Marco Travaglio: diffamazione o reato d'opinione? | Musica e impegno sociale

Marco Travaglio: diffamazione o reato d'opinione?

Condannato in primo grado per aver scritto il vero ma aver esagerato nel farlo.

by Angelo Primavera

"Prima o poi si sbaglia tutti" ed ora il sempre assolto Marco Travaglio si trova a prendere la sua prima condanna (in 1 grado) per diffamazione dell'avvocato Cesare Previti (ammesso che sia possibile diffamare Previti come sottolinea lo stesso Travaglio). Ovviamente, contrariamente a quanto accade quando viene condannato un politico, o quando si scoprono i fattacci di qualche grande imprenditore/manager che attraverso le sue malefatte vanno a colpire l'interesse pubblico, molti giornali ieri hanno riportato la notizia in rilievo.

"Chi di sentenze ferisce di sentenze perisce" sghignazzeranno i potenti per questa sentenza che in un paese normale significherebbe, (dato che i fatti sono veri) che ha "esagerato" traendo conclusioni che all'occhio del giudice monocratico sono risultate diffamatorie. Travaglio si difende dicendo che i giornali che hanno dato risalto a questa notizia, dovrebbero pubblicare l'elenco di tutti i giornalisti che hanno nelle loro redazioni (a partire dalla RAI) già condannati (anche in via definitiva dalla cassazione) per diffamazione. Dice che in qualche modo ogni giornalista sa che prima o poi arriva per tutti una condanna e ricorda come Montanelli, condannato per aver definito "Padrino" De Mita, "si appese quella condanna al petto mostrandola con orgoglio".

Sicuramente, da ora in avanti, la prima obiezione che si solleverà nei confronti di Marco Travaglio ogni volta che scriverà o dirà qualcosa di poco simpatico ai signori del potere, è che lui non è attendibile perché condannato per diffamazione. Si solleverà sempre l'obiezione che se secondo lui un banchiere non può fare il nr1 di mediobanca perché colpevole in primo grado di bancarotta fraudolenta (ovviamente si parla di Geronzi), neanche un giornalista può fare il giornalista perché ha un precedente per aver diffamato qualcuno.
Ovviamente, per chi è sano di mente, il fatto che Travaglio venga condannato perché un giudice ritiene che abbia passato il segno è un qualcosa di molto soggettivo e comunque Travaglio non amministra soldi pubblici, ne è responsabile dei risparmi della gente, ne tantomeno è seduto in parlamento. Certo, se questa condanna divenisse definitiva, Travaglio perderebbe la poltrona di ministro della giustizia nel governo immaginario ed ideale di Beppe Grillo, in quanto sarebbe pregiudicato. Ma c'è sempre Peter Gomez o Lirio Abate, o Saviano. Per fortuna siamo ancora "coperti" in quel campo.

Questo però è il rischio della politica a mio modo di vedere. Le tutele, di cui i nostri politici abusano per evitare d'esser processati per abusi d'ufficio, per favoreggiamenti in una scalata illegale, per la loro politica clientelare al limite delle tangenti ecc.ecc. dovebbero servire solo per difendere i parlamentari dai "reati d'opinione". Non a caso, proprio Travaglio, a differenza di Grillo, ha sempre fatto dei distinguo per quanto riguarda l'accesso dei "pregiudicati" in parlamento ed ha più volte spiegato il senso storico dei privilegi di cui godono, figlio dell'esperienza sotto il fascismo in cui si usavano i tribunali per far tacere e sparire ogni voce contraria al regime. L'autorizzazione a procedere sarebbe una garanzia e non un privilegio.

Io nell'Italia di oggi sono del parere che in qualche modo, specie gli opinionisti come Travaglio, debbano essere considerati dei politici, ma non nel senso classico che noi attribuiamo al termine e neanche nel senso "anti-politico" che tutti cercano di affibbiar loro. Io stesso faccio in qualche modo politica attraverso questo blog ed attraverso ciò che scrivo nelle mie canzoni. Travaglio va considerato politico perché il giornalismo, per quanto non sia formalmente scritto, ha una sua funzione politica. Senza essere ipocriti, le notizie e le opinioni dei giornalisti influenzano, oggi più che mai, le scelte politiche della gente, che nell'era della globalizzazione, degli effetti a catena, per comprendere la realtà, si affida all'informazione. E' così che in anni di martellamenti riguardo rapine e stupri da parte degli immigrati, si è creato il clima xenofobo che si respira oggi, alimentando il consenso per il centro-destra. E' così che schiere di economisti hanno bollato come impossibile sostenere il sistema di tassazione del Governo Prodi (che però garantiva un minimo di wellfare) ed ora tacciono sul fatto che Berlusconi le tasse non le stia tagliando, occupandosi solo dei fatti suoi e di distruggere tutto ciò che di pubblico esiste per il business dei privati.

Alla luce di ciò, se venisse condannato in via definitiva (in cassazione cioé) Marco Travaglio, non avendo fornito fatti falsi, ma avendo solamente "esagerato" nelle sue conclusioni tratte da esse, a mio avviso rientra, (per la funzione che nel tempo si è ritagliato all'interno del sistema dell'informazione, essendo, prima ancora di Beppe Grillo, colui che denunciava fatti volutamente omessi da un'informazione omertosa e/o controllata),  nella categoria dei "reati d'opinione", ovvero proprio di coloro che la costituzione stessa voleva garantire.

Dato che i politici, quando accadono questi avvenimenti, che coinvolgono membri di quella casta, fanno a gara a mostrare solidarietà ai colleghi "ingiustamente" indagati o condannati (esempio con Mastella o Cuffaro), io faccio lo stesso. La mia piena solidarità a Marco Travaglio per questa vicenda ed un invito, anche se mi appare scontato che lui lo faccia, a proseguire nel suo impegno. Poi alla fine a Previti, con le sue malefatte che hanno riempito non pochi best seller di Marco Travaglio, una particina di quegli introiti bisognava anche dargliela. E' ingiusto arricchirsi sulle spalle dei criminali...o no?!

Ovviamente, l'ultima affermazione, qualora ci fosse bisogno di sottolinearlo è una provocazione.

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Angelo P.

2008-10-18 20:36:03

Ok, siccome ci sono versioni contrastanti, la motivazione sarebbe ancor più...non so neanche come definirla. Cmq, tecnicamente è impeccabile però veramente assurda. Insomma: ha sbagliato a mettere i caporali (ovvero le virgolette che sottolineano una citazione testuale). Per i più è una cosa, volontaria, ma dato che non è rintracciabile in nessun altro suo libro sino ad ora, non è possibile che possa trattarsi di un errore vero e proprio? Non saprei veramente, tra le due versioni, qual'è la più assurda.

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