Fini minimizza i fatti di Verona.
Vale più una vita umana o una bandiera?
Nicola Tommaosoli, 29 anni è morto. E' stato massacrato da un gruppo di Skinheads a Verona. Un fatto di cronaca che riporta ancora una volta alla ribalta il problema
delle formazioni neo-fasciste che in tutta Italia ormai proliferano incontrollate.
A Torino, alla fiera del libro, vengono bruciate bandiere di Israele ed il neo-presidente della Camera, che pochi giorni fa è stato applaudito per il suo discorso
d'insediamento che comprendeva il ricordo del 25 aprile, cioè della liberazione dai nazi-fascisti dell'Italia, giudica quest'ultimo fatto di maggiore gravità.
La gravità dei fatti di Torino è a mio avviso fuori discussione, perché qualsiasi sia il popolo, nessuna politica da parte di uno Stato può giustificare l'atto simbolico di
bruciarne la bandiera. E' un atto violento a livello ideologico che non tocca i governi interessati e che mostra solo odio contro un popolo che magari, in quella situazione è
incastrato ed incapace di agire.
Ma il Presidente della camera pone le ceneri di una bandiera su di un piano superiore rispetto ad una vita umana stroncata da una sotto-cultura a cui viene permesso
di proliferare da anni indisturbata e questo, mi si consenta, è un qualcosa di inaccettabile.
La vita umana è il bene più prezioso ed a meno che non sia scelta dell'individuo che ne è proprietario, quella di sacrificarla per un idea, vale più di qualsiasi
ideale. I due fatti sono dunque inequiparabili ed è vergognoso che addirittura il secondo, quello di Torino assuma un significato più
"grande".
La sinistra extraparlamentare insorge, denuncia questo fatto, mentre la stampa si affretta a precisare che non v'è matrice politica nell'omicidio di Tommasoli. Ma la
"politica" degli Skinhead è questa. Una politica di branco, di odio, di prepotenza e violenza. Una "politica" che nell'essere sottovalutata e talvolta incoraggiata
dalle correnti xenofobe e razziste leghiste e della nuova destra, nonchè istigata dalla campagna massicia dei media sugli immigrati, continua a crescere nel
silenzio.
Mi dispiace caro Fini, ma il caso di Verona è tutt'altro che un caso isolato e di poca rilevanza politica. E' un caso figlio delle politiche comunicative che hanno riportato
Berlusconi a Palazzo Chigi e lei alla terza carica più importante del paese.
Sarà bene, Presidente, che lei si ricordi che nella sua veste non è solo il rappresentante di quell'Italia che è in parlamento, ma anche di quei milioni di Italiani che in
parlamento non sono rappresentati.
La sicurezza, che a lei tanto sta a cuore, non può assolutamente prescindere la dura condanna e la priorità su questi fatti. Sminuirli in tale modo significa, agli occhi di
chi è estremista, fornire una sorta di Alibi. La nuova destra che fa i pestaggi ai concerti dei centri sociali a Roma, che picchia gli immigrati a nord, senza far distinzione
tra extracomunitari, gente del sud e gente di sinistra non può avere spazio in un paese democratico.
E' vero, bruciare una bandiera è grave. Ma vorrei che lei andasse a dire di persona, ai genitori del ragazzo ucciso che quel gesto è peggiore dell'aver tolto la vita al figlio
che hanno cresciuto. In più, dato che lei batte tanto sull'insicurezza del cittadino: essere ammazzati perchè si ha tratti meridionali e non si concede una sigaretta credo,
non aiuti il cittadino a sentirsi più sicuro, anzi, ne aumenta, al pari della fobia da voi amplificata riguardo gli immigrati, il senso di paura collettivo.
Ai tanti giornalisti che sminuiscono anche loro questi fatti prendendo per buone le parole della questura che ci tiene a far sapere che non c'è matrice politica in
quell'assassinio, ricordo due cose: la prima è che non tutto ciò che è dichiarato è oro colato e che un commento critico è sempre buono in questi casi; la
seconda è che grosse frange di esercito italiano, polizia e carabinieri hanno una naturale inflessione verso quelle stesse ideologie. Seppur non passarono per i
telegiornali e nessuno ne pubblicò la notizia, le foto dei nostri mezzi dislocati in medio oriente con il simbolo delle forze naziste in africa della seconda guerra
mondiale sugli sportelli, ha fatto il giro del mondo.

































Danilo
Trovato su internet scritto dal Movimento Nonviolento di Verona. Mi trova pienamente d'accordo su tutto, per cui l'ho riportato integralmente. Anche perché in questo modo si spera possa evitare l'errore che generalmente si fa in occasioni come queste, cioè pensare che tutti i veronesi (in questo caso) siano uguali, invece come in tutte le realtà, c'è la parte marcia e la parte sana.
Angelo P.
Io però guardo anche oltre. Il potere, da sempre, si fonda sulla divisione dei cittadini. Più i cittadini sono divisi in frange e fazioni contrapposte, più il potere, inteso in senso istituzionale è forte. Fino a ieri, e l'ho fatto anche nel post, mi chiedevo come potesse Fini equiparare i fatti di Verona con quelli di Torino. Fini ha fatto un bel giochino politico-mediatico che solo ora riesco a comprendere e che può essere l'unica spiegazione logica al porre sullo stesso piano due circostanze inaccostabili per gravità e contenuto. Con una semplice associazione di immagine si mostra come la sinistra "radicale" sia un pericolo. Non importa se appare sul momento inammissibile il confronto, questa associazione tra Torino e Verona rimarrà. Comunicazione politica, propaganda in previsione dell'azione di governo che loro sanno estranea alle promesse elettorali. Ma in parlamento non esiste una vera opposizione e l'unico pericolo può arrivare dalle piazze. Con questo giochino mediatico semplicemente si vuole creare paura verso ciò che resta della sinistra radicale in modo da scongiurarne una sua eventuale rinascita durante gli anni di governo e per far si che la gente prenda definitivamente le distanze da essa. Si insinua un dubbio per boicottare preventivamente qualsiasi iniziativa popolare. La gente rimane così intrappolata per paura in una sorta di politica "moderata", ignara del fatto che sia proprio in quella fetta politica che si gestiscono gli affari che la affama o si fanno le manovre che ne limitano diritti e libertà.