La Guerra dei vigliacchi.
"io vengo a restituirti un po' del tuo rumore, del tuo disordine, del tuo terrore!"
Mentre qui il Natale, crisi a parte, va avanti come ogni Natale. Mentre qui, magari con il portafogli più prudente rispetto agli anni scorsi, ci si appresta a salutare l'anno vecchio
e a dare il benvenuto ad un 2009 che in molti vedono tragico. Mentre qui bisogna bere, infarinarsi, impasticcarsi, impastarsi e piantarsi per dimostrare quanto ormai sia noioso vivere
in un Paese tutto sommato in pace nella sua rinnovata veste di servo. Mentre in Italia accade tutto ciò, nella striscia di Gaza è l'inferno.
L'inferno è quello vigliacco che solo la guerra figlia di una modernità vigliacca anch'essa sa creare. Un inferno fatto di aerei, elicotteri e bombe che
intelligentemente non fanno distinzioni e cinicamente uccidono tutti, chiunque, tanto prima o poi qualcuno di pericoloso lo prendono.
La guerra pensata così non è guerra al terrorismo: è terrorismo. Non lo dico per antipatia verso Israele che comunque, stando a fonti attendibili, questo attacco
lo preparava da ben 6 mesi, da quando cioè prendeva in giro il mondo intero nel mandar avanti, a singhiozzo, un processo di pace che non era affatto nei piani
israeliani. Lo dico perché scuole che crollano seppellendo studienti;
case che diventano cenere che si mischia alle ceneri di chi le abitava; abiti, cibo, combustibili per scaldarsi e mangiare resi irreperibili sono un atto di terrorismo verso
la gente comune, verso i civili, verso coloro, i più, che la guerra ormai la vivono come realtà dalla nascita.
Terrore vigliacco che genera terrore vigliacco. Chi la guerra vuole, l'andasse a fare di persona, a terra, così che li si possa guardare negli occhi i civili prima di
prender loro la vita con un'arma; così che essi possano quantomeno divenire fantasmi che chiedon "perché?" albergando ogni notte gli incubi dei loro assassini.
I potenti giocano a "RisiKo!". L'Onu intima di smettere ma i veti sono parole ed al di la dei proclami, si conoscono le posizioni. A ruoli invertiti, gli USA
sarebbero già sul posto ed avrebbero già pronta la controffensiva. Ma Israele è Israele. I Palestinesi invece sono i cattivi. I Palestinesi sono i terroristi. Ma
viene da chiedersi, dopo questo che non è stato il primo, ma non sarà neanche l'ultimo scempio: di chi rimarrà tra le macerie di una vita che già prima era miseria, quanti impareranno
la lezione del terrore che Israele sta impartendo, la studieranno e preparata la tesi decideranno di discuterla in un mercato, in una piazza, in un edificio
pubblico?
Occhio per occhio, dente per dente. Soldatini e potenti sanno nascondersi e difendersi. In trincea a morire resteranno sempre gli stessi: innocenti la cui colpa è
stata quella di nascere in una terra contesa dalle religioni, ma ormai abbandonata da qualunque Dio.
































