Incoerenza d'interesse - Umberto Bossi. | Musica e impegno sociale

Incoerenza d'interesse - Umberto Bossi.

"Tutta la verità" che il Senatur ha dimenticato.

by Angelo Primavera

Tanto perché non è mia intenzione servire a Berlusconi assist di cui non necessita oggi men che mai in questo momento di vergogna per il PD, ho deciso di aprire una sorta di rubrica "ad personas" da intitolare "Incoerenza d'Interesse". Una rubrichetta simpatica che tratterà delle "personas" appunto che oggi sostengono Re Silvio, ma che in passato, usando un eufemismo, avevano sollevato qualche dubbio sulle capacità, le politiche e l'onestà del sovra(na)no di Arcore.

Il primo capitolo riguarda la coerenza di un soggetto carismatico passato alla storia per aver dichiarato l'utilizzo a fini d'igiene intima del tricolor. Un personaggio che si pensava unico nel suo genere fino a quando il sangue del suo sangue, non è riuscito in un'impresa memorabile: farsi bocciare tre volte di fila alla maturità. Un uomo che sino a quando un malore non ha gettato ombre sulla sua virilità si è vantato di avercelo duro e che poi, misteriosamente, nei comizi ha iniziato a parlare di fucili. I maligni dicono si tratti di compensazione, invitando alla comprensione verso un uomo che evidentemente, non potendo più fare l'amore, cerca di buttarsi sulla guerra.

Ma al di la di tutto questo divertente cappello di cappellate, è molto interessante ciò che codesto figuro ha prodotto in campo letterario. Vi introduco una parte di una sua opera, che in questo passaggio, parla del conflitto d'Interessi di Silvio Berlusconi. Un saggio il cui contenuto, purtroppo, oggi da molti è stato obliato...soprattutto dall'autore stesso.

"Diceva Abramo Lincoln: <<Si può ingannare molta gente per poco tempo, e poca gente per molto tempo;mai molta gente per molto tempo>>.Spero che la regola valga anche oggi;ma Lincoln viveva in un'epoca felice in cui non esistevano le televisioni e i giornali di Berlusconi. Non voglio fare la vittima:la Lega è nata e cresciuta mentre soffiava impetuoso il vento contrario dell'informazione asservita ai partiti centralisti.Non mi spaventano i giornalisti al soldo del potente di turno.Però bisogna ammettere che non si è mai visto, in Europa ,un concerto così ben orchestrato di trombttieri di regime. Solo in Sudamerica è capitato che tante anomalie fossero al servizio di un affarista senza scrupoli deciso a occupare lo Stato.
Se possibile,vorrei trattare l'argomento senza preconcetti,limitandomi all'analisi dei fatti. In Italia si è attuato da tempo un processo pericoloso di concentrazione delle testate d'informazione giornalistica.C'erano una volta i giornali degli editori puri,che in alcuni casi diventano veri e propri centri di contropotere,e in altri si accodavano alle posizioni dominanti,ma erano comunque una categoria articolata e sostanzialmente plurilsta. Oggi a pubblicare grandi giornali e a possedere televisioni nazionali sono quasi esclusivamente grandi gruppi industriali.Sul fronte della stampa,quasi tutti i quotidiano e i settimanali politici nazionali sono divisi tra Fininvest,Fiat e Editoriale la Repubblica.Come dire: Berlusconi Agnelli e De Benedetti.Il primo possiede "Il giornale" , "Epoca" e "Panorama" il secondo "Il Corriere della Sera" e La Stampa ,il terzo "Repubblica" e L'"Espresso".Esistono ovviamente altri editori ,ma confinati al settore dei quotidiani regionali,come Andrea Riffeser (La Nazione Il Resto del Carlino e Il Tempo) o relativamente marginali rispetto ai grandi gruppi come la la Piemmei che pubblica "La Voce".Insomma ,la grande maggioranza della stampa politica nazionale fa capo a tre gruppi ,uno dei quali è il capo di un partito ed è riuscito a occupare per mesi la Presidenza del Consiglio.Non si capisce,in questo quadro, come sia possibile che Berlusconi vada addirittura in televisione a fare la vittima,a denunciare l'attacco dei giornali che, <<remano quasi tutti contro il governo>>.Forse si dimentica di essere l'unico capo partito,in Italia e in Europa,che possieda qualcosa di più di un giornale di partito a tiratura limitata"

Umberto Bossi dal libro "Tutta la Verità" 1995

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