Guerra tra procure: l'epilogo.
Vince la "sempiterna Italia dei furbi e dei servi"
(ANSA) - ROMA, 9 GEN -Angelino Alfano ha chiesto per sei magistrati di Salerno e Catanzaro il trasferimento di sede e funzione dopo lo scontro tra procure. Ancora, ha chiesto la sospensione del procuratore di Salerno Luigi Apicella di cui il pg della Cassazione aveva gia' chiesto trasferimento cautelare, sospensione dalle funzioni e stipendio.Il ministro della Giustizia inviera' le richieste domani in via d'urgenza alla sezione disciplinare del Csm.
La guerra tra procure, un'invenzione mediatica mai esistita dato che era obbligo di legge, per la procura di Salerno, indagare a seguito delle denunce presentate da De Magistris riguardo i colleghi di Catanzaro, si avvia alla conclusione che i pochi informati e svegli speravano non ci sarebbe stata ma che in qualche modo si attendevano.
La continuità bipartizan nel tentativo di bloccare, insabbiare, manomettere e far scomparire le inchieste dell'ex Pm di Catanzaro non stupisce più nessuno. Gli ambienti toccati dalle varie inchieste di De Magistris sono trasversali sia agli schieramenti politici, sia alle istituzioni, sia ai poteri. La guerra tra procure ha prodotto una tregua, stranamente sfuggita ai giornali, nell'eterna diatriba tra politica e magistratura. Tutti uniti, dall'Anm al Csm, passando per Napolitano e giungendo al parlamento, nell'unica opinione di fermare ciò che stava accadendo e che rischiava di riportare a galla segreti che si sperava di aver già seppellito un anno fa con il trasferimento di De Magistris.
Di fatto, De Magistris, ha semplicemente mostrato una cosa che ora tutti, da ogni luogo di potere di qualunque tipo, cercano di far sparire dagli occhi della gente: in Italia non esistono "poteri buoni". Non esiste un solo frammento di Stato che sia immune dalla corruzione, dal lobbismo, dai comitati di affari, dalle massonerie. In ogni luogo di potere, si possono celare soggetti che agiscono per interessi privati spesso in contrasto con l'interesse pubblico a danno dei cittadini.
Quelle indagini non giungeranno mai a buon fine, non riusciranno mai a centrare gli obbiettivi investigativi che si erano prefissate e questo perché contro di esse si è mosso un'intero sistema. Non sono come quelle di Mani Pulite o di Sanitopoli. De Magistris indagava anche sulla magistratura, su esponenti del CSM. La questione morale non riguarda solo la politica ed il caso di Catanzaro ne è un esempio lampante.
Anche questa volta vince "la sempiterna Italia dei furbi e dei servi" come scriveva Nomberto Bobbio. Il problema del nostro Paese è in una cultura di legalità che non c'è forse mai stata e che dunque, dinanzi a tutto ciò che accade, non può sentirsi offesa.
Oggi, con la scesa in campo del Governo per bocca e firma del suo Ministro Alfano, tutti i poteri sono compatti nell'unica direzione di garantire il sistema. Il cittadino distratto non se ne avvede; il cittadino attento tace e la giustizia, in silenzio, si lava le ferite dell'ultima violenza carnale subita.
































