Formigoni e parte del centro destra chiedono di modificare la 133 | Musica e impegno sociale

Formigoni e parte del centro destra chiedono di modificare la 133

La pantomima propagandistica per simulare una democrazia che non esiste!

by Angelo Primavera

La legge 133 da un'immagine ben definita di quello che è il Governo Berlusconi e di come agisce. Prima approva un provvedimento, poi lascia la parola alle seconde linee con critiche che alla fine ricalcano abbastanza quelle del centro-sinistra, degli studenti e dei sindacati, soprattutto sul versante universitario. Una strategia politica atta solo a recuperare, dopo ogni porcata legislativa, i consensi persi con la stessa.

Oggi Formigoni ha espresso la richiesta di rivedere la legge, approvata pochi giorni fa in parlamento e sulla quale, per tutto il periodo in cui era stata un decreto non ha mai fatto il minimo appunto, perché i tagli all'università, che prima dell'approvazione il Governo Berlusconi diceva essere "menzogne della sinistra", non tengono conto delle differenze che vi sono all'interno del mondo universitario.

Insomma, passata la legge per far cassa ed aprire la strada ad un progetto molto più ampio in cui l'obiettivo è quello di sottomettere la formazione alle logiche dei privati (poche lobby in grado di finanziarla), gli esponenti di maggioranza cercano di recuperare "credibilità" con questi appelli.

In un paese normale, in uno Stato anche solo lievemente democratico, in cui non è il premier a scegliere i parlamentari, probabilmente queste obiezioni sarebbero state espresse in ambito di un confronto parlamentare ampio e l'obiezione (che mossa oggi è solo nell'interesse del presidente della Lombardia e di quei politici che devono per forza di cose far i conti con la base) di Formigoni poteva rappresentare un emendamento dello stesso Popolo delle Libertà al decreto Gelimini. Ma questa non è più una democrazia, i parlamentari non rispondono al popolo perché non sono eletti dal popolo, ma nominati dal Governo Berlusconi.

Pian piano, le previsioni iniziano a concretizzarsi, i malumori fatti tacere da Berlusconi in questi giorni vengono fuori perché è ovvio che i parlamentari che sono li solo perché portavano in dote un buon bacino di voti, ora vogliono tutelare se stessi, in quanto perdendo quel bacino, smettono di essere convenienti per il premier stesso e rischiano di non esser rinominati in futuro.

Non si hanno ancora notizie delle reazioni della base leghista riguardo la chiusura di scuole che colpirà anche il nord, in tutta la sua componente montana.

Intanto gli studenti di Milano mostrano la serietà della loro protesta e di quanto essa non sia di matrice politica, bensì di reale volontà di migliorare il sistema universitario italiano.

Un gruppo di studenti oggi ha interrotto il rettore durante l'innaugurazione dell'anno accademico al Politecnico di Milano, per protestare contro il baronato universitario. Sentendo moltissimi studenti è li che deve avvenire la vera riforma: eliminare le facoltà a "conduzione famigliare", colpire quel potere accademico che alimenta una aristocrazia intellettualmente razzista, principale causa del decadimento dell'offerta formativa nel nostro paese.

Addirittura, a tagli approvati, ora si chiede il dialogo sull'università al PD, ai docenti, agli studenti. A mio avviso, se non viene ritirata immediatamente la legge Gelmini appena approvata, l'unica risposta può e deve essere un proseguo delle proteste, estendendo il fronte a tutte le altre categorie che il Governo Berlusconi sta mettendo in ginocchio. Il dialogo deve precedere i provvedimenti, non seguirli. D'altronde, l'idea della riforma universitaria e scolatica completa già c'è. Si chiama APREA ed è veramente un vomitevole tentativo di porre, dopo l'informazione, anche la formazione sotto il controllo delle lobby che fanno capo o riferimento a Berlusconi stesso.

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