Dibattito sul decreto Gelmini a Guardiagrele: Introduzione.
Un attacco concentrico per costruire un altro modello di società!
<<Un attacco concetrico per costituire un altro modello di società>>...<<Nessuno dice che questo è il momento migliore, visto che la gente è indifesa, per
iniziare a smantellare uno Stato, una società, che ci ha retto negli ultimi cinquant'anni.>> (Nicola Tinari, Consigliere Provinciale P.R.C.)
Dell'introduzione al dibattito che vedrete in questa prima parte del filmato questi, a mio modo di vedere, sono i punti di maggior interesse per cominciare a fare un discorso generale
non solo su questo decreto o riforma scolastica, ma sull'intero contesto in cui questo dispositivo si inserisce.
Perché alla fine la sensazione complessiva, se si fa una cernita delle politiche che da anni si stanno portando avanti è proprio questa: una progressiva demolizione di tutto
ciò che garantisce stabilità allo Stato sociale per favorire un dinamismo, una "flessibilità" che va a vantaggio solo ed esclusivamente di una certa
tipologia di persone e soprattutto dell'elite imprenditoriale, finanziaria e bancaria italiana.
Dalla precarizzazione del lavoro, introdotta in alcuni settori dal primo governo Prodi e poi liberalizzata e diffusa a macchia d'olio dalla legge 30 senza lo studio
di validi ammortizzatori sociali, alle politiche sanitarie che hanno fatto della sanità stessa non solo una fonte infinita di debiti, ma anche un luogo che la politica
utilizza per coltivare clientele senza curarsi dei servizi, passando per la svendita di aziende statali strategiche (ultimo caso Alitalia, il cui debito
viene pagato dagli italiani e la parte attiva rilevata dalla CAI, che nonostante la paghi una miseria, non ha ancora chiuso l'accordo).
In questo quadro si inseriscono le riforme scolastiche ed universitarie ed i continui tentativi di equiparare, in termini di finanziamento, il pubblico con il
privato, dove quest'ultimo oltretutto non dimostra affatto una volontà d'eccellenza dato che noi tutti sappiamo che le scuole private, per lo più, sono istituti dove tu vai,
paghi, ed esci con un pezzo di carta. Non eccellendo il privato, si cerca di disastrare il pubblico affinché la privatizzazione venga vista come una necessità. La
stessa strategia utilizzata in pratica nell'ambito sanitario e della gestione della risorsa idrica di cui tutti oggi iniziamo a vedere i primi effetti.
Gli interventi pesanti sulle scuole dell'obbligo, la cui scuola primaria ad oggi, è ai primissimi posti in europa e rappresenta un modello di confronto per gli altri paesi, è
un chiaro segno di questa volontà di favorire il privato attraverso lo smembramento del pubblico. Non è un semplice batter cassa. Le scuole primarie private sarebbero una
cospicua fonte di denaro per i privati, un investimento su un settore irrinunciabile per il paese, che però oggi è impossibile, dato il sistema pubblico così
efficente. Si distrugge il pubblico, si finanzia il privato in maniera tale che quest'ultimo possa esser competitivo e guadagnare progressivamente "mercato" senza
costringerlo ad investire in "eccellenza". Perché dopo il lavoro, anche l'istruzione si vuol trasformare in un mercato ed è questo il lato più tetro della politica che il PDL
vuole portare a compimento.
Il 3 + 2 è stato forse il colpo di grazia al sistema universitario che era quello più in difficoltà. Il governo Berlusconi si lamenta e giustifica i tagli all'università col
proliferare di corsi di laurea, senza contare che era stato introdotto questo "modello" proprio con la scusa di permettere, una maggiore diversificazione dell'offerta
formativa universitaria ed al contempo, dato che molti non completavano il percorso del vecchio ordinamento (5 anni in genere) consentiva dopo tre anni di uscire
dall'università con una laurea generica che oggi si dimostra inutile quanto purtroppo, spesso, anche quella specialistica. Un primo taglio utile sarebbe il tornare
indietro proprio su questi punti, selezionando, anno dopo anno, i corsi migliori che offrono specializzazioni "concrete".
La cosa infatti importante da dire sull'università è che oggi si dimostra spesso un investimento proibitivo e/o inutile per studenti e famiglie. Il mondo del lavoro è
bloccato a caste per cui sono le raccomandazioni di personaggi politici, del mondo imprenditoriale o accademico, o del nome altisonante a dar valore alle
lauree, non le lauree a raccomandare un individuo come meritevole di un posto di lavoro.
L'università è sempre più un luogo dove andare a farsi una cultura e basta. L'equazione LAUREA=POSTO è sempre più sconfessata da migliaia di giovani che poi si ritrovano a far
tutt'altro nella vita ed a vivere un'esistenza precaria.
Ad ogni modo, per concludere questo primo pezzo, dico solo che Tinari centra il punto. Questa riforma è solo una parte di un progetto ben più esteso e complesso che mira alla
costituzione di una società diversa, più controllata e meno critica. D'altronde le cose più importanti in ogni sistema autoritario è il controllo delle menti attraverso
propaganda (Media) e formazione (media-istruzione). Perché, come vedremo più avanti, e come si può facilmente evincere dal progetto di legge Aprea, il tentativo è di stabilire
il controllo privato, attraverso capitali, attraverso Partnership, sulla didattica scolastica e sulla gestione della scuola e dell'università è evidente. Sono questi punti a
rappresentare le fondamenta di questa idea di "riforma" di cui il decreto Tremoniti-Gelmini è solo un'avanguardia.
































