Cosa c’è nel futuro dell’industria musicale? | Musica e impegno sociale

Cosa c’è nel futuro dell’industria musicale?

Ricordate quando potevate andare in un negozio di dischi e comprare un disco in vinile?

by Simone Zulli

Magari potete ancora farlo, ma probabilmente preferite sedervi al computer e scaricare i brani che vi interessano. Perché no: dopo tutto, è molto più semplice.

Ma quali sono le implicazioni per l’industria musicale? Le copie scaricate gratis e illegalmente stanno sottraendo agli artisti i loro guadagni. Le vendite di dischi sono diminuite drasticamente rispetto al passato. E quindi, cosa succederà dopo?
Internet ha portato molti cambiamenti nel mondo della musica. Con siti web come Spotify, che nascono per portare canzoni di tutti i tipi agli appassionati, qualcosa prima o poi dovrà  cambiare. Il servizio premium su Spotify costa solo 9,99 sterline al mese, e per questo prezzo si ottiene accesso illimitato a tutte le canzoni. Entrando in un negozio e vedendo quanto si dove pagare oggi per un CD, è facile capire perché Spotify sia diventato così popolare.

Chi ama la musica apprezza il fatto che questa non sia mai stata così accessibile. Ma i servizi come Spotify non aiutano a mantenere le pop star come erano abituate in passato: sono servizi orientati al cliente, e questo significa che i musicisti vendono meno copie dei loro CD, indipendentemente da quanto possano essere popolari. Per le band e gli artisti che sono nel settore da abbastanza tempo per ricordare quali erano in passato i livelli delle vendite di dischi, prima della diffusione del download, la differenza è enorme. E perfino i download stanno diventando meno popolari, grazie a siti come Spotify che offrono soluzioni alternative.

La pirateria è un altro grosso problema che occorre affrontare. Chiunque può andare online e scaricare una copia illegale dell’album dell’artista o della band preferita: perché comprare qualcosa se si può averla gratis? Non c’è da meravigliarsi se così tanti musicisti famosi giocano a poker!

Alcuni sostengono che se i CD fossero meno costosi sarebbero più propensi ad acquistarli. Ma questo non aiuta l’industria musicale, che si sta dibattendo alla ricerca di un modo per cambiare e sopravvivere.

L’industria musicale deve certamente cambiare, e deve essere un cambiamento radicale. Proprio come l’editoria sta affrontando il fatto che gli autori possono saltarla completamente e pubblicare i propri libri online come eBook, anche l’industria musicale deve accettare il fatto che i gloriosi giorni pre-internet non torneranno più.

Il problema è se gli artisti stessi affronteranno il problema e si offriranno direttamente al cliente finale o se continueranno ad appoggiarsi all’industria musicale. Una cosa è comunque certa: continuando a lamentarsi dei danni subiti senza cercare scenari alternativi, difficilmente il settore approderà da qualche parte.

Piaccia o no, l’accesso e l’ascolto di musica online è semplice e non scomparirà.

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1

Roberto

2010-01-18 00:00:51

Secondo me è colpa della frenesia del nostro mondo, del tutto e subito, del "just in time". Le copie ci sono sempre state, come per le cassette a nastro su cui finivano i dischi in vinile, come per le fotocopie su cui finivano i libri, come per le videocassette dei film e così via. Sono elementi duplicabili, quindi tecnicamente pressochè identici, originali e copie.
Scenari alternativi? Secondo me sono i concerti "live", ognuno unico nella sua interpretazione e nell'esperienza: eventi induplicabili perchè singoli e irripetibili. Partecipare ad un concerto significa poter dire "io c'ero". Ed anche se qualcuno potrà filmare l'evento e metterlo su Youtube, scaricarlo e vederlo da una poltrona di casa non potrà mai avere o suscitare le sensazioni e le emozioni di chi ci è stato per davvero. Cioè, secondo me: così come non si possono far amare le favole ai bambini appiccicandoli alla TV e riproponendo sempre lo stessa identica versione del loro cartone preferito in DVD, cosi' non si può far amare la musica ai ragazzi riproponendo infinite identiche interpretazioni di uno stesso pezzo.
Una volta, nel medioevo, esistevano "I Menestrelli", e le loro interpretazioni erano tutte le volte "una scommessa" per la loro riuscita perchè erano l'una diversa dall'altra. Oggi è arrivata la tecnologia e non è più necessario muoversi di casa o dallo studio di registrazione, non è più necessario "improvvisare". tutto avviene più facilmente ed i guadagni sono più facili. Ma dietro questa tecnologia si nasconde un'arma a doppio taglio, e le copie, forse, sono il prezzo da pagare.
La soluzione, o meglio lo scenario alternativo, c'è: ed è quello di offrire al pubblico il proprio spettacolo, unico, irripetibile, esclusivo, induplicabile... e farlo pagare. Ma forse ho torto, forse davvero il problema è senza soluzione ...

2

Angelo P.

2010-01-25 13:56:41

L'evoluzione del mercato discografico, o la fine? Io credo che di fatto l'era delle "Star" stia per giungere al tramonto. Nel momento in cui proliferano programmi tv per diventare stelle della musica e dello spettacolo, questi ultimi sono in ginocchio. L'industria dell'arte è un controsenso in quanto l'arte dovrebbe essere "artigiana" e non industriale. Tutti temono che la musica possa scomparire e certamente scomparirà quella che vive di imponenti effetti speciali e valida solamente nei videoclip o sul supporto audio. Per chi è un artista invece è una possibilità perché, come diceva roberto, a far la differenza non saranno più i passaggi in radio "imposti" dalle etichette, ma le performance live, il passaparola. Quando pensavo ai "menestrelli" intendevo anche questo. Sull'esempio di band longeve e ad oggi tra le più quotate nel panorama italiano, la strada giusta è quella del concentrare gli sforzi sulle performance live. Il cd, per me è sempre stato solo un mezzo di diffusione e pubblicità per l'artista. Giusto che l'artista paghi i suoi privilegi vivendo da artista, sempre in giro, a suonare, senza fissa dimora e con un futuro incerto. L'arte nasce da questo e se oggi c'è tanta spazzatura in giro, il motivo è forse proprio questo abbandono dell'arte per privilegiare il marketing.

3

Giovanni Amoroso

2010-02-17 14:37:13

Tutto questo discorso rientra in quello che sto studiando. Cioè il free download!
Ho creato un blog apposito che raccoglie i link di Artisti che dopo aver creato un album o un ep, decidono di metterlo gratuito nel web. Sto studiando quanto può servire tutto ciò, sapendo che (come diceva anche Roberto) viviamo in un era frenetica, dove non si ha tempo di star a sentire tutto. Ora come ora se qualcuno si sveglia la mattina e si crede di essere musicista ha le potenzialità per far arrivare a tutto il mondo la sua "merda". E va a finire che la sua merda da presunto musicista piaccia. E come diceva Angelo le star hanno subito un duro colpo. Infatti notizia di oggi: la Emi forse venderà gli studi di Abbey Road. Assurdo!
Io nel mio piccolo come mia tesi universitaria voglio vedere se questo free download regge nel tempo. Faccio un esempio: abbiamo visto che nonostante la potenza di internet il vinile è tornato attuale, come lo sono ancora i cd o i "semplici" mp3. Lo streaming di Spotify è utilissimo, per valutare pagando quali gruppi valgono per essere acquistati in formato tangibile.
Io sono un collezionista di dischi, amo ascoltare la musica come si deve e penso che spotify, come anche il mio blog potrebbero essere importanti, per scovare artisti da andare a vedere dal vivo.
Non sottovalutiamo che i negozi di dischi hanno abbassato le loro saracinesche non per il download illegale, ma per i negozi online come Amazon ecc, dove puoi acquistare qualsiasi disco, anche il più introvabile a prezzi accessibili, e averli a casa nel giro di pochi giorni. E questo settore non è per niente in crisi, anzi!
Se vi interessa questo discorso è trattato molto bene nel libro di Luca Castelli: La Musica Liberata.
E se avete voglia e tempo date un occhiata al mio blog: http://yo-u-turn.blogspot.com/

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