Il Messaggio di Napolitano | Musica e impegno sociale

Il Messaggio di Napolitano

condivisibile...se non fossimo in Italia.

by Angelo Primavera

Devo ammettere che io non capisco proprio questo Presidente della Repubblica. Non capisco se a certe cose non arrivi o se finga di non arrivarci.
Leggo il discorso di fine anno che ieri ho pensato bene di evitarmi per non mandarmi di traverso la cena e riflettendo mi rendo conto che se questo discorso fosse fatto in un qualunque Stato realmente democratico, sarebbe un discorso ammirevole, di buon senso e totalmente condivisibile.

Ma Napolitano evidentemente ignora, come ha fatto per tutto il 2008, che questo è il Paese dei ripetuti attacchi alla Costituzione, dove l'alzare il tono è tutto ciò che è rimasto della democrazia, visto che di fatto, ha una maggioranza in parlamento composta da parlamentari nominati dal premier stesso il quale, reso da un "lodo ad personam" al di sopra della legge, è in procinto di mettere definitivamente guinzaglio e museruola a magistratura e stampa. Un Italia dove nulla è più rimasto di democratico.

Il discorso di Napolitano si tramuta dunque in un soporifero anestetico di coscienze, da cullare fino ad addormentare nell'illusione che sia tutto normale, tutto lecito e che da sovrano quale dovrebbe essere il popolo, può andare a riposarsi all'alba nell'illusione di avere ancora il potere che la Costituzione a lui solo offre.

Di tutto il discorso sento di condividere un solo concetto, ma per motivazioni assolutamente diverse dal Presidente. E' necessario rientrare in politica, in massa, partecipandovi. E' necessario diventare tutti dei cani da guardia pronti ad azzannare il lestofante di turno alle caviglie senza mollarlo finché qualcuno non viene a portarselo via. E' necessario tramutare il fallimento della democrazia rappresentativa in un qualcosa di nuovo, giungere quindi ad una democrazia partecipata dove ognuno ha voce e non solo può, ma deve dire la sua; dove il potere viene strappato dalle mani di coloro ai quali è stato delegato con concentrazioni eccessive, per tornare a dividersi tra la gente attiva.

Il mio augurio per il 2009 dunque va in direzione completamente opposta. Che il 2009 sia per voi l'anno della consapevolezza e dell'azione, della lotta e della rivincita. L'anno in cui gli ultimi non combattano più tra loro nell'illusione di diventar  primi, ma semplicemente lavorino ogni giorno per far in modo che gli eccessi di potere che rendon gli uomini impunibili, impuniti, irresponsabili oltre che silenziosi sicari della collettività, non esistano proprio più.

Nel 2008 siamo andati a dormire da individui ed in qualche caso da cittadini; nel 2009 mi auguro che molti di noi, dato che forse tutti è chieder troppo, si sveglino partigiani. Partigiani non nel senso comune del termine legato essenzialmente alla tradizione associata alla sinistra, ma nel senso simbolico e storico, ovvero fautori e difensori di libertà che per decenni abbiamo dato per scontate sino al punto di averle perse quasi del tutto.

A tutti un buon 2009!

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