Messina, cent'anni nelle baracche
e si continua a parlare del ponte
Sul sito di Corriere.it, una notizia incredibile. A 100 anni esatti dal terremoto del 1908, ancora 3.336 persone vivono nelle baracche. Gente che lavora, paga spazzatura e affitto, e deve ammazzare i topi a cucchiaiate. Senza più la speranza che questa vita «provvisoria» finisca.
Una legge regionale del luglio ‘90, l’ultima in ordine di tempo, che prevedeva il risanamento di Messina: una legge speciale dove si annunciava lo sbaraccamento e la riqualificazione urbana e sociale, mettendo a disposizione, ai tempi, 500 miliardi di lire. Peccato che ne siano stati usati solo 150, gli altri perduti chissà come e finiti chissà dove. I piani particolareggiati sono stati approvati solo nel 2002 (e nel 2004 la regione Sicilia ha stanziato altri 70 milioni di euro) ma gli espropri, le demolizioni e le nuove costruzioni hanno il freno a mano tirato dei ritardi e delle burocrazie. In questi angoli di Messina di cui la città si vergogna. Non ama parlarne, salvo mandare a dire, quando c’è da votare, che presto ognuno avrà la sua casa. A poco più di un mese dal terremoto, la città era sì pura maceria, ma dava anche l’idea del cantiere, tanto che Luigi Barzini, sul Corriere, regalò da quaggiù – era il 4 febbraio 1909 – la speranza che «un grande avvenire si preparerà per Messina».
Ma durò poco, quando gli aiuti, giunti da mezzo mondo, se ne tornarono a casa, l’illusione s’imbarcò con loro: già il 9 maggio la baracca – una parola durata un secolo e ancora in piedi nei resoconti – prendeva possesso delle cronache, ché «per l’assegnazione delle baracche, contro soprusi e favoritismi, la polizia sparò contro la folla lasciando sul terreno 5 morti».
Da allora, sul terreno, Messina ha lasciato le baracche: sopravvissute al re e al fascismo, a due guerre mondiali e pure ai 61 governi della Repubblica. Monumenti (con) viventi a un secolo d’Italia.
Ma da quest'ultimo governo, almeno una buona notizia, ...non saranno costretti a pagare l'I.C.I.

































Angelo P.
certamente. Ma la cosa che sconcerta è quei 500 mld di vecchie lire di cui 150 investiti e gli altri svaniti nel nulla. C'è da chiedersi dove siano finiti, se non fosse che la risposta la conosciamo. Di certo la magistratura avrà indagato e probabilmente archiviato. Ma in questi casi il CSM non fa verifiche ne trasferisce i magistrati.
Alex
Non stupiamoci, il peggio deve ancora venire. Siamo in Italia non dimentichiamocelo. Però le baracche resistono a guerre, terremoti, a tutte le intemperie politiche, alle promesse delle campagne elettorali.