L'ardua scelta del "meno peggio"
riflessione sul problema sanitario alla vigilia della "partita" elettorale
La vicenda sanitaria regionale andrebbe sviscerata sulla base di almeno dieci anni di dati, leggi, delibere, clientele, lottizzazioni ecc.. Una cosa che spero, almeno in parte, di
avere l'occasione di fare da qui a breve. Attualmente, sebbene ci siano alcuni piccoli traguardi raggiunti sul fronte della riduzione di spesa, i disservizi causati da questo piano di
rientro sono sotto gli occhi di tutti.
Il debito di partenza 1.760.000.000 di euro iniziali può solo in parte giustificare un'azione confusa, quasi una sorta di "improvvisazione sanitaria", iniziata prima dell'approvazione
del Piano regionale e tutt'ora in essere. Infatti, con disposizioni di accorpamenti come quello che, salvo diversa soluzione della problematica riguardante il tetto di spesa per il
personale, colpirà i reparti di Day Surgery e Geriatria del S.S. Immacolata, è facile intuire che non si può affatto garantire l'effettiva attuazione del Piano Sanitario
stesso.
I disservizi ed il caos in cui versano le strutture pubbliche attualmente mettono in pericolo la salute dei cittadini e li costringono a liste d'attesa infinite, spostamenti da un
ospedale all'altro, file di ore persino per trattamenti come la chemioterapia o trasferte di centiania di chilometri. Chi ne ha la possibilità (e chi non ne ha cerca sempre più spesso
di crearsela) va a pagamento dal privato senza neanche passare più dal pubblico. Lo stesso sistema delle emergenze e nella confusione più totale, incapace di rispondere prontamente
alle necessità dei casi più urgenti se non smistandoli altrove, perché con gli ospedali "specializzati", spesso mancano gli strumenti persino per una corretta diagnosi.
Di conseguenza seppur oggi la Regione Abruzzo, almeno dal punto di vista legislativo, ha fatto passi avanti, è ora che il centro-sinistra si arrenda all'evidenza dei fatti.
E' comprensibile che l'ex assessore regionale Franco Caramanico difenda la bontà delle intenzioni, quantomeno delle sue, che in buona fede va concessa. Ma oggettivamente, paragonando
danni e benefici, almeno sul piano della qualità dell'assistenza sanitaria che viene messa come priorità, nero su bianco, proprio nel Piano Sanitario regionale, il bilancio è
disastroso.
Di contro il centro-destra può mostrare la faccia solo grazie al più grande difetto che hanno gli Italiani e quindi anche gli Abruzzesi: la memoria corta.
Oltre al fatto che, nel contesto globale irrisorio ma per noi importantissimo alla luce delle polemiche che da un anno si fanno sul ruolo di "difensore" dell'ospedale, il governo Pace
avrebbe chiuso i piccoli ospedali e quindi Guardiagrele, la giunta regionale di centro-destra ha regalato alle cliniche private una quantità di denaro incredibile.
Basti pensare che Villa Pini prendeva rimborsi che nel rapporto tra ricoveri e posti letto era del 300%. Traducendo questa percentuale, su ogni letto disponibile della clinica erano
contemporaneamente ricoverati tre pazienti. Per non parlare poi delle tariffazioni sui rimborsi, sempre al rialzo, nonostante il progressivo ed esponenziale aggravamento del
debito.
Lo stesso Angelini esprime il concetto, davanti ai giudici, che mentre con il precedente governo era costretto a pagare ma ne otteneva benefici, con questo pagava senza ottenere nulla
in cambio.
Se andiamo dunque a cercare le responsabilità riguardo questi fatti, dichiarazioni di Angelini a parte, i fatti dicono che il centro-destra ha favorito i privati, ignorando
l'aumentare del debito e non ha compiuto alcuna azione per sanare le falle del sistema pubblico, sia in termini di efficienza che in termini di spesa. Infatti, non volendo
toccare i privati si è accorto che chiudere come s'era pensato i piccoli ospedali avrebbe generato una sommossa popolare che avrebbe cancellato definitivamente il centro-destra dalla
scena politica abruzzese. Per non perdere voti e favori, non ha fatto nulla, lasciando al governo seguente la patata bollente.
Il centro-sinistra ha dimostrato, a fronte di una problematica complessa, una incapacità sostanziale di tradurre in fatti le intenzioni che proclama e che in buona fede si potrebbero
anche concedere; ma i conti sono pressoché invariati a fronte di un disastroso peggioramento dei servizi che mette a repentaglio la sicurezza e la salute dei cittadini.
In più le accuse di Angelini al vaglio della magistratura disegnano lo scenario di un sistema malato di rapporto tra pubblico e privato datato e che coinvolge entrambi. Seppure il
processo dovesse assolvere Del Turco e gli altri indagati proclamandone l'innocienza, difficilmente tutto può essere archiviato come l'esternazione di un pazzo deciso a distruggere se
stesso ed un'intera regione per un capriccio.
Con l'ombra della disonestà su entrambi gli schieramenti, per non usare il termine criminalità che in Italia è legittimo solo dopo il terzo grado di giudizio, i cittadini abruzzesi ed
i guardiesi nel nostro caso, si troveranno a novembre un'ardua scelta da compiere.
Scegliere un centro-destra asservito almeno nei numeri del suo ultimo governo regionale agli interessi privati, per favorire i quali non ha esitato a portare la regione sull'orlo di
un baratro profondo 1.760.000.000 di euro O scegliere un centro-sinistra evidentemente incapace di venire a capo della crisi, aggravatasi, in termini di servizi e sicurezza della
salute per i cittadini dal 2005 ad oggi.
La solita scelta "del meno peggio" è veramente difficile questa volta. Quello che è certo è che il prossimo governo avrà il vantaggio di un doppio alibi, per la parcondicio uno di
matrice centro-destra ed uno di matrice centro-sinistra, ma l'onere di trovare una soluzione senza la quale il destino dell'intera regione è segnato.
































