Anima Precaria
La realtà che va oltre la casa che non potrai comprare!
Quando si riflette sul precariato, raccomandazioni ed in altri termini di lavoro, ormai si commette l'errore di un'associazione semplicistica con il lato pratico della
problematica. Si riduce tutto al "i ragazzi non possono più sposarsi, comprare una casa, una macchina, avere figli". Cose vere, per carità. Ma c'è un aspetto molto più profondo e se
vogliamo, a mio modo di vedere, più dannoso e doloroso persino del vedersi negare cose fondamentali come quelle. Perché alle cose, alla fine, per una causa più o meno giusta, noi
possiamo scegliere di rinunciare. Altre cose prenderanno il loro posto, non sarà uguale, ma si va avanti. Ciò che invece è atroce è che questo sistema ci porta a rinunciare a noi
stessi, a qualsiasi parte di noi che non sia utilizzabile, che non porti profitto a chi ci fa "l'onore" d'un posto di lavoro.
In questa lettera, giuntami oggi da Chiara e pubblicata previo permesso, è in realtà uno sfogo per un richiamo da parte di un superiore (il quale si è lamentato del fatto che lei non
ha chiuso contratti in questo mese, con il "diritto" che hanno coloro che se tu non vendi, non ci perdono, al massimo non guadagnano, perché non ti pagano, ti danno solo provvigioni;
quelli che, dato che le spese di telefono e benzina le paghi tu, ti rimproverano del fatto che ci stai rimettendo: oltre il danno, la beffa!!!), c'è tutto ciò che questo sitema ha
deciso di sopprimere e tutto ciò con cui ci si sente costretti a sostituire ciò che viene soppresso.
Non aggingo altro, vi lascio alla lettura, alle vostre riflessioni, nella speranza che almeno voi, che di qui passate, sentiate qualunque ingiustizia come vostra, magari associandola
a quella che subite o a quella che subisce qualcuno che vi è vicino, ed iniziate a percepire l'esigenza di far qualcosa per porre ad essa un freno.
RIFLESSIONI A CALDO DI UN RIMPROVERO DEL DIRETTORE COMMERCIALE PER NON AVER CHIUSO NEANCHE UN CONTRATTO IN QUESTO AGOSTO
Il capo dimentica che ad agosto i titolari delle aziende vanno in vacanza!!!
La Repubblica italiana è fondata sul lavoro; il lavoro è una merce sempre più rara e quindi la Repubblica è quantomeno traballante ai miei occhi!
Qualsiasi cosa tu faccia nel mondo del lavoro sembra siano gli altri a farti un favore. E non importa se ti sbatti in una fabbrica, in un call center o in un’azienda che vanta servizi su diversi tg nazionali:
INTERSCAMBIABILE è LA RISORSA UMANA.
Risorsa umana poi è un termine post moderno di ultima generazione…politicamente corretto semanticamente discutibile…Mi fa pensare un po’ all’universalismo dei diritti..Tutti lo sanno che è necessario pochi lo praticano e quando sono in difesa nella propria trincea quei pochi diventano pietre miliari.
Certo in mente mi sovviene un paragone un po’ forte (e molto probabilmente fuori luogo) fra i lavoratori e gli ebrei…Primo passo: via il nome e su un numero nella certezza che senza identità c’è arrendevolezza e sconfitta. La persona è nel massimo della sua schiavitù in questa condizione di uguaglianza al negativo, quando l’unicità che ci contraddistingue naturalmente diventa spaccio, accumulo di numeri senza distinzione.
Ho 26 anni, non sono una sprovveduta, ho una laurea triennale, una laurea specialistica, vanto perfino un anno di servizio civile volontario e quasi un anno di lavoro.
Tutto ciò che ho guadagnato è una provvigione di ciò che ho procurato ad altri (Nota Bene: tanto nel profit quanto nel no profit!!!). L’azienda per cui lavoro sembra essere seria nel servizio che offre…Ma dove l’investimento su di me, risorsa umana e non più Chiara De Lucia?
A volte quando voglio pretendere di più mi faccio ammaliare dai bigliettini da visita, da un briefing fatto in un hotel di lusso a Firenze e dall’idea di prestigio che i miei capi mi suggeriscono; la cosa più assurda è che però più il tempo passa e più non posso non aderire alle loro logiche, credendole – perché le vedo e sperimento – diffuse e commetto l’errore più grande: NORMALIZZO L’INGIUSTIZIA!
Ho anche cambiato lavoro per un po’ ma il discorso è uguale. Pretendono tutto e guadagni solo se riesci; ti pagano quanto vuoi (e anche più del necessario) se porti il tuo Portaolio ma NULLA per i giorni in cui comunque lavori anche se non chiudi.
Quindi che fai?
Provi a lavorare nel pubblico, fai concorsi, ti prepari e riesci anche a passare delle preselezioni.
Quando sei ammessa però ti ritrovi a sapere che prima di iniziare tutto l’iter il concorso che stai per affrontare è considerato pilotato dapprima dalla stampa locale e anche se continui a studiare il tg nazionale ti ricorda che ci sono delle indagini in corso che riguardano precisamente l’ente in cui ti piacerebbe entrare.
Poi ti rivolgi al tuo ragazzo (o presunto tale), al tuo ex storico e ai tuoi amici e vedi che continua a piovere sul bagnato perché tutti loro hanno ancora un’alternativa valida: Azienda di Famiglia, partiti o Comunione e Liberazione, uniche strade a un posto fisso!
Certo anche tu sei figlia di papà…Ma intanto di tuo padre per la prima volta non ti piace l’onestà e poi hai studiato e seu stata anche brava a finire in tempo e col massimo dei voti. Perché non dovresti lavorare senza una raccomandazione?
E quindi ti ostini e provi a convincerti che vali di più fino a che i tuoi parenti ti raccontano – rimproverandoti – che altri (non si sa bene chi) hanno fatto un master (non si sa bene dove) e sono stati assunti.
E torni al punto di partenza:
se spendi - guadagni
se te ne fotti dei tuoi credo – campi (anche meglio di ciò che avevi sperato).
Io sono stupita da me stessa; pensavo che per me sarebbe stato facile “ottenere” anche vendendomi al miglior offerente. Le parole sono sempre le stesse: dalle Banche alle Assicurazioni, dalle ONG alle aziende private si alza un unico coro VENDI VENDI VENDI!
Ma più mi dicono come fare, più trovo leve da usare e meno mi sento in diritto di farlo…Non voglio contribuire ulteriormente a spargere inganno (merda) in questo mondo.
Forse ragiono così perché non avendo un bisogno effettivo di guadagno (ricordate sono figlia di papà) per me è facile essere idealista…Che poi idealista in questo senso non lo sono mai stata se non nella mia sfera privata. Io ero pronta a strappare denti e unghie circa un anno fa per avere il mio posto al sole…Ma poi vai alle fiere del lavoro e vedi signore e signori anche anziani che in linea di massima dovrebbero potersi ormai riposare e che devono elemosinare lavoro e reinventarsi ogni giorno per mantenersi, per mangiare.
Io devo solo star zitta anche perché fin quando ho soldi per scarpe e sigarette la miseria non so neanche cosa sia ma sento l’ingiustizia di questa mia fortuna.
Forse qualcuno ancora non lo sa ma non tutti possono ritardare delle scelte sfruttando il motto ad malora!
Ci si lamenta della società disillusa, con basso spirito civico e con poca solidarietà? Ma chi è ha il tempo effettivo di pensare e di AGIRE nella sua vita?
Chi si dondola negli allori a un coltello fra i denti per evitare di essere scansato da un avversario che a volte neanche esiste; che non ha da mangiare si incattivisce per forza (qualche riflessione sul nostro essere animali oltre che uomini sarebbe utile).
Io vorrei sapere da chi si è battuto negli anni d’oro (oro rispetto alla possibilità di avere un’ideale che sottintendesse un finale migliore per sempre) come si sente ad aver rivendicato tanto e a guardare tutto questo.
L’universalismo dei diritti, questa falsa uguaglianza non è forse ciò che più ci differenzia?
Abbiamo ancora la possibilità di credere e di sperare nella società?
E un figlio senza sogni è solo il cibo preferito dell’ingiustizia, del potere e dello status quo…Possiamo sopportare tutto questo ulteriormente?
Io mi rifaccio a De Andrè…voglio consegnare alla morte una goccia di splendore, di umanità e di verità. Spero davvero che sia almeno giusto che la fortuna mi aiuti.
Chiara.
































