L'eredità di Peppino Impastato... | Musica e impegno sociale

L'eredità di Peppino Impastato...

Sulle orme di Radio Aut nasce la tv web de i Menestrelli di Graelion

by Angelo Primavera

Quando ricorrono gli anniversari di della morte di Giovanni Falcone, di Paolo Borsellino e degli agenti delle rispettive scorte, Mediaset mette in palinsesto automaticamente la relativa fiction, toccante, che racconta le loro vite, ma naturalmente omette le indagini scomode come quelle raccontate da Paolo Borsellino ai francesi in cui citava "l'eroico Mangano" e la fininvest di Berlusconi.

Seppure "motivatamente incompleto", questo contributo permette ancora oggi di tener vivi due nomi, e che poi, per quelli che ancora non si accontentano del romanzetto televisivo e vogliono conoscerne bene la storia, è una porta verso un mondo che è tragicamente vero dove i conti, che nella vita comune non ridanno, tornano.

Domani è il 9 maggio 2008. 30 esatti da quel 9 maggio '78 passato alla storia come il giorno del ritrovamento del cadavere dell'onorevole Aldo Moro, presidente della DC, ucciso dalle Brigate Rosse. Il 9 maggio che tutti ricordano con questo avvenimento che rappresenta uno dei momenti più bui della storia istituzionale italiana.

Seppure mi appare giustissima la commemorazione di questo avvenimento, che avverrà con due prime serate su canale 5 nella fiction "Aldo Moro Presidente", mi fa riflettere come nessun palinsesto televisivo, ne l'8, ne il 9, ne il 10, ne l'11 e probabilmente neanche nei giorni a venire, ricorderà la morte di un eroe, suo malgrado, avvenuta nella notte del 9 maggio di 30 anni fa.

Il suo nome è, perchè rimane vivo nella memoria di tanti, Giuseppe Impastato. Un ragazzo che probabilmente oggi, momento in cui non potrebbe mai creare una radio libera, combatterebbe la mafia con i nostri stessi strumenti: blog, manifestazioni, volantinaggio, cultura. Peppino Impastato che osò, e fu per questo assassinato dalla mafia, fare il nome di Tano Badalamenti e denunciare il suo regno mafioso. Lo fece soprattutto attraverso Radio Out, che domani resusciterà per un giorno sulle frequenze di un'altra radio locale che dedicherà l'intero giorno al ricordo di quello che Peppino ha fatto ed a quella che in questi anni rappresenta l'eredità di quella lotta da lui iniziata e pagata con la vita.

Non so se domani i tg ne parleranno, ma ho i miei dubbi. Perchè la storia  di un ragazzo che ha cambiato il suo mondo con le sue idee oggi è fuori moda per alcuni, ma soprattutto pericoloso per molti. Perchè basterebbe un Peppino in ogni città per cambiare le cose.
Oggi abbiamo un sistema, a mio modo di vedere, che seppure non è mafioso in quanto non parte di un'organizzazione, mafioso lo è per "cultura",in quanto schiavo di quella stessa mentalità arrivista, ambiziosa, assetata di potere, di denaro, che è caratteristica di quegli ambienti.

Gli "Impastato" sono rari e comunque tenuti, quando si presentano, nel silenzio dei media che oggi fanno il 90% dell'opinione pubblica. Quelli che vorrebbero seguirne l'esempio, ma non ne posseggono la stessa fibra morale, la stessa forza di volontà, sono chiusi nelle loro case, nella paura dell'essere sfigato, persi nel dubbio che, in un mondo di corsa, fermarsi e magari prendere qualche anno per combattere, per tentare di cambiare le cose, per dedicarsi al bene comune, alla società, al cambiamento, rischiando magari qualcosa di proprio, possa rivelarsi un errore irrecuperabile.

Sta di fatto che ne stasera, ne domani, ne dopo-domani, ne domenica, in uno solo dei palinsesti televisivi andrà in onda "I cento passi", il film dedicato alla memoria di Giuseppe Impastato. E questo mi fa pensare che ci sia chi quella memoria e quell'esempio, seppur non su una linea ufficiale, faccia di tutto per seppellirli. Perchè Peppino ancora oggi, a trent'anni dalla sua morte, fa paura. L'eco della sua voce è forte e fa paura.

Per l'occasione voglio fare un annuncio. Abbiamo aperto un account su ustream.tv, un sito che permette, attraverso una web cam di trasmettere in streaming sul web attraverso il sito stesso con una "finestra tv" sul proprio. All'inizio avevamo pensato di mandare in streaming solamente i live dei concerti, ma nello sperimentare il mezzo, io e Simone Zulli abbiamo convenuto che era il caso di sfruttarlo anche in un'altro modo.

Organizzeremo una sorta di emittente "alternativa" locale che trasmetterà saltuariamente, a metà tra una radio ed una tv. Si occuperà di libera informazione, promuoverà il dialogo sociale e politico e la cultura della condivisione, attraverso il sito ed il web, ovunque. E' il nostro modo di raccogliere l'eredità di quell'esempio, trasformando uno strumento purtroppo spesso alienante come questo, in un'opportunità di confronto e di dialogo, di crescita. Di confrontarci con il mondo cercando di fare di questo strumento non un luogo virtuale in cui raccogliere utopie fumose, ma un mezzo che promuova il confronto reale tra le persone.

Sarebbe stato bello partire con la prima proprio la sera del 9 maggio, e chissà che qualcosa, con l'aiuto di Danilo e di altri non accadrà (per motivi tecnici è molto difficile). Ma ciò che più conta alla fine, al di la delle date è il fatto di mantenere viva la memoria attraverso l'attività quotidiana. In questa iniziativa avremo bisogno di tutti, dai semplici cittadini, agli esponenti delle locali istituzioni, alle associazioni, nella speranza che soprattutto i giovani se ne interessano, perchè sono soprattutto i nostri coetanei ed i più giovani l'unica speranza rimasta a questo sistema.

In chiusura aggiungo solo una mia nota personale che so condivisa da tutti i Menestrelli, da Danilo e da altri che ogni giorno su questo blog ci seguono. Due semplici parole, che racchiudono il nostro impegno di andare nella stessa direzione:

GRAZIE PEPPINO!

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Danilo

2008-05-09 08:32:53

«Un ragazzo che probabilmente oggi, momento in cui non potrebbe mai creare una radio libera, combatterebbe la mafia con i nostri stessi strumenti: blog, manifestazioni, volantinaggio, cultura».


Angelo voglio iniziare il commneto da queste parole che hai scritto nel post. Riflettendoci bene questa frasi fanno paura e nello stesso tempo deprimono. So che non era questo che intendevi nello scrivere quelle parole. Però ripensandoci bene se Peppino fosse ancora vivo, oggi sarebbe ancora a lottare contro la mafia. Ed è questo che mi fa pensare, "sarebbe ancora a lottare" dopo 30 anni non è cambiato assolutamente nulla. È chiaro però che con questo non voglio dire che dobbiamo mollare, assolutamente, e non mi lavo le mani delegando tutto a voi giovani. La comunità non è fatta solo di giovani, e l'impegno affinché questo mondo sia migliore deve essere di tutti a prescindere dall'età anagrafica. Come ho concluso il post, sempre relativo al ricordo di Peppino, pubblicato qualche giorno fa, affermo:«L'esempio di Peppino ha ancora molto da dire a chi pensa che la storia non sia finita, che con la mafia non si possa convivere, che la lotta contro di essa non sia un problema da addetti ai lavori e non possa limitarsi a qualche manifestazione ma debba esser parte di un progetto di trasformazione della società».

2

Angelo P.

2008-05-09 17:19:01

Ciò che volevo dire era semplicemente che se Peppino iniziasse ora a lottare ora userebbe questi strumenti, perchè purtroppo, il tempo delle radio libere è finito. Se fosse ancora vivo invece, ovvero se fosse sopravvissuto sino ad oggi, le cose, a mio avviso sarebbero molto diverse anche perchè non ci sarebbe la consueta associazione tra giustizia e martirio che tiene lontani dalle lotte tanti cittadini onesti.
Le cose sono cambiate dalla morte di Peppino. Sono cambiate in meglio, perchè a quei tempi nessuno si opponeva alla mafia, mentre da allora è nata la cultura popolare dell'antimafia; sono cambiate in peggio perchè questa cultura ha spinto definitivamente la mafia ad entrare nel tessuto istituzionale ed a confondersi nel marasma politico economico, comprendendo che uno spot fa più schiavi di una lupara.
Quindi i cambiamenti ci sono stati ed oggi è il nostro turno di lottare, come tengo a ribadire, non solo contro le organizzazioni mafiose, ma contro una cultura simil-mafiosa da cui tutta la società è stata contagiata.
E' vero, la lotta è di tutti. Ma io credo che i giovani debbano essere in prima linea perchè sono quelli più "flessibili" quelli che, una volta risvegliati, hanno maggiore elasticità e fantasia per concepire un mondo basato su altre regole, su altri meccanismi, su altre logiche e soprattutto su degli ideali nuovi.
Ciò che spinge alcuni ragazzi oggi sotto bandiere "estremiste" è il bisogno disperato di un'ideale che riempia il vuoto enorme di valori che questo attuale sistema ha lasciato. La chiesa si è persa; il comunismo è finito; il fascismo anche e ciò che ne resta è solo una frangia armata che attraverso un bombardamento mediatico di intolleranza e paura, viene spinta a fare un "lavoro sporco" che serve esclusivamente a creare la guerra tra i poveri.
Ecco perchè è importante oggi che siano i giovani ad interessarsi. La gente pensa che i ragazzi si droghino semplicemente perchè non hanno niente da fare, o perchè sono stupidi, o perchè sono delinquenti di nascita. Ma nessuno nasce delinquente. Il delinquente, così come l'onesto cittadino si educa. Ed oggi, in un mondo dove mamma e papà esistono solo alla sera se va bene; dove le scuole senza soldi e senza meritocrazia sono solo passaggi obbligati le cui nozioni sono necessarie solo ad un pezzo di carta, i partiti che lasciano i loro vertici dare esempi disdicevoli, o che si mischiano con le mafie (criminali o economico-industriali non fa differenza), i ragazzi vengono formati solo dalla strada e dalla televisione che racconta la strada.
Ecco perchè trovo il lavoro che Guardiagrelesociale ha intrapreso come un lavoro splendido. Perchè finalmente qualcuno ha pensato di unire le isole di una comunità e farne un unico strumento in cui, attraverso il confronto, si crei partecipazione e si possa formare qualcosa di nuovo, che proponga un'alternativa anche formativa a quelle della strada e della televisione, dove con l'aiuto di tutti, ai ragazzi si riesce ancora a dare una risposta di valori al bisogno di valori e di ideali al bisogno di ideali; dove il futuro te lo riprendi in mano insieme al vicino e non contro il vicino.
Guardiagrelesociale siamo "noi" e questo è un dono ricevuto, un diritto acquisito, un onore ed al contempo una grande responsabilità. Non so quanti ragazzi tra il sito di guardiagrelesociale e quello dei menestrelli ogni giorno ci leggano, ma sento che sta nascendo un qualcosa di unico. Non è una lotta tra istituzioni e gente, ne tra gente e gente. E' una lotta per ricreare, insieme, attraverso il confronto, una scala di valori e contrapporli al consumismo avvilente e deprimente che ci circonda, ci aliena, ci divide e ci rende sudditi impotenti dinanzi a qualsiasi ingiustizia.
Io fino a gennaio pensavo di essere un'isoletta in un mare sconfinato. Poi attraverso guardiagrele sociale ho iniziato a conoscere ed a riscontrare che non è così. Ognuno di noi ha paura se si sente solo. SMETTIAMOLA DI SENTIRCI SOLI!! Non siamo soli. Io l'ho provato sulla mia pelle. L'ho visto in questi ultimi giorni soprattutto, quando di fronte a determinate "minacce" non sono stato lasciato solo, ma anzi, ho avuto aiuti inaspettati e sostegno unanime. Io, un semplice ragazzo di provincia che fa il musicista ed il rivoluzionario.
Rendiamoci conto che le cose cambiano, che stanno già cambiando. Rendiamoci conto che ogni rivoluzione, intesa come cambiamento è partita da un piccolo gruppetto di persone, a volte da un unico individuo solo e poi è diventata diritto universale.
Quindi coraggio e nessun abbattimento. Siamo più di quanti crediamo di essere. Io so che ci sono tanti dietro a questo schermo che leggono e mi credono folle, ma anche tanti che "ci" leggono e sentono pulsare nelle vene la voglia di cambiamento. Se per ora restano li è solo perchè sono stati educati alla paura delle idee e delle ideologie e la nostra missione è far scoprire che di esse non si deve aver paura, specie perchè non sono dogmi impartiti dall'alto, ma frutto del confronto e della condivisione di ciò che di più intimo un uomo possa avere: i sogni.

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