23 Aprile: "La rivoluzione di Marco" | Musica e impegno sociale

23 Aprile: "La rivoluzione di Marco"

ultima prova della scaletta e brano nuovo.

"La rivoluzione di Marco" è un brano rivoluzionario puro ed è un po' l'anti-Sherwood. Se infatti Sherwood mostra lo scenario contemporaneo in cui le rivoluzioni appaiono impossibili perchè gli "eroi" di turno, nel momento dell'impegno vengono lasciati soli per la paura della gente di mettere in gioco i pochi avanzi che riceve, "La rivoluzione di Marco" parla di un esempio che sconvolge la gente e la porta a mobilitarsi.

Marco è un precario di Milano che va a manifestare contro i potenti della terra al G8. Alla gente sul treno parla con entusiasmo e speranza (ed illusione) di milioni di persone che faranno una rivoluzione e che cambieranno il mondo dall'indomani.

Giunto però sul luogo lo spettacolo è desolante. I manifestanti sono appena un migliaio in inferiorità numerica rispetto alle forze dell'ordine. Ad un tratto vola la "solita pietra", e la carica parte pestando i manifestanti che fuggono dove possono.

Marco dopo essersi messo al riparo, assiste a queste scene per lui irreali perchè la televisione non aveva mai mostrato la polizia in azione. Ad un tratto, con la pace di chi sa di essere nel giusto ma allo stesso tempo con la rabbia di chi subisce un'ingiustizia e non ci sta, Marco esce dal suo nascodiglio da solo e torna in piazza con le mani alzate ma cantando "libertà!".

Marco viene pestato e sbattuto in galera, ma l'immagine di quel giovane che da solo, a mani alzate, affronta le forze dell'ordine gridando "libertà", fa il giro del mondo attraverso la rete e la poca stampa libera rimasta. Così al G8 successivo in piazza sono in milioni e persino l'esercito schierato a tamponarli è impaurito e nel dubbio di esser in torto, quando quella massa imponente, a mani alzate, avanza cantando: "libertà!"

Una canzone che innanzitutto ripropone il tema della disobbedienza civile e che soprattutto cerca di trasmettere un desiderio che si spinga in questo senso. Di esempi validi oggi ne abbiamo pochi, ma quando le persone che li portano si espongono, non solo non bisogna lasciarli soli, ma soprattutto partecipare per rivendicare diritti per cui si deve giustamente lottare, perchè nulla è dovuto e tutto è da conquistare, anche ciò che apparentemente già abbiamo.

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