La società degli uomini soli
la condivisione della debolezza come mezzo per costruire una società forte.
Anoressia, bulimia e gli atri disturbi dell'alimentazione, droga, alcolismo, depressioni. Questi fenomeni specie nella fascia giovanile della popolazione, colpiscono
milioni di italiani. Problemi che nel nulla del servizio pubblico e dell'informazione trovano spazio per pochi secondi solo alla pubblicazione dei dati e quando qualcuno
muore a causa di essi.
Non si fa dunque una comunicazione riguardo queste problematiche, specie per quelle meno papabili alle cronache. Secondo le stime ad esempio, il problema dei disturbi alimentari
registra un qualcosa come 1.450.000 casi di bulimia e 750.000 casi di anoressia (90% circa ragazze) solo nel nostro paese ed i dati, così come per
ciò che riguarda gli altri flagelli della nostra società in corsa, sono in continuo aumento.
Sulle cause di questi disturbi secondo me c'è una superficialità diffusa che si riduce a modelli sbagliati proposti dai media. E' vero certo che l'era dell'immagine ha proposto dei
modelli di successo ed in genere ormai la magrezza è associata al dinamismo, nonchè alla sensualità nel nostro immaginario, così come droghe ed alcol ad una
libertà (facile) da quelli che sono meccanismi di questo sistema che magari invece andrebbero cambiati. Ma alla fine, a mio parere, ridurre tutto in questi termini è
ridicolo. Io sostengo che queste problematiche, che poi nel tempo divengono vere e proprie prigioni con pochissime vie d'uscita, siano problematiche innanzitutto della
collettività, ovvero figlie della nostra società.
L'uomo, nella sua evoluzione ha creato la società (inizialmente) come mezzo con il quale condividere e superare le proprie "debolezze" attraverso l'aiuto reciproco.
Naturalmente era tutto inzialmente legato alle necessità primordiali, ma ciò che conta è che la società è fondata sul bisogno e dunque sulla "debolezza" di chi ne
entra a far parte.
La solidarietà, intesa come condivisione, ascolto e reciproco aiuto dovrebbe essere il fulcro di una società. Un individuo in una società che funziona è un individuo
che non teme di mostrare le sue debolezze ed ottiene, anche senza chiedere, il sostegno della comunità che lo circonda.
Ma la società moderna non è così. Oggi la società è l'esatto opposto di ciò per cui è stata fondata. E' individualismo allo stato puro e le debolezze non si mostrano a nessuno
perchè esser deboli è contrario all'immagine di successo che ci viene mostrata come vincente. Ed a noi oggi interessa "vincere" nella società, non
più partecipare ad essa, come se fosse tutto una perenne competizione. Dunque non mostrando le proprie fragilità, mascherate dalla ricerca spasmodica di un'immagine
perfetta, l'individuo diviene solo in mezzo agli altri e questo fa si che le sue problematiche, che potrebbero esser magari risolte attraverso la condivisione,
crescano spesso nel silenzio sino ad esplodere.
Alcol, droghe, disturbi alimentari e vari generi di psicosi, nella mia analisi, sono tasselli di quel puzzle auto-distruttivo che mostra il declinio frenetico di una società
che ha smarrito il perchè della sua stessa esistenza. Ogni ragazzo, ragazza, uomo, donna che crolla sotto il peso di questi flagelli, è un grido d'allarme per il quale
abbiamo perso occhio ed orecchio, forse perchè ognuno ha troppo da pensare a se stesso, o più probabilmente perchè nessuno vuole pensare a se stesso e da sempre, i
problemi degli altri, sono la strada maestra che conduce ai nostri, gli stessi che cerchiamo di nascondere quotidianamente.
Io nella mia vita non ho mai vissuto una grande condivisione con il prossimo e raramente mi sono sentito parte di qualcosa. Quando è accaduto però ho vissuto sempre la
solidarietà attraverso la condivisione delle reciproche debolezze, non attraverso una dimostrazione di forza, perchè chi è in difficoltà ha già su di se il disagio di esserlo
e di certo non desidera un confronto con qualcuno che ostenta forza, per quanto positiva possa essere. Quindi è giusto esser modelli di intenzione positiva e di coerenza, ma
senza celare le contraddizioni e le fragilità che comunque albergano in ognuno di noi.
Io credo che bisogna mostrarsi deboli così come si è per riuscire a scalfire i gusci sotto i quali si celano le debolezze e le fragilità di chi ci è affianco ed avere
la possibilità di aiutare ed esser aiutati. Si dice sempre "uniamo le forze". Io penso che sia ora di iniziare ad unire le debolezze così che la società possa tornare
ad essere un luogo in cui, attraverso la condivisione, si possa sconfiggere il più grande male di quest'era: la solitudine.
Naturalmente, non essendo io uno psicologo laureato, un assistente sociale, un sociologo o altro, questa è e resta una mia riflessione, nulla di più. Un pensiero al quale spero se ne aggiungano altri.
































