Il Partito Defunto
indagini, lotte di potere, affari sporchi: il PD è già al tramonto.
Quello che sta accadendo in tutta Italia al PD ha del clamoroso. Il 2008 ha rivelato, come se qualcuno ne dubitasse, quanto sia inutile ridipingere la facciata di un palazzo
che sta crollando. Una cancrena inarrestabile fatta di lotte interne di potere, di indagati in aumento continuo, di affari sporchi. E' un PD che era nato
morto probabilmente e che solo grazie ad una serie di effetti speciali, quali le primarie farlocche e gli slogan scippati ad Obama, è riuscito a nascondere
il suo stesso cadavere.
E' di ieri la notizia dell'arresto di Luciano D'Alfonso, Segretario Regionale del PD
abruzzese e sindaco di Pescara. Le accuse per lui sono diverse tra le quali spiccano: associazione per delinquere, concussione, abuso, falso ideologico e
truffa.
D'Alfonso è in compagnia del consigliere comunale di Pescara Guido Dezio ed in uno dei filoni d'inchiesta tra gli indagati figura anche Carlo Toto,
il Patron di Air One, uno dei paladini che con CAI hanno rilevato la parte sana di Alitalia, lasciando agli italiani il
debito.
Secondo l'accusa Toto e il figlio avrebbero fornito al sindaco di Pescara un'auto con autista per tre anni, dal settembre 2004 al gennaio 2007, per ottenere appalti.
Dalle indagini, inoltre, sarebbero state trovate tracce di tangenti in denaro, concessione di voli gratis sulla compagnia area Air One,
pranzi e cene per circa 11 mila euro. I Toto, sempre secondo le accuse, avrebbero anche versato finanziamenti a società ed enti ricollegabili in qualche modo a
D'Alfonso." (Repubblica.it)
Prima ancora a Firenze le indagini sulla giunta comunale PD che vede due assessori coinvolti, uno Gianni
Biagi dimessosi e l'altro, Graziano Cioni, più noto come "Lo sceriffo" per via del provvedimento sui lavavetri, che dalla poltrona non si stacca. In questo
caso le accuse sono di corruzione nell'ambito dell'inchiesta sui terreni di Fondiaria-Sai a Castello, un affare da circa 1 miliardo
di euro.
Senza dimenticare Napoli e la Campania, con Bassolino e le indagini riguardo la gestione dell'emergenza rifiuti, è di oggi la notizia di altri arresti in seno al PD,
questa volta in Basilicata.
Il Pm di Potenza, l'ormai celeberrimo Henry John Woodcock, ha chiesto l'arresto per il deputato del Pd,
Salvatore Margiotta, vicepresidente della commissione ambiente di Montecitorio. Le indagini riguardano un fantasma che noi Abruzzesi avvertiamo aleggiare
sul nostro territorio da un po' di tempo, ovvero gli appalti petroliferi. L'inchiesta riguarda un progetto denominato "Tempa Rossa", in uno dei giacimenti più ricchi della Basilicata
dove erano previsti pozzi, oleodotti ed un impianto di lavorazione del petrolio (tutto molto simile a quello che accade da noi nell'ortonese). Insieme a Margiotta
(per ora in attesa dell'autorizzazione del parlamento) ed al Sindaco di Gorgoglione in Provincia di Matera, sono finiti in manette diversi imprenditori e l'amministratore
delegato di Total Italia Lionel Levha.
Insomma, a prescindere dal tonfo elettorale abruzzese, il PD si sta dimostrando affetto da una cancrena morale che, per un partito presentatosi come innovatore e
cultore della legalità significa di fatto la fine.
Il PD non è più credibile a nessun livello e salvo miracoli, la mole di putridume che sta rivelando probabilmente lo seppellirà e purtroppo con esso le
speranze di milioni di italiani che magari, allo spot del "we can!", del cambiamento, della democrazia dal basso, della riscoperta morale, avevano ingenuamente creduto.
All'indomani del voto abruzzese intanto, metà PD predica l'isolamento di Di Pietro e dell'Italia dei Valori affibbiando a lui le cause della sconfitta elettorale. A parte che
probabilmente a Di Pietro ed a Costantini si dovrebbero solo ringraziamenti per aver arginato in qualche modo la disfatta, a mio avviso, se ciò avvenisse,
sarebbe solamente un bene per il partito dell'ex Pm di mani pulite. Perché come si dice: "meglio soli, che mal accompagnati!"

































ALEX RICCI
Ho appena ascoltato alla radio che anche al comune Napoli sono stati arrestati esponenti del PD per appalti truccati sulla manutenzione stradale... E il bue dice cornuto all'asino!
Antonio A
Personalmente non credo che il Partito Democratico sia defunto, o almeno non ancora. La questione morale, poi, è solo una delle problematicità del PD. Ma non è detto che da questa situazione, diciamo meglio ancora, da questa crisi non possa nascere qualcosa di buono. La stessa parola "crisi", difatti, indica un cambiamento necessario che, se affrontato nella maniera giusta, può portare frutti importanti.
Lo stesso Veltroni, all'indomani della pesante sconfitta elettorale in Abruzzo ha parlato della necessità di investire di più nel progetto del PD, affermando che quando il Partito si presenta con modelli di comportamento che hanno poco a che fare con la politica, prende delle sonore batoste. Il tasso di astensionismo registrato nella recente competizione elettorale sta ad indicare un deficit di politica (non mi piace l'espressione buona politica; la politica o è buona o non è politica), che il PD è chiamato a colmare prima di tutto al suo interno. E' il momento che persone libere da interessi particolari e con una visione ampia ed aperta della cosa pubblica prendano in prima persona in mano la dirigenza del partito a tutti i livelli, mettendo, anche a muso duro, da parte i tanti camaleonti del personalismo. Se ciò avverrà, allora ben venga la crisi del Partito Democratico. E la dimostrazione di questo discorso sta in quanto è successo a Guardiagrele, dove il PD ha perso circa il 55% dei voti, soprattutto di quel popolo delle primarie che aveva creduto nella possibiltà di un rinnovamento. Il PD si è presentato con un volto vecchio e ambiguo, con candidati . mi spiace dirlo, ma soporattutto il candidato locale - "ruiscucinati", che non possono rappresentere le attese di una base stanca di logiche di potere e clientelari. E' ora di aprire, inziando dai nosri paesi e dall'incontro con la nostra gente, una riflessione condivisa sul futuro dei nostri territori, sui programmi ammistrativi, sul metodo di scelta della candidature. E se poi tutto questo non va bene ad un segretario provinciale sconfitto e schiaffeggato dagli elettori, pazienza! E' un problema suo e del suo orticello. Il mondo viaggia ad altre altitudini.
Una scofitta così bruciante riciede che qualcosa cambi, che si intercettino le esigente delle persone, che hanno piendo diritto di rappresentanza nella grande piazza della democrazia. Partiamo da Guardiagrele! Iniziamo a mettere da parte opportunismi personali e a mettere in gioco idee e progetti. Non ne guadagnerà solo il Pd, ma la democrazia e politica. Spero con questo post di aprire una discussione nel corso della quale tornerò ad intervenire e che spero porti tutti a riflettere sul fatto che le idee nascono sempre nella discussione e che il tempo dei re e reucci di paese è definitivamente tramontato.
Marinella
Avevo iniziato a scrivere questo commento a penna, prima di leggere quelli scritti sul blog. Voglio, in ogni caso, portatarvi a conoscenza del mio attuale pensiero.
Poveri noi, miseri mortali,creduloni ed ancora una volta, sempliciotti. Poter pensare di cambiare le cose , di credere che in realtà, qualcosa fosse già sulla via del cambiamento.
Con l'amaro in bocca sono costretta a dire che la mia, la nostra è la battaglia di chi possiede ancora una coscienza, una battaglia contro i mulini a vento!!
E' inutile , ancora una volta, ammantare tutto con il solito eufemismo; la realtà è quella che è, quella che conosciamo tutti! Davanti agli occhi ho un'immagine, forse un po' retorica, avete presente la folla di immigrati ammassata sulla banchina del porto prima di salire sulla nave che li porterà verso una nuova vita? Ebbene noi siamo come quelle persone con le nostre valige di cartone, legate con la corda, pieni di speranze, alla ricerca el nuovo e di nuovi orizzonti e la realtà invece, ci riserva la peggiore delle sorprese !! Abbbiamo rincorso un miraggio!! Siamo più desolati e più "poveri" di prima . Però una cosa ci accomuna ed è la perseveranza e la grande volontà di far nascere il nuovo; caro Angelo non e' defunto il Partito Democratico sono morti i suoi uomini peggiori e spero che altri ancora abbiano il coraggio di suicidarsi e di fare largo a chi è puro nelll'anima e nel cuore!!(dimenticavo nei pensieri)!
Ho conosciuto in questi pochi mesi nuovi amici , "belle" persone, belle fuori ma soprattutto dentro, che non hanno avuto nulla e non vogliono nulla, che credono in qualcosa e non nella politica come occasione per "prendere ed ottenere"!!!E così vogliamoandare avanti, non voltarci indietro, fare meglio per noi e per gli altri perchè credo che il cambiamento profondo oggi in atto possa essere un punto di partenza e non un punto di arrivo!! E alla fine pazienza!! Se tutto risulterà inutile non avremo speso invano le nostre energie!!
Angelo P.
Innanzitutto, ci tengo a precisare una cosa. Quando scrivo di dati, propongo opinioni, non mi limito a quello. I miei sono anche sentimenti perché la politica, nel mio caso mi investe emotivamente. Se così non fosse, non ve ne sarebbe traccia nella mia "arte", nella musica che propongo con il gruppo.
Il centro-sinistra da me avrà sempre un trattamento più duro, perché quando "sbaglia" tradisce quei sentimenti che mi legano alla politica. Sentimenti che ancora oggi, nonostante tutto, mi fanno sedere a questa sedia, dinanzi allo schermo, a scrivere. Sentimenti di giustizia, di merito, di lotta alle disuguaglianze di base. Ciò che oggi mi fa più soffrire è vedere tanti miei conoscenti meritevoli non aver sbocchi perché si deve foraggiare la macchina della politica legittimando in questo modo l'autarchia dei suoi vertici.
Io ieri ho scritto sul blog di Costantini un commento in cui lo ringraziavo per il suo impegno e soprattutto per il come ha svolto questa campagna elettorale, per il suo continuo confronto con la gente, per il suo lavorare insieme alla gente per la gente. Questo, alla luce della politica attuale è certamente un segnale di ingenuità. Ingenuità nel credere ciecamente che tutto ciò non sia stato fatto solo nell'ottica di recuperare consenso, ma sia stato veramente un tentativo di cambiare le cose. Ingenuità che io mi appendo al petto con orgoglio così come vedo fanno i rappresentanti locali del PD dinanzi a ciò che avviene al loro partito.
La vergogna non è ne deve mai essere di chi crede ad un cambiamento, ma di chi quel cambiemento lo tradisce. La vergogna dev'essere dello scaltro e non dell'ingenuo, perché l'ingenuo è un puro e Dio solo sa quanto la nostra politica ha bisogno di purezza.
Questo volevo sottolineare in questa mia critica. Io sono contento che il circolo del PD sappia vedere un'opportunità in questo sfacelo che riguarda il suo partito, ma mi chiedo quante migliaia o addirittura milioni di italiani, a causa di esso, abbandoneranno ogni speranza che ad esso si poteva legare e che è necessaria anche solo per tutelare una prospettiva democratica in questa Italia.
E' per questo che, a mio modo di vedere, ciò che il PD sta facendo da quando è nato, è il peggior crimine esistente. Commettere, attraverso la propria condotta politica, un genocidio di speranze, specie in un paese come l'Italia, che per decenni è stato governato da personaggi vicini alla Mafia, poi da finti socialisti e finti liberisti che si sono dimostrati solo approfittatori senza scrupoli è forse peggio che esser quei governanti mafiosi o quegli approfittatori senza scrupoli.
Il PD io lo visto con scetticismo dall'inizio, perché è stato una fusione frettolosa di due partiti voluta dai vertici ed indottrinata come cambiamento alle basi. Quei vertici che oggi noi critichiamo hanno avallato il PD perché era l'unico motivo di rinnovare un'immagine ormai vecchia e decrepita. Era ed è per molti di loro, l'emblema di una sconfitta che si sottolinea nel dover creare un partito nuovo solo in facciata per poter affrontare lo scontro politico sull'unico piano che oggi conta: l'immagine appunto.
La nascita del PD con questi presupposti è stata la più colossale vittoria di Silvio Berlusconi, un riconoscimento di successo della sua azione decennale volta a privare la politica di ogni suo contenuto ed a spostarla sul suo campo, ovvero quello del marketing, delle apparenze, degli spot.
Il PD non ha necessità di discutere una questione morale. Se il PD è il partito che si è voluto far credere sino ad ora, deve "solo" espellere la buona metà dei suoi politici, dir loro di trovarsi un posto comodo altrove, perché essi non sono il cambiamento che il PD vuole, perché essi sono il vecchio. Ma ciò non accade e credo non accadrà mai se lasciamo che siano "loro" a parlare pubblicamente, attraverso le televisioni della questione morale.
Io ho una proposta per il circolo del PD, ma anche per tutti i partiti, come rifondazione, Idv e via dicendo: organizziamo un dibattito pubblico sulla questione morale, ma senza vertici. Organizziamolo solamente a livello di base ed impostiamo dalla base quelli che devono essere i principi di una riforma morale essenziale a tutto il centro-sinistra. Non lasciamo che i vari Vip, locali e nazionali, vadano nelle televisioni o sulla stampa a fare discorsi che lasciano il tempo che trovano. Il PD, così come Rifondazione, così come i partiti minori del centro-sinistra e della sinistra radicale sono defunti oggi: resuscitiamoli. Io in questi mesi ho avuto modo di iniziare ad avere rapporti con diversi esponenti della base di queste realtà a livello locale e trovo che le differenze "a monte" non le riguardino affatto. Sono basi che desiderano un cambiamento, che desiderano legalità e merito e che mal sopportano gli affaristi che antepongono il proprio interesse, fosse anche solo in termini di consenso, al bene pubblico. Partiamo da qui. Partiamo dal dichiarare morto ciò che morto è e resuscitiamo la politica vera. Discutiamo come base la questione morale e poi sbattiamola in faccia ai vertici ed a quel punto dovranno venire allo scoperto, mostrarsi per quello che sono. Io in questo momento tutto sopporto tranne che un D'Alema che parla di questione morale. Io tutto sopporto tranne che un Veltroni che sa cosa ha fatto e cosa fa D'Alema e con D'Alema cerca un accordo sulla questione morale. Non devono parlarne loro; sarebbe come chiedere ai killer della mafia se è giusto che finiscano in galera oppure no. Bisogna che noi base stabiliamo le regole e che chiunque venga poi "eletto" le rispetti e soprattutto venga controllato.
Quindi ripeto la proposta: organizziamo 1, 2, 10 o quanti ce ne vorranno dibattiti sulla questione morale e sulla politica che vogliamo. Questa sarebbe politica dal basso; questo vorrebbero i cittadini, credo soprattutto quelli che il 14 e 15 sono rimasti a casa.
gianluca
Cercherò di evitare giudizi su un partito che non è il mio, tuttavia gli altri interventi mi spingono ad alcune riflessioni.
Angelo, a mio avviso giustamente, pone in primo piano la modalità con la quale nasce il PD. Vi è infatti una netta differenza tra l’enunciazione (partecipazione popolare e forte coesione politica dal basso) e la realizzazione (una fusione di gruppi dirigenti con un ruolo fondamentale degli eletti).
Il problema di fondo è la mancanza di una chiara identità per cui si corre il duplice rischio di non avere una linea di condotta univoca, magari sfiancandosi nella sua ricerca, e di delegare la direzione politica del partito al presunto portatore di voti di turno. Ne consegue che i volti sono sempre gli stessi e si azzera il livello di discussione, correndo il pericolo che chi non è interessato a far parte di un gruppo di “potere” o ad essere eletto in qualche istituzione abbandoni la partecipazione politica.
La personalizzazione della politica ha fatto scivolare, ovviamente, in secondo piano la questione morale. Tutti dovremmo passare dal “dobbiamo vincere le elezioni” al “facciamo politica tra la gente”.
Capisco la delusione di tanti nel PD, per me sarebbe facile rivendicare la mia appartenenza, ma ritengo più utile dire agli iscritti di lottare per costruire qualcosa in cui si crede. Quante volte noi comunisti avremmo dovuto abbandonare piuttosto che ricercare l’innovazione politica ... Cosa avremmo dovuto fare di fronte al potente di turno che si ostinava a non volersi confrontare con noi ...
Penso che nel PD guardiese, sebbene disilluse, ci siano finalmente persone aperte al confronto che non rivendicano orgogliosamente l’ostracismo a sinistra e che vogliono aprire un dialogo costante nel centro – sinistra, ognuno con le sue idee e valorizzando le differenze.
Di conseguenza raccolgo l’invito, la base deve discutere di questione morale, i vertici sono solo dei delegati non dei padroni che scelgono personalmente presidenti, candidati e segretari. Sono le persone che rendono credibile un partito e la politica che praticano.
Un ultimo passaggio su Costantini e Di Pietro, questa volta in dissentendo da Angelo. Io non li ringrazio perché penso che abbiano fatto quanto di più utile non alla coalizione ma al loro partito. Nelle liste dell’Italia dei Valori sono approdati in tanti, provenienti dai lidi più disparati, molti dei quali dopo una serie di passaggi di partito e con un passato non sempre irreprensibile. Inoltre ritengo che un candidato di una coalizione debba essere scelto da tutti e non imposto, altrimenti passiamo da uno della nomenclatura Pd ad altro di altro partito. Penso che nell’immaginario collettivo i dipietristi si siano imposti come i custodi della moralità ed oggi incassano, per incapacità altrui, più di quanto hanno investito sul territorio, alla stregua di un movimento populista destinato e ridimensionarsi rapidamente.
Infine poiché ancora una volta su questo blog si apre una discussione che pone sostanzialmente al centro la politica a Guardiagrele perché non apriamo una sezione dedicate alle idee per la nostra città? Io, ovviamente, partirò da sinistra!
Danilo
Gianluca mi ha anticipato nel commentare questo post e (ovviamente) molti punti sono in comune compreso l'ultimo passaggio su Costantini e IDV, perché io personalmente penso che hanno imposto la candidatura a presidente ben sapendo che queste elezioni non li avremmo mai vinto. In caso contrario, se c'era una remota possibilità di vittoria, si sarebbero presentati da soli, preso la loro bella percntuale e continuato a fare i bei discorsi populisti che piacciono tanto a Di Pietro. Quest'ultimo poi, ha ribadito anche l'altra sera che non vuole avere ache fare con la sinistra radicale, per cui come si può pensare di costruire una vera alternativa di centro-sinistra partendo da questi presupposti! Poi mi sono piaciuti molto anche i commenti di Antonio e di Marinella, per cui se insieme possiamo ripartire e costruire qualcosa di veramente positivo a cominciare dalla nostra cittadina, sarebbe semplicemente meraviglioso e visto che non solo il solo (parafrasando un po' Lennon) credo che non sarà solo un sogno!
Angelo P.
Beh, quando parlavo dell'ingenuità e la riferivo a me stesso, non era mica un atto di falsa modestia. Volevo solo esprimere il concetto che quando definisco "ingenua" la base del PD locale, ma anche di altri partiti, non lo faccio ne con la presunzione di essere "illuminato" ne approfittando della facile posizione di osservare dall'esterno e riportare opinioni. Sono un ingenuo, chi più chi meno, come tutti ed alla fine, il discorso che Gianluca rivela sulle liste è solo la dimostrazione di questo.
Io comunque ritengo che la politica dell'Italia dei Valori sia un danno per i consensi nel PD e forse, dimostrata l'adesione di personaggi non in linea con l'immagine di quel partito, anche un potenziale ulteriore danno per la voglia di cambiamento che si avverte chiara nell'aria. Ma c'è da dire che senza l'IdV, con rifondazione ed i partiti della sinistra impegnati a risolvere infinite divisioni che li hanno ridotti quasi a scomparire, oggi nessuno parlerebbe di questione morale, ne di diritto all'informazione. Oggi si parlerebbe solamente di giudici che hanno un delirio d'onnipotenza ed autorizzano troppo facilmente provvedimenti, indagini, arresti e di giornalisti che non accettano di leggere conversazioni indegne e lasciarle a riposare in mezzo agli atti, non coperti da segreto, nei cassetti dei tribunali.
In più, vuoi per populismo, lo stimolo al confronto con la base, alla discussione dei programmi, rappresentano un qualcosa che è stato alimentato (fosse anche solo per esser cavalcato) dall'IDV. Quindi a mio avviso, ho sentito di "ringraziare" chi si è preso l'impegno di provare una strada che di fatto ha posto all'attenzione dei cittadini l'idea di modificare il sistema riprendendone, almeno in parte il controllo. Ovviamente sono concorde in linea di principio con Gianluca sull'imposizione del candidato , ma a tre mesi dal voto, in questo caso, delle primarie VERE erano impossibili e lasciare che ad esempio il candidato venisse eletto dalla segreteria regionale del PD, il cui ormai ex presidente la sconfitta la piange agli arresti, e che di fatto o non si è accorto o ha fatto finta di non accorgersi di quello che capitava in questa regione, l'avrei reputato un male peggiore.
L'IdV è criticabile sotto tanti aspetti, ma quantomeno, sulla tutela delle libertà è l'unico partito, almeno di quelli presenti in parlamento, che sta agendo con coerenza e forza. Il populismo non è cosa buona, ma non va neanche detto: tanto sono populisti quindi finiscono presto. Non va fatto questo errore perché il Re del populismo è Berlusconi e mi sembra tutt'altro che "finito" il suo regno. Il populismo è il moto di stomaco del popolo intercettato e utilizzato a fini propagandistici dalla politica. Sebbene ciò sia disdicevole quando a quel moto di stomaco non segue una politica coerente, di quest'ultimo bisogna comprenderne le origini e nel caso produrre un'alternativa che non sia populista, ma politica. Di Pietro potrà anche esser populista in alcune cose, ma di fatto è quello che più si confronta con la sua base. Questo gli altri non lo fanno e finché sarà così, credo che sia bene lasciare la "pagliuzza" nell'occhi di Di Pietro e pensare alla trave enorme che è in quello della maggior parte degli altri partiti.
Per quanto riguarda uno spazio per le proposte su Guardiagrele, è possibile aprirne uno in qualsiasi momento. Ma a me piacerebbe che esso sia figlio e non genitore di un qualcosa che deve avere il suo fulcro in un punto reale di confronto.
Una delle cose che reputo più pericolose è la tendenza generale a trasformare internet in un mezzo attraverso il quale si fa vita democratica. Internet può essere un ottimo strumento di approfondimento nel confronto, un'appendice liberamente accessibile in qualsiasi momento, alla vita democratica. Ma molti si convincono, e lo so perché in passato anche a me è successo, che internet sia lo strumento attraverso il quale partecipare ad un cambiamento. Le televisioni, 50 anni fa, ci hanno mostrato un mondo che pian piano si è allargato, convincendoci che attraverso di essa potevamo sapere tutto senza indagare in prima persona; oggi sappiamo che le televisioni non hanno fatto altro che dirci cosa qualcuno voleva che noi sapessimo condizionando, anche solo in parte, il nostro consenso e veicolando ogni mutamento della società nella direzione di particolari interessi. Internet può essere la trappola in cui viene assorbito ciò che la televisione non consente di controllare, ovvero il desiderio di partecipazione. La gente non va più in piazza, ai dibattiti, o ai comizi; la gente apre un blog e manifesta un dissenso che a da la sensazione all'individuo di essere importante, di fare la propria parte, ma che nell'universo della rete è ancor meno di una voce in mezzo a migliaia diverse in una manifestazione e che nel concreto contribuisce un'inerzia se rapportato a ciò che potrebbe essere un impegno reale. Internet è la nostra giustificazione, il nostro alibi, l'attenuante attraverso la quale assolverci dal ruolo di complici di un sistema che in concreto, non facciamo nulla per cambiare.
Dobbiamo trovare il modo di fare quello che facciamo qui, fuori di qui, nella realtà. Questo deve essere uno strumento che può informare sul fare, ma non deve essere il fare. Non parlo di Meet Up, non sono per la sostituzione dei partiti, sono per un "federalismo politico" che semplicemente ne decentri il potere decisionale riportandolo nelle mani delle basi. Questo perché io non credo che associazioni prive di valori caratterizzanti, di ideologie a cui tendere, di visioni differenti siano un male da debellare. Io credo che questo genere di differenze vadano invece tutelate altrimenti tutto si tramuta in una "dittatura della maggioranza" che non tutela affatto le minoranze come vuole la nostra Costituzione. Ogni cittadino deve poter trovare spazio in un partito che non sia solo rappresentante, a sommi capi, del suo pensiero, ma che gli dia anche possibilità di esercitare una funzione attiva differente dal chinare il capo ai capricci di chi, sopra la sua testa, decide contro gli stessi ideali e valori che quel partito dovrebbe rappresentare. Tornare a parlare di politica per fare politica e non per prenderne comodamente le distanze. Questo vorrei e questo purtroppo, in rete, non è possibile. Quindi benvenga lo spazio per le proposte da discutere ed anzi, vi invito come sempre a mandarmele così da divenire una discussione; ma bisogna tener presente che tutto ciò, se rimarrà qui, non produrrà nulla di concreto.
Antonio A.
Sono completamente d'accordo, Angelo, quando dici che è giunto il momento di incontrarsi pubblicamente per parlare apertamente di un nuovo e vero stile di fare politica. Possiamo organizzarci e iniziare a proporre inizative di democrazia partecipata, in cui persone libere da interessi personali espirmano innanzitutto la loro valutazione della situazione politica per poi fornire proposte e idee concrete per un programma di interventi a servizio dei cittadini, soprattutto delle fasce più deboli. Occorre, partendo dalla realtà di Guardiagrele, individuare priorità condivise e possibili soluzioni e progetti nella più assoluta trasparenza. Apriamo un cantire in cui pensare insieme il nostro futuro, dove possano incontrarsi persone diverse, ma che hanno un'idea alta della politica. Bisogna assolutamente rimettere al centro il principio di responsabilità, nel senso di rispondere constantemente dei propri atti amministrativi a cittadini che si sentano responsabili della "CASA" comune. Mettiamoci in moto!
Danilo
Benissimo Antonio, mi trovi pienamente d'accordo. Sono convinto anch'io come ho già scritto nel commento del post "Centro Oli" (mi perdonerai se stavolta l'ho fatto un po' lungo, so che non ti piacciono, ma mi sono lasciato trasportare), bisogna ripartire dalla base, ripartire dalla realtà locale, in quanto questi ultimi anni, per colpa un po' di tutti, ci siamo troppo assopiti e la nostra cttadina è andata sempre più regredendo. Per cui io do da subito la mia piena disponibilità e la mia esperienza affinché questo progetto vada in porto. Proprio ieri ne parlavo con Gianluca, naturalmente come ha anche scritto in un commento è d'accordo, d'accordo soprattutto nel partire subito, senza perderer altro tempo. Ahh finalmente mi sembra di respirare aria fresca, aria buona, aria di rinnovamento Per cui caro Antonio vediamo di partire sul serio. Da "questo pubblico blog" penso che sei la persona meglio indicata per iniziare a "mandare gli inviti". Lo penso perché per motivi diversi, sei quello che meglio conosce più o meno le persone che sappiamo aderirano con entusiasmo. Quindi Antonio, buon lavoro...
Angelo P.
Prendo con molta serietà l'impegno di Antonio, aspetto la voce di Gianluca e di altri e direi che ad "anno nuovo, politica nuova!". Solo: non si commetta l'errore di tramutare il tutto nel solito circolo chiuso. L'amministrazione partecipata è anche un fatto culturale che ha bisogno di tempo per esser compreso. In più, questo metodo consentirebbe successivamente delle primarie vere, in cui i cittadini avranno modo di conoscere a fondo il loro candidato, le sue idee, il suo apporto al programma ed il suo modo di agire. Direi che ognuno di noi dovrebbe iniziare a buttar giù qualcosa e ci si dovrebbe accordare per fissare un primo incontro agli inizi di Gennaio.
gianluca
Sono pronto. Conosco i tempi ed i modi dell'amministrazione partecipata: ho incontrato amministratori che l'hanno praticata e vi assicuro che non è semplice, bisogna superare una serie di resistenze prima di tutto nell'apparato amministrativo. La partecipazione, infatti, deve essere praticata per settori, introducendo ogni volta un pezzo di innovazione. Ho preso parte, insieme ad altri, a molti inconti sul bilancio partecipato; sono stato a Genova dove in provincia hanno elaborato il bilancio di genere... insomma potrei riportare le mie esperienze.
Questo è, tuttavia, un percorso per coloro che decidono di intraprendere una strada comune. Invece in questo momento, a mio avviso, Guardiagrele ha bidogno di due cose: iniziare a discutere a tutto campo, come stiamo facendo su questo blog e magari creando una sezione ad hoc, poi un incontro, come scrive anche Angelo, su un tema scelto da noi come ad esempio è già emerso sulla questione morale o sull'informazione.
Le primarie le lascerie perdere, sono diventate uno strumento per legittimare chi ha deciso il veritce.
In buona sostanza voglio dire che non mi interessa il nome del o dei candidato/i, ho più a cuore la sostanza del che fare ed in che modo, unica strada per recuperare una credibilità complessivamente smarrita.
Angelo P.
Io quando parlo di amministrazione partecipata, penso a comitati settoriali di cittadini con i quali un'amministrazione confronta i progetti e le politiche. Questi comitati, ovvviamente volontari, allargano il confronto con la cittadinanza con resoconti in tempo reale ed aprendo, nel caso di scelte importanti, un dibattito pubblico di cui l'amministrazione è parte promotrice di alcune iniziative che vengono spiegate, confrontate con altre provenienti dalla base ed in un'ottica di confronto migliorate o modificate.
Ovviamente il tutto vincolato a logiche che tutelino le minoranze svantaggiate. Faccio un esempio: se avessimo una comunità di un'altra religione che chiede un luogo di culto e la cittadinanza si scoprisse contraria ad offrirglielo, ciò non dovrà impedire che questo diritto sia concesso a quella minoranza.
Vedo l'amministrazione partecipata come un momento di aggregazione che non renda il cittadino solo spettatore delle decisioni di chi viene eletto.
In più i comitati, oltre ad avere funzione promotrice di determinate politiche che andrebbero discusse prima pubblicamente e poi, scritta una bozza, in cconsiglio comunale, sarebbero un ulteriore strumento di difesa del cittadino qualora, l'amministratore, si comportasse in maniera poco chiara.
L'amministrazione condivisa intesa in questo modo poi farebbe si che i rappresentati eletti come amministratori, si debbano fare portavoce, nei confronti di chi sta a livelli "superiori", della posizione della comunità riguardo politiche non pertinenti alle competenze della stessa, ma comunque riguardanti la popolazione e/o il territorio dall'amministrazione rappresentati.
Io a differenza di Gianluca penso che sarebbe proprio la prima cosa da proporre, proprio all'interno di una discussione sulla questione morale. In fondo la questione morale ha due problemi: il marcio presente nei partiti dovuto all'attuale organizzazione interna degli stessi (la base conta poco e niente e sono le segreterie a gestire linee politiche, scegliere candidati e funzionari, in base a criteri di "potere politico" e bacino di voti e non in base a carattistiche di onestà e legalità) e la disaffezione della gente alla vita pubblica causata soprattutto dalla percezione che essa, una volta eletto il rappresentante, abbia il solo massimo compito di protestare, senza aver più voce in capitolo in nient'altro.
Per risolvere la questione morale, per indurre un cambiamento radicale invece, l'unica soluzione è di portare, nelle strutture di base il maggior numero di persone comune, aiutarle offrendo loro tutta l'informazione (non limitata a fonti del partito stesso) per comprendere gli scenari che vivono ed intervenire, in prima persona già dall'interno dei partiti, per modificare l'atteggiamento dei rappresentanti.
I partiti se vogliono risolvere la questione morale devono riscoprire le basi e soprattutto riconoscere loro la possibilità di porre veti e dissentire pubblicamente anche quando le cose riguardano il proprio partito. Io credo che i panni sporchi si lavino in famiglia, ma che nel caso della politica, che investe direttamente o indirettamente la cosa pubblica, la famiglia non sia il partito, ma la collettività e quindi, anche ciò che all'interno del partito induce a dubbio, o a critiche, deve essere conosciuta all'esterno. Se una base non si fida della scelta di un candidato da parte della segreteria per motivi di etica morale, deve poter dissentire pubblicamente e spiegare il perché di ciò. Se questo non viene fatto; se i partiti rimangono galassie a se nell'universo della politica, impenetrabili all'occhio esterno e immutabili dall'azione interna delle basi, la questione morale non verrà mai risolta.
L'amministrazione partecipata, almeno nel mio concetto di amministrazione partecipata dunque, non è solo un innovazione amministrativa di una realtà locale, ma un cambiamento culturale che porti ad una metamorfosi dei meccanismi di partito, decentrandone il potere e costringendo gli eletti stessi, entro percorsi stabiliti dalla base. Ovviamente, chi è eletto può proporre differenti visioni, ma alla base deve spettare quantomeno il diritto/dovere di avallarli oppure contrastarli. Dev'essere la delegittimazione interna, dovuta ad una garanzia posta in essere da una quantità molto ampia di cittadinaza e/o militanza attiva, il primo limite di un politico eletto. Egli deve sapere che in qualunque momento, ricoprendo una determinata carica, le sue azioni sono soggette a controllo e la sua stessa carica soggetta a sfiducia qualora l'interesse pubblico o la volontà della base vengano calpestate.
Solo questo, che è un processo radicale di cambiamento culturale può, a mio avviso, avviare la necessaria metamorfosi morale che in Italia, per problemi di retaggio dovuti ad un passato da "sudditi" non ancora dimenticato nelle logiche d'applicazione della democrazia, può invertire l'attuale tendenza. E' della base, sia a livello amministrativo, che a livello di partito, la responsabilità di avviare e concretizzare un cambiamento. Ciò che verrà proposto dall'alto sarà sempre frutto di interessi particolari o quantomeno condizionato da essi.