Art in Hearts
The god in me
"The god in me" degli Art in Hearts rappresenta una di quelle sorprese
di cui si abbiamo bisogno in una realtà musicale attuale fatta di prodotti privi di qualsiasi fondamento. Come denuncia anche Morgan, ex Bluvertigo, "il mondo musicale
dell'industria discografica si basa oggi solo su ciò che a parere dei produttori e dei promoter è vendibile. Il problema più grande è che spesso costoro di musica non capiscono
assolutamente nulla."
In più la vendita dei cd, così come della musica on-line è decisamente bassa a causa di una pirateria in parte legittimata dai prezzi inaccessibili che le case discografiche
impongono. Un circolo vizioso che ha distrutto la musica perchè più calano le vendite, minori sono i rischi che corrono le etichette nel proporre nuove sonorità.
Io son stato sempre molto diffidente riguardo la musica pop e l'elettronica. Ho sempre trovato questi due generi abbastanza freddi. Gli Art in Hearts sono riusciti dove quasi tutti
hanno fallito, ovvero ad emozionarmi con dei sintetizzatori, con le campionature, con una miscela di sound che strizza decisamente l'occhio agli anni 80'. Le influenze dei Depeche
Mode, di Bowie (di cui nell'album è presente una cover) dei Cure e di altri pilastri di questo calibro sono evidenti, ma "The god in me" è un lavoro originale che mostra
un'attitudine creativa che è purtroppo oggi estranea a quasi tutti i gruppi in circolazione.
Il cd è molto eterogeneo e la loro musica la definerei "visiva". Infatti è difficile, chiudendo gli occhi non lasciarsi trasportare in scenari che ricordano tanto alcuni
fumetti dark e film ad essi ispirati, o ad un passato forse troppo in fretta dimenticato. La voce di Leonardo Schiavo è camaleontica e sensuale, capace di accarezzare
l'ascoltatore con strofe su tonalità basse ed avvolgenti, per poi aprirsi in incisi più accattivanti, pur mantenendo una linea melodica nostalgica e toccante.
I brani sono studiati sin nei più piccoli particolari. All'ascolto non sembra affatto di aver per le mani un'autoproduzione. Il suono si muove su più prospettive pronto ad
offrire sorprese ascolto dopo ascolto. In questo Andrea Tirimacco è quasi maniacale e dimostra di avere idee ben chiare. Il suo
è veramente un talento infinito nella selezione e nella miscela dei suoni.
"My Last Life" (che apre il cd), la più gotica "Merchant of illution", la struggente "Blind Man" e l'incantevole "Eternal dream", sono i miei brani preferiti in assoluto. Ma tutto
l'album merita, anche nei brani più dance, che per chi mi conosce non sono mai stati di mio gusto. Mi dispiace solo non avere una traduzione dei testi, in quanto la mia ignoranza
nella lingua inglese (lacuna da eliminare al più presto) mi impedisce di indagarne i significati. Spero più avanti, magari intervistando i due artisti, di approfondire con loro questo
aspetto che per ora mi è ignoto.
In sintesi gli Art in Hearts sono una delle realtà più promettenti che mi sia mai capitato d'ascoltare. E non parliamo di una promessa fasulla come tante che ormai siamo
abituati a vederci rifilare ad ogni cambio di moda. Parliamo di una promessa concreta per chiunque non sia chiuso in sterotipi "alternativi" e voglia ascoltare qualcosa che sia
diverso da ciò che il mercato attualmente offre.
Spero che il mondo discografico italiano, sempre tanto prodigo nell'osteggiare gli artisti quanto nel calarsi le braghe per promuovere una miriade di marionette, non li scoraggi. Il mio consiglio, ammesso che serva loro, è di puntare sul mercato estero in modo da andare ad arricchire quella schiera di artisti che hanno prima avuto riscotri in Europa ed America e solo in seguito son stati giustamente considerati anche da noi. Purtroppo penso, che per questo genere di progetti, non vi siano molte altre alternative.
































