4 Asl Provinciali - un passo nella giusta direzione.
ma Sacconi sembra sordo sul piano di rientro.
Il momento è critico ed ogni parola letta sui giornali può generare speranze o rassegnazioni. La politica abruzzese si è riavviata con il suo primo consiglio regionale e da
Chiodi sembrano venire parole che ci fanno sperare nello specifico della nostra situazione ospedaliera.
Infatti, nel parlare di Asl, durante la sua relazione programmatica, Chiodi sembra andare (cosa che tra l'altro era anche nei piani di Costantini) verso una semplificazione ed una
riduzione delle Aziende sanitarie locali. 4 aziende provinciali invece delle 6 attualmente presenti. Questo cosa cambia nella nostra situazione?
Di fatto è difficile dirlo senza carte in mano, ma ciò potrebbe dar fiato alla Asl chietina in quanto, con questo processo, andrebbe a fondersi proprio con la Asl
Lanciano-Vasto, che nella voce di bilancio più critica per noi, ovvero quella delle risorse per il personale, è, come tutti sappiamo, la Asl con le risorse più alte in
proporzione alle prestazioni (noi la più bassa).
Non so se sia sufficiente questa fusione dei due bilanci per riuscire a far saltare fuori i 3 milioni di euro necessari a salvare il nostro ospedale ed in questo,
chiunque avesse delle carte che possano darci la misura dei cambiamenti, è il benvenuto. Certo è che è una mossa nella giusta direzione auspicata un po' da tutti, o
quasi.
La "semplificazione delle Asl" in qualche modo dovrebbe spianare (o rendere comunque meno in salita) la strada alla trattativa del comitato ristretto dei sindaci che
chiedono innanzitutto questo. Ma è evidente come ciò non sia sufficiente.
Per un salvataggio completo è necessario comunque un meccanismo di ripartizione dei fondi, destinati alle 4 Asl rimanenti, che tenga assolutamente conto delle
prestazioni effettuate dalle stesse. I soldi per il personale devono andare dove servono, mentre altri fondi strutturali devono essere accordati in proporzione ad
obbiettivi di abbassamento del tasso di ospedalizzazione a mio avviso divisi in due tranche, la prima per avviare i servizi necessari, la seconda ad obbiettivo
raggiunto.
I due criteri, che vanno gestiti in modo da creare un sostanziale equilibrio di "valori", consentirebbero così di ottenere il doppio risultato di poter
impiegare del personale dove c'è più necessità reale e costringere comunque i manager ad attivare i servizi domiciliari (riducendo l'ospedalizzazione), per poter accedere ai
fondi destinati all'ammodernamento delle strutture, dei macchinari e similari. Ciò dovrebbe decongestionare le strutture che ora sono sull'orlo del collasso ed
offrire più ampi margini di manovra nel riassetto sanitario e nella riorganizzazione aziendale.
I bilanci inoltre devono essere comunicanti tra le 4 Asl, ma solo in caso di evidente nuovo errore di valutazione nelle risorse attribuite. Insomma, solo in caso di
estrema necessità non dovuta ad una cattiva gestione manageriale, ma ad un eventuale nuovo errore di valutazione "a monte".
Ma se sul fronte della spesa al personale forse qualche speranza si apre, da quel che mi pare di capire, non c'è nessuna volontà da parte del Governo Berlusconi di rivedere il
piano di rientro. Qui Chiodi dovrà giocare le carte più importanti che ci forniranno il polso del nuovo Governatore d'Abruzzo e saranno il banco di prova delle reali
intenzioni riguardo la gestione sanitaria.
Infatti, il ministro del wellfare Sacconi, continua sulla strada dei tagli e continua ad elogiare un piano di rientro che rimanendo inalterato potrebbe
rendere inefficaci tutte le soluzioni ipotizzate, che da sole, purtroppo, credo rimandino solo il problema, specie per quanto ci riguarda.
L'importanza dei tagli che le Asl devono sostenere con questo piano di rientro infatti, rende impossibile il realizzare, in tempo utile, i servizi sul terriotorio che
lo stesso Sacconi auspica. Come scrivevo tempo fa, per tagliare un reparto basta una firma (se la politica non si oppone); per creare un'assistenza domiciliare efficente ed una
rete capillare in grado di assicurare le emergenze su tutto il territorio, ci vogliono mesi e mesi.
Quindi, con questi due parametri temporali sfalsati diventa impossibile a tutti gli effetti, riuscire a giungere a quell'obbiettivo che Sacconi mostra, secondo me in
maniera miope, del giungere al 40% di ospedalizzazione ed al 60% di assistenza territoriale o domiciliare. Il sistema resterebbe ancora a rischio di collasso perché i
tempi dell'attuale piano di rientro sono troppo ridotti, e la salute dei cittadini comunque resterebbe in pericolo.
Credo che su questi argomenti, i nostri politici, d'ogni schieramento e livello (dai consigli comunali al parlamento), dovranno lavorare senza indugiare oltre. E' necessario
effettuare un pressing sul governo in questo senso. Senza una modifica di quel piano, io sono decisamente pessimista sul futuro.
In più, altra nota preoccupante, è che si parla dell'eccesso di ospedali generici e si continua a fare l'esempio del Veneto, con i suoi 5 ospedali e la rete capillare
di assistenza sul territorio. Un ragionamento che a mio avviso Sacconi sta facendo su logiche un po' troppo propagandistiche e non cucite sulla realtà
abruzzese.
Paragonare infatti il nostro territorio e le sue infrastrutture di collegamento al Veneto è un qualcosa di ridicolo. In Veneto, con gran parte del territorio pianeggiante e
vie di comunicazione rapide, ci si possono permettere 5 ospedali, che oltretutto sono signori ospedali.
Ma qui, con un territorio in buona parte montuoso e con infrastrutture di collegamento medioevali, è impensabile applicare, quantomeno nel breve periodo, quel
modello. In più, gli "ospedali di riferimento" al momento rischiano già la paralisi nonostante il supporto delle strutture ospedaliere periferiche.
La riduzione va fatta, individuando sprechi e cattive gestioni; va fatta non in termini "numerici" ma in termini di efficenza e se di numeri si deve parlare, non
partiamo da un'ostinata volontà di giungere a pareggio di bilancio in tempi impossibili, ma dai tempi di risposta alle emergenze, sia per il soccorso sul terriotorio,
che per la risposta nelle strutture "principali".
Bisogna creare per l'Abruzzo una terapia mirata senza commettere il tremendo errore, che nella nostra politica purtroppo è assai frequente, di "acquistare" la ricetta
d'eccellenza da una realtà virtuosa e volerla impiantare su di un'altra senza attenti esami di compatibilità ambientale, strutturale ed economica.
Perché in genere, tanto per rimanere in ambito sanitario, quando si agisce così, il rischio di un "rigetto" che vanifichi il "trapianto" uccidendo il paziente è
altissimo.

































alessio
...Penso che anche 4 asl siano troppe ne basterebbe una regionale , si potrebbe risparmiare sui costi manageriali e si ridurrebbe i costi delle consulenze . Mi chiedo quanto spende laasl di chieti per le consulenze ?? se si vuole si può risparmiare e non sulle spalle della povra gente..P.S. Gira voce che non si possa riaprire la day-surgey a febbraio perche la direzione aziendale Chietina non voglia far tornare il personale di sala operatoria.......
Paolo
E infatti basta una Asl soltato, condivido.
Angelo P.
Anch'io sono per questo modello ad Asl unica, ma essendo nel programma di Carlo Costantini, dubito che Chiodi scelga quello, sarebbe come dire: "lui sulla sanità la sapeva più lunga di me!". Ma in effetti, la Asl unica sarebbe la migliore delle soluzioni.
alessio
Francamente sono sempre più spiacevolmente sorpreso da quest' uomo.....come volevasi dimostrare non guarda in faccia a nessuno....
http://www.primadanoi.it/modules/bdnews/article.php?storyid=18888
alessio
Francamente sono sempre più spiacevolmente sorpreso da quest' uomo.....come volevasi dimostrare non guarda in faccia a nessuno....
http://www.primadanoi.it/modules/bdnews/article.php?storyid=18888
Francesco Blasi
Alessio,
Calella (Prima da noi) compie una bella mistificazione confondendo la cronaca con il commento: stravolge l'abbiccì del giornalista, della serie "quello che un cronista non deve mai fare". La mistificazione sta nell'estrapolare un aspetto della linea dei sindaci (la contrarietà al piano industriale del manager) per poi compiere un'analisi ovviamente viziata dall'omissione del resto della tesi dei sindaci. I quali si sono dichiarati contrari alla manovra correttiva -contenente tra l'altro la riduzione di Guardiagrele a polo monotematico lungodegenza&riabilitazione- resa nota da Maresca al rientro dalle festività. L'assenso dei sindaci, che la scorsa primavera votarono a grande maggioranza il riordino ospedaliero aziendale (25 sì e 3 no) è altra cosa. Dunque non c'è contraddizione. E Calella non ha reso un buon servigio ai lettori nella foga di dire la sua; modo di procedere tecnicamente sbagliato giacché un articolo o è di cronaca o è di commento, a meno che nello stesso scritto le due cose non vengano separate e trattate ciscuna in modo esauriente e completo, senza omissioni strumentali.
Insieme agli strafalcioni sulle "vacanze amministrative" rapinesi è un entusiasmante fioccare di informazione allegramente toppata.
Angelo P.
Su questa questione sanitaria non è la prima volta che "Prima da noi" mi lascia perplesso. E dire che comunque su altri temi, oltre che per il tempismo proprio del quotidiano "On line", l'ho potuto ben apprezzare anche nell'accuratezza. Evidentemente però, come ho potuto saggiare anch'io sulla mia pelle con l'esperienza di questo Blog, talvolta la fretta di voler dare sia notizia che conclusioni, tradisce.
Certo è che per esprimere un commento nel merito, già il pezzo sulla manifestazione del 12 ottobre a guardiagrele aveva una cronaca imprecisa (si parlava di folla, ma non si accennava ad un calo della partecipazione assai evidente) ed un commento acritico, affidato a tesi di parte che non furono affatto confutate. Non so, se nello specifico vi sia una relazione tra questi fatti e l'indicazione di "Prima da noi" come informazione sponsorizzata o se sia un puro fatto di business...ma ormai il detto Andreottiano del "a pensar male...." inizia quasi a diventare una regola di vita da queste parti. ;)
Paolo
Blasi dice: hanno firmato 25 sindaci si e 3 no. Di grazia, quali sarebbero questi 3 no?Non so di chi si tratti ma a mio avviso è da vergognarsi. Speriamo che la gente lo tenga presente e se ne ricordi bene.
alessio
sono a digiuno del'abc del giornalista.. visto che aelion 41 sono io ..chiedo se il mio commento in fondo alla mistificazione ( così è stato da voi definito) è pertinente??..
Oggi in ospedale alle 13 circa c'è stato un incontro tra i primari che lavorano a guardiagrele.. chi sà cosa si saranno detti??? :(..
Francesco Blasi
Si tratta dei sindaci di Casacanditella, Orsogna e Rapino, primo nucleo dei cinque che subito dopo scesero in piazza (a Guardiagrele) per protestare contro il riordino, o più tecnicamente "atto aziendale". Si aggiunsero, come noto, Fara San Martino e Civitella Messer Raimondo, Comuni che fanno capo alla Asl Lanciano-Vasto e in quanto tali estranei alla questione, almeno sotto il profilo squisitamente amministrativo.
Un commento: la scelta della sede della protesta, e ancor più i contenuti, subirono man mano una trasformazione. Da dissenso anti-direzione generale della Asl a linciaggio ad personam, bersaglio Mario Palmerio, reo di aver avallato l'atto (seppure con consistenti riserve come da me al tempo riportato in più occasioni). Il cambio di marcia, e di bersaglio, si deve alla componente An di quel fronte. Componente che ha terminato in solitudine la corsa fino alle regionali di dicembre. Le restanti due amministrazioni si erano da tempo dileguate non condividendo, com'è evidente, un'impostazione con doppio obiettivo, di cui uno falso (l'ospedale) e l'altro non dichiarato, cioè le regionali appena citate e le provinciali della prossima primavera. In ambedue i casi la posta in gioco è la conquista di una fetta di elettorato guardiese
Ma è già storia da rimettere ai posteri, visto che il fronte sul versante chietino non esiste più.
Francesco Blasi
Alessio,
Come vedi, nel frattempo Petrucci con un comunicato ufficiale -dai toni irritati- ha reagito confermando quanto scrivevo stamattina: le due cose sono diverse, mentre il pastone con una chilata di commento e appena un pizzico di cronaca voleva far passare la tesi della schizofrenia sopravvenuta di sei sindaci, evidentemente rimbecilliti tutti insieme in stupefacente sincronia.
I manager delle asl abruzzesi percepiscono circa 250mila euro l'anno. La loro missione, da contratto, è la quadratura dei conti aziendali in equilibrio con l'efficacia dell'assistenza sanitaria, ospedaliera e distrettuale (medicina del territorio). Due fini che possono stridere fino a configurarsi come due faglie in tensione: quando la prima cede, la catastrofe è inevitabile. Questo sta per avvenire.
Non è un argomento serio, a mio modo di vedere, fare e farsi domande su quanto costa un manager pubblico, intendo uno in particolare piuttosto che tutti. Si può invece contestare l'ammontare erogato per questa o quella tipologia di incarico, il sistema di designazione dei manager e i parametri entro i quali un manager è da ritenersi efficace e efficiente e oltre i quali fallisce. Questo manager adduce motivazioni ineccepibili ai sensi del suo contratto. L'eventuale dissenso e i malumori tra la gente e nel mondo politico sono implicazioni, tecnicamente parlando, che si muovono su piani diversi dalla missione aziendale abbracciata da un direttore generale al momento dell'accettazione dell'incarico. Ecco perché Maresca rimane fermo sulle sue posizioni, mentre i sindaci si sono limitati a una leggera pressione sul manager e il suo staff (quasi per riflesso condizionato in seguito allo shock per gli accorpamenti annunciati) per poi passare senza indugi al livello superiore, cioè quello politico.
Angelo P.
In effetti, il costo delle spese manageriali nelle varie Asl andrebbe trattato a parte. Quello dello spendere tanto per i tecnici chiamati a dirigere importanti organi strategici come le Asl, è un concetto bipartizan dato che lo stesso Chiodi, come da noi riportato in precedenza, nella sua partecipazione a "Neveazzurra 09", ha detto chiaramente che i dirigenti migliori devono essere pagati molto se li si vuole strappare ai privati, lasciando intendere che cambieranno nomi e cognomi, ma non gli stipendi (se non al rialzo).
Conoscere l'impatto a livello regionale dei manager e dei loro staff sulla sanità o su qualsiasi altro settore pubblico sarebbe interessante, ma come diceva anche Francesco, credo sia ancor più interessante spulciare tra i curriculm e tra i criteri di nomina. La nomina politica infatti puzza sempre di clientelismo, anche quando si selezionano professionisti competenti.
Poi, è interessante valutare che il contratto di Maresca sia vincolato ad obbiettivi di assistenza e non solo di bilancio. E' interessante perché questo smonta completamente la tesi sul fatto che stia adottando tali provvedimenti per "pararsi il sedere" in quanto, menomando ulteriormente la Asl con la soppressione di Guardiagrele ed il ridimensionamento di Ortona, l'obbiettivo assistenziale verrebbe clamorosamente fallito e sussisterebbero i presupposti per un suo licenziamento.
Per me l'ipotesi più credibile, date le posizioni del ministero del Wellfare, è quella di ordini "dall'alto" che, a seguito di garanzie varie, consiglierebbero a Maresca di tagliare le suddette strutture, cosicché la nuova giunta possa godere di due vantaggi: l'associare a Maresca (e dunque al governo che l'ha nominato) la soppressione di tali strutture e successivamente lavorare ad una riorganizzazione più libera di aziendalizzare e privatizzare il nostro servizio sanitario.
Ovviamente le mie restano ipotesi e supposizioni, ma avendo presente il "modus operandi" del Governo Berlusconi, sarebbe assai sorprendente una battaglia dello stesso a favore del salvataggio dell'assistenza ospedaliera pubblica. Staremo a vedere.
Angelo P.
una aggiunta importante al precedente commento: quando dico che Maresca non si starebbe parando il sedere con questi provvedimenti, intendo dire, che non lo starebbe facendo autonomamente in quanto vincolato a soli risultati di bilancio. Lo puntualizzo altrimenti le affermazioni successive potrebbero apparire in contraddizione.