Meglio attendere le motivazioni della sentenza sul G8
Dal Passaparola di Travaglio una riflessione di buon senso ed una lezione di giornalismo.
In questi giorni anche questo blog, e nello specifico il sottoscritto, sulla scia di articoli di giornale letti un po' ovunque è caduto nel commentare il dispositivo in cui si
annunciavano la sentenze sulla Mattanza alla Diaz, prima che la sentenza con le realtive motivazioni venisse scritta. Non rimangio quanto detto li se non per il titolo che è errato e
per le responsabilità date anzitempo alla magistratura su un avallo di simili metodi da parte delle forze dell'ordine, di chi le dirige e di chi dirige loro (politicamente
parlando).
Perché questo mio dietrofront. Ascoltando oggi il Passaparola di Marco Travaglio (che nasce ed è il miglior cronista giudiziario della seconda repubblica), tutte le posizioni prese in
merito a questa sentenza sino ad ora risultano essere speculari. Di fatto il dispositivo annunciato privato delle sue motivazioni, non dice altro che: per chi si sono trovate prove
sufficienti per giungere ad una condanna (ai sensi delle leggi vigenti) ed a quanto ammonta la condanna; si dice solo che per altri c'è assoluzione, ma non il perché.
Travaglio riflette su questo punto in quanto si rifà ad una cosa che ricordo diceva anche Borsellino: "non è detto che chi è assolto sia onesto; significa solo che non ci sono prove
sufficienti per condannarlo!". Nella sua riflessione fa tutto un ventaglio di possibili conclusioni che potrebbero essere assolutamente in controtendenza con i dispositivi emessi, i
quali però si devono attenere ad un numero di prove necessarie per giungere ad una condanna. Di fatto i giudici potrebbero dire che i superiori non potevano non sapere, ma che non ci
sono prove per stabilire quali di loro hanno dato ordini, avallato le azioni e/o depistato le indagini.
Quindi è il caso di limitarci, contrariamente a quanto fatto in passato, alla considerazione che le pene inflitte, per ora, son ben misera cosa e poi, uscite le motivazioni (entro tre
mesi) commentare con cognizione di causa il giudizio e le conclusioni tratte dalla magistratura.
In tutto questo ragionamento mi sento di inserire una riflessione. Ci sta che io o altri in questi casi prendiamo l'abbaglio di saltare a conclusioni affrettate e ci sta anche il
gioco delle speculazioni politiche imposte dai partiti. Ciò che è grave è che in questo teatrino, nessun giornalista di nessuna testata è intervenuto a riportare il buon senso con
queste semplici constatazioni. Non ci sta perché per quanto una simile sentenza non viene a capo di quelli che anche a mio avviso siano i responsabili veri di ciò che accadde alla
Diaz, per ora, non può essere neanche letta come l'avallo al macello che i giornali hanno lasciato percepire a chi sa, perché si è informato sui fatti, o perché ha vissuto quei giorni
d'inferno, cosa accadde a Genova quella notte di Luglio del 2001.
































