Sussurri dal regime | Musica e impegno sociale

Sussurri dal regime

l'ennesima scusa della tutela del cittadino per parare il culo ai potenti?

by Angelo Primavera

dalla relazione annuale dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni estrapolato dal forum di guardiagrelesociale.it .

Assistiamo con sempre maggiore frequenza alla “mimesi del processo” in televisione, la quale si impossessa di schemi, riti e tesi tipicamente processuali, riproducendoli con i modi, i tempi ed il linguaggio del mezzo televisivo. La giustizia viene percepita soprattutto per come appare, ed essa appare come è rappresentata dai media. Dall’informazione sul processo - giustificata dal “diritto di cronaca” - si è passati al processo celebrato nei mezzi di informazione: un’aula mediatica che si costituisce come foro alternativo, un modo “onnivoro” di raccogliere ogni conoscenza che arriva ad un microfono o ad una telecamera.

In tale dinamica, è la sentenza pronunciata nel processo, quello vero, a risultare meno attendibile e comunque tardiva, avendo l’opinione pubblica già registrato come “vera” quella subliminalmente propinata dal mezzo audiovisivo.

Il livello di civiltà di uno Stato si misura innanzitutto dal rispetto per la giustizia; e da un sistema giudiziario indipendente ed efficiente.

Ma non si può supplire ai tempi troppo lunghi della giustizia trasferendo il giudizio dalle aule giudiziarie alla televisione; con l’ulteriore rischio di suscitare in certi magistrati la tentazione di protagonismo.

Siamo tutti d'accordo che la spettacolarizzazione delle notizie sia un male, ma la sensazione che da questo comunicato non sembra mirato affatto allo sciacallaggio mediatico dei vari processi di Cogne, di Garlasco, di Perugia, di Erba ed a tutti quelli che sono i processi di distrazione di massa utilizzati per spostare l'attenzione da fatti di ben maggiore gravità.

In un paese come l'Italia, dove la libertà d'informazione è decisamente al di sotto della media di una democrazia moderna (forse perché, con paricolpe tra politici e popolazione, ormai non siamo più una vera democrazia), un così "qualunquistico" atto di condanna verso trasmissioni che raccontano fatti e processi puzza e non poco.
E dunque, nell'interesse generale si dovrebbe fare una distinzione molto importante tra quei processi che parlano di tragedie private di privati cittadini, e quelle che invece parlano di uomini pubblici, politici, grandi imprenditori, i cui fatti hanno valenza per tutta la comunità.

In più il finale che parla del fatto che simili processi mediatici incoraggiano il protagonismo di certi giudici, lo trovo uno spartiacque importante per comprendere quali sono "le gogne" imputate in questa sorta di inquisizione.

Io penso al fatto che a settembre ottobre dovrebbe (ma ho sempre più dubbi che accadrà) tornare in onda Anno Zero. Queste dichiarazioni rispettano il modus operandi che seguì il precedente diktat di Berlusconi (quello del 2001) che fece cacciare Biagi, Santoro e Luttazzi dalla televisione di Stato.
Logiche da regime, logiche che puntano a non far sapere già ben palesate in disegni di legge che sino ad ora si sono preoccupati solamente di togliere il premier dai guai, soddisfare l'ala xenofoba del parlamento che aveva necessità di esaudire quel bisogno di leggi "raziali" da lei stessa creato, ed ovviamente bloccare il residuo di informazione "dissidente" rimasto.

Propaganda e non più informazione; potenti improcessabili; soldati e non più poliziotti nelle città; criminalizzazione della magistratura; soluzioni unilaterali con l'impiego della forza (per ora solo minacciato); eliminazione del diritto di protesta verso provvedimenti non accettati dai cittadini (Napoli), ecc.ecc.ecc.
Quanto tempo impiegherà l'italiano medio a rendersi conto di non aver più alcun potere, di aver svenduto la propria libertà, i propri diritti, la propria sovranità in cambio di una manciata di spot?

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