Lettera Aperta al Direttore de "Il Centro" | Musica e impegno sociale

Lettera Aperta al Direttore de "Il Centro"

in direzione ostinata e contraria sul caso Santoro.

by Angelo Primavera

Stasera ero in vena di lettere aperte e così, dopo quella del post precedente lasciata sul blog di Carlo Costantini, ho pensato di scrivere anche al direttore de "Il Centro" per quanto riguarda il caso Santoro che anche il primo quotidiano abruzzese ha provveduto, a modo suo, a colpire mettendosi in scia alla maggioranza delle redazioni del nostro Paese.

Non trovando una e-mail diretta sul sito del giornale (i collegamenti non funzionano) ho inviato questa lettera a tre redazioni locali, per essere precisi quella di Chieti, quella di Pescara e quella di Lanciano-Vasto, nella speranza che la recapitino a chi di dovere. 

 

Caro Direttore,

offrire ai lettori un'opinione su un fatto qualsiasi è offrire alla gente uno strumento di riflessione su di esso. Non mi aspetto ovviamente da una testata come "Il Centro" una posizione furi dal coro, ma leggendo il giornale di oggi, 17 gennaio 2009, non posso fare a meno di notare quanto sia facile per l'informazione italiana predicar bene e razzolare male.

Il motivo di questo mio appunto è, come facile immaginare, il "caso Santoro". Il tema è stato trattato, al pari di tutte (o quasi) le testate giornalistiche italiane, con una linea unica, figlia di un pensiero unico che purtroppo in questa Italia del maestro unico (e mi riferisco più al "venerabile" Gelli, che non al parto della Gelmini), ormai condiziona ogni ambiente mediatico, con eccezion fatta, fino a quando non sarà predisposto l'apposito guinzaglio, per la rete ed i blogger come il sottoscritto.

Così accade, al suo giornale come a tutti gli altri, di produrre un collage di dichiarazioni legittime dal punto di vista della libertà di espressione quanto discutibili per via delle posizioni istituzionali che taluni soggetti politici, quale ad esempio il Presidente della Camera Gianfranco Fini, ricoprono. Ad accessorio, come un bel paio di occhiali da sole abbinati ad un costume cucito su misura, un'opinione, scelta per rappresentare, almeno così deduce il lettore, il pensiero della redazione. Un'opinione che, sebbene si dimostri creativa nell'individuare quel qualcosa in più da aggiungere al già traboccante calderone in cui viene messo a cucinare Michele Santoro, non fa che rafforzare un messaggio, guardacaso, anch'esso unico: "Santoro è colpevole!".

Non importa a nessuno di cosa. A questa Italia dei perché interessa veramente poco e ciò che conta alla fine è godersi l'effetto del proprio sasso sulla faccia di qualcuno scaraventato nella fossa della lapidazione in cui il dissidente finisce per aver tradito, almeno così pare, il buon gusto di chi amministra le logiche della virtù e dell'errore in base alla convenienza del momento, al calcolo del consenso, alle regole di una decenza che però mai si rivendica in altri contesti, come il triste revisionismo storico-giudiziario fatto da Porta a Porta sul processo Andreotti.

E dunque, cosa viene contestato a Santoro? Viene contestata una puntata in cui non ha fatto ne più ne meno di ciò che tutte le testate italiane oggi hanno fatto con lui ed Anno Zero? Se è questa la sua colpa, di aver cioè sposato, unico programma televisivo in mezzo ad un universo mediatico di silenzio o di interpretazioni filo-israeliane, la causa del massacro palestinese e quindi di aver preso una posizione chiara e netta nel vano tentativo di controbilanciare un'informazione televisiva italiana che giustifica ogni strage di civili palestinesi con i razzi quassam di Hamas, non crede che forse, di tale crimine, ovvero di offrire un'unica interpretazione dei fatti, siate tutti colpevoli?

In questa Italia che non ha memoria, o che della memoria si ricorda solo un giorno all'anno in coincidenza con un anniversario pieno zeppo di ipocriti omaggi floreali e di fiumi di parole intrise di "sembrare" ma povere d'essenza, pochi giorni fa a reti e testate unificate è stato ricordato il decimo anno dalla scomparsa di Fabrizio De Andrè. Su alcuni giornali ho letto il cinico sarcasmo di chi diceva "Santoro riesce ad unire tutto il paese". Si disse lo stesso di Fabrizio De Andrè, sebbene questa volta con reverenza, ed è per questo che alle sue parole, ben più potenti ed immortali delle mie, lascio il compito di spingere ad una riflessione diversa sia lei che i suoi lettori su chi, come Santoro e pochi altri, seppur tra mille colpe umane, ha il merito di viaggiare in direzione ostinata e contraria.

[...]Sullo scandalo metallico di armi in uso e in disuso, a guidare la colonna di dolore e di fumo, che lascia le infinite battaglie al calar della sera, la maggioranza sta; la maggioranza sta! Recitando un rosario di ambizioni meschine, di millenarie paure di inesauribili astuzie, coltivando tranquilla l'orribile varietà delle proprie superbie la maggioranza sta: come una malattia, come una sfortuna, come un'anestesia, come un'abitudine.
Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria, col suo marchio speciale di speciale disperazione e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi, per consegnare alla morte una goccia di splendore, di umanità, di verità. [...]Ricorda Signore questi servi disobbedienti alle leggi del branco. Non dimenticare il loro volto che dopo tanto sbandare, è appena giusto che la fortuna li aiuti: come una svista, come un'anomalia, come una distrazione, come un dovere.

(da Smisurata preghiera di F. De Andrè).

Cordialmente saluto lei, la redazione ed i lettori de "Il Centro".

 

Angelo Primavera.

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viviana

2009-01-19 16:13:42

Sono d'accordo con te e De Andrè, faccio fatica però a vedere Santoro come colui che viaggia in direzione contraria col suo marchio di disperazione, e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi. mi risponderai che Santoro vuole dare voce ai Palestinesi che non ne hanno, ma il suo mi sembra uno spettacolo più che una trasmissione di informazione. Non so perchè non riesco a liberarmi da questa impressione. E comunque è necessario che ci sia uno spazio libero. Quando Santoro fu azzerato due (?)anni fa mi sentivo soffocare.

2

Angelo P.

2009-01-19 17:19:34

Ovviamente, santoro non è possibile considerarlo come un "ultimo", che sono poi i destinatari reali di questo brano. Ma nel panorama tematico dell'informazione italiana effettivamente si muove, a torto o a ragione, in direzione ostinata e contraria. Questo non lo pone in una posizione di giustizia in quanto fa anche lui parte di una realtà che inquadrerei più nel testo di "Addio" di Francesco Guccini. Certo è che chi vuole criticarlo, deve farlo partendo da un esempio diverso, cosa che ne i giornali, ne le altre redazioni televisive possono fare. A Santoro è stata contestata una linea editoriale, perché contestare la "spettacolarità" significherebbe contestare l'intera televisione italiana...cosa che nessuno vuole fare, anche perchè la spettacolarizzazione della politica è il principale sistema che ha questo "potere" per coprire i suoi vuoti, il nulla su cui regge una parvenza di democrazia che in realtà è in Italia, nella sostanza, inesistente.

3

Tom P.

2009-01-19 19:14:21

Ho l'impressione che gli attacchi contro Santoro (ma la stessa cosa cosa potrebbe dirsi anche degli altri giornalisti accusati di faziosità) ottengono un certo consenso perché s'è ormai diffusa l'idea che il giornalista deve mantenersi equidistante dalle diverse opinioni. Magari col pretesto dell'editore pubblico si investe il giornalista dell'obbligo di imparzialità. Quella che mostrava ai suoi tempi Jader Jacobelli quando si poneva come semplice moderatore della tribuna politica.

Santoro ormai ha accettato questo ruolo anche se fatica a rimanere nel ruolo di moderatore. E' evidente che su ogni questione chiama in studio i rappresentanti degli opposti schieramenti in modo che la bilancia politica del suo programma resti in equilibrio.

A me questa pretesa di equidistanza o imparzialità sembra un gioco sciocco. E' come se si dicesse all'arbitro che per ogni punizione assegnata ad una squadra deve poi assegnarne una anche all'altra. Non è questa la funzione dell'arbitro e tanto meno del giornalista. L'arbitro deve assegnare la punizione a chi la merita, il giudice deve ascoltare le parti senza pregiudizi per arrivare alla fine a dare ragione a l'uno e torto all'altro. Il giornalista dovrebbe fare le sue inchieste secondo la sua visione parziale e soggettiva del mondo, come fa l'Annunziata nella sua Mezz'ora dove invita l'ospite che vuole e gli fa le domande (buone o cattive) che vuole. La nostra garanzia di buona informazione ce la può dare solo il pluralismo, non la pretesa di oggettività.

L'equidistanza e il bilancino sono solo sciocchezze, però riescono ad essere spacciate per esigenze di equilibrio e di moderazione. Ma davvero pensiamo che sia saggio, moderato ed equilibrato chi si mette a fare l'imparziale tra il lupo e l'agnello? davvero possiamo considerare un buon giornalista quello che rinuncia a cercare la verità (con tutti gli errori e le difficoltà che la ricerca puà comportare) per fare il gioco dell'equilibrista?

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