Buona olimpiade a tutti!
commento al messaggio di G. Napolitano pubblicato su Guardiagrelesociale.it
Sarò impopolare, griderete al vilipendio, ma come di certo mi aspettavo, Napolitano ha dimostrato per l'ennesima volta come la sua capacità di essere garante di qualsivoglia diritto, sia in ambito nazionale, che internazionale, sia un qualcosa di veramente risibile.
Si dirà che ci sono in gioco relazioni internazionali complicate in un momento storico difficile; si dirà che alla fine la cosa migliore per portare la Cina verso un rispetto dei
diritti umani essenziali è il non applicare un muro contro muro.
Ma io credo che nella guida di un paese ci voglia coraggio ed in questo caso il coraggio non era tanto quello di sfidare il colosso cinese, ma gli interessi multinazionali che hanno
consentito alla Cina di entrare, malgrado sia una nazione priva di qualsiasi requisito base, nella comunità internazionale e nel mercato globale, sino a giungere all'onore di ospitare
un simile evento.
La schiavitù, perché altrimenti non si può chiamare un popolo di un miliardo e mezzo di individui privo di diritti e tenuto con la paura nell'ignoranza a lavorare per gli interessi di
pochi, non può in nessun modo accostarsi con quello che dovrebbe essere lo spirito olimpico.
Le olimpiadi sono diventate, alla stregua di quasi tutto ormai, uno show al servizio del business. Sono soldi per gli sponsor degli atleti (e dunque anche per gli atleti), sono soldi
per gli sponsor della manifestazione; sono soldi per le emittenti televisive che alzano i prezzi della pubblicità durante le trasmissioni; sono soldi per i prodotti pubblicizzati
durante quelle trasmissioni.
Un mondo con un briciolo di umanità si fermerebbe dinanzi ad un massacro come quello tibetano o dinanzi alle repressioni che tuttora continuano in ogni angolo di quel paese. Ma se trapelano fatti di sangue, l'unica preoccupazione è la sicurezza degli atleti, come se la loro vita valesse più di quella di uno qualunque dei cinesi giustiziati o torturati da quel governo.
Ma questo è il mio pensiero, quello di un ragazzo che non riesce a comprendere come la meraviglia per l'imponenza della cerimonia di apertura (che mi son guardato bene dal guardare) abbia cancellato, in ognuna delle persone con cui ho parlato, l'orrore per il rendersi complici, in quanto consumatori di questo teatrino olimpico, di una delle più grandi ingiustizie della storia. Rai 2 per me non esisterà sino alla fine dei giochi. Seppur sarà ininfluente, io scelgo di non contribuire, con il mio gettone a tutto questo. Sarà che da anni ascolto De Andrè, ma una sua frase in particolare tiene sempre la mia coscienza vigile: "per quanto voi vi sentiate assolti, siete lo stesso coinvolti!".
A tutti gli altri auguro, qualora ve ne fosse bisogno (ma non credo) di far pace con la propria coscienza e di sentirsi fieri ogni volta che una medaglia macchiata di sangue e forgiata da schiavi, sarà appesa al collo di un nostro atleta. Buon divertimento e buona olimpiade a tutti.

































Simone
Mi dispiace caro Angelo, ma questa volta mi trovi solo in parte d'accordo. Io credo che l'errore sia stato quello di dare alla Cina la possibilità di ospitare le olimpiadi, un errore che non puoi correggere boicottando le olimpiadi non facendo la sfilata o evitare la partecipazione. Non credo sia giusto ora incolpare o puntare il dito sui nostri atleti, anch'io se fossi stato uno di loro avrei partecipato. Io credo che lo sport c'entri ben poco con la risoluzione del problema, io credo che un modo per risolvere o per lo meno sperare di farlo sia quello di "boicottare" l'economia cinese, adesso punto il dito anch'io su tutti gli industriali che muovono la propria economia sul territorio cinese, fanno affari e poi parlano delle olimpiadi come uno scempio per i diritti umani, quando sono loro i primi ad approfittarne per portare a casa più soldi possibili come se i milioni che hanno non bastassero.
Angelo P.
Proprio perché le olimpiadi dovrebbero essere un qualcosa di "alto", un messaggio da parte degli atleti con il semplice rifiuto a partecipare a questi giochi sarebbe stato un messaggio globale a cui, ne i media, ne i governi avrebbero potuto mettere il bavaglio.
Boicottare i prodotti cinesi non serve, o quantomeno non è semplice, perché sfido chiunque ad aver certezza che ciò che indossa, l'apparecchio che utilizza o altro non sia prodotto in gran parte in Cina, con poi marchio "falso" made in Italy, o Usa, o prodotto in questi paesi attraverso lo sfruttamento di schiavi importati dalla Cina.
Gli atleti sono esseri umani prima che sportivi, o nella mia visione del mondo, questo dovrebbero essere. Se questo tuo ragionamento vale per gli atleti, vale anche per gli imprenditori, per le multinazionali. Ognuno fa quello che ritiene conveniente a prescindere da quanto sia giusto. Ognuno può attingere ad una serie incredibile di giustificazioni pur sempre plausibili.
Io resto dell'idea di De Andrè. Per quanto voi vi crediate assolti, siete lo stesso coinvolti. Poi sono una goccia nell'oceano e ben venga questo, perché non ci tengo ad essere l'emblema di ciò che pensa la gente. Ma penso che se si vogliono cambiare le cose, in un mondo che va alla rovina, star li a raccontarsi che quegli atleti sono all'olimpiade per spirito olimpico e non per l'ambizione di vincere, o di prendere soldi dagli sponsor, o di avere una visibilità normalmente negata, credo sia un qualcosa che tutti noi sappiamo esser quantomeno una visione discutibile.
I "nostri" atleti però non hanno solo il boicottaggio dei giochi. Il boicottaggio degli ascolti è tutto ciò che NOI abbiamo. Loro possono ancora far qualcosa. Io mi auguro che in mezzo ai "NOSTRI" ci sia qualcuno con la forza di un gesto semplice ma forte, come ad esempio quello di rifiutare una medaglia. Ma forse i tempi in cui gli atleti credevano in qualcosa e lo dimostravano anche solo alzando un pugno ed abbassando la testa, con la coscienza d'esser prima di tutto uomini, siano finiti.
Mi auguro che questo gesto ci sarà. Mi auguro che qualcuno ricorderà questa olimpiade per questo, perché se si continua ad esser schiavi di logiche opportuniste, di facili autoassoluzioni, allora smettiamola di lamentarci per qualsiasi cosa accade o accadrà nel mondo. "Sentite come vostra ogni ingiustizia subita in qualunque parte del mondo!"
L'uomo che fa il palo mentre altri rapinano un negozio e magari nel farlo ammazzano qualcuno ha un nome, o forse meglio una definizione precisa: si chiama complice. Lui non ha ucciso nessuno e magari per lui ammazzare è un errore, perché lui fa il palo per sopravvivere e non vuole togliere la vita a nessuno. Ma resta un complice.
Danilo
Anch'io idealista da sempre spero in un gesto eclatante di qualche sportivo, ma purtroppo sono molto dubbioso in merito. Angelo ha ricordato i pugni alzti dei tre atleti di colore alle olimpiadi del 1968. Io vorrei ricordare le Olimpiadi del 1936 a Berlino, edizione legata a doppio filo a James Cleveland "Jesse" Owens che provocò il disappunto di Hitler, che preferì abbandonare lo stadio piuttosto che premiare quell'atleta di colore, ne fanno un personaggio leggendario. E già, perché Owens, atleta 23enne di colore dell'Alabama, in pista e in pedana domina su tutti, tedeschi compresi, nelle gare simbolo dei Giochi, facendosi beffe delle tesi razziste del Fuhrer e della tanto decantata superiorità della razza ariana. Capisco d'altro canto anche quegli atleti che si sono peparati seriamente e che questa è l'occasione della loro vita. Per cui non mi sento di incolparli se vivono e pensano questi giorni solo al raggiungimento del podio olimpico. Però certo mi piacerebbe che qualcuno si presentasse alla premiazione con la testa rasata ed una tunica rossa.