9 maggio 1978 - 9 maggio 2008 | Musica e impegno sociale

9 maggio 1978 - 9 maggio 2008

A 30 anni dall'omicidio di Peppino Impastato

by Danilo Zulli

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Venerdì prossimo 9 maggio saranno 30 anni esatti che Peppino ci ha lasciato, non ci ha lasciato però, la sua voglia di libertà, il suo esempio, il suo modo semplice ma efficace di cercare di combattere la mafia.

Abbiamo provato a immaginare che quella per Peppino Impastato, a distanza di trent’anni dal suo assassinio, potesse essere una “commemorazione”: invece non può che essere un ricordo. Non solo perché Peppino certamente non avrebbe gradito di essere considerato un eroe, da commemorare, appunto. Ma anche perché le “commemorazioni” si fanno per i vincitori e la battaglia contro la mafia non è stata vinta. Anzi, in questi trent’anni, nonostante molti altri siano caduti nel tentativo di contrastarla, quella battaglia non si è mai voluta combattere.

Non hanno voluto e non vogliono combatterla i potenti della finanza e della politica. Così chi è morto come Peppino è morto solo, sia che indossasse una sciarpa rossa, sia un’uniforme o una toga. E se per i fedeli servitori dello Stato caduti ogni tanto si fa qualche cerimonia in pompa magna è solo per nascondere le complicità dietro l’ipocrisia di uno sdegno inesistente. Per gente come Peppino poi non vale la pena di fare nemmeno quello: perché lui all’impegno dello Stato contro la mafia non ci aveva mai creduto.

Credeva al suo impegno, a quello di tutti coloro che come lui erano e sono convinti che la lotta alla mafia non può non partire dal rifiuto radicale dei suoi “valori”: la violenza, il potere per il potere, l’ordine del più forte, l’opportunismo, la cultura dei favori al posto di quella dei diritti. Ma questi sono gli stessi “valori” su cui si fonda e si muove  parte della politica: di quella politica che dovrebbe dar forma allo Stato ed infondere fiducia nelle istituzioni. È qui, pensiamo, il nodo della connivenza. Una connivenza che anche quando non è diretta complicità  è condivisione oggettiva della cultura mafiosa, la alimenta e se ne alimenta.

Dicono che è finita l’era delle ideologie, ma quello che hanno messo al bando sono le idee: l’idea del diritto contrapposta a quella del privilegio, della solidarietà contro l’egoismo sociale, della partecipazione invece della delega, del valore del lavoro contro quello della speculazione, dell’uomo rispetto al profitto. La voce di Peppino queste cose diceva, e le diceva sorridendo, come chi sa di aver ragione. Trent’anni fa hanno spento quella voce, ma non quel sorriso. Quel sorriso lo troviamo oggi sul volto di tanti ragazzi del sud e non solo che, nonostante tutto, ancora credono che si possa cambiare e che cambiano loro per primi: non limitandosi alla denuncia ma praticando in mille modi diversi, ricchi di fantasia quanto concreti, quella solidarietà sociale che è uno dei più forti antidoti al veleno mafioso.

In conclusione:

non possiamo non chiederci: che senso ha la sua radicalità in un mondo in cui tutto è appiattito, le ideologie si danno per tramontate, dominano i trasversalismi e i disincanti? Per chi pensa che non ci sia niente da fare, che i giochi siano fatti per chissà quanto tempo, Peppino è solo uno dei tanti sconfitti di una stagione archiviata.
Ha invece ancora molto da dire a chi pensa che la storia non sia finita, che con la mafia non si possa convivere, che la lotta contro di essa non sia un problema da addetti ai lavori e non possa limitarsi a qualche manifestazione ma debba esser parte di un progetto di trasformazione della società.

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Angelo P.

2008-05-04 00:28:29

Questo blog nasce da quel sentimento. L'impegno nostro di ogni giorno è figlio di esempi tra i quali, almeno per quanto mi riguarda, quello di Peppino Impastato è il più importante. Io purtroppo non sono capace dello stesso sorriso di Peppino, forse perchè lui aveva una forza che io non possiedo o semplicemente perchè 30 anni dopo si è riusciti a creare in chiunque, persino nei rivoluzionari più convinti, il dubbio che esista una remota possibilità che a sbagliarci siamo noi e che il sistema non può andare diversamente. Ogni giorno affrontare questa realtà per me è sempre più difficile. Ho scelto di vivere coerentemente con i miei ideali ma scopro in ogni attimo quanto sia facile che gli stessi, se il sistema gioca bene le sue carte, ti portino dinanzi ad una scelta dalla quale, in qualche modo tu esca sconfitto comunque. Ad esempio io da un anno ho deciso di rifiutare il precariato. Come risultato ho ottenuto di stare a spasso. Le bollette si accumulano ed al telefono chi ti ha dato un prestito per un corso di elettronica neanche mai finito e vuole indietro i suoi soldi, ti annuncia che non aspetta oltre. Avrei risolto la cosa con molta semplicità. Mi sarebbe bastato, un paio di mesi fa, entrare in un'Adecco, come ho già fatto in passato, e dopo poco avrei avuto un lavoro, per qualche mese, per mettere a posto la mia situazione. Ma a me questa realtà fa schifo. Mi fa schifo lavorare per mesi con un'azienda che valuta il rinnovo del tuo contratto in base a quante domeniche rifiuti di straordinario ed agli ordini dei clienti Mi fa schifo e non voglio avallarlo. Finirò dunque protestato forse, con l'ufficiale giudiziario che se ne va con le poche cose, oggetti che ho: questo pc, le casse, la chitarra, la macchina da rottamazione e poco altro ancora. Potrei chiedere una mano, potrei dire a qualcuno di farmi un prestito, ad esempio a mio padre, ma non lo voglio fare perchè non voglio neanche che altri paghino per quello che io ho sbagliato a comprare o per le mie lotte. Non voglio più fare il finocchio col culo degli altri. Cosa c'entra tutto questo con Peppino e con la mafia? C'entra perchè oggi io ero a pezzi pensando al fatto che non avrei pagato ed a quelle quattro cose che mi avrebbero tolto; c'entra perchè ero in dubbio, perchè pensavo che stavo sbagliando, perchè un'idea non vale il tuo presente, e date le conseguenze, il tuo futuro. Ma Peppino è morto per un'idea. Peppino ha vissuto secondo un'idea e Peppino per questo, per molti, era solo un pazzo, un folle, un illuso. Io sono un pazzo, un folle, un illuso perchè mi fotto con le mie mani piuttosto che accettare un misero ricatto, piuttosto che chiedere qualche raccomandazione, piuttosto che chiedere ad altri di pagare i miei debiti. Ma nella mia follia sono convinto che è solo così che in fondo le cose possono cambiare. Se non si è pronti a rischiare tutto per le proprie idee allora è inutile star qui a scrivere, o star su di un palco a suonare raccontando lo squallore di ciò che viviamo. Se non siamo pronti a pagare con tutto il prezzo delle nostre idee è meglio che accendiamo la televisione e tra un televoto e due fette di culo, riprendere ad ignorare tutto e tutti, fino a quando, per dormire la notte, non potremo far a meno di qualche droga legalizzata dalle industri farmaceutiche. A Danilo che me lo ha riproposto esattamente nel momento in cui mi era necessario ed a Peppino oggi devo un grazie. Non so quanto durerà, ma un po' di forza in più, in questo momento di debolezza mi serviva.

2

Danilo

2008-05-04 09:31:01

Caro Angelo, mi fa piacere essere riuscito a sollevarti un po’ il morale, anche se avvicinarmi a Peppino nei ringraziamenti, mi fa un po' arrossire. Mi fa enormemente piacere checché se ne dica in giro, che ci sono ancora giovani che hanno un ideale e che lo seguono a costo di enormi sacrifici. Il piacere è poi reciproco, perché hai pienamente ragione quando affermi che forse “persino nei rivoluzionari più convinti, il dubbio che esista una remota possibilità che a sbagliarci siamo noi e che il sistema non può andare diversamente”. Sai quante volte nel corso di questi anni mi sono posto questa domanda? Quando avevo 18-19 anni avevo la possibilità, tramite eventuale “raccomandazione” di essere assunto in un posto “fisso” praticamente statale, solo che per averla non “dovevo” farmi vedere “impegnato” politicamente a sinistra. Figurarsi se potevo seguire quel consiglio, io che all’epoca ero uscito dal PCI frequentando riunioni di Lotta Continua e di Democrazia Proletaria, ero stato eletto anche al Consiglio di Istituto ed ero contro tutti e tutto, pagando anche questo in prima persona in quanto fui bocciato all’esame di stato. Certo non fu solo quello il motivo, un buon 60-70% fu  colpa mia il quale non è che mi preparai molto. Però ne fummo bocciati in due e c’erano almeno altri 5 che avevano fatto un esame peggiore del nostro, per non parlare poi del fatto che telefonai anche al professore dopo gli esami per chiedergli notizie e lui mi rassicurò. Inutile dire che era uno dei quali avevo più criticato durante la mia esperienza nel Consiglio. L’anno dopo devo ammettere che schifato gettai la spugna, non volli sentire nulla dei problemi del nostro Istituto e non mi ricandidai. Non fu certo per paura di essere bocciato di nuovo, perché non credo sia mai successo una cosa del genere, ma si era creato in me un senso di impotenza verso le istituzioni e di rabbia verso gli amici che accettavano tutto passivamente. A ripensarci gli anni successivi ho capito di aver sbagliato, di aver tradito la mia idea, ma in quel momento mi sentivo di fare così. Tornando alla questione del posto, inutile dire che ovviamente non l’ho avuto, nonostante le raccomandazioni e fatto 15-16 concorsi. Certo a ripensarci verrebbe in mente, ma chi me lo ha fatto fare, quante persone lo hanno fatto, posto fisso, forse sarei già andato in pensione, o quasi. Ma io non sono mai stato quel tipo di persona, quello che ho ottenuto, l’ho sempre ottenuto praticamente da solo e con i miei sforzi. Ai miei figli dico sempre che quando mi sbarbo la mattina vedo sempre il viso di una persona che non si è mai venduta, che non ha gettato alle ortiche il suo ideale, il viso di una persona forse “fessacchiotta” ma onesta. Momenti di sconforto ne ho avuti molto durante in questi anni, anche nel vedere i giovani andare verso un tipo di vita costruita dalla televisione e dalla società moderna, mi deprimeva, tutte le lotte fatte nel '77 mi sembravano inutile averle fatte. Anche nel vedere nelle riunioni del mio partito che il più giovane dopo Gianluca (del ’70) era il segretario Nicola (del ’61), mentre al piano di sopra della sezione, si era addirittura costituito un circolo giovanile mi portava a pensare che forse era vero che a sbagliarci siamo noi. Però grazie anche a questo blog sto cominciando a riprovare sensazioni di oltre 30 anni fa ed a ritrovare fiducia nei giovani spesso trattati troppo male da chi crede di essere "adulto". Anche grazie ai messaggi che mi sono arrivati al mio account di youtube, dove si sono complimentati con me affermando di essere contenti di vedere “adulti” con me! Io ho ringraziato (scherzando ovviamente) affermando:« meno male che mi avete definito adulto e non…vecchio». L’unico consiglio che posso darti è di andare avanti per la tua strada come ti senti di fare, di non avere mai rimpianti, se non te la senti non accettare mai compromessi, e poi hai sempre l’attività di tuo padre, che tra l’altro è un mestiere che ormai va quasia morire come tanti altri purtroopo. È un mestiere al quale sono affezionato in quanto era di mio nonno e di mio padre, anche se ha lavorato quasi sempre in fabbrica. Certo l’ideale sarebbe che avreste successo con il gruppo nel campo musicale, ma il fine, da come mi sembra di aver capito, non è quello di farlo esclusivamente per i soldi o per il successo fine a se stesso, certo se arrivano tanto meglio!! Ma se ti piace fare lo “scarparo” fallo, non c’è nulla di male, certo forse ora costa più aggiustare un paio di scarpe, che comprarli nuovi, ma come lessi tempo fa in un negozio:«È un mestiere nobile, aiuta l’uomo a... sollevarsi da terra».

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Angelo P.

2008-05-04 18:55:06

Ho sempre pensato che l'unica strada sbagliata è quella dell'altro e comunque, seppur mi fa vacillare parecchio a volte, il mettermi in discussione sempre mi aiuta a mantenere un po' d'umiltà che penso sia necessaria in qualsiasi ambito della vita. Ti ringrazio di queste parole e comunque la lotta continua. Fossimo anche gli ultimi, finchè noi rimaniamo, rimane una speranza, perchè testimoniamo l'esistenza di un'alternativa. Non mollare mai, alla luce di ciò è quasi un dovere, ma soprattutto un onore. Di persone come noi purtroppo non ce ne sono più molte, o forse, come penso, ci sono, ma bisogna scavare per chilometri sotto la crosta di spot e convinzioni individualiste con cui alcuni sono stati cresciuti ed altri corrotti. Ricordare Peppino Impastato, anche negli aspetti più "normali" dell'esistenza, perchè alla fine è nel vivere quotidiano, nel gesto di tutti i giorni che si creano i cambiamenti.

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