Sanità: cerchiamo insieme una soluzione.
Un documento congiunto di modifica del Piano di Rientro è necessario.
Premessa.
Questo pezzo è decisamente più lungo ed impegnativo rispetto media, quindi vi consiglio di affrontarlo in un momento in cui avete realmente del tempo da dedicargli. Non è un pezzo
presuntuoso in termini di soluzioni, ma solo una mia analisi personale ed un'idea di “azione politca”, che vuole sviluppare un confronto aperto su questioni “concrete”, per trovare
una risoluzione della crisi sanitaria. La mia conoscenza decisamente superficiale della complessa materia trattata, che temo rasenti l’ignoranza, porterà probabilmente qualche sorriso
sul volto di coloro che sono più esperti ed istruiti su di essa. Ad ogni modo, quanto seguirà, è scritto sulla base di ragionamenti frutto di ciò che le forze politiche e qualche
articolo mi hanno dato modo di comprendere riguardo questo problema e si presenta sulla base di un semplice punto: se ciò che sta gettando nel panico l’assistenza sanitaria pubblica è
il dover ridurre drasticamente la spesa sanitaria in un determinato lasso di tempo, non potendo evitare di tagliare la spesa per via del deficit, l’unica soluzione percorribile per
rendere meno gravi i disagi, o addirittura ammortizzarli del tutto, consentendo l’attuazione di un Piano Sanitario che altrimenti mi appare francamente utopico, è allungare quel lasso
di tempo. Provo con voi questa riflessione per creare un punto di partenza, un luogo d’incontro, la possibilità di un arricchimento del mio e del nostro bagaglio di conoscenze su
quello che è oggi il problema Nr.1 di ogni cittadino abruzzese.
Contando sulla votra partecipazione e sui vostri preziosi contributi in termini di commenti, esperienze, dati e nozioni, vi auguro buona lettura.
Riflessione.
Mentre tutti i partiti politici a livello regionale si preoccupano di attaccare l’avversario sulle responsabilità riguardanti la crisi, o di proporre soluzioni avveniristiche quanto
utopiche del problema sanitario, penso sia fondamentale, ora più che mai, che noi cittadini iniziamo a ragionare anche in termini pratici riguardo alle possibili vie d’uscita da
questo pantano in cui stiamo affogando, se non altro per isolare le cosiddette “consuete balle elettorali” dagli “impegni concreti”.
Che Berlusconi, a priori, non permetterebbe mai che un eventuale (anche se sempre più improbabile) nuovo governo regionale di Centro-sinistra recuperi questa situazione è da mettere
in conto. Penso questo perché un simile accadimento mostrerebbe la capacità da parte del Centro-sinistra di risolvere problematiche che oggi non sono estranee alla politica Nazionale
e potrebbe causare un pericoloso precedente. Un precedente che, se adeguatamente sfruttato, potrebbe spostare dei consensi a favore dell’opposizione (ammesso e non concesso che ne
esista una) in Italia. Può sembrare un ragionamento fazioso, ma è bene che si inizi a valutare come probabile anche ciò che eticamente ci appare scorretto, perché la politica, almeno
da ciò che ho capito io, è un mondo in cui gli equilibri ed i rapporti di potere hanno spesso la priorità su qualsiasi altra cosa. Insomma, ragioniamo come un politico, o meglio come
uno dei simboli della politica italiana del dopoguerra, ci ha insegnato: <<A pensar male si commette peccato ma spesso ci s’azzecca!>>. Dunque se oggi siamo faziosi, il
centro-destra non se la prenda con noi, se la prenda con il “buon” Giulio Andreotti.
Da come si sta muovendo l’ormai ex maggioranza regionale, per ora è facile prevedere una (a mio modo di vedere immeritata per via del debito che ha lasciato) vittoria a mani
basse del Centro-destra. Su questa previsione si può altrettanto facilmente pensare, in questo caso, ad un aiuto “propagandistico” da parte del Premier ad elezioni vinte.
D’altronde per Berlusconi, un nuovo “miracolo”, dopo quello dell’immondizia campana (finita in una Lombardia sempre contraria fin quando era stato il governo Prodi a chiedere appoggio
alle altre regioni per risolvere il problema) farebbe certamente comodo. Ora come ora sarebbe utile sfruttare proprio questa vena megalomane e propagandistica del Premier, per
ottenere ciò che sino a qualche mese fa (quando Del Turco era ancora al suo posto) alla Regione è stato negato: una revisione strutturale del Piano di Rientro, con un rinvio (di anni)
della data per il giungere a pareggio di bilancio. Un qualcosa che sia chiaro, probabilmente nei piani del Centro-destra è già stabilita, così che il partito ne ottenga il massimo
vantaggio in termini di immagine e consensi.
Ma perché preoccuparsi del Piano di Rientro e non puntare l’attenzione alla battaglia politica basata sul fallimento o non fallimento del Piano Sanitario Regionale, come
strumentalmente si sta facendo in questo inizio di campagna elettorale?
Perché ciò che sta rendendo impossibile il rispettare il Piano Sanitario Regionale, da quel che ho capito, oltre alle clientele, sono proprio i parametri del Piano di Rientro.
Il Piano di Rientro prevede un progressivo taglio della spesa sanitaria sotto diversi aspetti. Gli accorpamenti che stanno penalizzando con chiusure di reparti le strutture
periferiche e riducendo nel caos gli ospedali maggiori a causa della scarsità di “spazio” e “personale” sono dovuti, per lo più, a dei tetti di spesa pianificati che si sono rivelati
troppo bassi.
Per “promettere” il pareggio del bilancio sanitario entro (se non sbaglio) il 2010, il Centro-sinistra ha approvato un documento concordato con il governo precedente (Il piano di
Rientro appunto) che prevede tagli troppo bruschi e cospicui per poter esser metabolizzati dal sistema sanitario regionale. Per spiegarci meglio: i disservizi che preoccupano i
cittadini, stando al Piano Sanitario, non dovrebbero esserci. Per assurdo il Piano Sanitario, nel suo complesso, è “bello da leggere” e si propone obiettivi a mio modo di vedere
ampiamente condivisibili, quasi ideali, ma che se sottoposti alla tabella di marcia del Piano di Rientro, divengono assolutamente irrealizzabili.
L’errore, a mio avviso, sta dunque nel fatto che si è (colpevolmente) sopravvalutata la capacità del sistema di reggere agli interventi di taglio radicali e ripetuti che, in un così
ristretto lasso di tempo, il Piano di Rientro ha imposto. Se i tagli fossero stati più “morbidi”, probabilmente il sistema sarebbe stato in grado di assorbire gran parte dei traumi
conseguenti ad essi. Questa idea mi è venuta pensando al Piano di Rientro esattamente come a degli interventi chirurgici ed al sistema sanitario pubblico abruzzese come ad un paziente
da salvare. In ambito medico, se è possibile, si evita sempre di effettuare diversi interventi consecutivi su un paziente, perché ogni intervento provoca un “trauma” e maggiori sono i
traumi, maggiore è il rischio che il paziente muoia, perché il fisico risulta indebolito ed incapace di reagire.
Parafrasando questo esempio, perché sarebbe essenziale rivedere il Piano Sanitario ed allungare i termini di tempo per giungere a pareggio? Perché ci sarebbe maggior tempo, tra un
taglio e l’altro, per la riorganizzazione dei reparti e dei servizi, per il potenziamento effettivo e reale delle strutture pubbliche di riferimento, per l’ottimizzazione delle
risorse rimanenti. Con la “fretta”, imposta da un Piano di Rientro che evidentemente è stato redatto senza una reale coscienza degli effetti che avrebbe prodotto, i cittadini e gli
stessi operatori sanitari hanno perso ogni punto di riferimento e di conseguenza ogni sicurezza. Il risultato è dunque che abbiamo un bilancio globale della sanità in passivo, in
quanto i benefici economici dei tagli non sono proporzionati al caos creato non tanto dalle scelte sul “cosa salvare” (seppur qualcosina a mio avviso va detto anche in questo) quanto
dal tempo troppo ristretto in cui si è voluto agire. I traumi ripetuti in un breve arco di tempo stanno portando al collasso il paziente “Sanità” e se si prosegue su questa strada, il
rischio di un decesso diventa, più che probabile, quasi certo. Invece di salvarlo insomma, così si rischia di ucciderlo.
Con un Piano di Rientro più lungo, le strutture avrebbero la possibilità di riassorbire, a mio modo di vedere, gran parte dei disservizi tra un intervento e l'altro, mentre le
politiche integrative del Piano Sanitario (prima tra tutte quella della creazione di una rete di soccorso ed emergenza capillare efficiente, specie nelle zone più problematiche e
periferiche) avrebbero il tempo di esser realizzate.
E’ ovvio che vorremmo riavere i nostri reparti, cambiare il Piano Sanitario in modo da tutelare “la nostra parrocchia”. E’ altresì ovvio che in questa situazione noi delle zone
periferiche e montane siamo stati penalizzati. Ma qui, se non si ragiona in ottica globale, si rischia di perdere tutto e di perdere tutti. Scontato appare pure che, se una
dilatazione dei tempi per il rientro dal deficit lo consentirebbe, incentivare i territori oggi penalizzati mediante politiche specifiche in modo da garantire alcune prestazioni
essenziali (dialisi ad esempio) dovrebbe essere quantomeno auspicabile, per non dire una priorità.
Dunque, a mio avviso questo punto è ciò di cui dovrebbero discutere ora i candidati alla presidenza, per giungere a firmare, prima delle elezioni, un nuovo documento condiviso volto
ad ottenere dal Governo Berlusconi, un impegno ad una revisione sostanziale del Piano di Rientro. Questo perché, se il centro-destra ha ampie possibilità di veder realizzata questa
richiesta (in virtù delle motivazioni espresse all’inizio) non credo che sarebbe ugualmente semplice per il centro-sinistra ottenere il medesimo risultato. Un eventuale, seppur oggi
decisamente improbabile, vittoria del PD, (o ,“peggio” ancora dell’IdV, visto l’odio che c’è tra Di Pietro e Berlusconi) rischierebbe, senza un appoggio concreto di tutti ed un
impegno pre-elettorale con il Governo centrale in cui tutti i partiti sottolineano di non veder soluzioni senza una revisione del Piano di Rientro, di ottenere un rifiuto dinanzi ogni
richiesta di revisione degli accordi (cosa che il governo Berlusconi ha già fatto con Del Turco).
Per dirla in maniera più esplicita, non ritengo infondata la preoccupazione riguardo un abbandono (da parte di Berlusconi n.d.r.) della regione al caos per il solo vantaggio di
dimostrare l’inefficienza del Centro-sinistra sempre per i motivi che ho espresso all’inizio.
Qualunque sia la soluzione dei vari partiti per la sanità, senza rivedere i tempi, i tetti ed i criteri di spesa, difficilmente si potrà far qualcosa per offrire un ritorno ad un
servizio pubblico quantomeno decente sul fronte dell’assistenza sanitaria, salvo che qualcuno non speri in una miracolosa ripresa autonoma del sistema nonostante i “traumi
ripetuti”(cosa che sembra dalle prime dichiarazioni elettorali dei membri del PD). Pensare solo di continuare a scaricarsi in campagna elettorale colpe e responsabilità o a cercare di
arrogarsi meriti che francamente il cittadino non può considerare tali, a mio avviso si presenta come una speculazione totale della politica che, preoccupata dai sondaggi, si occupa
solamente dei propri risultati e privilegi.
Poi ovviamente, risolto questo che è (a mio parere) IL PROBLEMA, chiunque vincesse potrebbe (entro i limiti del nuovo Piano di Rientro) modificare le parti del Piano Sanitario che
ritiene inappropriate, contando oltretutto su una maggiore flessibilità della spesa (vanno assolutamente aboliti tra una A.S.L. e l’altra gli impedimenti che non consentono di
riequilibrare la spesa per il personale in base alle prestazioni effettuate, creando nuovi criteri basati non sul numero degli abitanti del territorio “servito”, ma sulla cosìdetta
“sanità attiva” annuale delle A.S.L. stesse, dove più prestazioni implicano più risorse), ed una capacità reale per il sistema sanitario di metabolizzare i tagli.
Ovviamente, l’esperienza passata dovrà insegnare cosa significa non controllare e non limitare le esternalizzazioni, le convenzioni, le tariffe ed i pagamenti riguardanti le cliniche
private. In quest’ottica, l’Agenzia Sanitaria di controllo è una componente molto importante per il presente ed il futuro dell’Abruzzo.
Se si vuole garantire la sanità pubblica, in questa fase, il ruolo dei privati deve essere necessariamente marginale e subordinato alle esigenze irrinunciabili del sistema Pubblico.
In altre parole, vanno tagliati tutti quei servizi privati non strettamente essenziali, senza favoritismi clientelari di alcun genere.
Ci troviamo infatti, dopo quasi un decennio in cui si è abusato di servizi privati, ad un punto in cui è necessaria una scelta netta ed evidente, da parte della politica, riguardo
quale sistema favorire realmente. In caso, come in questo periodo tutti sembrano professare, la scelta sarà sul Pubblico (che comunque è irrinunciabile per via delle garanzie
costituzionali di diritto alla salute per TUTTI i cittadini), il settore privato subirà tagli ed esuberi anche consistenti. Ma a questo punto, dinanzi ad una scelta tra salute per
tutti e lavoro per alcuni, purtroppo per i secondi (e non lo dico per dire), l’interesse dei primi è la priorità, se non altro, per il fatto che anche i nuovi disoccupati avranno
bisogno in futuro di un sistema sanitario pubblico efficiente. Magari, se poi si riesce a gestire la situazione in maniera corretta, una volta rientrato il debito la stessa Sanità
pubblica potrà riassorbire parte di quel personale, ovviamente però, con un criterio che non ci riconduca all’odierna situazione.
Più ne capiamo e migliori possibilità avremo non solo di scegliere “bene” il prossimo governo regionale, ma soprattutto di controllarne, una volta insediatosi, le azioni. Per uscire
da questa crisi e soprattutto per non rientrarci, il controllo e la partecipazione popolari, sono fondamentali.
Scusate per la lunghezza del pezzo. Ora dite la vostra.
































