"Mai nascondere la verità!"
Scuse di Fazio, della Rai e "Condanna" unanime della politica su Marco Travaglio.
“Mai nascondere la verità” dice Gianni Alemanno, neo sindaco di Roma per il Pdl, alla consegna del "premio giornalistico Ilaria Alpi". Ma come insegna Bond, "mai dire mai", perchè ogni regola pare avere delle eccezioni e questa è una di quelle: "mai nascondere la verità... tranne quando tocca il presidente del senato".
Va da se che in uno schieramento di sicuro, "ma anche" nell'altro, ci siano voci fuori dal coro, che non si uniscono "all'unanimità" di condanna per Travaglio. Ma è importante analizzare soprattutto l'impatto mediatico, il messaggio. Ed il messaggio (con esclusione del solito Di Pietro) è stato chiaro. Travaglio non può permettersi di dire che Schifani, neo-presidente del senato, era consocio, 30 anni fa, dei Mandalà, una delle principali famiglie mafiose di quei tempi. Cose che insieme alle dichiarazioni pubbliche del passato di Schifani sono appunto fatti, di cui si può discutere il commento, ma che restano fatti ed i fatti non necessitano di contraddittorio.
Raccontare i fatti e/o ricordarli in un'analisi critica di un avvenimento (nella fattispecie il discorso d'insediamento e l'applauso del del senato al neo-presidente), è compito del giornalista. L'informazione, senza memoria storica, è semplicemente una bandiera al vento di chi la gestisce. In più, viene da pensare, che così essa diventi un facilissimo strumento nelle mani di chi cerca di garantirsi una perpetua proroga del proprio mandato e potere, pur avendo alle spalle avvenimeni che ne metterebbero in dubbio l'onestà e dunque l'idoneità a tale ruolo.
Marco Travaglio è della scuola Montanelli, una scuola che di certo non si fa problemi ad nominare chiunque, quando a supporto della notizia esistono i fatti. Ed i fatti ci sono. La cosa che purtroppo non sconvolge più, ma che dovrebbe farlo, è vedere i vertici politici in fila al banchetto delle condanne, ma disertare completamente anche l'idea di fondarne uno dell'autocritica.
Infatti, ammesso che fosse disdicevole tirar fuori questa storia sul presidente del Senato, nessun politico si è messo li a dire: "però dobbiamo anche riflettere sul fatto che noi altri abbiamo eletto uno che (dai fatti) trent'anni fa era in affari e se non favoriva, di certo non osteggiava la mafia.
Una questione morale che in un paese democratico, seppure la politica poteva fingere di non vedere, la stampa avrebbe amplificato al massimo ottenendo due scopi: il primo difendere un collega, che può essere più o meno condiviso nelle sue metodologie e nel suo modo di scrivere ma che comunque non si può lasciar solo dinanzi ad un attacco simile da parte delle istituzioni; il secondo per svolgere quella funzione che più che garantire l'immagine pubblica di chi è eletto, deve garantire l'interesse e l'informazione di chi viene dall'eletto governato.
Su questo punto, l'intero ordine dei giornalisti, il suo sindacato ed anche i cittadini tutti debbono assolutamente fare una ampia ed accurata riflessione. Se le soluzioni più o meno qualunquiste di Grillo non piacciono è un fatto di idee e punti di vista su cui si può parlare, o ciarlare quando si vuole. Ma al problema che lui denuncia, di cui questa non è che l'ennesima prova, è necessario trovare una soluzione.
La gente ogni giorno viene divisa dall'interpretazione dei fatti, ma sono certo che sui fatti nessuno avrebbe da obiettare. In televisione, così come su molti giornali, vige oggi una falsa obiettività, millantata grazie ad un linguaggio spersonalizzato, ma che è spesso in realtà l'esatto opposto. La censura è dovuta all'interpretazione del messaggio che dai fatti che compongono la notizia viene fuori; i dettagli ed i fatti citati sono a volte incompleti per motivi di sintesi, ma spesso frutto di un'omissione figlia dell'interpretazione personale su quei dati di chi scrive, pubblica o deve mandare in onda una notizia.
Se si raccontassero solo i fatti, magari con uno stile più personale, non solo i giornali sarebbero uno strumento accattivante che cattura il lettore, ma potrebbero essere soprattutto uno strumento di vera attuazione delle logiche democratiche.
Oltretutto, le istituzioni che condannano un giornalista è un fatto grave. Seppur non è espresso con questi termini nella costituzione, il quarto potere è l'informazione. Le istituzioni che mediaticamente condannano un giornalista per aver ricordato la connivenza passata tra un politico e la mafia, non solo lasciano trasparire una vicinanza maggiore alla seconda piuttosto che al primo, ma attaccano anche la democrazia al cuore.
Se l'accusa fosse venuta da un giudice dell'antimafia, quella condanna sarebbe stata letta come un attacco ad uno dei poteri dello Stato, perchè mette in pericolo la vita del magistrato. Idem se si parlasse di un politico della commissione parlamentare anti-mafia.
Questo ragionamento, che non vuole essere assolutamente una verità assoluta, ma l'espressione di un'ottica differente su una realtà ampiamente raccontata da un'altro
obiettivo fotografico, spero faccia sorgere dubbi anche in quelli che attaccano Travaglio. Non è una questione di simpatie o una questione personale. E' una
questione di regole democratiche tradite e di pericoli reali. Travaglio, vorrei ricordare, non beneficia di una scorta. Così si mette a repentaglio la sua vita. Se avvenisse
il peggio, qualcuno "fazioso" potrebbe poi sviluppare l'opinione che il mandato a morte, come avvenuto per i giudici Falcone e Borsellino, come avvenuto per il
giornalista Fava e tanti altri lasciati soli o attaccati dalle istituzioni, sia firmato dalla mafia, ma controfirmato dallo Stato.

































Danilo
Siamo arrivati al punto che se uno dice la verità... debba poi scusarsi. Ci vogliono rendere più tonti di quello che siamo. Non è possibile!! Se Schifani sente di avere ragione, perché non fa una bella denuncia contro Marco Travaglio? D'altronde ci sono Sindaci che vogliono querelare solo perché hanno ricevuto delle contraddizioni politiche, figurarsi se non lo può fare uno che è stato accusato di aver avuto rapporti con persone condannate per mafia. Marco non mollare!!
Giuseppe Di Maio
Ho sentito proprio adesso che Schifani ha già sguinzagliato i suoi avvocati per procedere legalmente contro Marco Travaglio.
Ormai per poter parlare e addirittura per poter usufruire del diritto di cronaca conviene avere un buon avvocato alle spalle, basta dire le cose scomode, quelle che tutti sanno ma nessuno dice , per poter essere querelati e tirati dentro ai casini burocratici-legali. Se questa è l’Italia, dobbiamo cominciare a stare attenti, il Sig. Travaglio a solo menzionato fatti realmente accaduti e valutati dagli organi di competenza con relativa sentenza. Il paradosso consiste non solo nell’aver paura a denunciare i fatti ancora nell’ombra, ma bisogna anche avere paura di raccontare le storie già scritte. RAGAZZI, STIAMO MESSI MALE!!!!!!
Angelo P.
Sencondo me fa solo chiacchiere Schifani. Minaccia la querela, ma credo che non la porterà fino in fondo, anche perchè nel querelare Travaglio, gli tocca querelare Abbate, che è uno dei giornalisti più rinomati dalla politica stessa (elogiato da Napolitano in persona). Dovremmo stare attenti, ma sai, io ogni volta ripenso a Peppino Impastato. Lui parlava comunque dei fatti che tutti sapevano ma nessuno osava denunciare, pur sapendo che non era una querela per diffamazione o calunnia ciò che rischiava. Lui ha continuato fino a perdere la vita. Una querela, per chi ha a cuore la libertà d'espressione e la giustizia, è credo oggi un passaggio obbligato. A Travaglio non cambia un granchè. Di querele ne ha prese a dozzine ed è sempre uscito vittorioso dalle relative cause. Una in più, una in meno non cambia. L'importante è che la querela la faccia a titolo personale: se la fa in quanto istituzione dello Stato, ovvero pagata da noi, a me sinceramente farebbe girare parecchio le scatole.
Danilo
Schifani ha dichiarato di voler querelare Travaglio. Sono contento! Perché la querela è l'arma che ogni cittadino ha per difendere i propri diritti violati. Se Schifani crede di essere stato calunniato (...), ha fatto bene a querelare Travaglio (ma mi sento sicuro che l'esito finale del giudizio, e anche la storia, assolveranno Travaglio).
Quello che trovo SBAGLIATO, anzi SBAGLIATO e INCOSTITUZIONALE è la censura, che si metterà in atto contro Che tempo che fa e contro Travaglio. Nessun altro cittadino, oggi, all'infuori dei politici, se nominato da qualcuno, nel bene o nel male, in una trasmissione televisiva, ha il potere di censurarlo. Può solo citarlo in giudizio (sempre se ha i soldi per permettersi un avvocato). I politici hanno il privilegio di censurare mezzi di espressione che dovrebbero essere liberi. E anche questo è INCOSTITUZIONALE. Per di più Schifani è un personaggio pubblico e la sua sfera del diritto alla riservatezza è ristretta proporzionalmente alla sua notorietà.
Trovo, invece, più che assurda la posizione del Partito Democratico, che pur di avere voce nelle future riforme che farà il governo, sta diventando il tappetino di Berlusconi e di tutto il Popolo della Libertà. Ora come ora sappiamo che il PD non farà opposizione. Anna Finocchiaro, che solidarizza con Schifani, poi... non so come possano sentirsi tutti quei siciliani che solo un mese fa l'hanno votata.... immagino molto male.
Travaglio ha detto cose vere. Schifani ha avuto amicizie poco chiare ed è giusto che ne renda conto politicamente, essendo il Presidente del Senato di una Repubblica DEMOCRATICA. Dimenticava, però, che in Italia non esiste responsabilità politica (e purtroppo molti politici riescono a fuggire anche da quella giudiziaria).
Travaglio quella sera aveva uno sguardo più dispettoso che mai. Era come se sapesse ciò a cui stava andando incontro, che forse quella sarebbe stata la sua ultima apparizione televisiva e ha voluto concludere alla grande.
Ha fatto bene!!!!!
Finché c'è gente che parla in questo paese, possiamo restarci ancora un po' ed evitare di emigrare... ma ancora per poco!