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Centro Oli: sindacati della disinformazione.

"Il Centro" da spazio ai vaneggiamenti dell'RSU

by Angelo Primavera

Quello che leggo su Il centro di oggi mi lascia sgomento. Leggo della protesta dei lavoratori dell'Eni che accusano politici e comitati ambientalisti di aver fatto fuggire l'azienda dall'Abruzzo.

Sebbene comprensibile questa rabbia e questa paura per posti di lavoro a rischio (150, un'inierzia rispetto a ciò che la crisi sta provocando in altri settori), trovo che il pubblicarla senza integrare alcune dichiarazioni con qualche ndr (esistono per questo! ndm) che magari, pur rispettando la posizione di chi protesta, sia abbastanza imprudente. Chi legge potrebbe pensare che codesti signori dicano cose vere e sensate.
I dipendenti Eni se la prendono con tutti. Politici, cittadini, esponenti religiosi, comitati ambientalisti. Persino l'amministrazione comunale di Ortona, roccaforte della difesa per la costruzione della raffineria in contrada Feudo, viene additata.

cito dall'articolo:

"La crisi non è stata determinata solo dala congiuntura economica negativa, ma anche <<dalla decisione della Regione Abruzzo di bloccare le attività di estrazione e produzione sul territorio locale>>
[...]
Per il coordinamento Rsu, l'Eni è stata <<cacciata a pedate da politici locali, legati agli interessi di bottega delle singole comunità>>, nonostante a sostegno del Centro Oli esistano delle <<relazioni tecniche del Mario Negri Sud, due sentenze del TAR, la delibera del Consiglio Comunale di Ortona ed il favore del movimento imprenditoriale e sindacale>>
[...] In questa vicenda, sempre secondo il coordinamento Rsu, istituzioni ed autorità religiose avrebbero dovuto esercitare il ruolo di <<garanti superpartes>> e tutto doveva essere ricondotto ad un ambito puramente tecnico, senza fare del Centro Oli un motivo di <<guerra ideologica o crociate ambientaliste o, ancora, tema di campagna elettorale>>.
[...] Eni ed altre aziende che producono ricchezza lasciano l'Abruzzo e si insediano in altre regioni, amministrate da <<classi dirigenti più lungimiranti>>.

Le integrazioni di cui parlavo prima sarebbero riguardo alcuni passaggi come ad esempio quello su chi aveva dato parere positivo. Viene citato il Mario Negri Sud il quale invece ha innanzitutto certificato che il Centro Oli si basa su un progetto obsoleto per le tecnologie predisposte e poi che l'impatto sull'economia agricola di quell'impianto sarebbe stato devastante, così come sul turismo e la salute (dato ciò che avrebbe emesso in atmosfera). E' falso, di conseguenza che tale impianto aveva trovato il favore del settore imprenditoriale. Il settore imprenditoriale, naturalmente escluso quello interessato al potenziale indotto creato dalla raffineria e rappresentato da Confindustria, è nettamente contrario. Il Consiglio Comunale di Ortona poi si è espresso a favore, ma c'è un bell'articolo su prima da noi che mostra come il sindaco Fratino sia in netto conflitto d'interessi nella circostanza.

Il coordinamento Rsu poi se la prende anche con l'unica casta che sino a quando l'opinione pubblica non è stata informata sui danni che avrebbe causato il centro oli, l'ha sempre avallato, silenziosamente: ovvero la Politica. Stando ai rapporti delle multinazionali, la Regione Abruzzo è una regione "a basso rischio politico" quindi una regione dove la politica è tutt'altro che ostile (specie se la si sa convincere con i giusti strumenti).
Non è stata la politica di sua spontanea volontà a fare del Centro Oli un argomento di battaglia politica. E' stata l'opinione pubblica ad imporre alla politica (persino al Premier Berlusconi tutt'altro che ambientalista) di escludere quella struttura dal futuro dell'Abruzzo e di prendersi questo impegno formalmente in campagna elettorale (che ovviamente Berlusconi saprà ben ritrattare come già sta facendo impugnando il provvedimento di sospensione del progetto).

Prima di definire "Lungimirati" i politici di altre regioni come la Basilicata, i signori dell'Rsu dovrebbero andare a fare un viaggio d'istruzione in quella regione e vedere con i loro occhi il "progresso" garantito dal petrolio. Il PIL della regione potrebbe subire, a causa dell'abbandono delle multinazionali petrolifere un crollo? Non penso, dato che ciò che non si investe in petrolio, si investe in altre forme di approvigionamento energetico. C'è solo una sostanziale differenza: Il Pil prodotto dal Petrolio interessa pochissimi (spesso stranieri)  che si arricchiscono in maniera oscena, a fronte oltretutto, in Abruzzo, di Royalties ridicole; il Pil prodotto dalle rinnovabili, per ora affatto interessate da situazioni monopolistiche o di cartello, si distribuisce tra le popolazioni locali, tra le aziende che fioriscono in un mercato nuovo.

Se la politica e le istituzioni avessero svolto seriamente il ruolo di garanti "superpartes" richiesto dall'Rsu, del Centro Oli non si sarebbe mai neanche presa in considerazione la proposta. Ragionando sui dati tecnici, sull'impatto che avrebbe sulla economia del territorio e sulla salute pubblica, una Raffineria con tanto di oleodotti e piattaforme (quest'ultime in parte già sorte) nell'ortonese, nel vastese e nel teramano, lungo la costa e nell'entroterra della Maiella, sarebbero state proposte valutate come sconvenienti per usare un eufemismo.

Il coordinamento Rsu non solo decisamente disinforma su questo tema (o perché disinformato a sua volta, o perché interessato a disinformare) ma mostra anche di avallare una logica in cui 150 lavoratori e gli utili delle Multinazionali, dovrebbero contare più della sopravvivenza e del futuro di un'intera regione che se fosse lasciata (come loro vorrebbero) in mano ai petrolieri, nel giro di due decenni al massimo sarebbe morta.

Mi chiedo solo: cosa è stato promesso a costoro per muoversi in direzione ostinata e contraria ad ogni principio di buonsenso e di interesse collettivo?

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