La rivoluzione energetica deve passare da Guardiagrele
dai comuni deve partire "la terza rivoluzione industriale"
Sul fronte energetico il Governo Berlusconi sente tutto il peso dei 72 anni del suo premier. Dire che è antico il suo concetto di sviluppo
energetico appare la solita banale semplificazione e quindi bisogna utilizzare dei termini un attimino più validi se legati ai risultati che le sue politiche, in questo
settore porteranno: è dammaticamente catrastofico.
Il Governo Italiano non solo decide di andare in controtendenza su ogni scelta rispetto agli altri paesi occidentali riguardo questo argomento (ad esempio abolendo, per poi
ripristinare, per poi "non si sa", gli sgravi fiscali sulle pannellature solari, assestando così un colpo micidiale ad un mercato, quello delle energie pulite e
rinnovabili, che nel resto del mondo occidentale è già un presente che investe su se stesso per divenire futuro!), ma propone soluzioni energetiche
alternative alle quali manca solo il carbone, per tornare indietro di almeno 50 anni.
Il nucleare di terza generazione sul quale nel silenzio di questa crisi, il Governo continua a lavorare è una follia anacronistica per due
motivazioni: la prima è che il costo paragonato ai benefici è in netto sopravanzo. La spesa sostenuta per la creazione delle centrali e degli impianti di stoccaggio delle scorie
radioattive verrebbe ammortizzata in circa 50 anni e solo da allora, ma ci si crede poco, si potrebbero vedere benefici di tipo economico per gli Italiani.
Il secondo è che nel frattempo avremo siti di stoccaggio secretati e con le leggi allo studio in parlamento decisi, previo parere NON vincolante delle regioni,
unilateralmente dal governo e dalla multinazionale energetica di riferimento. Avremo dunque centrali e impianti di stoccaggio che, presumibilmente, nel giro di
cinquant'anni ridurranno il paese ad un formaggio radiattivo coi buchi.
Tutto questo mentre nel resto del mondo, se di nucleare si parla, si parla della quarta generazione, basata su studi recenti incentrati sulla NON produzione di
materiali radiattivi di scarto.
La giustificazione del governo sulla sua politica del nucleare è che siamo rimasti indietro e quindi siamo penalizzati. Una giustificazione che però non spiega come mai per recuperare
terreno, invece che investire sul futuro, ovvero rinnovabili e nucleare pulito (qualora venisse realizzato), si investa sul passato: petrolio,
inceneritori, nucleare a produzione di scorie radiattive.
Sempre per continuare su questo punto, abbiamo un impegno di fondi per sondaggi senza precedenti sul fronte degli idrocarburi (petrolio in particolare) dell'Eni sul
territorio e nei mari italiani.
Noi abruzzesi ne sappiamo qualcosa, ma non dobbiamo essere convinti che sia un problema che riguarda solo noi. L'Eni sta investendo ovunque. Il governo punta anche
gran parte della sua politica sul petrolio dunque, producendo disegni di
legge per scegliere da se di dare o non dare l'approvazione agli impianti. Questo lo si capisce perché l'Eni non avviava tanti progetti di sondaggio e ricerca sul
nostro suolo da decenni e tali investimenti non si fanno se non si hanno rassicurazioni di poter poi guadagnare dall'estrazione e dalla lavorazione in loco.
Quindi il nostro territorio nazionale non sarà solo un bel insieme di centrali nucleari e buchi in cui seppellire le scorie radiattive; sarà anche un colabrodo per
l'estrazione e la lavorazione di petrolio di bassa qualità.
L'Europa, nei suoi Stati più importanti ed evoluti di cui noi spesso ci siamo illusi, o meglio, ci hanno illuso, di far parte, decide di tagliare le emissioni del
20%. Il nostro paese, che investe in tecnologie come il petrolio si ribella in quanto costerebbe troppo alle nostre aziende o forse, e questo è un mio pensiero,
costerebbe troppo ad Eni ed Enel, aziende di cui, guardacaso, Berlusconi consigliava d'acquistare azioni insieme a Mediaset. In Italia, se passasse la linea europea,
quei limiti darebbero il via ad un fiorire di imprese che produrrebbero fotovoltaico portando una rivoluzione che renderebbe, la prima centrale nucleare di terza
generazione realizzata tra almeno 12-15 anni, superflua, riciclabile al massimo come museo.
Gli altri paesi inutilmente cercano di far comprendere al Governo Italiano che tale politica programmatica (quella europea) favorirà questa esplosione del mercato delle rinnovabili e
quindi nuovi posti di lavoro in questo settore. Ma Berlusconi non ci sente. Berlusconi preferisce sentire le ragioni delle aziende energetiche italiane, che
con il fotovoltaico vedrebbero i loro utili precipitare spaventosamente e con l'idrogeno come carburante, se non effettuano uno smantellamento degli impianti
preesistenti ed investimenti in impianti per la produzione di idrogeno, i costi lievitare in maniera spaventosa, sentenziando la fine del loro dominio egemonico basato sulla
dipendenza dei cittadini dalla loro fornitura.
Perché ho fatto quest'analisi che poi comunque continuerebbe sugli inceneritori, che nel resto d'europa non si costruiscono più perché un numero sempre maggiore di
studi correla le loro emissioni di nanopolveri ad un aumento esponenziale di cancri, tumori, leucemie, mutazioni genetiche, aborti spontanei
ecc.ecc.ecc.? Perché torno a dire un qualcosa che è ben conosciuto da molti?
Perché con un Governo così, l'unica cosa da fare è adottare, a livello locale, politiche che dimostrino con i fatti il reale potenziale delle rinnovabili e convincano l'opinione
pubblica ad opporsi a qualunque proposta di politica energetica che non vada in quella direzione.
Io penso ad esempio che a Guardiagrele, il tema energetico debba entrare nella campagna elettorale delle prossime comunali. Penso che cittadini e forze politiche
ideologicamente concordi, debbano unire le forze per studiare un piano energetico comunale di cinque-dieci anni, che porti il paese ad una parziale
indipendenza energetica basata sul fotovoltaico e sul solare, rinnovabile eventualmente per altri cinque con obbiettivo finale l'indipendenza energetica
totale del comune.
La democrazia dal basso in fondo è questa: isolare attraverso le politiche locali, chi a livelli più alti, continua a farneticare di un mondo infestato da scorie
radiattive e da sostanze tossiche che oltretutto, data la sua età, non sarà costretto a vivere.
La ribellione costa. Certamente i vertici politici contigui ad "interessi strategici" di una elite che contrastano palesemente con quelli della comunità, studieranno
tutta una serie di provvedimenti per danneggiare, politicamente ed economicamente queste realtà. Il giochino di eliminare gli sgravi, poi rimetterli, poi "non si sa!"
del Governo attuale ne è un esempio. Ma non vi sono alternative.
Di futuro posso parlar io che ho 28 anni, non un quartino di tappo invecchiato 72 anni in botte di Arcore come il Presidente
del Consiglio.
La rivoluzione delle rinnovabili è una rivoluzione giovanile. Le decisioni sul futuro energetico ed ambientale del nostro paese, spettano a noi giovani!
































