Gelmini: passi indietro per spaccare il fronte della protesta
Far scendere il silenzio, isolare gli studenti nella protesta, poi colpire.
Il Giornale di regime, ancora sotto shock per aver steccato le previsioni sulla sconfitta dell'abbronzatissimo Obama, parla della guerriglia dei mille che avrebbero tentato di occupare una stazione (fin qui ci siamo) picchiando poi i poliziotti in assetto
antisommossa presenti a difesa della stessa a Roma. Per la questura (stando all'agenzia di stampa Reuters),
tra i manifestanti non ci sarebbero feriti mentre tra le forze dell'ordine un contuso.
Peccato che come al solito sul posto si trovasse anche una giornalista di Repubblica, contusa dalle manganellate
insieme a tanti altri studenti presi in una sorta di agguato ben studiato. Laura Mari dichiara di aver inutilmente provato a qualificarsi come giornalista (insieme al
suo cameramen). Il mio consiglio, la prossima volta è di qualificarsi come appartenente
al Blocco Studentesco, chissà che qualche agente non le dica: "Ok, vai!".
Il Giornale di Regime poi chiede alla sinistra come mai non invita i ragazzi a cessare le proteste. Solo che si dimentica di spiegare alla sinistra il perché dovrebbe
fare una cosa simile. Di fatto la revisione di alcuni provvedimenti contenuti nella legge 133 sono al momento una "teoria" e comunque sono evidentemente studiati per separare
il fronte della protesta in modo da isolare gli studenti dal resto del mondo scolastico.
Insomma il Governo Berlusconi finge di assecondare alcune richieste per recuperare indice di gradimento e soprattutto per dividere la protesta così
da poter isolare "i buoni" da "i cattivi". Lo stesso modus operandi utilizzato con le
sigle sindacali nel caso "Alitalia". I ragazzi però vogliono il ritiro della legge 133 e non credono alla redazione del "documento programmatico" concordato che ricalca come logica il "Libro Verde" sul Wellfare che noi tutti sappiamo esser solo una presa in
giro.
I media al momento sono "distratti" da eventi che fanno il gioco della maggioranza. Nessuno sente parlare delle interrogazioni parlamentari su Alitalia, nessuno sente parlare del ragazzo arrestato e morto misteriosamente in carcere (vedi il video
a fine pagina; nessuno sente parlare di quella legge sull'acqua e l'apertura al mercato del rubinetto ad aziende completamente private (vedi
multinazionali). Anche sulla scuola e l'università la sensazione è che si voglia lentamente soffocare nel silenzio mediatico tutto all'indomani di un più teorico che pratico
dietrofront del governo, in modo da poter poi sfruttare, eventuali violenze, come giustificazione per una repressione di regime in piena regola.
































