CENTRO OLII DI ORTONA
La Basilicata sia da esempio, dopo 15 anni aumenta l'inquinamento, ma non i benefici
Il Centro Olii di Ortona torna di attualità. Oggi c'è attesa per la presentazione dell'esposto presentato dai Consiglieri Regionali Angelo Orlando (PRC) e
Maria Rosaria la Morgia (PD) inviato alla commissione europea (l'organo esecutivo dell'Ue). Nello stesso tempo su Corriere.it si può leggere un articolo (che riassumo in
breve) che boccia l’insediamento in Basilicata.
In Basilicata si produce l'ottanta per cento del petrolio estratto in Italia, petrolio di alta qualità come lo sono olio, vino, carne, fagioli, miele, nocciole che
vengono prodotti nella Val d'Agri. Come non essere contenti quando fu scoperto il giacimento? Sembrava l'annuncio dell'inizio di una nuova
era, per la Basilicata e per il Mezzogiorno d'Italia, per la questione meridionale e per il federalismo fiscale, per il lavoro ai giovani e per la fine
dell'emigrazione.
E infatti, all'inizio, tutti erano contenti. Dicevano i lucani: «Finalmente non saremo più costretti a emigrare, avremo il lavoro a casa nostra». «Si metterà in moto
un meccanismo virtuoso, da cui tutti trarremo vantaggi. Il petrolio è la nostra grande occasione». Dicevano tutte queste cose, i lucani. Che oggi non dicono più. La
delusione ha frantumato i sogni, lo scetticismo ha svuotato la speranza. E il petrolio, da grande risorsa per la grande occasione, sta diventando sempre di
più una maledizione. Il lavoro manca come prima. Le opere infrastrutturali nessuno le ha ancora viste. Mancano i fondi per i prestiti agevolati agli
imprenditori, anche stranieri, che volessero investire in Basilicata. La gente, soprattutto i più giovani, continua a emigrare.
Il petrolio puzza, e in tutta l'area del Centro olii di Viggiano l'odore è forte e si sente: è normale, sono gli idrocarburi
policiclici aromatici e l'idrogeno solforato dovuti alla produzione e al trasporto del petrolio (che però adesso avviene attraverso un oleodotto di oltre cento chilometri che porta il
greggio alle raffinerie di Taranto). Ciò che non è normale è che in Italia i limiti di emissione di idrogeno solforato siano diecimila volte superiori a
quelli degli Stati Uniti e che il monitoraggio di queste sostanze in Val d'Agri avvenga solo due o tre volte l'anno. Ciò che non è normale è il valore altissimo delle
«fragranze pericolose per l'uomo» (benzeni e alcoli) trovate nel miele prodotto dalle api della Val d'Agri, come sostiene una ricerca dell'università della Basilicata
pubblicata dall'International.
Per un maggior approfondimento invito a visitare il sito http://www.corriere.it/

































Danilo
Di seguito riporto L’ESPOSTO ALLA COMMISSIONE EUROPEA presentato dai Consiglieri Orlando e La Morgia.
Il sospetto che qualcosa sia successo a livello governativo. Per questo i consiglieri Angelo Orlando Maria Rosaria La Morgia hanno inviato un documento all’esecutivo dell’Ue affinchè verifichi se vi siano state violazioni delle direttive europee da parte dello Stato italiano. Al centro le numerose autorizzazioni concesse all’Eni. Tra le quali anche quella di Ortona per il centro oli ma non solo. «In sintesi, poiché l’intervento della Commissione Europea sullo stato italiano è possibile solo in presenza di infrazioni a direttive e regolamenti», hanno detto gli esponenti del Pd e Rc, «sottoponiamo alla sua attenzione la pura e semplice cronologia dei fatti come si sono oggettivamente sviluppati nei sette anni precedenti. Accanto alla ricostruzione dei fatti si propone l’elenco delle Direttive disapplicate, con tutta una serie di riferimenti che evidenziano il ruolo dominante dell’Eni, non solo sul piano operativo, ma anche su quello normativo». «Evidentemente», hanno aggiunto La Morgia e Orlando, «questa segnalazione non esaurisce il problema, anzi è il preludio dell’evidenziazione di altri problemi, segnatamente di quello che riserva alla Regione un ruolo assolutamente residuale, se non addirittura inesistente, nel caso di ricerche petrolifere in mare, il tutto sulla base di un protocollo d’Intesa Stato-Regioni, firmato nel 2001 ed in aperto contrasto con la già citata Dir. 4/2003 CE. I tanti permessi di ricerca, Civita, Mutignano, S. Giovanni Teatino, Bucchianico… evidenziano l’inefficacia di quelle norme e quindi l’esigenza anche di modifiche nei Regolamenti Europei».
A questa pagina del sito PrimaDanoi potete scaricare in PDF l'esposto presentato.