Daniele Toto coordinatore regionale PDL?
Una candidatura "petrolifera" alla guida del partito di maggioranza in Abruzzo.
Un'altro segnale che le dichiarazioni di Chiodi in merito al centro oli non devono rassicurare assolutamente nessuno e che urge assolutamente una movimentazione popolare massiccia.
Ricordate Daniele Toto? E' quello che da assessore al comune di Pescara diede appalti a coperative sociali finite poi sotto le attenzioni della magistratura; quello che alle comunali successive fu trombato e che per questo ha raggiunto il punteggio necessario nel PDL per approdare direttamente in parlamento. Quello dell'interrogazione parlamentare in cui si chiedeva al governo come mai si potesse consentire ad una regione di bloccare un progetto (centro oli Ortona) che ha tutte le autorizzazioni.
In Abruzzo si fanno due nomi per la carica di coordinatore regionale del nuovo PDL (che ingloba ufficialmente anche An). Un'agenzia fa i nomi dei contendenti ad uno dei ruoli di maggior importanza anche per la linea politica del partito nella nostra regione ed indovinate chi è in pole position? Ovviamente Daniele Toto!
Chiodi, ordini di scuderia probabilmente, continua a dichiarare che il Centro Oli di Ortona non si farà. Nel frattempo il partito che lo sostiene candida alla sua guida regionale l'uomo che in parlamento sta premendo affinché la raffineria si faccia, affinché lo status di "regione mineraria" diventi effettivo per l'Abruzzo.
Chiodi, giorno dopo giorno, appare sempre più un'operazione di Marketing. La Stati, titolare dell'anonimato all'ambiente di questa giunta, va avanti a parlare solo ed esclusivamente di raccolta differenziata. In pratica, in attesa che si eliminino gli ostacoli per i petrolieri e si possa partire con il piano di inceneritori voluti da Febbo, le viene assegnato un argomento per evitare che proprio tutti si accorgano del suo ruolo di femminile presenza, grazioso soprammobile, facciata di una pariopportunirà fasulla e che anzi fa risaltare ancor più, come nei casi di Gelmini e Carfagna in quel di Roma, che le donne capaci devono rimanere fuori dalle stanze dei bottoni, nelle quali sono ammesse solo presenze in gonnella prive di qualsivoglia opinione critica.
La politica regionale è dunque immobile, ma a differenza che in passato, dove per alcuni si poteva concedere il dubbio di ignoranza, ora tutti conoscono i danni della petrolizzazione. Restar immobili come questa giunta ed anzi, agire presentando ddl in cui si regolamenta la petrolizzazione stessa della regione, equivale allo stare dalla parte dei petrolieri.
Alla luce di questi fatti, le dichiarazioni di Chiodi alla stampa non valgono nulla, perché sono chiacchiere che contrastano in "Toto" con le politiche intraprese dal pdl a tutti i livelli. Domani mattina distribuirò un po' di materiale riassuntivo. E' una bozza di un documento che i comitati, le associazioni, i cittadini e tutti coloro che si battono contro la petrolizzazione dovrebbero stampare in grande tiratura e distribuire nelle prossime settimane (o almeno è una delle idee).
Sul documento, per il quale ringrazio Tommaso Palermo che me l'ha fornito in tempi brevissimi, c'è un resoconto abbastanza aggiornato
(sebbene la situazione sia in continuo mutamento e purtroppo in peggio) ed una serie di link e contatti per rimanere sempre aggiornati, informarsi, partecipare a quella che si
preannuncia come la più grande manifestazione di volontà popolare che l'Abruzzo abbia mai conosciuto. Per coloro che non saranno presenti all'incontro di "Guardiagrele città in cantiere", il documento lo pubblico qui in PDF, in attesa di quello
"definitivo".
Se questi progetti vanno avanti questa regione è condannata.
L'obbiettivo ovviamente non è solo "protestare". Il fine è di giungere ad una legge che tuteli definitivamente il nostro territorio ed i nostri mari. Una moratoria
contro il petrolio che sia almeno ventennale.
Ne va della nostra salute, del nostro turismo, della nostra agricoltura, del nostro lavoro, del futuro nostro e delle generazioni che ci seguiranno. Dobbiamo
combattere perché sarà inutile parlare di rilancio turistico, di commercio, lavoro, di sanità, di qualunque cosa se i petrolieri ed i loro complici e conniventi di ogni grado
e responsabilità l'avranno vinta.
Io non voglio andarmene e neanche voglio vivere in un cimitero. L'Abruzzo ha già problemi non indifferenti a sopportare la cementificazione di centri commerciali che spuntano come funghi, a cercare di trovar rimedio a disastri ecologici come la discarica di Bussi, a fronteggiare le ecomafie che fanno della nostra regione sia un crocevia di smistamento per i rifiuti tossico-nocivi, sia una nuova Campania, come è evidente dal continuo ritrovamento di discariche abusive. Sarà dura già così. Il petrolio è semplicemente la FINE di ogni cosa.
Berlusconi, nel suo delirio al congresso PDL, ha dichiarato che si prevede, nei prossimi dieci anni, che ci saranno 1 miliardo di turisti a girare il mondo contro i 300 milioni di oggi. Un potenziale economico eccezionale per una regione come la nostra se resta così com'è ed anzi inverte la tendenza. Quella deve essere la nostra strada se vogliamo sperare di uscire vivi e magari migliorati da questa crisi.
I petrolieri vanno fermati e NOI siamo quelli che devono farlo. Oggi non esiste democrazia in Italia ma c'è necessità, per l'oligarchia che la amministra, di mantenerne almeno la parvenza. Se un intero popolo di abruzzesi scenderà in piazza e farà tremare le fondamenta del potere regionale e nazionale, dovranno alla fine cedere, se non per responsabilità, per salvare l'apparenza e con essa anche se stessi.













info-oil-abruzzo1.pdf (541.31 kb)


















