"Prego...Entri pure!"
Analisi della cultura guardiese
L'estate guardiese è praticamente finita. Ormai restano poche iniziative, quasi tutte nel campo sociale ad esclusione de "La torre Longobarda" di Alfredo Scogna che ci sarà domenica
24.
Io con ogni probabilità non sarò presente ad una manifestazione a cui ho partecipato in diverse edizioni, la prima con l'esordio dei Kymera, e poi in seguito, con set acustici dello
stesso gruppo o da solista.
Non parteciperò per svariete ragioni, una delle quali certamente è che ultimamente, in preda ad un raptus di follia, invece di fare come quelli dei telegiornali, che ammazzano un paio
di persone a caso e poi si fanno fuori (proprio come fanno quelli dei telegiornali!), ho scaraventato malamente a terra e contro un muro l'unica chitarra classica funzionante che mi
restava. Un gesto insano lo ammetto.
Ma ormai il mio rimaner fuori da questa manifestazione ha un perché ben più profondo che intendo svelare qui. "La torre longobarda" nella sua prima edizione, nacque per offrire la
possibilità, a talenti soprattutto nel campo cantautoriale, di mettersi alla prova e nel caso distinguersi. Doveva essere, nel progetto iniziale, un qualcosa che anno dopo anno
eguagliasse e superasse il successo ed il prestigio del Bolognino d'oro, così che gli autori, cantautori ed i gruppi che producevano materiale inedito, potessero godere di una ribalta
sempre maggiore.
Ma sarà perché ai guardiesi proprio non va giù che qualcuno canti qualcosa che loro non possono cantare a loro volta, in un karaoke pacchiano sulla falsa riga di San Remo, o che il
talento creativo è ormai oggi un qualcosa di deprecabile (dato che se provi a chieder di suonare negli chalet accettano solo cover band!), La torre longobarda si è involuta anno dopo
anno perdendo completamente il suo senso originario.
Per anni, su di un palco che doveva esser riservato a talenti che proponevano inediti, abbiamo visto gruppi fare cover. Eppure, di gente che scrive, o vorrebbe farlo ma non lo fa
perché nessuno gli da la cosiddetta "spinta", a Guardiagrele e nelle zone circostanti ce n'è parecchia.
In più è da notare che i budget di spesa per "La torre longobarda" in dieci anni probabilmente, tutti sommati assieme, sarebbero sufficienti a malapena a coprire le spese delle due
serate del Bolognino di quest'anno.
Se anche un cantautore come è Alfredo Scogna dimostra, nei fatti, che sulla creatività è inutile anche solo provare ad investire, viene da pensare che forse ormai si è giunti
all'epilogo della cultura.
Io non so i guardiesi cosa abbiano visto in piazza il 14 e 15 agosto. Vi dico cosa ho visto io, sia quest'anno, che gli anni scorsi. Ho visto uno spettacolo che con la musica non ha
nulla a che vedere, che paga Joe di Tonno migliaia di euro per fare una o due canzoni, che lascia esibire personaggi (da anni) che salgono su quella passerella per il solo motivo di
vivere il loro Reality, la loro celebrità. E' il trionfo del qualunquismo e dell'immagine fine a se stessa. Ma io non ce l'ho tanto con chi lo organizza uno spettacolo del genere,
perché chi lo fa probabilmente da tempo è rassegnato a farlo, piuttosto che esserne felice, seppur le sue soddisfazioni se le toglie.
Io ce l'ho con un paese che ormai vive come evento tutto ciò che si distacca dalla realtà del vissuto e si avvicina alla televisione. Ce l'ho con persone che per carità, non sono
tutte rincitrullite, ma che non si rendono conto che il restare due ore in quella piazza, piuttosto che due ore in uno chalet a bere ascoltando imitazioni di gruppi famosi è veramente
una cosa triste. Significa vivere costantemente una simulazione di vita, un qualcosa che possa quantomeno allontanarsi dalla realtà e portar tutti nell'unico mondo in cui la gente
vorrebbe stare: la scatola quadrata.
Io sono un cantautore ufficialmente da dieci anni, ma le mie prime canzoni ormai risalgono a tredici quattordici anni fa. Io ho sempre approcciato la musica, così come la vita con
spirito creativo, perché ho sempre trovato l'imitazione, per quanto ben riuscita, una spersonalizzazione dell'essere umano, una pratica che nuoce all'anima in nome di una
stereotipizzazione consumistica e vuota. La mia unica esperienza in una "cover band" l'ho avuta solo perché a me interessava suggerire un messaggio e non certo per star su di un
palco, o far soldini nei locali, o farmi fare i complimenti per strada, o sentirmi "un po' De Andrè" per due ore.
Questa mia presa di posizione può apparire assurda, priva di senso, ma io credo che il contesto culturale che emerge da questo scenario sia quantomeno preoccupante. C'è
un'omologazione totale ed una rinuncia ad ogni stimolo di cambiamento ed in un periodo come quello che viviamo oggi, socialmente, politicamente e nel complesso, storicamente (al di la
delle responsabilità di chi questo scenario lo ha abilmente creato in decenni di terapia decerebrativa), è paragonabile allo spargersi vasellina sull'orifizio meno nobile e dire:
"Prego...entri pure!"

































Danilo
Purtroppo io la penso esattamente come te. Perché credo che tiri molto meno ascoltare dei ragazzi che fanno la loro musica ed i loro testi che ascoltare anche gli stessi guardiesi che cantino canzoni già conosciute. I primi sarebbero addirittura addidati anche come "scanfatiche" e "perditempo" per non dire di peggio. Certo se si fosse portato avanti questo discorso fin dalla prima edizione, forse oggi il guardiese medio lo vedrebbe con occhi diversi. Per cui si è preferito adeguarsi portando avanti altri discorsi magari più commerciali ma meno culturali. Come te neanch'io ce l'ho assolutamente con Alfredo, tra l'altro è un carissimo amico dai tempi dei boys scout, partecipai alla seconda edizione de Il Bolognino con una canzone dei Nomadi, e ad un altro paio di manifestazioni simili, però non avendo più trovato quel clima gogliardico e dilettantistico ho preferito allontanarmi. Poi se Il Bolognino tira ancora e fa venire gente a Guardiagrele, Alfredo fa benissimo ad impegnarsi ogni anno ad organizzarlo e fa benissimo anche chi vuole avere quella sera il suo momento di celebrità.
Angelo P.
Alfredo fa bene, ma per dirla alla guccini "godetevi il successo, godete finché dura, che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura!". Il Bolognino d'oro è divenuto come una delle tante tradizioni popolari di cui nessuno conosce origini e senso.
Io amo quello che è genuino e penso che comunque chiunque organizzi eventi, e mi riferisco anche ai privati o all'amministrazione, abbia il dovere morale di produrre cultura, non sempre per carità, specie per i privati, ma la musica e l'arte non possono essere solo uno strumento da utilizzare per far soldi o ritagliarsi un momento di notorietà.
A mio avviso il più grande successo del 2008 è sato il concerto in favore di Emergency, organizzato da ragazzi che hanno saputo osare proponendo musica di qualità senza nomi blasonati. Seppur indirizzato prettamente ad un pubblico giovanile, quel festival è stato un successo culturale, una breccia nell'ovvio e scontato che a Guardiagrele si continua a riproporre con il bene placido di una popolazione a mio avviso comatosa. Ad esso associo l'idea di portare "La Tosca" (se non sbaglio) a P.zza S.Francesco. Ma è veramente poco, troppo poco.
chiara
Aver partecipato al primo Bolognino come alla prima Torre mi permette di sapere cosa queste due manifestazioni avevano intenzione di essere...Erano "eventi" che nascevano dalla volontà di Alfredo Scogna di costruire una specie di cittadella della musica a Guardiagrele. Io ero poco più che sedicenne e per me l'incontro con quella volontà è stato pieno di entusiasmo perchè per la prima volta ho CONDIVISO tempo e luoghi con persone di tutte le età...completamente diverse da me ma con la stessa frenesia di partecipare...di esserci. Quegli anni il gruppo Al Mosaico non era una perla esclusivamente estiva. Un coro di 40 persone per Natale, uno di 25 per Pasqua, una 30 per la festa di Santa Chiara ed uno di una 30 per uno spettacolo - indelebile e condizionante per la mia storia- su Fabrizio De Andrè.
Non solo...durante questi concerti TUTTI contribuivano ad allestire e a smontare e continue erano le mangiate da Rocco o in Pizzeria per il compleanno di qualcuno.Inoltre conservo ancora il gentile dono di Maurizio D'ottavio che ha regalato ad ognuno dei partecipanti un bolognino incastrato in un foglietto in cui c'erano le firme - e le dediche - di tutti.
Se c'era qualcuno che partiva si aspettava il suo rientro alla ex sede del MOSAICO e gli si facevano delle sorprese. Anche chi - come me - preferiva usare quella sede per andarci da solo veniva accontentato da Alfredo...
La sede era inoltre a disposizione la Domenica pomeriggio così che se qualcuno aveva un'oretta la si passava insieme cantando...o guardando le partite.
Spettacolare inoltre è stata la partecipazione di TUTTI gli interpreti del Bolognino (nei più diversi ruoli) all'unico concerto che ha visto protagonista Alfredo Scogna in questi anni...la presentazione del suo Cd LA CITTA DI MAFALDA
A raccontarlo mi sembrano passati millenni perchè l'atmosfera che si respira è puntuale e concentrata rispetto all'esibizione in sè. ma di tutto ciò chi ricorda ed ha traccia?
Alfredo ha seminato tanto in quegli anni, ha offerto a tutti la possibilità di credere che qualsiasi cosa avrebbe potuto trovare realtà con un po' di impegno e un pizzico di sogno ma sempre e comunque fra amici.
la popolarità della manifestazione - però - e il bisogno di farla crescere ogni anno un po' tanta è l'attesa nei suoi confronti - ha spinto il sogno a ridursi, l'impegno a concentrarsi in due settimane e lo spirito a perdersi...o quantomeno ad affievolirsi.
La torre Longobarda invece è nata come una piccola Cenerentola che voleva dare spazio a chi aveva qualcosa da scrivere o da raccontare...Canzoni, Poesie, Video, Musica strumentale e intimità...questo format però non è durato tanto...Già alla terza edizione - che ho presentato - era possibile partecipare con delle cover (di cantautori ma pur sempre cover!) e da quel momento in poi è diventata un'appendice del Bolognino...ovvero si cantautori ma soprattutto musica di tutti i generi.
Io non so cosa aspettarmi dalle prossime edizioni. So solo che spero con il cuore che Alfredo abbia ricordo di quella Cittadella e che riesca a trovarla simile a ciò che ha costruito... A lui dico grazie per l'entusiasmo e la forza del GRUPPO che mi ha dato modo di conoscere ma tuttavia chiedo PERCHE e DOVE questi stessi sentimenti si siano persi.