione, essendo, prima ancora di Beppe Grillo, colui che
denunciava fatti volutamente omessi da un'informazione omertosa e/o controllata), nella categoria dei "reati d'opinione", ovvero proprio di coloro che la costituzione stessa
voleva garantire.
Dato che i politici, quando accadono questi avvenimenti, che coinvolgono membri di quella casta, fanno a gara a mostrare solidarietà ai colleghi "ingiustamente" indagati o condannati (esempio con Mastella o Cuffaro), io faccio lo stesso. La mia piena solidarità a Marco Travaglio per questa vicenda ed un invito, anche se mi appare scontato che lui lo faccia, a proseguire nel suo impegno. Poi alla fine a Previti, con le sue malefatte che hanno riempito non pochi best seller di Marco Travaglio, una particina di quegli introiti bisognava anche dargliela. E' ingiusto arricchirsi sulle spalle dei criminali...o no?!
Ovviamente, l'ultima affermazione, qualora ci fosse bisogno di sottolinearlo è una provocazione.
Gianni Chiodi è il candidato prescelto dal Premier
Bella presenza ed un rinvio a giudizio per il crollo di una discarica.
Diceva Andreotti: <<a pensar male si commette peccato ma spesso ci si azzecca!>>. E chi sono io per sconfessare una delle poche verità che lo storico esponente della DC
prescritto (quindi colpevole) per la bazzeccola di aver favorito la mafia fino al 1980, ha detto al popolo italiano?
Ieri ho letto dell'ufficializzazione come candidato alla presidenza di Gianni Chiodi, ex Sindaco di Teramo, dopo il nulla osta di Silvio Berlusconi. Mi son detto: se l'ha scelto il
premier, deve avere per forza qualche precedente.
Ho fatto una prima ricerca con il suo nome su google e non è venuto fuori niente di che. Poi oggi leggo una dichiarazione di un esponente de La Destra che si lamentava della
candidatura del Pdl perché dopo una giunta regionale spazzata via dalle indagini della magistratura, bisognava presentare nomi "puliti".
Così ho fatto un'ulteriore ricerca e scopro, sul quotidiano on line "PRIMA DA NOI", che per il
candidato Gianni Chiodi è stato richiesto il rinvio a giudizio per il crollo della discarica di La Torre proprio a teramo.
Le richieste di rinvio a giudizio (che in totale sono 14) sono per le seguenti ipotesi di reato: "attività di gestione dei rifiuti non autorizzata, inquinamento dell’aria, crollo
colposo al falso materiale, getto pericoloso di cose, deturpazione di bellezze naturali, omessa denuncia di reato."
Per ora non so di preciso quali di queste ipotesi di reato riguardi direttamente Chiodi, ma l'udienza preliminare è per il 27 novembre...a tre giorni dal voto. Vedrò nei prossimi
giorni se riuscirò ad avere maggiori informazioni. Chi passa di qui, naturalmente, può completare se ha ulteriori particolari sulla vicenda.
98 miliardi che farebbero comodo!
Che fine ha fatto l'indagine sulla maxi evasione ai danni del Monopolio di Stato?
Io ho il difetto che quando leggo notizie come quella di una inchiesta per una maxievasione da 98 miliardi di euro, poi finisco per legarmela al dito e se non so come è andata a finire, quando questo pensiero mi torna in mente, non riesco a dormirci, specie se con quei 98 miliardi si potrebbe riorganizzare la Sanità, l'istruzione, ricerca, pensioni, deficit...insomma: parliamo dell'equivalente di 3 finanziarie "batosta", di quelle che in genere ci mettono in ginocchio.
Ho cercato inutilmente in rete aggiornamenti sull'inchiesta a seguito delle due relazioni della commissione parlamentare, ma non ho trovato nulla riguardo l'eventuale processo, la sentenza, o quant'altro possa portare lo Stato a riavere indietro questi soldi.
Eppure, immaginando (con TANTA FANTASIA) lo Stato come un padre di famiglia, prima di togliere il piatto di pasta dalla bocca dei figli, magari esso andrebbe a cercare, tra i suoi documenti se c'è ancora qualcuno che gli deve dei soldi. Si interesserebbe a questa questione.
Ma non solo lo Stato è reo di menefreghismo. L'informazione fa maratone di anni per raccontare il delitto di Cogne, di Garlasco, di Erba, di Perugia e via dicendo. Non solo nessuna trasmissione d'approfondimento ha mai trattato di questo argomento, di questa inchiesta, ma anche giornali, giornalisti e blogger l'hanno dimenticata.
Era una bufala? Non penso, dato che erano dati accertati da indagini e relazionati da una commissione parlamentare. Allora perché non se ne parla? Perché, all'entrata in una crisi come questa non si fa in modo che chi deve pagare paghi?
L'inchiesta dei due giornalisti (riportata in breve nel filmato di Striscia la Notizia, unico programma tv a parlarne) ha rivelato come molte società che sono finite in questa
inchiesta siano legate alla mafia, altre siano di proprietà di politici di uno schieramento (o li abbiano nel cda), o nel caso delle sale Bingo, controllate da esponenti dello
schieramento opposto.
A noi tutti penso farebbe molto piacere sapere cosa sta accadendo e cosa accadrà. 98 mld di euro sono una somma inimmaginabile rubata agli italiani a causa della mancata sorveglianza
della società preposta ai controlli, guardacaso, nominata dal governo Berlusconi.
Mafia, politica e 98 mld rubati: chissà come mai il nuovo alfiere dell'etica nella finanza non ce ne parla mai?
Sentenza Centro Olii
Rettifica doverosa.
Rettifica doverosa che fa luce su un aspetto che mi aveva lasciato talmente sconvolto da esser messo in primo piano nell'ultimo post riguardo il Centro Petroli.
Da ulteriori controlli ho appurato che nella sentenza si cita, in un confronto "economico", la maggior importanza del petrolio rispetto alla produzione agricola di pregio. Non si fa
mensione della salute pubblica.
Il passaggio della sentenza che era stato del tutto snaturato dalla fonte che l'aveva espressa, nel proprio pezzo, come citazione testuale e virgolettata è la seguente:
"Va precisato al riguardo, infatti, per quanto riguarda le valutazioni inerenti l’impatto nei riguardi della coltivazione di pregiate colture agricole, che anche la
ricerca e la lavorazione di idrocarburi è del pari tutelata ed assume una valenza pari se non addirittura superiore a quella agricola, nel momento attuale in cui l’economia italiana
sopporta i gravi disagi economici conseguenti alla situazione mondiale nel campo delle risorse energetiche...."
Il documento ufficiale è scaricabile a questo
link
Porgo le mie scuse a chi segue il blog che ha avuto un'immagine deviata di ciò che accade ed ovviamente a chi la sentenza l'ha scritta.
Una sentenza su cui si può e si deve discutere, ma la cui discussione deve poggiare sulla realtà della sentenza stessa. Realtà che purtroppo a causa di una mia scarsa perizia nel
controllare la fonte, è giunta al lettore distorta.
Pur non essendo questo un organo d'informazione (le "notizie" infatti sono sempre riportate come spunti per riflessioni sui fatti, nel pieno diritto d'opinione tutelato dalla
costituzione) questo blog vuole diventare nel tempo un luogo dove notizie rilevanti ma poco amplificate o addirittura celate, siano punto di partenza che aiuti a comporre il puzzle di
ciò che accade, stimolando alla riflessione la coscienza di chi legge.
Internet è un luogo difficile da esplorare, le cui fonti d'informazioni sono molteplici e qualche volta non veritiere. Ma è l'unico strumento attualmente in possesso del cittadino per
arrivare a conoscenza di ciò che accade ogni giorno.
Centro Oli Ortona...l'incubo continua.
L'Eni vince davanti al tribunale amministrativo.
E' quantomeno discutibile il fatto che associazioni di cittadini, ambientaliste, territoriali ed addirittura la Regione Abruzzo non abbiano voce in capitolo sulla realizzazione di un
impianto dal devastante impatto ambientale come quello del centro Petroli dell'Eni che a questo punto pare inarrestabile.
E' abbastanzanza indicativo come questo progetto sia stato poco osteggiato dalle forze politiche finché la popolazione civile non è insorta, come se non se lo aspettassero, come se i
politici non sapessero quali conseguenze avrebbe portato alle aziende, alla salute, all'ambiente.
E' incisivo pensare ad una giunta comunale, quella di Ortona, che non ha sottoposto quantomeno una sorta di referendum alla cittadinanza prima di avallare o approvare un progetto che
cambierà per sempre la vita, l'ambiente, la salute e l'economia della città.
E' tremendo notare come sul centro Oli il Consiglio Regionale si sia applicato solo in campagna elettorale prima ed in campagna elettorale ora, per altro, nel primo caso, con un
provvedimento che faceva acqua da tutte le parti e che ovviamente è stato facile da rendere illegittimo per il Tar.
Viene da pensare su quest'ultimo punto che questa discussione politica a livello di centro Petroli sia sorta solo ed esclusivamente per due disgrazie: la caduta del governo Prodi (e
le conseguenti elezioni di Aprile) e la caduta della Giunta Regionale ora. Se non vi fossero state, o in atto, le campagne elettorali, ho i miei forti dubbi sul fatto che una classe
politica, che se ne aveva volontà avrebbe potuto bloccare con mezzi legittimi molto tempo fa quel progetto, sia realmente contraria al centro Oli.
La politica oggi è fatta di immagini, di proclami, di azioni illusorie. Succede con i rifiuti, con la sanità, con la sicurezza. Ciò che però è importante è notare come gli stessi
protagonisti prendano posizioni "populiste" solo ed esclusivamente in vicinanza di scadenze elettorali.
Io non credo che la politica abruzzese sia in gran parte contraria al centro Oli, in quanto ritengo che in questi affari "sporchi" (nel senso ambientale del termine) vi sia sempre un
qualche vantaggio, sia pure di prestigio, conoscenza ed appoggi nella scalata al potere che a chi di mestiere fa qualcos'altro (con l'hobby della politica) fa molto comodo. Io credo
che il no politico sia una messa in scena grottesca con la quale si vuol convincere l'elettore che si sta dalla sua parte.
In poche parole, ho i miei dubbi sul fatto che la politica possa realmente organizzare, magari ricorrendo al consiglio di Stato, una valida difesa di questo territorio, perché quando
ha potuto farlo, non l'ha fatto.
Il Ritorno del Principe.
il bene dell'Italia è sempre stato affidato alle minoranze.
Questa è la presentazione del libro "Il ritorno del Principe", dove il principe, se mal non ho compreso, è un riferimento a Macchiavelli.
Le conclusioni a cui giunge Roberto Scarpinato, coautore insieme a Saverio Lodato di questo libro, sono amare e forse più tenebrose di qualunque disfattismo sia stato a noi presentato
sino ad oggi. Ma sono conclusioni sorrette da un'immensa cultura storica e da un'analisi della società e del potere Italiano che per la prima volta non si ferma alla nostra repubblica
per spiegarne il declino, ma che scava affondo sino a recuperare un passato feudale a cui, purtroppo, si sta facendo ritorno.
La speranza oggi è affidata alla difesa della costituzione ed a quella minoranza che si batte per essa e contro la rassegnazione culturale delle classi sociali inferiori che ormai
avallano in silenzio il potere di signori impunibili, per i quali non esistono più tribunali in grado di far giustizia.
Una costituzione che è baluardo solo perché scritta in un momento di vuoto del potere storico Italiano, da esponenti di quelle minoranze sociali che avevano lottato fianco a fianco per cancellare l'ingiustizia che esso sottintendeva. Una costituzione che oggi si cerca di svuotare e cambiare perché essendo specchio di un potere diverso dal potere corrotto che da secoli governa l'Italia, fin da prima della sua unità, rappresenta l'ultimo residuo di coscienza e l'ultimo vero ostacolo al ritorno completo del "Principe".
Il Papa: «Non adorate falsi idoli»
distolgono l'uomo dal suo Fine vero
Il papa nel suo discorso a Parigi ha richiamato le persone a non adorare i falsi idoli quali: «Il denaro, la sete dell'avere, del potere e persino del sapere» continua: «non hanno forse distolto l'uomo dal suo Fine vero?».
»Leggi il resto...
«Si prendano le impronte agli ultrà, non ai rom»
Famiglia Cristiana: Governo arrogante con i deboli, rom e immigrati
Rispetto al mio modo di pensare, di solito non vedo di buon occhio le dichiarazioni di Famiglia Cristiana, figurarsi se lo leggo. Però questa volta "sfogliando" il sito Corriere.it, ho letto con piacere quanto riportato, trovandomi d'accordo al 100%.
»Leggi il resto...
8 settembre 1943 - l'inizio della Resistenza
8 settembre 2008 - la fine?
Mi sono sentito rabbrividire ieri a sentire le parole del nostro Ministro della Difesa La Russa e quelle di Alemanno. Mi sembra che stiano pian piano ad inculcare in noi cittadini il tarlo che forse il “ventennio” non è stato poi così malvagio. A sentire La Russa ed Alemanno prima, gli Angloamericani furono degli occupanti e non dei liberatori. E i repubblichini, fanatici e sanguinari alleati di Hitler furono difensori della patria. Certo non sono sorpreso che non sono riusciti a pronunciare una semplice e tassativa condanna del fascismo nel suo insieme. Sarebbe come cancellare una parte del proprio Dna politico. Hanno detto che è stato l’esito del fascismo ad essere violento e liberticida, ed allora tutte le leggi razziali, le repressioni, i fanatici e deleteri discorsi di Mussolini, gli italiani torturati ed uccisi, sono lì a testimoniare che non è come ci vorrebbero far credere. La realtà di quegli anni è stata dura, repressiva e sanguinaria e soprattutto una vergogna per tutti gli italiani, ma una vergogna ancora maggiore è sentire oggi, ad oltre 60 anni, il Sindaco della città più importante d’Italia ed il nostro Ministro delle Difesa pronunciare quelle parole. È stato chiesto da qualche parlamentare l’intervento di Berlusconi che dovrebbe chiarire che sconti a Mussolini non se ne fanno nella Repubblica Italiana nata dalla Resistenza e dall’Antifascismo. Ci ascolterà da quell’orecchio, oppure interverrà con una delle sue battute magari quella dell'ebreo nel forno…
Lettera a Giorgio Napolitano sul Lodo Alfano
Una lezione di stile e spirito democratico.
Caro Presidente,
anche questa seconda lettera verrà pubblicata sul mio blog e resterà in Internet disponibile per la lettura, in quanto, come certamente saprà, la Rete è il Terzo Schermo, certamente
più libero e democratico grazie alle migliaia di blogger italiani che pubblicano informazioni altrove censurate.
Come ricorderà le avevo scritto una lettera raccomandata A/R n° 13430900687-0, spedita il 24 giugno 2008 e ricevuta presso il Quirinale il 27 giugno, in cui le chiedevo, da cittadino,
di resistere, resistere, resistere e non firmare le cosiddette “leggi salva-premier”, tra cui il Lodo Alfano. Ciò perché tali norme risultano incostituzionali all’opinione di molti
italiani, e soprattutto, agli esperti di materia giuridica. Dunque mi rivolgevo a Lei in qualità di garante della nostra Costituzione. Tale lettera è stata ripresa dal giornalista
Vittorio Zambardino di Repubblica.it il 25 giugno 2008, all’interno della rubrica Netmonitor, dunque
favorendo una forte visibilità nella blogosfera italiana.
Ora le scrivo nuovamente perché il Lodo Alfano è diventata legge. Lei, presidente Napolitano, ha apposto la sua firma. Quindi quattro persone sono in questo momento al di sopra della
Legge: presidente della Repubblica, presidenti Camera e Senato, presidente del Consiglio. Ciò, agli occhi di numerosi costituzionalisti, viola l’articolo 3 della Costituzione, che
dice in sostanza: tutti i cittadini sono uguali di fronte alla Legge. Nel 2008, dunque, si scrive una pagina importante della storia italiana, che sarà affidata ai libri e ai posteri:
tutti uguali, tranne quattro persone che rappresentano cariche pubbliche (Giorgio Napolitano, Renato Schifani, Gianfranco Fini, Silvio Berlusconi). Sulla incostituzionalità di tale
legge, adesso, si pronunceranno i giudici della Corte costituzionale a cui molti faranno appello, i quali come saprà, avevano già bocciato il precedente Lodo Schifani (simile a quello
attuale). Allo stesso tempo sarà certamente al corrente che l’Italia dei Valori ha definito “immorale” tale norma e ha indetto la raccolta firme per un referendum abrogativo, previsto dalla nostra Costituzione, a cui personalmente darò la mia
adesione.
Si è detto che la sua firma al Lodo Alfano era “un atto dovuto”, ma come cittadino mi sono chiesto: il presidente Napolitano poteva illustrare pubblicamente se sentiva la necessità di
essere immune verso la Legge? Ne sentiva il bisogno e quindi gradiva di essere incluso nel Lodo? Lo considerava opportuno, visto il suo ulteriore incarico di presidente del Consiglio
superiore della Magistratura, organo che difende il lavoro dei “guardiani della Legge”, cioè i magistrati?
Si è scritto, in realtà, che il Lodo Alfano aveva l’obiettivo di salvare una sola persona dai processi: Silvio Berlusconi. Dunque, se in futuro questa legge dovesse risultare
anch’essa incostituzionale e contravvenire all’articolo 3 della Carta scritta dai padri costituenti, si scriverà in Internet e nei libri di storia che tale legge portava la firma del
presidente Napolitano. E purtroppo, ciò nonostante le diffuse contestazioni espresse nei mesi precedenti all’approvazione.
Nel frattempo, una plateale violazione dell’articolo 3 della Costituzione è già in atto e colgo l’occasione per sottoporla alla sua attenzione: Renato Schifani, presidente del Senato,
ha citato il giornalista Marco Travaglio per un milione e trecentomila euro. Schifani vuole essere risarcito per presunti danni subiti a causa di un articolo di Travaglio e per
l’intervista rilasciata a Fabio Fazio nella trasmissione “Che tempo che fa”, in cui si citavano informazioni pubblicate nel libro “I complici” scritto da Lirio Abbate e Peter Gomez,
nel quale Schifani è menzionato più volte in relazione a dichiarazioni rese ai pm da Francesco Campanella, quest’ultimo indagato per mafia per rapporti con Mandalà e Provenzano. Allo
stesso tempo Travaglio non può querelare Schifani per le accuse che gli ha mosso in quanto questi è immune da processi. Una anomalia, come è evidente. Anche in questo caso, credo,
verranno sollevate nelle opportune sedi giudiziarie dubbi di costituzionalità del lodo Alfano.
Caro Presidente Napolitano, ciò che mi lascia più sbalordito è la netta, inequivocabile diseguaglianza sociale che emerge da questo scenario. Lei ha militato nel Partito comunista, ha
visto nascere la Costituzione italiana nel 1947 (aveva 22 anni) e la sua politica si è sempre ispirata alla difesa delle classi più deboli, insieme al rispetto delle varie componenti
sociali. Lo ha ricordato anche nel suo discorso di insediemento come 11° Presidente della Repubblica italiana: «Non sarò in alcun momento il Presidente solo della maggioranza che mi
ha eletto; avrò attenzione e rispetto per tutti voi, per tutte le posizioni ideali e politiche che esprimete; dedicherò senza risparmio le mie energie all'interesse generale per poter
contare sulla fiducia dei rappresentanti del popolo e dei cittadini italiani senza distinzione di parte».
Ora, caro Presidente, una distinzione però c’è. E dice: la Legge non è più uguale per tutti. Dopo 60 anni dall’entrata in vigore della nostra Costituzione (1 gennaio 1948) un politico
italiano, Silvio Berlusconi, si è reso superiore a tutti. Con la sua approvazione.
Le auguro buone vacanze.
Cordiali saluti,
Enzo Di Frenna
Sussurri dal regime
l'ennesima scusa della tutela del cittadino per parare il culo ai potenti?
dalla relazione annuale dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni estrapolato dal forum di guardiagrelesociale.it .
Assistiamo con sempre maggiore frequenza alla “mimesi del processo” in televisione, la quale si impossessa di schemi, riti e tesi tipicamente processuali, riproducendoli con i modi, i tempi ed il linguaggio del mezzo televisivo. La giustizia viene percepita soprattutto per come appare, ed essa appare come è rappresentata dai media. Dall’informazione sul processo - giustificata dal “diritto di cronaca” - si è passati al processo celebrato nei mezzi di informazione: un’aula mediatica che si costituisce come foro alternativo, un modo “onnivoro” di raccogliere ogni conoscenza che arriva ad un microfono o ad una telecamera.
In tale dinamica, è la sentenza pronunciata nel processo, quello vero, a risultare meno attendibile e comunque tardiva, avendo l’opinione pubblica già registrato come “vera” quella subliminalmente propinata dal mezzo audiovisivo.
Il livello di civiltà di uno Stato si misura innanzitutto dal rispetto per la giustizia; e da un sistema giudiziario indipendente ed efficiente.
Ma non si può supplire ai tempi troppo lunghi della giustizia trasferendo il giudizio dalle aule giudiziarie alla televisione; con l’ulteriore rischio di suscitare in certi magistrati la tentazione di protagonismo.
Siamo tutti d'accordo che la spettacolarizzazione delle notizie sia un male, ma la sensazione che da questo comunicato non sembra mirato affatto allo sciacallaggio mediatico dei vari
processi di Cogne, di Garlasco, di Perugia, di Erba ed a tutti quelli che sono i processi di distrazione di massa utilizzati per spostare l'attenzione da fatti di ben maggiore
gravità.
In un paese come l'Italia, dove la libertà d'informazione è decisamente al di sotto della media di una democrazia moderna (forse perché, con paricolpe tra politici e popolazione,
ormai non siamo più una vera democrazia), un così "qualunquistico" atto di condanna verso trasmissioni che raccontano fatti e processi puzza e non poco.
E dunque, nell'interesse generale si dovrebbe fare una distinzione molto importante tra quei processi che parlano di tragedie private di privati cittadini, e quelle che invece parlano
di uomini pubblici, politici, grandi imprenditori, i cui fatti hanno valenza per tutta la comunità.
In più il finale che parla del fatto che simili processi mediatici incoraggiano il protagonismo di certi giudici, lo trovo uno spartiacque importante per comprendere quali sono "le
gogne" imputate in questa sorta di inquisizione.
Io penso al fatto che a settembre ottobre dovrebbe (ma ho sempre più dubbi che accadrà) tornare in onda Anno Zero. Queste dichiarazioni rispettano il modus operandi che seguì il
precedente diktat di Berlusconi (quello del 2001) che fece cacciare Biagi, Santoro e Luttazzi dalla televisione di Stato.
Logiche da regime, logiche che puntano a non far sapere già ben palesate in disegni di legge che sino ad ora si sono preoccupati solamente di togliere il premier dai guai, soddisfare
l'ala xenofoba del parlamento che aveva necessità di esaudire quel bisogno di leggi "raziali" da lei stessa creato, ed ovviamente bloccare il residuo di informazione "dissidente"
rimasto.
Propaganda e non più informazione; potenti improcessabili; soldati e non più poliziotti nelle città; criminalizzazione della magistratura; soluzioni unilaterali con l'impiego della
forza (per ora solo minacciato); eliminazione del diritto di protesta verso provvedimenti non accettati dai cittadini (Napoli), ecc.ecc.ecc.
Quanto tempo impiegherà l'italiano medio a rendersi conto di non aver più alcun potere, di aver svenduto la propria libertà, i propri diritti, la propria sovranità in cambio di una
manciata di spot?
Italcogim Gonfia le bollette
l'unica società delle cinque multate a non aver effettuato ancora i rimborsi.
La notizia è che sono state multate 5 compagnie per la distriubuzione
del gas per aver gonfiato le bollette applicando un errato conteggio del coefficente "M" (di cui ovviamente tutti ignoriamo il significato, dato che se non inventano modi
sempre nuovi e complicati di fare i conti non stanno bene) che riguarda i piccoli consumatori, tra i quali, ovviamente le famiglie.
Ora, tra queste cinque società figura anche la Italcogim e la cosa ci interessa perché, ad oggi, le altre quattro hanno già effettuato i rimborsi, mentre la
nostra ancora no.
Questa notizia naturalmente la sanno in pochi e per caso. Anche perché, con una multa cumulativa di 129.144,20 euro, ridicola come somma se rapportata ai fatturati di cinque compagnie
energetiche, certe cose è meglio che non si sappiano.
Poi un'altra cosa è indicativa. Ho letto diversi articoli dopo questa segnalazione, ma su nessuno è scritto da quanto tempo il coefficente "M" è falsato. Dunque nessuno dice
e/o sa, da quanto tempo si paga più di quel che si deve e dunque quanto effettivamente dovrebbero rimborsare le compagnie. Sarebbe importante saperlo in
maniera chiara perché l'errore può essere definito tale (anche se appare incredibile) su un giro di bollette. Se le bollette gonfiate son più di una a consumatore, ovvero un "errore"
ripetuto, si potrebbe, quando si è faziosi come me, iniziare a pensare a termini diversi ed a reati ben più gravi, ovvero truffe ai danni dei consumatori.
Vedremo come andrà a finire e ad ogni modo, quando vi arriva la prossima bolletta, componete il numero verde che trovate su di essa e fosse anche solo per rompergli i coglioni
chiedetegli: "ma il coefficente M l'avete conteggiato bene? Quando mi spedite il rimborso delle bollette precedenti?"
L'altro nome di Madame Giustizia
Critica al Vaticano.
Spesso in questo blog si è parlato del Vaticano e lo si è fatto in maniera critica. La mia visione, per quanto è diffusa, può essere considerata al limite del qualunquismo, ma questo
non certo perché sia semplice fare di tutta l'erba un fascio e colpire chi ha potere ed è esposto.
Ieri sera ho avuto uno scontro su questo tema. Mi è stato detto che non posso giudicare la chiesa perché non ne faccio parte. Io sostengo che la chiesa non sia un edificio ed un
insieme di riti, gesti, nenie ed interpretazioni unilaterali di un messaggio di amore egalitarismo e libertà universali.
Io penso che la Chiesa siamo noi, uomini e donne, credenti e non credenti. La chiesa sono coloro che ogni giorno si battono in nome di un qualcosa di giusto e che vivono tendendo a
qualcosa di più alto di loro. Perché io penso che alla fine, per alcuni si chiama Dio, per altri si chiama in mille altre maniere, ma ciò che ti rende parte della Chiesa di cristo è
il condividere la sua lotta contro ogni igiustizia ed il desiderio di offrirsi per un qualcosa che tenda alla fratellanza degli uomini, all'amore.
Per citare una canzone famosa: "io credo che a questo mondo esista solo una grande chiesa, che passa da Che Guevara ed arriva fino a Madre teresa; passando da Malcom X attraverso
Gandi e S.Patrignano, arriva ad un prete di periferia che va avanti nonostante il Vaticano".
Io di questa chiesa faccio parte, di questa chiesa parlo.
Se ognuno di noi non dovesse parlare di ciò di cui non fa parte, nessuno all'infuori dei mafiosi dovrebbe parlare di mafia, dei corrotti di corruzione, dei precari di precariato e via
dicendo. Questa non è comunione; questa è divisione. E dunque respingo questo concetto, lo rimando al mittente e dico che il Vaticano, con il suo potere e le sue ricchezze rappresenta
l'esatto opposto del messaggio cristiano, fatto di povertà ed umiltà.
Io sono cristiano e sono offeso dell'uso sfarzoso, dei privilegi di alte cariche ecclesiastiche le quali hanno il coraggio di parlare di diritto alla vita, ignorando quante vite si
potrebbero salvare nel mondo, quanti bambini sfamare per un anno, semplicemente vendendo un crocifisso d'oro. Non è una banalità. Gesù moltiplicò pani e pesci per coloro che avevano
fame. Non moltiplicò pani e pesci dicendo: "Pietro, tu e gli altri undici mangiatene a sazietà e tenetene una quantità in più per voi senza curarvi che vada al macero e senza curarvi
che in fondo alla folla, altri moriranno di fame."
Ma soprattutto sono un uomo libero che non spara cazzate. Non posso saper tutto, perché tutto non lo sa nessuno, ma so abbastanza e soprattutto sento dentro di me abbastanza per
individuare un'ingiustizia quando mi si presenta palese come questa. Perché Cristo disse: "Ama il tuo Dio con tutto il tuo cuore, tutta la tua anima e tutta la tua mente ed ama il
prossimo tuo come te stesso". Dio è quella che io chiamo giustizia ed io sento di amarlo con cuore anima e cervello e soffro per ogni ingiustizia subita dal prossimo come sia fatta a
me. E dunque io, "l'unico comandamento" lo rispetto, e quando non lo faccio, ne soffro perché la mia coscienza è viva.
A chi mi dice che non sono parte della chiesa perché non vado in chiesa rispondo: "non fate come i farisei che affollano le sinagoghe"
A chi mi dice che non si può giudicare il vaticano dalle sue ricchezze, io rispondo: "è più facile che un camello passi dalla cruna di un ago che un ricco nel regno dei cieli" e che
dunque la strada del ricco Vaticano non porta al paradiso, che per altro non credo ci attenda dopo la morte, ma sostengo esser qui ogni volta che ci rendiamo capaci di un gesto di
amore sincero.
A chi mi dice che non mi sporco le mani, rispondo "non sappia la tua destra ciò che fa la tua sinistra", ed invito a ricordare che il cristiano si sente strumento e non fine di Dio
(giustizia).
A chi mi dice che il Papa ha potere perché Cristo investì pietro di tale potere, rispondo che Cristo affidò a pietro la chiesa delle anime; la chiesa del potere temporale fu un furto
seguito all'editto di Costantino, per altro, da molte fonti ritenuto un falso.
Non credo in qualcosa per i miracoli, credo in qualcosa perché ho fede nel fatto che sia giusto.
A chi mi dice, come giudichi sarai giudicato, rispondo che è così che voglio esser giudicato, con l'unico metro di ciò che è giusto ed ingiusto, sulla base delle ingiustizie che
commetterò nei confronti dei miei fratelli, dei miei simili e di questo pianeta che a noi è solamente stato dato in affido.
Io non faccio il prete, ne il vescovo, ne il cardinale. Io non giudico sulla base di ciò che non ho e che dovrei avere, ma di ciò che ho e che penso sia giusto che tutti abbiano: un
tozzo di pane, vesti umili e libertà.
Il Papa, i cardinali, i vescovi e le gerarchie ecclesiastiche si appellino pure ad una frase del Vangelo. Io mi appello a tutto il resto e solo Dio, o il desiderio di giustizia degli
ultimi che ne è l'unica traccia su questa terra, potrà giudicare quale delle due strade è a lui più gradita.
Arresti di Prima Classe.
da "un'ora d'aria" di Marco Travaglio.
Poniamo che arrestino un tizio, uno sconosciuto che non è Vip e non ha amici Vip, con l’accusa di aver rubato 6 milioni di euro alla collettività rapinando una banca o rubando nelle
ville. E che poi lo scarcerino dopo 28 giorni. Giornali e tg sarebbero pieni di commenti indignati di politici e opinionisti contro l’ennesima “scarcerazione facile”. “Rubò 6 milioni,
già a casa”. “La polizia li mette dentro, i giudici li mettono fuori”. “Alfano, ispettori contro le toghe buoniste”. “Pdl e Pd uniti: tolleranza zero contro ladri e rapinatori”.
Difficilmente a qualcuno verrebbe in mente che il tizio è solo un sospetto rapinatore e che in Italia vige la presunzione di non colpevolezza.
Poniamo invece che il tizio accusato di aver sottratto 6 milioni al prossimo sia un politico sospettato di mazzette sulla sanità. Più precisamente un governatore, magari dell’Abruzzo.
Ieri ha ottenuto i domiciliari dopo 28 giorni di carcere per cessato pericolo di inquinamento probatorio (ma non di reiterazione del reato). A nessuno è venuto in mente di gridare
alla scarcerazione facile, di protestare perché è uscito dopo “appena 28 giorni”. Anzi, qui “facili” erano le manette. Quei 28 giorni sono parsi eccessivi a chiunque si sia espresso
sul caso. Parve eccessivo anche il primo giorno di custodia, tant’è che un minuto dopo lo scattare delle manette era già tutto un coro: “Era proprio necessario arrestarlo?”. Eppure,
per la Costituzione e la legge, tra il tizio e Del Turco non c’è alcuna differenza: entrambi sono sospettati di aver derubato la cittadinanza della stessa somma, entrambi devono
restare in cella per un po’ onde evitare che concordino versioni di comodo con testimoni e coindagati. Possibile, allora, che politici e media li trattino in modi così diversi, anzi
opposti? L’unica spiegazione è il razzismo sociale che è venuto montando in Italia, creando una Costituzione materiale che ritiene intoccabili “a prescindere” i membri della Casta, in
barba al principio di eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge.
Se il tizio accusato di aver rubato 6 milioni avesse ricevuto in carcere decine di visite di parlamentari e membri (o ex) del governo, di destra e di sinistra, alcuni dei quali latori
di pizzini inviati da altri politici, compreso il premier, tutti graniticamente convinti della sua innocenza (e della colpevolezza dei giudici), la notizia avrebbe destato enorme
scalpore. Tutti si sarebbero domandati a che titolo tanti politici (ammesso e non concesso che li avessero fatti entrare) solidarizzassero in cella con un signore sospettato di reati
tanto gravi e cos’avessero da spartire con uno così. Invece il pellegrinaggio di amici e colleghi nella cella di Del Turco (ufficialmente “in isolamento”!) è passata come una normale,
quasi doverosa testimonianza di solidarietà all’illustre recluso. Anzi, è bastato che Veltroni manifestasse la sua fiducia nella magistratura, evitando di emettere sentenze che non
gli competono, per esser bollato di “ipocrisia” e “antisocialismo”.
Ieri, sul Corriere, Pigi Battista ha fornito un catalogo completo del razzismo sociale applicato alla giustizia, in un memorabile commento dal titolo “E se Del Turco fosse
innocente?”. Il prode Pigi lacrima perché Del Turco fu “prelevato dalla sua casa all’alba, come il peggiore dei malfattori”. Frase rivelatrice quant’altre mai del doppiopesismo
classista di cui sopra: se non ne ricorrono i presupposti di legge, non si arresta né all’alba né al tramonto, né prima né dopo i pasti; ma, se i presupposti ci sono, allora l’orario
e le modalità dell’arresto sono del tutto secondari rispetto ai fatti che l’hanno originato. Invece, per tutti i Battista d’Italia, i “signori” - se proprio si vuole arrestarli -
meritano le manette di prima classe, quelle di velluto, possibilmente precedute da una telefonata di cortesia. Infatti Pigi chiede addirittura un risarcimento per Del Turco,
scarcerato - a suo dire - “con 48 ore di ritardo causa introvabilità del gip”, rientrato ieri dalle ferie per esaminare l’ok dato sabato dalla Procura ai domiciliari. In realtà non
c’è stato alcun ritardo, visto che il gip aveva 5 giorni di tempo per rispondere ai pm e ne ha impiegati solo 2.
Seguono le solite giaculatorie sulla “presunzione di innocenza”, che non c’entra nulla: la custodia cautelare riguarda sempre i “presunti non colpevoli”, altrimenti non sarebbe
cautelare, ma definitiva. In carcere ci sono 30 mila persone nelle condizioni di Del Turco, ma naturalmente Battista si muove solo per Del Turco. E lo paragona addirittura a Enzo
Tortora sol perché non s’è ancora scoperto “dove sono andati a finire i proventi” delle presunte mazzette. Ci sarebbe pure la possibilità, sostenuta dai pm, che i soldi siano finiti
in alcuni immobili e/o in qualche conto cifrato nei paradisi fiscali. Ma lo Sherlock Holmes di Via Solferino non sente ragioni: se uno - puta caso - nasconde bene la refurtiva, vuol
dire che è innocente. Attendiamo con ansia un editoriale dal titolo rovesciato: “E se Del Turco fosse colpevole?”. Cioè se fosse come Craxi, come Contrada, come Mambro e Fioravanti,
per citare solo alcuni dei condannati definitivi che Battista e il Corriere continuano a trattare da innocenti. Come pure i 18 pregiudicati, da Dell’Utri in giù, che popolano il
Parlamento. Ecco: se Del Turco fosse colpevole, sarebbe innocente lo stesso.
Il (Del) Turco cagionevole.
il teatrino delle "condizioni di salute" va in scena puntuale
Incredibile come siano cagionevoli di salute politici, industriali e grandi imprenditori non appena si trovano con le manette ai polsi. In genere non si fa a tempo a metterli dentro che subito si manifestano problemi di salute, si parla di aggravamento delle condizioni fisiche e psichiche. Nel caso di Ottaviano Del Turco poi si dice esplicitamente che sarebbero le ripercussioni psicologiche della detenzione a mettere a rischio la sua salute.
Si finisce dunque nel ridicolo. Di fatto il carcere non è un albergo a cinque stelle in cui andare a passare una villeggiatura. Il carcere è un luogo di detenzione, che dovrebbe si riabilitare il cittadino, ma di certo non offrendogli una vita agiata. Scrivere boiate simili sui giornali, tese ad impietosire l'opinione pubblica ed a giustificare eventualmente un'istanza di scarcerazione, a mio avviso non può che far male all'immagine già compromessa di un uomo che seppure non dovesse risultare colpevole per ogni capo di accusa, è evidentemente invischiato in un qualcosa che ha portato alla devastazione della sanità pubblica abruzzese.
I giornali dovrebbero dar spazio zero a queste "dichiarazioni" perché sono l'ennesima dimostrazione di come non solo la giustizia, ma anche la comunicazione non è uguale per tutti. Oppure dovrebbero sentire medici e legali di qualsiasi detenuto delle nostre carceri. Scoprirebbero che tutti, all'interno di un carcere, si trovano in condizioni di disagio fisico e psichico, probabilmente anche peggiori di quelle dell'ex Presidente. Perché si può chieder pietà per Del Turco e non per tutti gli altri?
Del Turco affronti da uomo ciò che gli sta accadendo, si difenda con i denti e se la possiede, mantenga un po' di dignità. Per la dottoressa che l'ha in cura e che ha fatto le dichiarazioni riguardo lo stato di salute dell'ex presidente, ho un consiglio: Se in carcere non fanno entrare libri con copertine rigide e l'arte aiuterebbe il suo paziente, invece che aprire la pista ad un'istanza di scarcerazione per motivi di salute, si informi su una tecnologia a basso costo e facilmente reperibile che potrebbe risolvere il problema: Le fotocopie.
Sentenza sui fatti della Caserma Bolzaneto - G8 del 2001
Tratto da l'Associazione Peppino Impastato-Casa Memoria
Incassiamo come un pugno allo stomaco, con sconcerto e profondo schifo, la sentenza del tribunale di Genova riguardo le gravi violenze perpetrate ai danni di più di 200 vittime
all'interno della caserma Bolzaneto nel luglio del 2001.
Anche questa volta, come tante altre, viene perpetrato uno dei più pericolosi crimini di Stato, già ampiamente collaudato in riferimento ai più terrificanti "misteri" della nostra
storia: il tentativo di insabbiare la realtà dei fatti e di sottrarla alla coscienza pubblica chiudendo il caso con il sigillo di una sentenza confusionaria e maldestramente
abbozzata; con una sentenza-fantasma che condanna solo per facciata e di fatto non punisce, tra indulto e prescrizione; con una sentenza-specchietto per le allodole che, con la giusta
manipolazione mediatica, cancella le gravi responsabilità di uomini delle forze dell'ordine e di figure istituzionali che hanno tenuto un comportamento riconducibile ad un clima da
carceri cilene di Pinochet.
Una delle pagine storiche più vergognose archiviate, ancora una volta, con un buffetto sul muso di questi cani da guardia del potere.
Nel dibattito riguardante la giustizia, che riempie giornali e telegiornali di questi giorni, tra le tante chiacchiere inutili, volte solo a confondere le acque, manca l'unica e più
reale visione: la giustizia in Italia ha sempre sofferto il peso troppo ingombrante di burattinai pseudo-oscuri che hanno consolidato il proprio potere macchiandosi dei più gravi
reati e godendo della più solida immunità di fatto.
Il lodo Alfano scrive su carta quella che una prassi già consolidata.
La giustizia in questo paese quasi mai è stata compagna fedele della verità; lo confesserà forse sul letto di morte che gli sta preparando questo governo.
Perché non scrivere nelle prossime sentenze per casi di tortura istituzionale che sono le vittime a cercarsi le vessazioni, per puro piacere masochistico, e i torturatori in divisa
non fanno altro che lavorare per il prossimo?
Archiviazione per De Magistris
Che si sappia: indagar politici in Italia è reato!
"...che si sappia: indagar politici in Italia è reato!"
Quando scrissi questa frase nel pezzo Irreality Show si era in piena bufera giudiziaria e nella polemica sulla procedura di trasferimento ai danni di Luigi De Magistris e di Clementina Forleo. Il potere politico con la complicità dei media e di un CSM si sempre pronto a tranciare le gambe ai giudici "indipendenti", si scagliarono contro questi "eretici" ovvero quei giudici che semplicemente indagano chiunque, cercando di applicare quella frase, oggi quasi priva d'ogni senso che dice: "la legge è uguale per tutti!".
L'avocazione delle inchieste e la condanna del Csm furono la logica conclusione di quella storia, iniziata con una segnalazione dei colleghi di De Magistris al guardasigilli Mastella (sotto indagine), il quale controfirmò la richiesta di trasferimento urgente per il Pm. I motivi? "De Magistris agiva senza rispettare le regole".
Personaggi romantici verrebbe da dire, quei magistrati che credono ancora oggi, nel 2008, che le leggi servano a mantenere, in uno Stato di diritto, il principio d'uguaglianza secondo cui, chi si presume commetta un reato, fosse anche un vertice politico, giudiziario o economico, vada indagato e qualora vi fossero le prove sufficienti, rinviato a giudizio e condannato.
Ieri, nel silenzio mediatico assoluto, è giunta la richiesta di archiviazione per il PM De Magistris. Secondo la procura di Salerno (competente per l'indagine) Luigi De Magistris "Non solo ha agito in maniera assolutamente legittima e corretta, ma è stato vittima di pressioni e interferenze relative ai risultati ottenuti con le sue inchieste."
I reati ipotizzati per De Magistris erano: calunnia, abuso d'ufficio e rivelazione del segreto d'ufficio. Per la procura di Salerno non sono stati commessi. Anzi vi sarebbero "insussistenza di illegittimità sostanziali o procedurali penalmente rilevanti ovvero di condotte abusive addebitabili nell'esercizio delle funzioni giudiziarie del De Magistris [...] i risultati investigativi ottenuti, la natura e la cadenza degli interventi subiti a causa della intensità delle sue indagini e il complesso materiale probatorio acquisito, ha consentito di riscontrare la bontà della sua azione inquirente, nonché di ricostruire la sequenza ed il contenuto degli atti procedimentali appurandone la correttezza formale e sostanziale".
Ma la procura di Salerno non si ferma qui. Da ampiamente ragione a De Magistris sulla questione delle pressioni e delle persecuzioni (da ambienti sia politici che giudiziari) che avrebbe subito nel corso delle sue indagini. (leggi l'articolo di La Repubblica.it)
In più la Procura di Salerno afferma che alla richiesta di poter visionare le carte dell'inchiesta "Why Not" (quella per intenderci in cui De Magistris aveva inserito anche Mastella) c'è stato un rifiuto della Procura di Catanzaro con la motivazione che "l'inchiesta è ancora in corso".
Insomma, morale della favola: Luigi De Magistris, secondo la Procura di Salerno, incaricata di indagare su di lui e su il suo operato, non ha commesso alcuna infrazione penalmente rilevante ed alcun reato (quindi ha rispettato le regole), bensì ha subito interferenze e pressione da una serie di poteri (economico, politico e giudiziario) che si sono compattati per impedirgli di proseguire nel suo lavoro.
A questo punto, in un paese normale, si solleverebbe una voce congiunta a chieder spiegazioni al Presidente della Repubblica Napolitano, che tra le altre funzioni (su cui appare spesso latitante) è Presidente del Csm in qualità di garante dell'indipendenza della magistratura.
A questo punto, in un paese normale, verrebbero chieste a gran voce le restituzioni delle inchieste ingiustamente sottratte al Pm e di indagare sull'ambiente giudiziario di
Catanzaro e sui legami politici che esso ha.
In un paese normale. Ma in un paese dalla coscienza addormentata, nessuno si accorge di come questo sia l'ennesimo atto incostituzionale a garanzia dell'impunità dei
potenti, nonché dell'infiltrazione del malaffare sin nel cuore delle nostre istituzioni.
Fonte della notizia: La Repubblica.it
Aggressione ai giornalisti.
Il video dell'aggressione poliziesca al giornalista del Tg3
La cosa che mi lascia più esterrefatto è che, data la notizia, nessuno ne abbia più parlato. C'era da discuterne, perché le forze dell'ordine dovrebbero garantire l'incolumità di chi è sul posto per informare i cittadini, non attentare ad essa.
I neofascisti di Forza Nuova fanno ronde punitive nella Roma dell'ex picchiatore fascista Alemanno: "non c'è movente politico", "solo balordi".
La polizia quando carica pesta senza far distinzione tra uomini, donne, anziani e giornalisti: "nella polizia come in ogni realtà ci sono mele
marce".
Che i neofascisti picchiatori siano dei balordi, o che i poliziotti dal manganello facile siano mele marce, nessuno lo mette in dubbio. Il fatto che in entrambi i casi, queste realtà vengano minimizzate e quasi ignorate però fa riflettere.
Voi cosa ne pensate?
Giù le mani dall'informazione!!!
tra i prossimi ddl in arrivo quello su intercettazioni, indagini ed atti processuali.
Con il prossimo disegno di legge allo studio dal governo Berlusconi che annuncia una linea più dura addirittura del DDL "Mastella", o legge Bavaglio, probabilmente ci sarà la fine definitiva della democrazia in Italia.
Finirà così, nel silenzio, nell'ignoranza dei cittadini a cui non sarà più dato di sapere nulla ne su chi viene indagato e per quali motivi(cosa fondamentale da sapere per esercitare un vero diritto di sovranità popolare, perchè solo il cittadino informato può esser libero di scegliere, perché onestà e non colpevolezza sono due definizioni che hanno significati molto diversi) e ne sull'operato dei giudici.
Il "quarto potere", già abbastanza ridotto al lumicino in Italia grazie all'enorme conflitto d'interessi del Premier e di tanti politici sia di maggioranza che d'opposizione, che già oggi, a braccetto con le lobby economiche decidono cosa il cittadino può sapere e cosa no, quando entrerà in vigore questo disegno di legge (perché non c'è da sperare veramente che si inabisserà nuovamente), verrà definitivamente annientato.
Segreto di Stato sui siti per dicariche, scorie radioattive, centrali nucleari e nuove basi militari; reato di pubblicazione di interecettazioni ed atti anche non protetti da segreto. Centro-sinistra e Centro-destra protagonisti di una continuità d'azione impressionante.
Se questo disegno diviene legge, la democrazia non esisterà più. I cittadini questa volta dovranno assolutamente combattere a costo di una vera e propria sommossa popolare, di scontri contro l'esercito. Non si può rimanere inermi. 15 anni di Seconda Repubblica hanno demolito la magistratura; ora uccidono l'informazione. il potere si concentra nelle mani di un unico organo di Stato. I principi democratici non esistono più.
Se sino ad ora sono stato duro ma moderato, su questo tema mi si veda come un estremista. Sarebbe per il parlamento la firma definitiva di valorizzazione a quella logica "qualunquista" che lo vuole popolato solo da delinquenti. Perché solo i delinquenti hanno paura che le cose si sappiano.
Stiamo in campana!
Cpt di Torino: Innaugurazione col morto.
La fine degli invisibili.
Innaugurazione con morto. No, non parlo di una discoteca dove dei balordi hanno fatto una rissa e qualcuno ne è uscito cadavere come purtroppo continua a succedere in questo paese. Non parlo neanche dell'innaugurazione di qualche gioielleria che viene rapinata in cui o il rapinatore o il rapinato muoiono. Se fosse accaduto questo, non ve ne sarebbe stato bisogno perchè tv e giornali lo avrebbero sbattuto in prima piano, da veri sciacalli di drammi da strumentalizzare quali son diventati.
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Giovanni Falcone
il mio commento su www.guardiagrelesociale.it
Riporto di seguito anche qui il mio commento (corretto rispetto all'originale) al post dedicato alla memoria di Giovanni Falcone sul sito guardiagrelesociale.it.
In tempi "bui" come questi ed altri già trascorsi, queste parole (riportate nel post, ndm) sono un faro nell'oscurità, una guida salda, un iniezione di coraggio, un sostegno. La lotta alla mafia di Giovanni Falcone è l'esempio di una vita sacrificata al trionfo della giustizia e per questo consegnata alle pagine della storia ed all'immortalità della memoria.
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Griffe "Made in Italy"; Lavorazione Cinese
La vanità ha un prezzo alto non solo per chi compra!
Report si conferma uno dei due programmi d'approfondimento dell'intero panorama televisivo italiano. No, non è uno dei miei frequenti errori di battitura: i programmi d'approfondimento che fanno informazione degna di questo nome sono solo due al momento: Anno Zero e Report.
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Tassa Mediaset: 2 Miliardi 894 milioni 250.000 euro.
Questa cifra potrebbe costare ai contribuenti italiani a fine legislatura l'abusivismo di Rete4
2 miliardi 894 milioni 250.000 euro circa. Questo ci potrebbe costare a fine legislatura rete4 se, come prevedibile, il governo non applicherà le sentenze della corte costituzionale, del consiglio di Stato, della corte di giustizia Europea e se Europa 7 otterrà il risarcimento dei danni subiti per la mancata fruizione delle frequenze di cui è concessionaria dal 1999.
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Fini minimizza i fatti di Verona.
Vale più una vita umana o una bandiera?
Nicola Tommaosoli, 29 anni è morto. E' stato massacrato da un gruppo di Skinheads a Verona. Un fatto di cronaca che riporta ancora una volta alla ribalta il problema
delle formazioni neo-fasciste che in tutta Italia ormai proliferano incontrollate.
A Torino, alla fiera del libro, vengono bruciate bandiere di Israele ed il neo-presidente della Camera, che pochi giorni fa è stato applaudito per il suo discorso
d'insediamento che comprendeva il ricordo del 25 aprile, cioè della liberazione dai nazi-fascisti dell'Italia, giudica quest'ultimo fatto di maggiore gravità.
La gravità dei fatti di Torino è a mio avviso fuori discussione, perché qualsiasi sia il popolo, nessuna politica da parte di uno Stato può giustificare l'atto simbolico di
bruciarne la bandiera. E' un atto violento a livello ideologico che non tocca i governi interessati e che mostra solo odio contro un popolo che magari, in quella situazione è
incastrato ed incapace di agire.
Ma il Presidente della camera pone le ceneri di una bandiera su di un piano superiore rispetto ad una vita umana stroncata da una sotto-cultura a cui viene permesso
di proliferare da anni indisturbata e questo, mi si consenta, è un qualcosa di inaccettabile.
La vita umana è il bene più prezioso ed a meno che non sia scelta dell'individuo che ne è proprietario, quella di sacrificarla per un idea, vale più di qualsiasi
ideale. I due fatti sono dunque inequiparabili ed è vergognoso che addirittura il secondo, quello di Torino assuma un significato più
"grande".
La sinistra extraparlamentare insorge, denuncia questo fatto, mentre la stampa si affretta a precisare che non v'è matrice politica nell'omicidio di Tommasoli. Ma la
"politica" degli Skinhead è questa. Una politica di branco, di odio, di prepotenza e violenza. Una "politica" che nell'essere sottovalutata e talvolta incoraggiata
dalle correnti xenofobe e razziste leghiste e della nuova destra, nonchè istigata dalla campagna massicia dei media sugli immigrati, continua a crescere nel
silenzio.
Mi dispiace caro Fini, ma il caso di Verona è tutt'altro che un caso isolato e di poca rilevanza politica. E' un caso figlio delle politiche comunicative che hanno riportato
Berlusconi a Palazzo Chigi e lei alla terza carica più importante del paese.
Sarà bene, Presidente, che lei si ricordi che nella sua veste non è solo il rappresentante di quell'Italia che è in parlamento, ma anche di quei milioni di Italiani che in
parlamento non sono rappresentati.
La sicurezza, che a lei tanto sta a cuore, non può assolutamente prescindere la dura condanna e la priorità su questi fatti. Sminuirli in tale modo significa, agli occhi di
chi è estremista, fornire una sorta di Alibi. La nuova destra che fa i pestaggi ai concerti dei centri sociali a Roma, che picchia gli immigrati a nord, senza far distinzione
tra extracomunitari, gente del sud e gente di sinistra non può avere spazio in un paese democratico.
E' vero, bruciare una bandiera è grave. Ma vorrei che lei andasse a dire di persona, ai genitori del ragazzo ucciso che quel gesto è peggiore dell'aver tolto la vita al figlio
che hanno cresciuto. In più, dato che lei batte tanto sull'insicurezza del cittadino: essere ammazzati perchè si ha tratti meridionali e non si concede una sigaretta credo,
non aiuti il cittadino a sentirsi più sicuro, anzi, ne aumenta, al pari della fobia da voi amplificata riguardo gli immigrati, il senso di paura collettivo.
Ai tanti giornalisti che sminuiscono anche loro questi fatti prendendo per buone le parole della questura che ci tiene a far sapere che non c'è matrice politica in
quell'assassinio, ricordo due cose: la prima è che non tutto ciò che è dichiarato è oro colato e che un commento critico è sempre buono in questi casi; la
seconda è che grosse frange di esercito italiano, polizia e carabinieri hanno una naturale inflessione verso quelle stesse ideologie. Seppur non passarono per i
telegiornali e nessuno ne pubblicò la notizia, le foto dei nostri mezzi dislocati in medio oriente con il simbolo delle forze naziste in africa della seconda guerra
mondiale sugli sportelli, ha fatto il giro del mondo.
Un triste primo maggio a tutti!
Commemorazione dei diritti dei lavoratori.
Il passato è un sentiero pavimentato da cadaveri. Morti per avere le giornate lavorative di 8 ore; morti per il giorno di riposo; morti per i diritti sindacali; morti per un lavoro più sicuro. Oggi qual'è lo scenario? Detassazione degli straordinari, ovvero se sei povero lavora anche sabato domenica e qualche ora in più quando serve! Precariato diffuso e con esso abolizione dei diritti sindacali e di sicurezza dei lavoratori.
E' un primo maggio triste, l'evidenza della contraddizione tra la nostra realtà e non solo la carta costituzionale, ma anche con la memoria (purtroppo persa) di come certi diritti sono stati guadagnati. Ciò che ha richiesto il sacrificio di vite umane, oggi, silenziosamente è stato eliminato. Quel che viene da chiedersi è: quanti dovranno morire da oggi in avanti prima che quei diritti perduti e quelli mai raggiunti, vengano riconosciuti?
Giuseppe Lumia
LA POLITICA che sa dare coraggio.
Viviamo un momento difficile e questo ci penalizza ma è anche un'opportunità. Della storia noi non ricordiamo i momenti facili. Ricordiamo sempre i momenti più difficili in cui un popolo o un personaggio, o una comunità, nonostante le difficoltà, si sono risollevati. Dunque questo momento è un'opportunità che va colta!
La politica di oggi fornisce solo paura, e la paura si sa è la miglior forma di controllo. Ma nella politica, lontano dagli occhi delle telecamere, ci sono ancora uomini che hanno la capacità di dar alla gente la forza ed il coraggio per credere in una speranza e tentare un cambiamento.
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Scelte impopolari
Bossi le pensa, Berlusconi le annuncia, Fini stende i petali al loro cammino.
Berlusconi non ha neanche fatto un governo e già parla di scelte impopolari per
ridurre i privilegi...della pubblica amministrazione ovviamente, perchè non sia mai che Berlusconi i privilegi li tolga a quella ristretta casta composta Banchieri, Industriali
e super ricchi che già nel suo governo precedente (2001-2006) hanno strabeneficiato dei favori del Premier.
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La rivoluzione delle coscienze
disobbedienza civile
Per coloro che come me in questo sistema non trovano spiragli di giustizia, affido il messaggio di questo video. Se gli Italiani, anche solo per la metà, avessero il coraggio di una vera disobbidienza civile, domani ci sveglieremmo in un altro paese, in una vera nazione, finalmente, dopo circa un secolo e mezzo, in Italia.
"Possono torturare le mie carni, rompere le mie ossa, anche uccidermi e allora potranno avere il mio cadavere...ma non la mia obbedienza!"
Ringrazio Danilo per la segnalazione di questo ottimo video.
Berlusconi, comunismo e magistratura.
Un film già visto... Purtroppo in tutti i sensi.
Questo spezzone del film preso da "Un eroe Borghese" è abbastanza illuminante. Da quindici anni sentiamo Berlusconi attaccare la magistratura definendola comunista e si è ripetuto anche in questa campagna elettorale.Mai come in questo caso possiamo dire che "è un film già visto!"
Non c'è limite alla crudeltà umana
Guillermo Vargas Habacuc, non chiamatelo artista per favore.
Leggendo tra le mie email e rovistando tra le migliaia di catene, ho trovato una mail che mi parlava di un fatto increscioso accaduto nel duemilasette presso la Biennale Centroamericana d'Arte.
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L'affare Alitalia
e l'ombra del signoraggio sulle privatizzazioni.
L'acquisizione di Alitalia da parte di Airfrance è un processo
costellato di ombre. Innanzitutto il portare avanti una trattativa con un'unica compagnia lascia abbastanza perplessi. L'idea che questo governo abbia nascosto molto non è solo
opinione dei soliti malfidati come me. Gli stessi sindacati denunciano di esser stati lasciati al buio e che siano stati chiamati in gioco solo quando i margini di trattativa
per garantire i diritti dei lavoratori sono minimi.
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Tortura - il fine giustifica i mezzi!
...ed i mezzi giustificano il silenzio.
Ho trovato su un sito la riproposizione di un interessante servizio delle Iene sulle torture. Questa volta però non si parla di soldati americani. Questa volta si parla di forze speciali italiane.
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Pazza Olanda
da quest'estate sesso libero
Leggendo tra le notizie di cronaca sul sito corriere.it, ho trovato questa notizia su un nuovo regolamenento della polizia olandese: da quest'estate si potrà fare sesso all'aria aperta, anche di giorno.
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Giunta indagata
...e meno male che non favorivano i privati.

E' di ieri la notizia dell'inchiesta aperta dalla procura di Pescara su una transazione irregolare di 14 milioni di euro alla clinica Villa Pini di Angelucci.



















