130 Miliardi di Fatturato Annuo: La mafia è più ricca dello Stato.
La sola lotta reale alla mafia consentirebbe di annullare la crisi.
Mentre il Governo Berlusconi da la caccia ai Graffitari, si appresta a sferrare un attacco decisivo ai Blog, imbavaglia la stampa,
torna tramite Dell'Utri a definire Mangano eroico e l'antimafia uno spreco di forze e denaro, azzera la scuola con la riforma Gelmini, minaccia
l'università, regala aziende statali quali Alitalia al CAI (Cordata amici imprenditori), dichiara guerra agli immigrati e ci fa anche fare figure
imbarazzanti definendo il nuovo presidente degli USA "abbronzato" o la sua elezione un motivo di festa per il terrorismo, qualcuno prova a dare i numeri del
vero fenomeno che in Italia uccide l'economia ed i merito: le mafie.
Secondo un rapporto di SOS IMPRESA il fatturato delle mafie è di 130 miliardi di euro, con un
utile netto che si aggira intorno ai 70 miliardi. Per fare un semplice paragone, in un'anno le mafie fatturano l'equivalente di quasi 5 finanziarie. Un'intera
legislatura di tagli e tasse.
Questi dati danno la misura di come oggi all'Italia forse non servano economisti alla Tremonti. Serve "solo" un governo che al primo punto abbia la lotta alle mafie e
che la applichi veramente.
Con il "semplice" recupero di capitali mafiosi (basterebbe un 30% annuo) e dell'evasione fiscale si potrebbero finanziare lo stato sociale, aumentare salari e pensioni,
risanare parte del debito pubblico, incentivare le imprese ed il tutto senza neanche sfiorare le tasche degli italiani.
Si parla tanto di merito ogni volta che viene fuori un nuovo decreto da giustificare in qualche modo. Si parla spirito imprenditoriale, di sostegno alle imprese, di costo del lavoro.
Ma sono tutte scuse per non affrontare mai il nodo centrale, il vero problema che rende il nostro paese poco competitivo ovvero le mafie. La presenza stessa delle mafie e
delle dinamiche mafiosi nell'imprenditoria e nella finanza italiana annullano il merito.
Oltretutto, dal rapporto SOS IMPRESA le mafie ormai hanno ingenti fette di mercato "legale" e questo da a loro sempre maggiore potere politico. Di fatto oggi, le
mafie non sono più realtà territoriali del sud legate al pizzo, ma sempre più Lobby economico-finanziarie che esercitano pressioni politiche sulle istituzioni
contando sul bacino elettorale ed economico che controllano.
L'Italia intera stà diventando un luogo di riciclaggio di denaro sporco. Già oggi non possiamo sapere con certezza quanti e quali prodotti e servizi vengono
controllati dalle Mafie. Questo significa che anche da semplici cittadini potremmo assecondare il traffico di droga comprando una retina d'arance, o un chilo di
pesce, o buttando la spazzatura.
Ciò che lascia sgomenti è che questi allarmi restano inascoltati da parlamenti che hanno al loro interno alcuni personaggi legati alle mafie tradizionali ed altri
legati alle mafie "legalizzate". C'è da guardare con sospetto ogni appalto imposto da Roma. Infatti, mentre in Giappone presto saranno realtà le città
energeticamente autosufficienti a pannelli solari, ed è realtà la prima città a rifiuti
zero, il nostro governo punta sulla scelta delle centrali nucleari, dei termovalorizzatori. Oltre che essere scelte errate da un punto di vista ambientale ed economico rispetto ad
altre scelte energetiche, sono le uniche che promettono grandi affari a rischio zero per le mafie. Di fatto, aggiudicandosi appalti attraverso società pulite che
siano controllate o amiche, le mafie potrebbero aumentare i loro utili attraverso questi nuovi investimenti.
Se dunque non si combattono realmente i fenomeni mafiosi, qualsiasi investimento statale potrebbe divenire un finanziamento alle mafie, un alimentare ed ingrandire un
cancro che ci divora. In Italia la crisi economica porterà milioni di disoccupati e centinaia di migliaia di aziende a chiudere. La mafia ha da parte un bottino in grado di
far sopravvivere ed espandere il suo impero. Restare inermi dinanzi ad essa significa esserne complici, così come lo sono stati quasi tutti (se non tutti) i governi della
Prima e della Seconda Repubblica Italiana.

































Guido
questo articolo fa riflettere... complimenti