Gli interessi dell'Eni da Nassiriya all'Abruzzo.
4 anni fa l'inchiesta di RaiNews 24 svelava i reali scopi della nostra missione "umanitaria".
Ieri sera, di sfuggita, facendo altre ricerche riguardanti l'Eni ed il petrolio, nel tentativo approfondire ed aggiornare la nostra situazione regionale, mi sono imbattuto in diversi titoli, su google, che associavano il dramma di Nassyria all'Eni.
Oggi sono torno sulla ricerca in maniera mirata semplicemente digitando due parole sul motore di ricerca: "Eni" ed "Iraq".
Inizio a scorrere i titoli e mi imbatto in questo articolo di disinformazione.it che parla di un'inchiesta svolta da RaiNews24 che è vecchia di ben 4 anni. Magari in tv è passata ed io non me ne sono accorto, ma cliccando sui link dei filmati il reportage non viene visualizzato (almeno dal mio pc provateci anche voi magari per scrupolo).
Allora scorro l'articolo e leggo:
Claudio Gatti - corrispondente da New York per il Sole24Ore, nel video racconta (fonti alla mano) perchè l'obiettivo dell'attentato di Nassiriya non fossero i carabinieri, ma piuttosto l'operatore economico presente in quella zona, ovvero l'Eni. Infatti, il giorno dell'attentato, l'amministratore delegato dell'Eni, Mincato, dichiarò all'agenzia ANSA che la possibile presenza dell'Eni a Nassiriya sarebbe slittata al 2004 proprio a causa di problemi legati alla "stabilità" della zona[...].
Il reportage mostra anche un dossier del Ministero delle Attività Produttive (che il governo aveva precedentemente ufficialmente ignorato) risalente a 6 mesi prima dell'inizio della guerra, ovvero della prevista "emergenza umanitaria" da soccorrere[...]. Nel dossier del governo si legge anche dei retroscena internazionali, degli accordi fatti tra Usa, Cina, Francia e Russia per lo sfruttamento del petrolio iracheno dopo la guerra, che ancora non era iniziata. Infatti, la guerra in Iraq scattò solo 6 mesi dopo quel documento. L'affare Iraq fu pianificato: l'affare sporco in Iraq è un affare a cui il governo italiano si è scrupolosamente attenuto. Non una guerra "preventiva", dunque, ma una guerra premeditata.
Dunque i personaggi che hanno nelle mani il futuro dell'Abruzzo sono gli stessi di allora. Abbiamo da un lato l'Eni (e le multinazionali petrolifere che senza raccontarci balle agiscono tutte nello stesso modo) ed al suo fianco un governo guidato dallo stesso premier di allora, ovvero Silvio Berlusconi. Dall'altro lato ci siamo noi, che rischiamo di essere vittime civili di una guerra invisibile che non ha più confini, frontiere, regole, convenzioni.
Questa pagina è Storia. Una storia sconosciuta a molti, dimenticata dalla maggior parte degli altri, ma che deve assolutamente farci riflettere e comprendere con chi abbiamo a che fare e di cosa è capace. Questa gente non ha scrupoli, vive di profitto ed il massacro iracheno ne è la conferma.
Per fronteggiare tutto ciò, il massimo che sino ad ora è stato prodotto dai nostri governi regionali è stata una legge che andava nella giusta direzione ma scritta (forse volutamente) con i piedi dal centro-sinistra ed una proposta di legge, affidata a Mauro Febbo, che è già superata, in quanto il parlamento è ormai all'esame conclusivo di un ddl che escluderà la possibilità di veto da parte di regioni ed enti locali riguardo la collocazione di impianti strategici.
In chiusura, da aggiungere al tutto, sempre dallo stesso articolo si scopre come Nassiriya sia anche zona di ricchi giacimenti di uranio. Secondo voi, tutto ciò, può avere un nesso con questa illuminante riscoperta del nucleare del governo Berlusconi?
Leggi anche: intervista esclusiva a Benito Li Vigni - ex dirigente Eni.
































