7 Aprile: Mai lasciare la chitarra nel cofano due giorni.
il festival delle sfighe procede
In questi giorni sto prestando la macchina a mio zio. Ho avuto la brillante idea, dopo sabato, di lasciare la chitarra nel cofano e l'escursione termica di questi due giorni ha reso impossibile (più del solito) ottenere un'accordatura decente. Alla fine ci siamo arrangiati con risultati sconfortanti stando ai nostri standard.
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9 Aprile: Rifiniture effettuate...
...pronti per la consegna!
Gli strumenti ci hanno concesso una tregua. finalmente siamo riusciti ad ottenere una accordatura decente e duratura e così tutto è tornato alla normalità, ovvero a darci quei sorrisini compiaciuti alla fine d'ogni brano.
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18 Aprile: Verso un novo live
nuovo brano per i menestrelli.
Le prove sono state condizionate da un fattore determinante questa volta: la stanchezza. Infatti, a parte le solito problematiche tecniche, come equazioni matematiche
da risolvere per centrare un'accordatura e corde che decidono di saltare nonstante la loro giovane età, lo sfinimento di una settimana fatta di lavoro
ed impegni ha influito molto sulla resa.
Per fortuna all'inizio abbiamo deciso di dar priorità ai brani incerti (La Storia infinita, Canzone dell'addio) ed a quelli totalmente nuovi.
Infatti il repertorio live si arricchisce di un nuovo brano a firma Simone Zulli e sarà un brano particolare per due motivi. Il primo è che a parte Angelo al violino,
i ruoli sono stravolti (Simone chitarra e prima voce, Alex flauto e/o armonica, Io batteria e seconda voce): il secondo è che non c'è il basso ed il pezzo così risulta
un brano folkeggiante in senso tradizionale, diciamo da osteria. Un brano disimpegnato ed allegro nelle sonorità, per alleggerire le cupe atmosfere
figlie delle nefaste vicende che in genere trattiamo.
A breve dovremmo lavorare ad un demo live. La stagione degli Chalet, dei festival e delle feste di piazza è alle porte e noi saremo pronti, nella speranza che oltre che
a movimentare i luoghi in cui suoneremo, il messaggio verrà recepito e si possa iniziare a porre le basi per un cambiamento nella coscienza e nell'animo di chi ci
seguirà.
A presto ragazzi.
Angelo P.
23 Aprile: "La rivoluzione di Marco"
ultima prova della scaletta e brano nuovo.
"La rivoluzione di Marco" è un brano rivoluzionario puro ed è un po' l'anti-Sherwood. Se infatti Sherwood mostra lo scenario contemporaneo in cui le
rivoluzioni appaiono impossibili perchè gli "eroi" di turno, nel momento dell'impegno vengono lasciati soli per la paura della gente di mettere in gioco i pochi avanzi che riceve, "La
rivoluzione di Marco" parla di un esempio che sconvolge la gente e la porta a mobilitarsi.
Marco è un precario di Milano che va a manifestare contro i potenti della terra al G8. Alla gente sul treno parla con entusiasmo e speranza (ed illusione) di milioni di persone che
faranno una rivoluzione e che cambieranno il mondo dall'indomani.
Giunto però sul luogo lo spettacolo è desolante. I manifestanti sono appena un migliaio in inferiorità numerica rispetto alle forze dell'ordine. Ad un tratto vola la "solita
pietra", e la carica parte pestando i manifestanti che fuggono dove possono.
Marco dopo essersi messo al riparo, assiste a queste scene per lui irreali perchè la televisione non aveva mai mostrato la polizia in azione. Ad un tratto, con la pace
di chi sa di essere nel giusto ma allo stesso tempo con la rabbia di chi subisce un'ingiustizia e non ci sta, Marco esce dal suo nascodiglio da solo e torna in piazza con le
mani alzate ma cantando "libertà!".
Marco viene pestato e sbattuto in galera, ma l'immagine di quel giovane che da solo, a mani alzate, affronta le forze dell'ordine gridando "libertà", fa il giro del mondo attraverso la
rete e la poca stampa libera rimasta. Così al G8 successivo in piazza sono in milioni e persino l'esercito schierato a tamponarli è impaurito e nel dubbio di esser in
torto, quando quella massa imponente, a mani alzate, avanza cantando: "libertà!"
Una canzone che innanzitutto ripropone il tema della disobbedienza civile e che soprattutto cerca di trasmettere un desiderio che si spinga in questo senso. Di
esempi validi oggi ne abbiamo pochi, ma quando le persone che li portano si espongono, non solo non bisogna lasciarli soli, ma soprattutto partecipare per rivendicare
diritti per cui si deve giustamente lottare, perchè nulla è dovuto e tutto è da conquistare, anche ciò che apparentemente già abbiamo.



















