I liberisti dicono: gli Stati salvino le banche!
siamo dinanzi all'ennesima truffa?
Dopo Bush, anche i premier europei iniziano a pensare di ricorrere allo Stato per salvare un mercato pensato su un'ottica liberista, priva di interferenze dello Stato stesso. Insomma
per salvare il liberismo imposto dalla globalizzazione e dagli stessi istituti che oggi rischiano di fallire, si può bestemmiare il liberismo stesso; se non fosse un momento
drammatico, questa contraddizione la si potrebbe trovare anche divertente.
I potenti di quello che sino ad un decennio fa appariva come un impero invincibile basato sul mercato libero dallo Stato, ora parlano di interventi degli Stati attraverso le banche
centrali con iniezioni di liquidità per salvare gli istituti in difficoltà e dicono di farlo nell'interesse dei risparmiatori. Ma basta poco per comprendere che è una truffa, perché
l'intervento della banca centrale e dello Stato significa solo una cosa: aumento del debito pubblico.
L'aumento ulteriore del debito pubblico, in un paese come l'Italia, porterà a politiche che colpiranno tutti i piccoli (risparmiatori e non) indiscriminatamente attraverso un aumento
delle tasse, attraverso un taglio o (più probabilmente viste le dimensioni della crisi) un'eliminazione dei servizi pubblici quali istruzione e sanità; per non parlare poi della
svendita di immobili ed aziende statali.
Tutto ciò che è di tutti (i beni e le aziende Statali, gli immobili) verrà venduto per pagare un debito contratto per salvare quello che è di pochi...e con ogni probabilità saranno
poi proprio quei pochi (ovvero grandi società, gruppi finanziari e banche) appena salvati ad acquistare i beni svenduti dallo Stato per ripagare il suo debito pubblico. I piccoli
"risparmiatori" perderanno in tasse, servizi e soprattutto diritti molto più di ciò che non perderanno in azioni.
Bisognerebbe invece semplicemente giungere ad una semplice presa di coscienza: il sistema che abbiamo oggi è una truffa e come ogni truffa non va incentivata, ma punita. Gli Stati non
salvino le banche, al limite aiutino i clienti, con esenzioni fiscali, o con tutti gli altri strumenti di cui essi dispono. Ma non ha senso salvare le banche perché non si può più
andare avanti sulle basi di un mercato globale "finto", che ogni anno muove cifre del 1000% superiori alla somma dei PIL di tutti gli Stati messi insieme.
E' necessario tornare ad un'economia reale, un mercato diretto. Si deve riumanizzare l'economia e forse, essendo essa oggi la reale finalità della politica, così facendo, si potrebbe
riumanizzare anche quest'ultima. Il credito, se deve esserci, potrebbe essere sul modello della banca Jack, di cui ogni cittadino alla nascita diviene azionista con pari diritti e
dove il credito, ripulito dalle speculazioni, viaggia su percentuali di interesse dell'1,5% sui mutui. Un sistema "reale" in cui l'accesso ai prestiti ed ai mutui si guadagnano nel
tempo attraverso dei "punti risparmio" che possono essere anche ceduti a parenti, amici o chi è nella necessità.
In sintesi penso che per gli interessi di pochi si stia perdendo tempo a cercare di salvare un sistema illegittimo e truffaldino, quando sarebbe forse il caso di elaborarne uno
diverso, che adegui anche l'economia alla sovranità del cittadino e non viceversa come sino ad ora è sempre accaduto. Ma rischieremmo di avere un mondo migliore per tutti, e questo
per i pochi che sono abituati ad averlo tutto per loro, è probabilmente inaccettabile.
































